VI


TRE TENTATIVI DI SBARCO, TRE SCACCHI



Il nuovo capomissione inglese dal viso "pi— simpatico". L'aiuto: "Molto rumore per niente". Il primo "successo" di Palmer. Il nostro ultimatum: Inviateci armi, se no andatevene! Radiogramma dal fronte dei combattimenti: i fratelli Kryeziu, l'inglese Simcox e Fundo, prigionieri dei partigiani. "Coincidenza" anglo-tista. Una proposta di aiuto concreto: <<Paracadutiamo dei commandos a Pez‰, Ishi‰m e Darsi per liberare Tirana"! - "No, signor Palmer, mai!". Secondo tentativo: a Spile. Terzo scacco: a Saranda.




La nostra lotta contro l'occupante tedesco e la reazione locale, che collaborava con esso, proseguiva con accanimento ed aveva assunto vaste proporzioni. In quel periodo, nella primavera del 1944, l'iniziativa delle operazioni, nell'insieme, era passata nelle mani del nostro Esercito di Liberazione Nazionale*. *( Nel bollettino settimanale dell'8 marzo 1944 sulla situazione in Albania, cos si rapportava al Foreign Office:

"9. La ripresa dei partigiani Š una conseguenza dell'agilit… e dell'elasticit… delle brigate dell'ELN, di cui la maggior parte un mese prima o era stata data per dispersa dalle operazioni tedesche, o era prossima ad un sicuro annientamento. La forza dei Partigiani sembra consista nella loro disciplina, nell'energia e nella chiarezza del loro fine, qualit… queste che stranaraente mancano ai loro avversari nazionalisti (FO 3711435503372. PRO. Dalla fotocopia dell'originale depositata premo l'AIS, Tirana).

Questo era uscito dagli accaniti combattimenti e dalle indicibili sofferenze dell'inverno, 1943-1944 pi— temprato e meglio preparato alle dure battaglie contro l'occupante e i suoi strumenti albanesi. Conformemente agli ordini dello Stato Maggiore Generale, esso pass• dovunque all'attacco e diede il via all'operazione conosciuta con il nome di <<offensiva primavera>>. Oltre ai battaglioni, ai reparti e ai comandi locali, erano state formate anche delle brigate d'assalto, e le loro operazioni contro il nemico erano costantemente coronate di successo. Ovunque nelle zone liberate erano sorti consigli di lberazione nazionale in quanto organi del potere popolare, che era molto attivo. Nelle zone occupate ed anche nelle citt… erano stati creati dei consigli di liberazione nazionale clandestini, come organi di combattimento che riunivano tutte le forze popolari antifasciste ed aiutavano la Lotta di Liberazione Nazionale.

I governi quisling cadevano come le foglie in autunno. Gli elementi compromessi con gli italiani furono sostituiti con quelli che avevano lavorato sotto acqua, i capi del Balli Komb‰tar e delle altre correnti reazionarie, che entrarono a far parte della reggenza, del governo e degli altri organi supremi formati dagli occupanti, diventando cosi collaborazionisti dichiarati.

La Germania hitleriana, persuasa ormai di aver perduto la guerra doveva nondimeno difendere le forze che aveva ancora in Albania contro i nostri incessanti attacchi, ritirare tutte le forze che aveva in Grecia e, inoltre, mantenere aperte le vie di comunicazione molestate dalle nostre brigate e divisioni. Perci• i tedeschi lanciavano contro di noi degli attacchi di proporzioni pi— o meno vaste, terrorizzando e incendiando intere regioni. In quest'azione essi erano sostenuti dalla reazione albanese: ballisti, zoghisti, bayraktar, collaborazionisti, che erano stati prima al servizio degli italiani e che ora erano passati al servizio dei tedeschi, insieme ai quali avevano concepito il progetto di sterminare i comunisti e l'Esercito di Liberazione Nazionale. La reazione aiutava la sua alleata, la Germania, l'esercito nazista e nel contempo preparava l'"avvenire", vale a dire la presa del potere dopo la partenza dei tedeschi.

Pur continuando a combattere senza pausa il nemico noi seguivamo attentamente le manovre dei quisling, del Balli Komb‰tar, degli zoghisti;

rispondevamo alle loro azioni con le armi, con dei contrattachi; stavamo distruggendo i loro piani svolgendo un'intensa propaganda fra il popolo, contraria alla propaganda tedesca che proclamava strepitosamente che la Germania era stata e sarebbe rimasta l'amica del popolo albanese, che l'esercito tedesco si trovava da noi solo di passaggo e che ciascuna delle sue azioni si prefiggeva, lo scopo di rafforzare la libert… e l'indipendenza dell'Albania! Questa demagogia fu accompagnata da provvedimenti presuntamente "albanesi", quali la costituzione di un'"assemblea nazionale", l'organizzazione di una "gendarmeria albanese", poich‚ <<la milizia fascista albanese non era albanese>>, ecc., ecc.

Gli inglesi erano falliti con i loro intrighi. Vedendo i loro piani costantemente scoperti e annientati, essi pensarono di poter accomodare le cose lanciandoci un po' pi— di armi. Ma noi eravamo abituati a questi tranelli. Raccomandavo ai nostri commissari e comandanti: "Non fatevi alcuna illusione, non riponete alcuna speranza negli inglesi: essi non ci lanceranno delle armi. Non contate su di loro. Dobbiamo avere fiducia solo in noi stessi, nel Partito, nel popolo e nella nostra Lotta di Liberazione Nazionale. Attacchiamo il nemico, mettiamolo in rotta, togliamoli le armi, le munizioni, gli indumenti e i viveri. Solo cos potremio creare dei deposti d'armi. Non dobbiamo aspettare niente dal cielo Continueremo a chiedere armi agli inglesi perch‚ sono nostri alleati, ma quello che essi ci inviano non rappresenta nulla in confronto alle dimensioni della nostra lotta>>. Durante le riunioni spiegavo ai commissari che gli inglesi e gli americani erano, sicuramente nostri alleati in questa guerra, poich‚ si battevano contro i tedeschi, ma non dovevamo mai pensare che essi appoggiassero sinceramente la nostra lotta. Essi non vogliono armarci, dicevo loro, poich‚ altrimenti non farebbero che scavare la fossa dei loro veri amici. Essi vogliono che noi restiamo con le mani in mano, vogliono impedirci di combattere, vogliono vederci deboli per poterci asservire meglio domani. Perci• li invitavo alla lotta, ad una lotta senza sosta, ad una politica, giusta, ad una diplomazia rivoluzionaria e alla vigilanza, ad una vigilanza ininterrotta!

Due o tre mesi dopo la cattura del generale Davies, gli inglesi chiesero di inviare presso il nostro Stato Maggiore Generale un altro rappresentante, un certo Palmer, di grado maggiore, che ben presto fu promosso tenente colonnello. Diedi il nostro beneplacido e nell'aprile 1944 egli si lanci• con paracadute, se non mi sbaglio, nella regione di Kor‡a. Era accompagnato dal capo del suo stato maggiore, da un marconista e da qualche altro ufficiale.

Come ce ne accorgemmo in seguito dal suo atteggiamento, egli aveva ricevuto istruzioni di sfpggiare <<un viso pi— affabile>>, di non mostrarsi n‚ scaltro n‚ arrogante come McLean, n‚ semplicemente militare come il generale, che rivel• di essere tutt'altro che militare, sebbene avesse continuato a pretenderlo fino alla sua resa ai tedeschi.

Palmer venne da me con il sorriso sulle labbra. Non aveva passato la quarantina, aveva una certa prestanza, un volto dai tratti fini e degli occhi svegli e gai. Dopo i saluti d'uso, egli mi disse che era venuto a sostituire il generale Davies presso lo Stato Masgiore dell'esercito partigiano e che avrebbe contribuito, nella misura delle sue possibilit…, al rafforzamento dell'amicizia fra i nostri due paesi e i nostri eserciti alleati contro lo stesso nemico, la Germania hitleriana, aggiungendo anche altre fandonie del genere. Anche io gli risposi in termini generali. Chiesi anche a lui se gli inglesi erano disposti ad aiutarci con armi e vestiario, il che era per noi un problema importantissimo a cui egli, come gli feci osservare, "aveva dimenticato di accennare". In quell'occasione gli tracciai un quadro succinto dei pochi aiuti che ci avevano lanciato con paracadute.


- Il vostro Shakespeare - gli dissi - ha scritto una commedia intitolata "Molto rumore per niente". Ma quel che si gioca oggi alle spalle di un povero popolo assetato di libert… sorpassa i limiti della commedia e del dramma, Š una tragedia terribile. Un Piccolo popolo come il nostro si batte senza arretrare dinanzi a qualsiasi sa crificio per conseguire la vittoria, esso vi chiede solo armi, e nient'altro, e voi fate molto rumore a proposito di quello che gli inviate, mentre in realt… noi vediamo poco, molto poco, quasi nulla di quest'aiuto.

Palmer si mise a ridere, sebbene avesse sempre il sorriso sulle labbra. A quanto pare, essi avevano intenzionalmente scelto questo tipo sorridente al fine di non inasprire maggiormente le loro relazioni con noi.

- Ora che siamo sbarcati in Italia, io penso che saremo in grado di meglio sistemare questa questione. Dovete capire che anche noi abbiamo le nostre difficolt…, - egli cerc• di spiegarmi.

Per quanto riguarda il suo atteggiamento, il suo comportamento e il suo modo di parlare, Palmer era molto pi— ponderato, pi— serio e pi— affabile di tutti gli ufficiali inglesi che lo avevo avuto occasione di conoscere durante la guerra. Egli pretendeva di aver simpatia per la nostra lotta, ma sicuramente non approvava n‚ la nostra lotta, n‚ le nostre prese di posizioni politiche; solo che, non potendo nulla cambiarvi, non manifestava apertamente la sua disapprovazione come McLean, si guardava bene di dire delle bugie flagranti come il generale Davies.

Ho spesso avuto dei diverbi con Palmer e gli ho persino parlato in tono irritato circa gli atteggiamenti delle altre missioni inglesi, del Quartier Generale Alleato del Mediterraneo e del generale Wilson, ma costui, da buon inglese non perdeva mai la calma, prendeva appunti, rifletteva bene prima di parlare e mi rispondeva con tatto e diplomazia.

Naturalmente, la questione delle armi era il pomo della discordia fra di noi. Effettivamente non avevamo mai fondato in loro le nostre speranze per armi e non aspettavamo nemmeno che ce ne lanciassero con paracadute. Se continuavamo ad insistere su questo punto, lo facevamo soprattutto per mettere in rilievo i loto atti di sabotaggio e le loro mene a nostro scapito.

Le contraddizioni che avevamo con gli inglesi a causa dei loro rifornimenti cosi ridotti di armi, andarano inasprendosi. Finalmente, Palmer venne da me per sottopormi una proposta del Quartier Generale del Mediterraneo in merito a tale questione. Secondo lui, per risolvere presto e bene la questione della fornitura di armi da parte degli alleati, il Quartier Generale del Mediterraneo ci proponeva di inviare una delegazione militare a Bari per presentarvi le nostre richieste.

Dopo aver esaminato e discusso lungamente con i compagni questa proposta, feci chiamare Palmer e gli comunicai la nostra decisione. Egli si compiacque del "successo" che aveva ottenuto e, soddisfatto, mi disse: "Ora credo che tutto s accomoder…". Per conto mio ero convinto che non si sarebbe approdato a nulla. Ed effettivamente le nostre previsioni si avverarono. La nostra delegazione, come ho scritto nel capitolo precedente, torn• portando delle promesse, ma con le mani vuote.

Spesso Palmer si sentiva in imbarazzo e aspettava con ansia che venissero lanciati quattro o cinque fucili da qualche parte, per venir da me sorridente e darmi la buona notizia.

Sul fronte sovietico, che era il principale fronte di guerra e dove stava concretizzandosi la disfatta totale della Germania hitleriana, i tedeschi stavano subendo gravi sconfitte. L'Esercito Rosso era penetrato nei Balcani e stava avanzando verso Ovest. Gli angloamericani erano sbarcati in Italia. Le forze tedesche si trovavano in difficolt… nella penisola appenninica, mentre gli alleati avanzavano troppo lentamente. Gli eserciti di Kesselring stavano battendo in ritirata, cercavano verosimilmente di trincerarsi dietro le Alpi come dietro un baluardo insuperabile. La Wehrmacht non poteva pi— tenere sparse le sue forze in Grecia. L'unica via di sbocco rimasta loro era quella di ritirarsi attraverso la Macedonia e l'Albania per raggrupparsi nel Montenegro, in Bosnia, nel Sangiak, in Serbia, in Croazia, in Slovenia, e passare poi in Austria, per congiungersi alle forze di Kesselring che si stavano ritirando verso, le Alpi.



Il nostro Stato Maggiore Generale, analizzando a fondo la situazione della guerra nel suo insieme e prevedendo l'evolversi degli eventi, ordin• al nostro Esercito di Liberazione Nazionale di moltiplicare i suoi attacchi contro le forze tedesche e balliste. Fiss• ad esso anche il compito di meglio temprare e armare le nostre brigate di assalto, di creare grosse unit… di combattimento, delle divisionie poi dei corpi di armata, in previsione degli aspri combattimenti contro i nazisti tedeschi, i quali, nel corso della loro ritirata, avrebbero lanciato con la rabbia della disperazione durissimi attacchi per indebolirci, per annientarci e tenere cosi libere le vie alla loro ritirata.

Nel contempo il Partito prevedeva che il giorno della vittoria era vicino. Bisognava quindi prepararsi alla liberazione della patria, che ci stava costando tanto sangue, tante lacrime e sacrifici. Bisognava consolidare i consigli di liberazione nazionale. Si poneva anche la necessit… di convocare un grande congresso dove sarebbero stati presi a tempo debito importanti provvedimenti politici, organizzativi, militari, in relazione alla situazione interna e alla politica estera. Il Congresso doveva stabilire le forme legali del potere Popolare, erigere il nuovo Stato a democrazia popolare e rafforzare la sua direzione. Per unanime decisione di una grande assemblea (la prima assemblea popolare), eletta democraticamente, occorreva sbarrare legalmente il passo ad ogni tentativo dall'esterno di costituire un presunto governo albanese in esilio, ecc.

Noi sollevammo questi problemi ed altre questioni di attualit… al Plenum del Comitato Centrale del Partito, che si tenne a met… maggio a Helm‰s, nella regione di Skrapar. Esso adott• le decisioni del caso e impart gli orientamenti per il periodo avvenire. Secondo questi orientamenti bisognava proseguire con pi— accanimento la Lotta di Liberazione Nazionale contro l'occupante e i traditori, sferrare una offensiva frontale fino al loro totale annientamento, fino alla liberazione di tutta l'Albania, di mettere in piedi e rafforzare il potere politico, amminstrativo e legislativo e, conseguentemente, di instaurare il potere di democrazia popolare in tutto il paese. Queste questioni erano state sollevate e discusse anche al Congresso di P‰rmet e materializzate nelle sue decisioni.

I compiti fissati erano imponenti. Naturalmente noi sapevamo bene, e il Partito l'aveva chiaramente spiegato a tutti i partigiani e al popolo, che il nostro cammino non era cosparso di fiori, che avremmo dovuto versare ancora molto sangue, superare molte difficolta e fare innumerevoli sacrifici. Avremmo conseguito tutto ci• attr…verso la lotta, e la vittoria sarebbe venuta dalla canna del fucile e dalla politica giusta, conforme ai principi, marxista-leninista del Partito.

L'esercito hitleriano e la reazione erano i due principali nemici che noi dovevamo vincere e liquidare insieme, definifivamente, totalmente, e stavamo conducendo contro di loro una lotta per la vita e per la morte. La reazione - collaborazionisti, ballisti, zoghisti, bayraktar e pseudodemocratici, come l'ho gi… spiegato, ci combatteva con le armi, a fianco dei tedeschi, di modo che, quando noi avremmo cacciato questi ultimi fuori del nostro paese, essa fosse organizzata ed in grado di impossessarsi del potere. A quel tempo il nostro Esercito di Liberazione Nazionale si era considerevolmente rafforzato. La reazione si rendeva ben conto che noi avevamo sopraffatto l'occupante, e si sentiva quindi mancare il terreno sotto i piedi. Noi non solo avremmo cacciato il nemico fuori della nostra patria, ma lo avremmo inseguito combattendo fuori dei nostri confini statali.

L'imperialismo angloamericano stava diventando sempre pi— pericoloso via via che i nazisti subivano nuove disfatte e che la Lotta di Liberazione Nazionale si rafforzava nel nostro paese ed in altri paesi. Questo nemico era feroce, operava sotto la maschera degli slogans democratici, diceva di essere "antifascista", ma in realt… era perfido, agiva con forza sempre di nascosto e cercava di trarre profitto della situazione per stabilire la sua egemonia sui popoli del mondo. Molti erano quelli che dimenticavano questo nemico, lo sottovalutavano, mentre il Partito Comunista d'Albania e la sua direzione non allentarono mai la vigilanza nei suoi confronti. Ad ogni momento, noi stavamo con l'arco teso per sventare i suoi piani e glieli avevamo effettivamente sventati l'uno dopo l'altro. Gli inglesi stavano accentuando la loro pressione su di noi, mentre i nostri colpi contro di loro divenivano sempre pi— duri.


Gli inglesi avevano fiutato i preparativi del nostro Partito per l'organizzazione del Congresso di P‰rmet e ne erano estremamente preoccupati. A tal fine essi avevano inviato un emissario, un ufficiale superiore, il tenente colonnello Leak, per incontrare il loro agente Mustafa Gjinishi e impartirgli delle direttive per sabotarlo. (Ho gi… accennato a questo episodio della lotta segreta condotta dagli inglesi contro di noi nella parte dei miei ricordi dove parlo di Mustafa Gjinishi, quindi non mi soffermer• pi— su questo punto).

Le pressioni, i ricatti e gli interventi brutali degli angloamericani sul nostro Movimento di Liberazione Nazionale si intensificarono maggiormente durante l'estate e soprattutto durante l'autunno 1944. E ci• per vari motivi. Le decisioni del Congresso di P‰rmet, e specie quelle che vietavano il ritorno di Zogu in Albania, il rifiuto di riconoscere qualsiasi altro governo nel paese o in esilio, la denuncia di tutti gli accordi stipulati da Zogu con loro a scapito degli interessi del nostro popolo, ecc., non piacquero affatto agli angloamericani. Ma quello che li fece soprattutto andare su tutte le furie fu, da un canto, il fatto che i delegati espressero la loro riconoscenza all'Unione Sovietica e all'Esercito Rosso di Stalin, che aveva distrutto l'esercito hitleriano e proseguiva la sua marcia trionfale verso la Germania e, dall' altro, la nostra denuncia pubblica dei tentativi fatti dagli alleati angloamericani per cacciare il naso negli affari interni del nostro paese.

Il potente slancio della nostra lotta, l'offensiva generale del nostro Esercito di Liberazione Nazionale e il corso vittorioso di quest'offensiva al Nord, allarmarono i circoli dirigenti di Londra e di Washington. Con la Jugoslavia di Tito e con la Grecia, attraverso Santos ed i loro agenti infiltrati nel Partito Comunista greco, essi erano riusciti a sistemare le cose. Ma con la piccola Albania dove il compito, essi pensavano, sarebbe stato per loro pi— facile, essi stavano facendo fiasco: questa stava sfuggendo loro di mano. In queste circostanze, essi furono costretti a riesarninare la questione e ad elaborare piani ancora pi— sofisticati.

Intanto al Nord le forze partigiane continuavano a battersi furiosamente contro gli occupanti e la reazione. Le nostre brigate si erano scontrate con le truppe tedesche e balliste nelle regioni di Dib‰r e di Kuk‰s. Il Comando della 1^ Divisione d'Assalto ci mand• a dire che era a corto di munizioni. Erano gi… trascorsi pi— di dieci giorni da quando Palmer mi aveva promesso un prossimo lancio di armi.

Feci chiamare di notte il capomissione inglese al nostro quartiere. Con calma, ma in tono freddo e reciso, gli dissi:


- Signor Palmer, pi— di quindici giorni fa vi ho presentato una richiesta per il rifornimento di armi, di munizioni e di proiettili di mortaio. Voi sapete bene che avevamo un bisogno urgente di questo materiale, poich‚ vi avevo messo al corrente della sua destinazione. Vi avevo anche detto dove pensavamo di operare, affinch‚ queste armi, come convenuto, fossero lanciate nel luogo e il giorno che avevamo fissato assieme. Voi avete accolto la mia richiesta con un sorriso e mi avete detto che l'avreste immediatamente trasmessa allo Stato Maggiore Alleato del Mediterraneo, al generale Wilson. Quattro giorni pi— tardi siete venuto per annunciarmi che la nostra richiesta era stata accolta e che le armi sarebbero state paracadutate al momento e nel luogo stabiliti. Prestando fede alle vostre parole noi abbiamo tempestivamente preso le dovute misure, ordinando alle nostre forze di passare all'azione ed ora queste sono impegnate in combattimenti. Voi non tenete fede alla vostra parola, signor Palmer. Avete causato grossi danni al nostro Esercito di Liberazione Nazionale. Se non prendete tempestivamente delle misure affinch‚ le armi promesse ci siano inviate, noi considereremo ci• come un gesto ostile, che provoca gravi danni ad un esercito alleato. Se le armi non ci vengono lanciate il pi— presto, non solo vi riterremo responsabili davanti all'opinione antifascista mondiale, ma prenderemo anche severe misure contro tutte le missioni inglesi che si trovano nelle nostre regioni.


Palmer aggrott• le ciglia, cosa che gli capitava di rado, ma con la sua flemma britannica si riebbe subito, ridivent• sorridente e, per giustificarsi ed anche per calmarmi, egli disse:


- Signor Hoxha, state perdendo la calma...


Fuori di me, non lo lasciai proseguire:


- Vorreste forse che mi metta a ridere, che non mi sdegni, che non mi accendi d'ira quando i miei compagni si fanno uccidere combattendo?


- Comprendo bene la difficile situazione nella quale si trovano le vostre forze, come del resto noi stessi, ma io penso e sono sicuro che il nostro Quartier Generale del Mediterraneo Š veramente ben disposto ad aiutarvi. Saranno state sicuramente le condizioni atmosferiche ad averlo impedito. Comunque sia, signor Hoxha, Š mio dovere informare di nuovo i miei superiori di quello che mi avete appena comunicato ed insister•, dal canto mio, perch‚ le munizioni vi siano inviate.


Questo era l'ultimatum che intimai al capomissione inglese. La mia intenzione era di evitare qualsiasi incontro con lui finch‚ non fosse venuto ad informarmi che le armi erano arrivate. Ed Š quello che feci. Avevamo deciso, nel caso che queste armi non ci fossero state lanciate con paracadute, di mandare via la missione inglese dal nostro Stato Maggiore. Essi non avevano alcun interesse di spingerci agli estremi, ed avevano ben ragione di temere un simile atto da parte nostra, perch‚ ormai avevano cominciato a capire di che pasta eravamo fatti. Tre o quattro giorni dopo mi fecero sapere che Palmer aveva chiesto di incontrarmi. La notizia del lancio delle armi (dopo che le forze tedesche e balliste erano state sconfitte) mi era stata data dai compagni. Il tenente colonnello venne dunque ad incontrarmi e, sorridente come sempre, mi disse:


- Signor Hoxha, il nostro desiderio, il suo e il mio, Š stato esaudito. Le armi sono state lanciate.


- I compagni me l'hanno fatto sapere gli dissi. - Grazie, particolarmente a voi, per i vostri sforzi in questo senso. Voi che siete qui, conoscete la situazione meglio di coloro che si trovano in Italia. - Palmer rimase soddifattissimo e, dopo aver bevuto la tazza di t‚ e mangiato la frutta che gli offersi, se ne and• molto di buon uinore.

Gli imperialisti angloamericani avevano in mano due o tre carte buone che intendevano giocare al momento propizio. Negli ultimi tempi la pi— promettente sembrava diventare per loro quella del feudatario di Kosova, Gani Kryeziu, il quale, si diceva, si stava preparando a creare un <<governo>>, almeno per l'Albania del Nord. Ben presto per• bruciammo loro in mano anche questa carta.

Ci trovavamo ad Odri‡an, nella regione d P‰rmet. Il grosso delle nostre forze era impegnato con successo in operazioni nell'Albania centrale e settentrionale. Il 20 settembre 1944 ricevetti un radiogramma urgente con il quale il compagno Manush Myftiu m'informava che le forze della 5^ Brigata avevano accerchiato la banda di Gani Kryeziu, che avevano catturato Seit Kryeziu, Llazar Fundo, alias Zai Fundo, Simcox, l'ufficiale inglese distaccato presso di loro, e che li tenevano stato di arresto in attesa di nostre istruzioni su quello che dovevano fare con loro. L'indomani fu catturato anche Gani Kryeziu.

Inutile dire che la notizia ci fece piacere. Questi nemici della Lotta Antifascista di Liberazione Nazionale, del Partito Comunista d'Albania e del comunismo internazionale avrebbero finalmente reso conto dei loro misfatti. Dopo aver letto il radiogramma, si affacciarono davanti ai miei occhi come su uno schermo tutta la vita immonda di bassezze e le mene ostili di questa gente, mi torn• in mente tutto quello che avevo visto e inteso dire sul loro conto.


Zai Fundo era nato in una famiglia di commercianti di Kon‡a, che si dava le arie di una famiglia di "arconti". Democratico nella sua giovinezza, era stato membro della societ… progressista <<Bashkimi>> ed aveva partecipato agli inizi degli anni' 20 al movimento antifeudale.

Impegnatosi nell'attivit… politica, diede l'impressione di aver imboccato una strada diversa da quella della sua famiglia, di <<sostenere la democrazia contro i feudatari>>.

Quando Zogu, con l'appoggio delle potenze straniere, entr• a Tirana, i principali sostenitori del governo di Fan Noli presero la via dell'emigrazione. Anche Zai segui questa via. Venne finalmente a trovarsi in Unione Sovietica con un gruppo di albanesi, fra cui Ali Kelmendi, Ko‡o Tashko ed altri.

Qualche anno pi— tardi, Ali Kelmendi ci disse che Zai Fundo aveva tradito il comunismo. che era divenuto un rinnegato, un trotzkista pericoloso e molto furbo; era riuscito a sfuggire alle epurazioni attuate contro i trotzkisti, i bukhariniani ed altri rinnegati, per il fatto che non si trovava in Unione Sovietica quando vennero a galla i suoi maneggi e le sue vedute trotzkiste. Ora egli vagava qua e l… per l'Europa, in Svizzera, in Francia e altrove, dove, in quanto figura di primo piano della IV Internazionale trotzkista, conduceva una lotta accanita ed aperta contro il comunismo, contro Stalin, contro l'Unione Sovietica, al servizio di chiss… quali Stati imperialisti che organizzavano sabotaggi e la lotta contro l'URSS. Non fummo dunque affatto stupiti vedendolo al servizio degli inglesi. Era ritornato in Albania alla vigilia dell'occupazione fascista, con il permesso del governo di Zogu, dopo avergli dato assicurazioni che non avrebbe svolto attivit… politica. Zai Fundo non era ritornato senza un secondo fine. Non era un emigrante economico n‚ un semplice emigrato politico; egli era "conosciuto" come antizoghista e antifeudale e soprattutto come "comunista".

La resistenza del nostro popolo contro il regime del satrapo Zogu si stava rianimando, i gruppi comunisti ingrossavano le proprie file ed estendevano la loro azione, l'Italia fascista aveva affondato i suoi artigli in Albania e stava preparandone l'invasione. La situazione in Europa era torbida. Il nazismo tedesco e il fascismo italiano stavano battendo i loro tacchi e facevano tintinnare le loro baionette. Le guerre di rapina erano cominciate.

Fu proprio in questi tempi torbidi che Zai Fundo, come il lupo nella nebbia, ritorn• in Albania inviatovi senza dubbio dai servizi segreti stranieri per preparare il terreno al nemico, per sabotare la creazione del partito comunista albanese e la resistenza armata del nostro popolo.

Ben consci del pericolo che rappresentava questo rinnegato, prendemmo le dovute misure per combatterlo fino in fondo. Mi feci carico di smascherarlo fra i maestri di scuola, i professori e gli studenti, di scoprire le sue manovre e i suoi metodi di lavoro, i contatti che avrebbe potuto avere per stabilire le sue basi e ordire la sua tela. Ad altri compagni fu assegnato il compito di spiegare agli operai ed ai contadini chi era questo traditore. Sin dall'inizio ci accorgemmo dell'attivit… di questo elemento ben noto alla borghesia mercantile, all'intellighenzia liberale e "democratica" di Kor‡a. Gli sarebbe stato difficile inserirsi fra gli operai di Kor‡a, perch‚ era da tempo una carta bruciata ai loro occhi. Quanto alle campagne, se avesse tentato di stabilirvi legami, lo avrebbe fatto per mezzo dei bey "liberali" e gli ag…. Con alla testa la vecchia guardia del gruppo comunista di Kor‡a, ci mettemmo quindi all' opera.

Dal canto suo, anche Zai Fundo si mise sistematicamente all'opera. Stabil contatti soltanto con elementi che non suscitavano alcun sospetto al prefetto e ai suoi agenti, legalizzando in tal modo la sua attivit…, secondo le <<promesse>> che aveva fatto prima di ritornare in Albania.

Egli strinse legami con i capi della borghesia compradora di Kor‡a legati essi stessi con i bey e con gli ag… musulmani, che erano pi— in contatto con i villaggi e figuravano fra gli elementi pi— fedeli di Zogu e dei suoi segugi. Egli si leg• anche con gli elementi che formavano l'opinione della "‚lite musulmana" di Kor‡a, e che divennero i suoi pi— intimi amici. Inoltre Zai Fundo trov• appoggio presso alcuni intellettuali di Kor‡a, soprattutto fra i filofascisti. Ma noi scoprimmo ben presto ogni sua mossa perch‚ sorvegliavamo attentamente sia i suoi incontri fuori della citt…, che le sue frequenti visite nelle famiglie.


Era difficile scoprire il tema delle sue conversazioni con questi individui, ma spesso riuscivamo a saperlo grazie alle loro fanfaronate. Zai si faceva passare per un "politico capace"., per un <<uomo di grande cultura>>. Egli diceva loro che <<era per le riforme, ma per le riforme moderate, poichŠ il tempo delle riforme profonde non era ancora arrivato>>, che "il paese era in ritardo sul piano dell'istruzione", ecc., ecc., ma egli non si impegnava in argomentazioni su ci• che bisognava fare. Parlava "bene della giovent—", eludeva le discussioni dirette sull'Unione Sovietica e su Stalin e dichiarava: "Io sono comunista, questo tutti lo sanno, persino il prefetto, non posso nasconderlo"(!).

Ci riunivamo di tanto in tanto per informare i compagni della sua attivit…, e, dopo le discussioni, prendevamo delle decisioni per smascherarlo pi— a fondo come nemico degli operai, nemico della vera riforma agraria, che avrebbe aperto la via della salvezza alle masse contadine, ecc. Naturalmente, a Zai e ai suoi amici non andava a genio questa lotta condotta contro di loro dai bolscevichi, come solevano chiamarci. Del resto, ci• non andava a genio nemmeno a Ko‡o Tashko, che si atteggiava a "capo" del nostro gruppo. Anch'egli cercava di impedirci di attaccare Zai Fundo, con il pretesto che egli era animato da "sentimenti antifascisti"! Ma noi proseguivamo la nostra azione.

I suoi "sentimenti antifascisti" Zai Fundo gli espresse anche a me, una volta quando c'incontrammo casualmente per strada a Kor‡a. Colsi l'occasione per riversargli quello che avevo dentro di me. Glie ne dissi un sacco e una sporta. Lo colmai di tutti gli epiteti che gli si addicevano: trotzkista, nemico del socialismo e di Stalin, nemico del popolo albanese, e via dicendo. Da allora non l'ho pi— visto.

Poco dopo l'occupazione italiana, egli scomparve dalla circolazione. Non si sentiva pi— parlare di lui, non sapevamo dove si trovasse, che cosa facesse, se era nella clandestinit… o no. Forse gli era stata affidata qualche missione segreta dall'occupante o da qualche gruppo "nazionalista" o <<trotzkista>>? Dovevamo assolutamente appurare la sua posizione.

Finalmente ci giunse la notizia che Zai Fundo faceva "vita clandestina" in Kosova, dove si era schierato a fianco dei capi della reazione kosovara, con Gani e Seit Kryeziu, i fratelli di Ceno bey Kryeziu di Gjakova. Questi avevano costituito una banda e, secondo le informazioni di cui disponevamo, anche una missione militare inglese era stata accreditata presso di loro. Questa missione non dipendeva dalle missioni inglesi che si trovavano nelle altre zone di Albania. Anche se dipendeva da loro, tale legame veniva mantenuto molto segreto.

Com'Š noto, durante l'occupazione italiana, i territori della Kosova furono posti sotto il potere degli italiani e cosi, per fini demagogici, fu creata la <<grande Albania>>, "Albania etnica". Per noi era chiaro che il fascismo non si curava dell'Albania e degli albanesi, ma dei propri interessi. Questo era dunque un incitamento dato alla reazione albanese affinch‚ servisse ancora meglio il padrone fascista italiano. In tal modo essa si sarebbe assicurata vantaggi economici ancora pi— grossi; tanto Š vero che i quisling albanesi, in combutta con la reazione fascista kosovara organizzarono, sotto la direzione degli italiani, il saccheggio sistematico della Kosova. Ma il fascismo italiano, cos come i nazisti tedeschi pi— tardi, sotto lo slogan che <<la Kosova si Š finalmente riunita all'Albania>>, speravano di poter ingannare il popolo albanese ed unitamente ad esso anche gli albanesi di Kosova, dicendo ad essi che il loro sogno era stato realizzato, e ci• grazie al fascismo italiano; quindi, a sentir loro, <<non bisognava combattere l'Italia, ma i comunisti>>. Questa demagogia del fascismo fu combattuta sia da noi che dai kosovari, ad eccezione di alcuni capi ai quali l'Albania premeva poco.

Il popolo albanese non si lasci• mai ingannare da questa lurida demagogia molto pericolosa. Il nostro Partito e il Fronte di Liberazione Nazionale assunsero atteggiamenti risoluti e giusti verso questo importante problema. Il popolo ci comprese e ci segu sulla nostra via, mentre la reazione e i suoi capi continuarono a combatterci fino in fondo.

E' a quest'ultima categoria, e cioŠ ai capifila della reazione, che apparteneva la famiglia kosovara dei Kryeziu. Essa era conosciuta in Kosova come una famiglia di feudatari reazionari, di oppressori e di sfruttatori dei contadini, di oppositori dei formidabili movimenti di liberazione dei kosovari contro i turchi e i granserbi. I Kryeziu, i Draga ed altri erano stai sempre in opposizione non soltanto nascosta, ma anche aperta contro la lotta e le battaglie rivoluzionarie di Isa Boletini, Bairam Curri, Hasan Prishtina, Azem e Shote Galica, ecc., per la liberazione dell'Albania.

Ceno beg Kryeziu, il maggiore dei fratelli e capostipite era amico e agente dei gran-serbi, del re dei serbi, dei croati e degli sloveni, che regnava anche sulla Kosova, un amico e agente di Pasi‡, in quel tempo primo ministro jugoslavo. Egli serv coscientemente i suoi padroni serbi a danno dell'Albania e fu uno dei principali collaboratori e agenti di collegamento di Ahmet Zogu, anche questo agente dei serbi a quel tempo. Cacciato dall'Albania ad opera della rivoluzione di giugno 1924, Zogu non perse il tempo in Jugoslavia. Insieme a Ceno beg egli riusc ad assicurarsi il consenso e l'aiuto diretto di Pasi‡ e di re Alessandro per far ritorno in Albania. In compenso, Zogu, come ho gi… detto, cedette ai serbi le terre albanesi di Vermosh e Sh‰n Naum, diede in moglie a Ceno beg Kryeziu una delle sue sorelle.

Cosi unitamente ad Ahmet Zogu, fece ritorno in Albania, come membro onorato della sua famiglia anche Ceno beg, agente dei serbi, con il compito di sorvegliare le manovre politiche del suo <<illustre>> cognato e di tenerlo sotto la briglia dei serbi. Ma il futuro re di carnevale era oltremodo astuto. Aveva deciso di cambiare greppia. Di fronte alle "brillanti" prospettive che gli venivano aperte dalle trattative con l'Italia fascista, egli non sapeva pi— che farsene dei serbi, e persino dell'agente di quest'ultimi, Ceno beg, il suo "caro" cognato, che aveva libero accesso alla corte e si frapponeva come ostacolo sulla sua via. E cosi un bel giorno, Ceno beg fu ucciso a Praga da alcuni sconosciuti. Zogu ne fu "addolorato" e proclam• perfino il lutto a <<corte>>! Ma nessuno credette a questa commedia, specie i serbi e i Kryeziu. Eliminato Ceno, questi fu sostituito con Gani beg, anche lui agente dei serbi, feudatario antialbanese, pronto a servire qualsiasi principe, chiunque lo pagasse meglio.

Al tempo dell'occupazione tedesca, un bel giorno Gani beg Kryeziu, atteggiandosi a patriota, "si diede alla macchia con la sua banda contro l'occupante", ma si trattava di una resistenza immaginaria e "di principio", poichŠ effettivamente la sua "banda" non spar• nemmeno un colpo di fucile, non ebbe neppure il minimo scontro con le forze del nemico. Ma quel che ci stupiva, era che radio Londra e il giornalaccio "Mundimi"* *( Veniva pubblicato dagli angloarnericani in lingua albanese e faceva propaganda distorcendo i fatti e gli avvenimenti a loro vantaggio. Veniva lanciato in Albania dall'aria.) di Bari parlavano molto dei "combattimenti" immaginari di questa <<banda>> e del suo comandante. Questia veva con s‚ due "commissari": l'ufficiale inglese Simcox, agente dell'Intelligence Service e il trotzkista della IV Internazionale, Zai Fundo. In tal modo Gani, Zai e Simcox costituivano un trio dell'Intelligence Service. Gani era accompagnato anche da suo fratello Seit, che si faceva passare per un socialdemocratico, ma che era legato corpo e anima ai servizi segreti inglesi. La banda di Gani Kryeziu, quando se la vedeva brutta in Kosova, passava nel distretti di Tropoja e di Kuk‰s.

Gani, Zai e gli inglesi avevano il compito di combattere i partigiani, di sabotare la nostra Lotta di Liberazione Nazionale e di stabilire solidi legami con Muharrem Bajraktari, Cen Elezi, Fiqri Dine ed altri capi reazionari dell'Albania del Nord. Insieme a questi, essi stavano preparando il terreno per il prossimo futuro al fine di impossessarsi del potere dopo lo sfacelo della Germania. Naturalmente, essi avevano grande fiducia nell' Inghilterra, perchŠ speravano che essa sarebbe intervenuta militarmente nei Balcani e che le forze partigiane, "sfinite" dai loro combattimenti con i tedeschi, sarebbero state <<facilmente liquidate>>. A sentir loro, la storia si sarebbe ripetuta. Essi avrebbero creato anche un "governo" e, finalmente, i feudatari avrebbero regnato di nuovo nel paese e sul nostro popolo. "Perci•, essi dicevano, riserviamoci, preserviamoci, non entriamo in guerra e manteniamo le nostre forze vive e fresche per il giorno in cui dovremo prendere il potere". Ecco come la pensavano e quali erano i piani della reazione e degli inglesi. Ma essi avevano fatto male i conti. Il nostro Partito svent• i loro piani.

La banda di Gani Kryeziu non poteva agire liberamente senza essere scoperta dalle nostre forze, che davano la caccia ai tedeschi e ai capi reazionari locali e li colpivano incessantemente.


Cos riuscimmo a scoprire che Gani e Zai, con un piccolo reparto e l'ufficiale inglese distaccato presso di loro, dotati di radiotrasmittenti, si sforzavano, attraverso la reazione kosovara e i bayraktar dell'Albania del Nord, di creare un movimento contro il nostro Partito e la nostra Lotta Antifascista di Liberazione Nazionale. Perci• impartimmo alle nostre forze l'ordine di rintracciarli, di inseguirli, di catturarli e di neutralizzare la loro azione prima ancora che fosse iniziata. Gani Kryeziu agiva nella clandestinit… e di nascosto dalle nostre forze e, quando si sentiva minacciato dai partigiani, passava nella Kosova dove aveva i suoi punti di appoggio. Mentre noi non potevamo circolarvi liberamente a causa degli intrighi degli jugoslavi, specie di Vukmanovic Tempo, ed eravamo costretti a sorvegliare gli sconfinamenti della banda d Kryeziu nel nostro territorio. Perci• avevamo impartito alle nostre forze l'ordine speciale e riservatissimo di sorvegliare accuratamente ogni suo movimento e di catturare i membri della sua banda appena entrati nel territorio albanese.

L'ordine fu eseguito, i traditori furono catturati: Zai Fundo, Seit Kryeziu e il maggiore inglese Simcox, al monte Dobrej; Gani beg Kryeziu nella pianura di Byty? dove il "quartiere generale di combattimento" aveva piantato le sue tende portate dall'Inghilterra. Pi— tardi avrei appreso le circostanze in cui era avvenuta la sua cattura, ma non Š qui il caso di farne la descrizione.

Nel frattempo era venuto da noi il colonnello Velimir Stojnic, accompagnato da un maggiore chiamato Nijaz Dizdarevic, e da una o due altre persone di rango inferiore. Essi erano stati inviati presso il CC del nostro Partito e del nostro Stato Maggiore Generale nella qualit… di delegati di Tito, del CC del PCJ e dello Stato Maggiore Generale jugoslavo, a fini di "collegamento" e per procedere "ad uno scambio di esperienza" nel campo della lotta e dell'attivit… del Partito.

Allora noi li consideravamo come nostri amici, poichŠ si atteggiavano a comunisti, non erano stati ancora smascherati n‚ avevano mostrato apertamente il loro volto di rinnegati del marxismo-leninismo. Nondimeno, certi segni che osservavamo nelle loro azioni erano tali da destare sospetti. Avevamo avuto persino delle divergenze di principio con loro, ma non potevamo immaginare che si fossero spinti tanto lontano da cadere cos in basso e collaborare dietro le quinte con gli inglesi a nostro scapito.

Il nostro primo incontro con loro ebbe luogo a Helm‰s. Ci misero al corrente della situazione in Jugoslavia e noi facemmo lo stesso, parlando loro della situazione nel nostro paese. Sin dal nostro primo incontro e dopo una serie di colloqui le nostre impressioni, le mie e quelle di Miladin Popovic che noi chiamavamo Ali, non furono troppo entusiastiche.

- In fondo non ci hanno detto un gran che, - dissi ad Ali - noi sapevamo gi… tutto quello che pretendono di insegnarci e l'abbiamo messo in atto.

- C'Š dell'altro - disse Miladin. - Il tono autoritario, l'arroganza e la presunzione di Velo (Stojnic) mi infastidiscono. Egli pretende di saper tutto ed ha l'aria di chi vuol nutrirci col poppatoio. Si sbagliano di grosso se pensano di farcela, essi devono comportarsi da compagni con noi.

- L'altro - dissi ad Ali pensando a Nijaz Dizdarevic - mi pare pi— intelligente e furbo.

- E' proprio cosi, ma vedremo.

- Non perdere la calma - dissi a Miladin - perchŠ avrai spesso l'occasione di essere in contatto con loro. Quando ti troverai in difficolt…, interrompi la discussione e di loro: "Spetta ad Enver e non a noi decidere".

Ci mettemmo d'accordo quindi in questo senso, con Miladin Popovic, con questo compagno jugoslavo veramente sincero, questo comunista autentico, che nutriva un amore ardente e puro verso il nostro Partito e il nostro popolo. Ma i nostri rapporti con Velimir Stojnic hanno una storia lunga. Mi limiter• ad evocare qui solo gli scontri che avemmo con lui e i suoi uomini a proposito dell'affare di Gani e Seit Kryeziu, ed anche di Zai Fundo e dell'ufficiale inglese.

Appena ricevuto il radiogramma che annunciava la loro cattura, ci riunimmo per discutere la questione e prendere la debita decisione. I fatti a carico di tutti loro erano flagranti. Inviammo un radiogramma ai nostri compagni che si trovavano al Nord, dando loro istruzioni di deferire Zai e i Kryeziu davanti ad un tribunale militare che avrebbero essi stessi messo in piedi. Quanto alla loro banda, doveva essere disarmata e dopo aver fatto un lavoro di chiarimento politico tra gli uomini che la componevano, questi dovevano essere rimandati a casa. Il maggiore Simcox, invece doveva essere consegnato ad una missione inglese operante nel nostro territorio. Ali si rec• nella casa dove aveva i suoi quartieri Velimir Stoinic, per metterlo al corrente dei fatti e della nostra decisione.

Stavo aspettando Ali da parecchie ore per far colazione, quando finalmente lo vidi venire fuori di s‚ dalla rabbia.

- Che c'Š? - gli chiesi. loro? Sono

- Che ci pu• essere altro condei farabutti. Non sono d'accordo con la nostra decisione. Dicono che se non viene annullata, essi troncheranno le relazioni con noi, faranno le valigie e se ne ritorneranno in Jugoslavia.

- Com'Š possibile che facciano questo per un rinnegato e per questi feudatari traditori?

- Purtroppo sono capaci di farlo. Non ho avuto modo di intendermi con loro e me ne sono andato dicendo: "Questo Š un affare che riguarda gli albanesi, venite quindi a parlarne con Enver e cercate di convincerlo". Dunque verranno ad incontrarti.

- Va bene - gli dissi.

Velimir Stojnic e Nijaz Dizdarevic vennero all'ora fissata. Miladin era con me. Ci salutammo, ci stringemmo la mano ed offersi loro delle sigarette. Velo fumava, Dizdarevic no. Noi eravamo calmi, essi fingevano di esserlo.

Fui il primo ad aprire la conversazione, dicendo che Ali mi aveva messo al corrente dei loro punti di vista sulla questione di questi individui catturati nel Nord.

- Ne fui sorpreso, - dissi loro, - poich‚ l'interesse dei nostri due partiti e della nostra lotta comune esige che questi nemici siano puniti severamente, come se lo meritano.

Mi ricordo, come se fosse accaduto ieri, che Velimir Stojnic, che aveva un colorito pallido e che la cipria rendeva ancora pi— bianco, si oscur• nel viso. Con lo sguardo torvo, egli si alz• e mi disse:

- Noi jugoslavi, rappresentanti di Tito e del Comitato Centrale del Partito Comunista di Jugoslavia, non permetteremo mai che essi vengano fucilati.

- Sono veramente sorpreso, - dissi loro, - di vedervi proteggere in tal modo questi nemici. Ma forse non sapete bene chi sono. Noi intendiamo deferirli al tribunale militare e sar… esso a giudicarli. Simili uomini si meritano la pallottola-e mi misi ad esporre i loro antecedenti. Velimir Stoinic mi interruppe dicendo.

- Inutile parlarci di loro, noi li conosciamo, e se date ordine di processarli e fucilarli, noi romperemo le nostre relazioni con voi e ritorneremo in Jugoslavia.

- State commettendo un grosso sbaglio replicai, - mettendo nella bilancia i nostri rapporti fraterni e comunisti con l'atteggiamento verso questi nemici, questi feudatari che hanno succhiato il sangue del popolo kosovaro, e verso un rinnegato dell'Internazionale Comunista, un trotzkista, un nemico dell'Unione Sovietica e di Stalin, un nemico del nostro popolo e del nostro Partito.

- Non sto discutendo qui quello che sono, egli disse - ma dovete consegnarceli, perch‚ sono dei kosovari. Questa Š una questione di principio, noi abbiamo il nostro Partito, il nostro Fronte, le nostre leggi, i nostri tribunali. Dovete consegnarceli e saremo noi a decidere della loro sorte. Altrimenti, noi partiamo.

- Non romperemo per loro le nostre relazioni con i popoli di Jugoslavia che si battono contro il nazismo - gli risposi. - Ma vi sbagliate quando dite che sono dei kosovari. Solo Gani e Seit Kryeziu sono kosovari, e siccome amate tanto questi bey di triste fama della Kosova, prendeteli pure e teneteveli. Quanto a Zai Fundo, che non Š n‚ cittadino jugoslavo, n‚ residente in Jugoslavia e neppure di origine jugoslava, ma oriundo di Kor‡a, egli non vi appartiene secondo la vostra stessa tesi.

Essi stanno insieme - disse Velimir Stoinic ed hanno il loro centro in Kosova.


Ma il fatto Š che li abbiamo catturati mentre agivano contro il nostro Partito e il nostro Fronte sul territorio albanese! Sempre stando alla vostra tesi - gli risposi - se avessimo catturato il quisling Xhafer Deva, dal momento che e originario della Kosova, avremmo dovuto consegnarvelo affinch‚ lo giudichiate per i crimini che ha commesso in Albania! No, questo, non regge per davvero. Del resto - proseguii - non posso pensare che il PC di Jugoslavia e Tito (a quel tempo non avevamo il minimo dubbio su questo punto, tutt'altro) giudichino le cose come voi. Nondimeno, dal momento che mettete nella bilancia le nostre fraterne relazioni con l'atteggiamento da adottare contro i traditori, i feudatari, noi ve li consegneremo ed impartir• l'ordine che questo sia fatto immediatamente. Quanto a Zai Fundo, che Š un nemico del Partito Comunista d'Albania e del Partito Comunista di Jugoslavia, egli sar… giudicato e, se il tribunale partigiano decide la sua esecuzione, sar… fucilato immediatamente.

Velimir si allontan• dalla casa di zio Mehmet, dove alloggiavo, dopo aver salvato dalla morte i feudatari Gani e Seit Kryeziu, agenti degli sciovinisti serbi e degli inglesi, nemici della nostra lotta.

Dopo di lui ricevetti la visita di Palmer*.*( Il quartiere dello SOE a Bari trasmetteva l'8 ottobre 1944 alla missione <<Consensus II>>- in Albania quanto segue: " . . Llazar Fundo Š stato fatto prigioniero insieme a Simcox e Seit... Egli pu• correre un grave pericolo. Insistiamo perchŠ facciate tutto il possibile per liberarlo ed assicurare il suo trasferimento in Italia. Siamo convinti che Fundo Š sinceramente filobritannico e le sue cognizioni sul Balcani, l'Europa Centrale e l'organizzazione del partito comunista lo rendono pi— che utile all'I.S.L.D. - (Intelligence Service Lialson Departament - Sezione di Collegamento del Servizio d'Informazione) (Signals trom SOE Headquarters in Bari, Italy, to Mission Consensus II, May-October 1944, Nr. 60, p. 122-123).

Evidentemente, l'inviato di Tito e quello dell'impero britannico si erano messi d'accordo fra loro. Anche quest'ultimo, ma su un tono pi— moderato, mi preg• di liberare i Kryeziu, Fundo e Simcox. Per convicermi, egli aggiunse:

- Signor generale, liberateli e noi vi invieremo delle armi.

- Quanto ai vostri <<aiuti>> - gli risposi sappiamo da tempo che sono solo parole. Voi stesso mi avete annunciato pi— di una volta che gli aerei britannici avrebbero lanciato del materiale bellico a Staraveck‰ e altrove. Gli aerei, a dire il vero, hanno sorvolato il nostro paese ma non per portarci degli aiuti. Lo hanno fatto per altri fini. Li vediamo traversare le nostre frontiere dalla parte di Kor‡a verso la Grecia.

- S, e questo per il fatto che hanno incontrato resistenza e sono stati costretti a cambiar rotta - egli disse per giustificarsi.

- So bene - dissi - perch‚ hanno cambiato rotta, comunque di queste storie ne abbiamo abbastanza. Mi stavate parlando degli uomini che sono stati catturati nel Nord. Ho comunicato la nostra risposta al rappresentante jugoslavo circa la questione dei due traditori kosovari. Quanto a Zai Fundo,saremmo noi a decidere della sua sorte. Per quanto riguarda il vostro ufficiale, ho dato ordine che vi sia consegnato. Penso che ora tutto sia chiaro, non ho altro da aggiungere. - E mi alzai per fargli capire che non avevo tempo da perdere con lui.

Fui stupito di questa "coincidenza". Non sapevamo che Tito avesse da tempo accordato il suo violino con quello di Churchill. Sapevamo inoltre che il figlo del Primo ministro britannico era stato distaccato presso Tito. Eravamo pure al corrente dei legami di quest'ultimo con Subasic e del suo viaggio in Italia dove aveva avuto dei colloqui con personalit… inglesi, ma non sapevamo che cosa avesse cucinato e stava ancora cucinando con gli inglesi.

E cos quest'affare si concluse vergognosamente per gli jugoslavi e gli inglesi. Impartii ai compagni l'ordine di consegnare Gani e Seit alle forze partigiane jugoslave, ordine che fu eseguito, e di far comparire Zai Fundo davanti al tribunale perch‚ fosse severamente giudicato, il che fu fatto.

Questo non era che un aspetto della vasta attivit… ostile che gli jugoslavi stavano conducendo contro il nostro Partito alla vigilia della liberazione della nostra patria e che avrebbero proseguito contro di esso, contro la nostra Repubblica Popolare e il socialismo in Albania. E Velimir Stojnic insieme al suo compare, Nijaz Dizdarevic, erano precisamente coloro a cui Tito aveva dato l'incarico di condurre quest'attivit… ostile, che si sarebbe ulteriormente intensificata a Berat. Ma questa Š un altra storia lunga, di cui tratter• in uno scritto a parte.


Sempre a questo proposito, mi soffermer• un po' sull'affare dei Kryeziu, perch‚ esso non si concluse qui.

A Berat, dove dovevamo svolgere i lavori dell'importante riunione del II Plenum del CC del Partito, mentre Velimir Stojnic e Nijaz Dizdarevic unitamente a Nako Spiru, Ko‡i Xoxe, Sejfulla Mal‰shova, Pandi Kristo ed altri, si preparavano nel pi— grande segreto, dietro le quinte, a colpire la giusta linea del Partito, ricevetti la visita di Velimir Stojnic accompagnato da Seit Kryeziu.

Velimir me lo present•.

- Ho conosciuto Seit Kryeziu da quando ero studente a Parigi - gli dissi. - Non so se si ricorda di me.

- Come no - rispose Seit, - mi ricordo.

Velimir Stojnic mi disse allora:

- Seit Š venuto qui su raccomandazione di Tito, il quale vi prega di aiutarlo a raggiungere Bari, perchŠ ha l'incarico di ottenere armi dagli alleati (leggi dagli inglesi) per la Kosova. - Tutto era chiaro. Gani Kryeziu non stava perdendo tempo e nemmeno gli inglesi. Avevano distaccato un Kryeziu presso Tito e ne inviavano un altro all'estero, forse a Londra.

- Ma come vi andr… e che genere di aiuto chiedete da noi? - gli chiesi. - Non abbiamo una linea con Bari.

- Tutto Š stato sistemato dallo Stato Maggiore jugoslavo con il Quartier Generale Alleato del Mediterraneo - mi rispose Stojnic.

- Molto bene - dissi al rappresentante di Tito - dal momento che questi affari sono stati sistemati, non ci resta che aiutarlo a raggiungere il nostro litorale sud.

Tutto ci• sarebbe stato chiarito nel miglior dei modi in seguito, quando avremmo scoperto quale pericoloso nemico e quale agenzia attiva dell'imperialismo fosse il titismo jugoslavo. Ma, attraverso le loro azioni sempre pi— infami, avevamo gi… presentito la loro feroce ostilit… nei nostri riguardi.

Numerosi erano coloro che non vedevano la lotta accanita che noi stavamo conducendo contro gli inglesi, contro la loro attivit… segreta e i loro perfidi piani verso di noi. Il nostro Partito doveva dunque dare prova di una grande determinazione, di una vigilanza attenta ed agire senza la minima esitazione. Esso port• con onore successo a compimento questa missione difficile ma gloriosa, e scans• i molti pericoli che incontr• sul suo cammino. Dopo l'"ultimatum" che m'invi• il generale Wilson e dopo la mia risposta, noi stavamo aspettando la loro reazione, stavamo all'erta, pronti a passare al contrattacco.

Gli inglesi non tardarono ad agire. Si misero ad esercitare su di noi pressioni ancora pi— pericolose per l'indipendenza del nostro paese. Com'Š noto, gli alleati occidentali avevano promesso di aprire nel 1942 il secondo fronte in Europa. Non lo fecero nemmeno nel 1943. Si decisero a farlo soltanto nel giugno 1944, quando la Germania hitleriana stava correndo irrimediabilmente verso l'abisso. Con il pretesto che quest'azione s'integrava nello stesso piano, essi cercarono di sbarcare anche in Albania. E cos diedero il via ai loro tentativi in questa direzione.

Il nostro Partito si rese ben conto del fatto che, con questi tentativi di sbarco, gli inglesi non intendevano combattere i tedeschi in Albania, poich‚ questo compito veniva perfettamente assolto dall'Esercito di Liberazione Nazionale albanese, che si mostrava del tutto capace di liberare il paese senza l'aiuto delle forze armate degli <<amici>>. Il loro unico obiettivo era quello di affondare i loro artigli in Albania. Il nostro Partito si oppose a questi tentativi, e, come lo dir• pi— avanti, esso respinse risolutamente le successive proposte degli "alleati" di sbarcare le loro truppe nel nostro paese, nel luogo, nel momento, nella misura e nel modo che essi avrebbero ritenuto opportuno. Questo era un terribile pericolo che minacciava il nostro paese.

Eravamo fermamente decisi a resistere, anche a costo di sostenere uno scontro armato con il nostro alleato "sincero". Il Partito non poteva permettere la ripetizione del 7 aprile 1939, n‚ il massacro della Borova martire. Decidemmo di <<non permettere a nessun esercito straniero, anche se alleato, di agire a suo piacere nel nostro paese>>. Il paese aveva ora per padrone il popolo con alla testa il suo Partito e il suo Esercito di Liberazione Nazionale. La situazione mutava di giorno in giorno. I nazisti tedeschi stavano vivendo i loro ultimi istanti. Le nostre forze armate li attaccavano dappertutto. La reazione non sapeva dove rintanarsi. Tirana era ogni notte sotto i colpi delle nostre armi e l'unica via di ritirata dei tedeschi passava per Shkodra. Questa era anche la strada dei reazionari, gravida di pericoli per loro.


Il primo tentativo. Come ho gi… detto, la risposta del nostro Stato Maggiore Generale alle pressioni e all'ultimatuin degli inglesi di non colpire i loro amici in Albania si era conclusa con una grossa disfatta per loro. Dopo di che, essi pensarono di far venire delle truppe nelle vicinanze di Tirana alla vigilia della sua liberazione. I britannici, in combutta anche con i reazionari, miravano con ci• ad imporsi a noi per realizzare il loro grande obiettivo e, se non ci fossero riusciti, almeno di accompagnare sotto scorta i capi traditori Lumo Sk‰ndo, Abaz Kupi ed altri in uno dei nostri porti, per poi condurli via mare in Italia e altrove.

Con quest'idea in testa, Palmer venne a farmi una visita nella nostra base di Odri‡an e, sfoggiando il suo solito sorriso, si mise a dirmi che gli Unni, cos gli inglesi chiamavano spesso i tedeschi, erano in agonia, che il fronte degli alleati si stava incessantemente allargando e mi fece altre considerazioni del genere. Aspettavo per veder dove andasse a parare e all'inizio lo lasciai parlare, perch‚ intuii che per il momento si trattava del preambolo. Girando e rigirando finalmente egli entr• nel vivo del soggetto:

- Signor Hoxha - egli mi disse - io penso che finora la nostra collaborazone Š stata fruttuosa. Naturalmente abbiamo avuto anche delle divergenze, ma sono cose che capitano anche fra amici. Comunque, noi siamo degli alleati per la difesa di una grande causa e stiamo lottando, voi e noi, da tanti anni sullo stesso fronte contro lo stesso nemico. Ci siamo battuti e continueremo a batterci con accanimento aiutandoci a vicenda. Abbiamo cercato di aiutarvi con l'invio di armi e munizioni, sebbene, naturalmente, in quantit… non sufficienti. Il nostro Quartier Generale ha pensato di aiutarvi di pi— d'ora in poi e vi propone di inviarvi, oltre alle armi, anche un aiuto in tommies,* *(soldati) inquadrati in commandos, che noi potremmo, se voi lo permettete, lanciare con paracadute nelle regioni di Peza, Ish‰m e Darsi. Cos i nostri due eserciti alleati avranno modo di fraternizzare ed, insieme, noi colpiremo e annienteremo pi— presto questa peste. Attraverso questo aiuto che vi proponiamo noi pensiamo di fornire un appoggio anche ai vostri amici e ai nostri, agli jugoslavi, poich‚ in tal modo il numero dei tedeschi che passer… attraverso il loro territorio sar… minore.

Palmer chiuse cos il suo discorso. Quel famoso sorriso che cominciava a darmi nausea si era congelato sul suo viso e aveva l'aria di voler dirmi: <<Non Š questa una bella notizia che vi ho dato?!>>.

Accesi una sigaretta e mi misi a riflettere. Un consenso alla sua proposta ci avrebbe condotto al primo stadio dell'invasione inglese. Comunque, dovevo rispondergli pagandolo con la sua stessa moneta: sorriso per sorriso.

- Ringrazio molto il vostro Quartier Generale ed anche voi, - dissi anch'io col sorriso sulle labbra - di quest'offerta di aiuto concreto persino con i tommies, che intendete far paracadutare nelle vicinanze di Tirana. E' vero che siamo stati e siamo alleati per una grande causa comune. E' pur vero, ne convengo, che l'Inghilterra si sta battendo, ma anche il popolo albanese si batte ed ha cominciato la lotta contro le potenze dell'Asse prima della Gran Bretagna e si Š persino impegnato nella lotta da solo, ed Š cos che la sta proseguendo. Quando siamo stati invasi dall'Italia, l'Inghilterra ha fatto orecchi di mercante. Abbiamo continuato la lotta scalzi, mal vestiti ed affamati, ma senza mai piegarci. Il nemico ha incendiato villaggi, citt… e intere regioni, ha ucciso molti dei nostri compatrioti, ma, anche noi abbiamo fatto strage nei suoi ranghi. Abbiamo condotto contro di esso una lotta senza quartiere, abbiamo sconfitto gli italiani, e stiamo mo facendo lo stesso con i nazisti. Voi stessi e i nostri altri alleati hanno combattuto anche su altri fronti. Questo lo sappiamo, ma qui, ed alzai il tono della voce, sul nostro suolo, il popolo albanese Š stato e sar… il solo a combattere fino alla fme. Voi non ci credevate quando vi dicevamo che il popolo era con il Fronte di Liberazione Nazionale, che era e che Š con noi, che siamo i suoi veri figli. Ora voi vedete quello che sta succedendo. Tutto il. popolo Š insorto. Nel fuoco stesso della battaglia abbiamo messo s— un esercito forte, invincibile ed ora, che per noi si annunciano giorni migliori, voi mi proponete di far venire le vostre truppe sul nostro suolo! Questo Š un po' come "il soccorso di Pisa". No, signor Palmer, non accettiamo la vostra proposta. Non c'Š nessuna ragione che voi paracadutiate qui delle truppe. Voi vedete coi vostri occhi quali vaste proporzioni ha assunto la nostra lotta, voi vedete che da tempo abbiamo superato la fase delle azioni isolate per impegnarci in una guerra frontale contro i nazisti ed i loro collaboratori. Non Š vero?

- Giusto, ma...

Tent• di dire qualche cosa, ma io proseguii senza lasciarlo parlare.

- A Peza, a Darsi, a Ish‰m e ovunque disponiamo di molte forze e non abbiamo bisogno, di nessun aiuto in uomini, in commandos. Ed Š per questo che non vi permetteremo di paracadutare le vostre forze. Le missioni che avete qui vi bastano. Non abbiamo mai fatto mancare le informazioni sui nostri combattimenti e su qualsiasi cosa riguardante il nemico. Trasmettete quindi ai vostro Quartier Generale i miei ringraziainenti ed anche il nostro rifiuto categorico alla vostra proposta.

Palmer se ne and• senza proferire verbo.

Avvisai subito Peza, impartendo l'ordine di colpire e annientare qualsiasi tentativo di lanciare paracadutisti. Questo piano diabolico degli inglesi si collegava con la proposta fattami tempo fa da Mustafa Gjinishi, proposta che mirava a creare a Peqin, Darsi e altrove delle brigate che non dipendessero dal comando di Myslim Peza. Avevo rifiutato allora questa proposta. Ed ecco che la mattassa si stava dipannando. Queste forze di Gjinishi erano destinate a collaborare con i commandos inglesi.


Il secondo tentativo. Qualche tempo dopo Palmer venne a travarmi di nuovo, latore di un' altra proposta per lo sbarco simbolico di un piccolo commando sul nostro litorale sud. Questa volta a Spile, nella regione di Himara. Gli chiesi:

- Ma perch‚ mai volete fare questo sbarco?

- In segno di collaborazione con voi - mi rispose - ed anche per annientare la guarnigione tedesca di stanza a Spile di Himara, la quale del resto non ha nessuna importanza militare, ma sorveglia i movimenti delle nostre navi.

- Lo so che si tratta di una guarnigione di poca importanza - gli risposi - comunque vi dar• la nostra risposta fra due o tre giorni, giusto il tempo per raccogliere informazioni pi— dettagliate in merito.

Discussi il problema con i compagni e decidemmo questa volta di dare agli inglesi una soddisfazione che non presentava alcun pericolo per noi. Ordinai alle nostre forze del litorale sud di prendere posizione a Pilur, Nivic‰-Bubar, Llogara e se gli inglesi venissero a trovarsi in pericolo. durante il loro attacco contro la guarnigione tedesca. di andare in loro soccorso.

Chiamai Palmer e gli dissi che eravamo d'accordo. Nel contempo gli spiegai chiaramente che l'operazione doveva avere come unico obiettivo la guarnigione tedesca ed una volta portata a termine, le forze britanniche dovevano risalire a bordo delle loro navi e tornare indietro. Noi non avremmo mai permesso a queste forze di sparpagliarsi nella regione, e nemmeno di installarvisi comodamente. Questo era un ordine categorico.

- Facciamola assieme quest'azione - proposi a Palmer.

- Vi ringrazio - egli disse. - La faremo da soli.

- Comunque, - lo informai - i nostri saranno nei dintorni e terranno sotto controllo le strade, di modo che neanche un nazista riesca a sfuggire dalla trappola e che tutti siano annientati come i topi. Noi saremo li per proteggere il vostro sbarco e per difendere il vostro reimbarco dopo l'azione - aggiunsi - per fargli capire che doveva prendere molto seriamente la cosa, perch‚ noi non eravamo usi a scherzare con gli ordini.



L'azione ebbe luogo. I tedeschi catturarono 9 soldati inglesi e poco manc• che liquidassero tutto il commando inglese. Ma intervenne la nostra 12^ Brigada che annient• la guarnigione tedesca 5 liber• Himara ed anche i prigionieri inglesi. I resti dei commando inglese risalirono a bordo e se ne andarano in direzione del punto di partenza.

PerchŠ gli inglesi avessero intrapreso quest'azione di poco interesse per loro di nessuna importanza strategica, questo lo avremmo compreso pi— tardi, dopo il loro terzo tentativo, l'operazione di sbarco effettuata da commandos inglesi a Kakome, nella regione di Saranda.


Il terzo tentativo. Di nuovo la stessa scena. Palmer venne da me, fece un breve preambolo e poi la proposta. Gli chiesi:


- Che interesse avete ad intraprendere un'azione simile? Il piccolo contingente di forze tedesche stanziate a Saranda Š destinato a scomparire, l'unico sbocco rimastogli Š la via del mare e noi abbiamo l'intenzione di buttarvelo presto, al fine di liberare,cos delinitivamente il Sud.

- Precisamente per questo - disse Palmer. - Se vi chiediamo di effettuare congiuntamente quest'azione, ci• Š dovuto anche al fatto che in questo modo sbarriamo la strada alle forze tedesche sbaragliate che possano eventualmente sconfinare dalla Grecia.

Anche questo tentativo avrebbe fatto la stessa fine di quello di Spile.

Dopo aver discusso e deciso la cosa allo stato Maggiore Generale, furono messi al corrente i compagni Kahreman Ylli e Gafur Cu‡i. Impartimmo loro precise istruzioni sul modo di intavolare le conversazioni con gli inglesi, su quello che dovevano dire e come dovevano agire. Raccomandammo loro di presentarsi al colloqui come rappresentanti di un esercito regolare, il che era ormai una realt…. Inoltre, impartimmo loro l'ordine d non permettere agli inglesi di compiere nessun passo all'infuori di queste istruzioni.

Dopo di che feci chiamare Palmer.

- Accettiamo di attaccare congiuntamente la guarnigione tedesca di Saranda - gli dissi - ma noi attaccheremo da terra mentre voi dal mare. Appena conclusa l'azione, le vostre forze dovranno ritirarsi.

Egli scosse la testa, a quanto pare contrariato, ma comunque considerava un <<successo>> il fatto che noi avessimo accettato di compiere congiuntamente quest'azione.

E l'azione fu compiuta. Le forze della 14^, 12^ e 19^ brigata del nostro Esercito si scagliarono sul nemico. Dopo tre giorni di accaniti combattimenti i tedeschi furono annientati e Saranda fu liberata. Oltre 150 tedeschi furono fatti prigionieri, fra cui anche un colonnello, il loro comandante. Anche i commandos inglesi, che si erano "battuti" soltanto con alcuni colpi di artiglieria diretti contro la Fortezza di L‰kurs e il Monastero di Butrinto, fecero il loro ingresso da <<trionfatori>> nella citt… liberata. Gli inglesi per• avevano subito ingenti perdite, sebbene essi provenissero per la maggior parte dal mare; le nostre perdite, invece, erano state minime.

Tuttavia, conclusasi l'azione, il nostro comando a Saranda m'inform• che il comando delle truppe inglesi aveva chiesto che noi gli consegnassimo il colonnello tedesco per inviarlo in Italia, poich‚ in tal modo si sarebbe dato <<maggiore risalto alla battaglia di Saranda>>; che i soldati inglesi si comportavano male, rompevano le vetrine dei negozi e rubavano varie merci che mandavano a bordo delle loro navi, che cera il pericolo di uno scontro armato fra inglesi e partigiani. Il comando inglese aveva chiesto di proseguire l'"attacco," in profondit…, verso Delvina e persino fino a Gjirokastra, in modo che i soldati inglesi potevano sfilare davanti al popolo come liberatori! Ma i nostri compagni avevano detto loro che queste citt… erano gi… liberate e che ora se ne dovevano andare. Dopo di che il comando inglese aveva proposto al comando partigiano di attaccare congiuntamente Corf—.

Queste erano questioni molto serie e pericolose. Notificammo al nostro comando di raccomandare ai partigiani di mostrarsi calmi, di tenere in mano la citt…, di rafforzare le loro posizioni al valico di Gjashta, a Butrint, a Bogaz, di tenere pronta l'artiglieria installata nelle colline a ridosso di Saranda e al Monastero di Butrint, di vigilare e di seguire attentamente ogni movimento sul mare; e se avvistassero altre navi inglesi, di informarci tempestivamente e, se tali navi si avvicinassero alle nostre coste, di aspettare i nostri ordini, mentre le forze partigiane dovevano sparare dei colpi di intimidazione. Nel contempo ordinai che il colonnello tedescho fosse accompagnato sotto scorta a Berat.

D'altro canto, feci chiamare urgentemente Palmer e protestai con la massima energia per le richieste del comando inglese e per il vergognoso comportamento dei soldati inglesi. Gli dissi che la missione congiunta era stata portata a termine, che Saranda era stata liberata e che, conformemente alla decisione comune, le forze inglesi dovevano ritirarsi q'uanto prima.

Palmer fece finta di indignarsi per il comportamento dei soldati britannici e mi disse che avrebbe chiesto l'immediato reimbarco delle forze inglesi.

Noi aspettavamo invano il ritiro degli inglesi, ma essi non si muovevano. Rimandavana dall'oggi al domani la loro partenza. A quanto pare, loro scopo era di rimanere a Saranda e di servirsene come di una base sul litorale e sul territorio albanese*.*( Subito dopo lo sbarco dei commandos inglesi nella zona di Saranda, il 29 settembre 1944 da Bari veniva tra l'altro riferito al Foreign Office:

<<2. L'ulteriore sviluppo dell'operazione dipende da diversi fattori, che per il momento non possono essere valutati. Se tutto va bene, noi saremo in grado di disporre in Albania una base militare permanente come quella di Corf— (Radiogramma N. 722. PO 3711 43572-3584.--PRO. dalla fotocopia dell'originale depositata presso l'AIS. Tirana).


Anche a Mussolini era molta piaciuta questa perla del nostro paese, al punto di darle il nome di sua figlia, battezzandola <<Porto Edda><. Ma i tempi erano cambiati. La perla aveva ora un padrone.

Feci chiamare Palmer a pi— riprese per protestare presso di lui. Egli mi dava assicurazioni che avrebbe informato la sua centrale per il ritiro, immediato delle forze britanniche. Finalmente la misura fu colma. La situazione era divenuta insopportabile. Gli presentai un ultimatum, chiedendogli di trasmetterlo immediatamente al Quartier Generale Alleato dei Mediterraneo. "Se i commandos inglesi - gli dissi - non vengono, ritirati da Saranda entro la data stabilita, i partigiani apriranno il fuoco contro di loro".

Ordinai alle nostre forze del luogo di mantenersi pronte in attesa dell'ordine di colpire gli inglesi con le armi, di far capire loro che avevamo preso tutte le misure e che eravamo decisi a buttarli in mare. Essi furono assaliti dal panico.

Sopravvenne Palmer e mi fece la seguente proposta:

- Le nostre forze sono pronte a ritirarsi, ma chiedono il vostro permesso di allontanarsi non per via mare, ma attraverso Delvin‰, Muzin‰, Dropull e Pogon.

Il piano diabolico dei britannici era palese. Volevano farsi passare per liberatori, fomentare disordini nella minoranza greca, legarsi con le forze di Zerva e gironzolare a loro piacere nelle nostre zone libere, ecc.

- Non permetteremo mai al vostro commando di seguire questo percorso - gli dissi. - Esso deve rifare la stessa strada che ha percorso per venire qui, cioŠ ritirarsi via mare. Vi avverto: non fate alcun tentativo di passare attraverso le nostre zone fortificate, perchŠ sarete attaccati.

In tal caso tutta la responsabilit… Š vostra. Noi siamo decisi a difenderci e a difendere la sovranit… -del nostro paese. Vi abbiamo considerato come amici e desideriamo che lo siate ancora d'ora in poi. Eseguite quindi la decisione che abbiamo preso congiuntamente.

Finalmente gli inglesi salirono a bordo delle loro navi e si dileguarono. E precisamente in quei giorni di ottobre essi fecero sbarcare le loro truppe in Grecia, la quale si trovava in una situazione analoga a quella del nostro paese, sulla soglia della liberazione. Vi entrarono liberamente a termini dell'accordo, di Caserta, dove fu suggellata la sepoltura delle vittorie del PC greco, dell'EAM e della libert… del popolo greco.

I tentativi di sbarcare nel nostro paese fallirono, l'uno dopo l'altro grazie all'occhio, vigilante e alla fermezza del nostro glorioso Partito.


Nonostante questi scacchi, gli inglesi non rinunciarono ai loro tentativi di intervenire nel nostro paese. Dopo la formazione del Governo Democratico d'Albania, il 22 ottobre 1944, noi sostammo per qualche tempo a Berat. Vi si trovavano anche le missioni alleate. Le case dove alloggiavano le missioni angloamericane si erano trasformate in autentici vespai. Vi entravano e uscivano uomini di ogni risma. Questi ricevevano e fornivano dati segreti. Vi si stavano elaborando nuovi piani.

- L'inglese Š venuto ad incontrarmi m'inform• il compagno Spiro Moisiu.

Che ti ha detto? Forse qualche notizia sul riconoscimento del nostro Governo? Erano Passati alcuni giorni dal momento che avevamo consegnato alle missioni straniere la. richiesta diretta ai loro rispettivi governi per il riconoscimento del nostro Governo Democratico*.*( Nella lettera dell'ambasciatore britannico a Mosca, Archibald Clalk Kerr, indirizzata a Molotov il 30 ottobre 1944 si dice: "Egregio sig. Molotov,

l. Ho ricevuto istruzioni dal mio Governo di informare il Governo Sovietico che nella torbida situazione esistente in Albania, esso non intende riconoscere il <<Governo Provvisorio>> formato dai FLN.

2. Il mio Governo spera che anche il Governo Sovietico far… altrettanto.

3. Una comunicazione analoga sar… fatta anche al Governo degli USA". (FO 371/43564-3530, Nø 2179. PRO. Dalla fotocopia dell'originale dipositata presgo l'AIS, Tirana).

Ma questi erano rimasti sordi alla nostra richiesta.

- No - mi rispose il generale Moisiu non ne ha fatto la minima allusione, mi ha soltanto chiesto che facessimo riparare l'aeroporto di Ku‡ova, perch‚ avrebbero l'intenzione di far atterrare degli aerei con aiuti per il nostro popolo!

- Ma tu che gli hai risposto? - gli chiesi.

- Gli ho detto che per il momento non eravamo in grado di ripararlo, avendo preoccupazioni pi— pressanti. "Ma noi vi aiuteremo", egli mi disse, e abbiamo convenuto che avrei discusso la questione con voi.

- Per me va bene - dissi - solo bisogna vedere quali sono i loro scopi. Quanto a quello che ha detto a proposito degli "aiuti", che intendono inviarci, noi sappiamo bene quanta premura abbiamo per il nostro popolo. Essi pensano piuttosto al nostro petrolio. Dandoci un pugno di sterline, credono di poter servirsi di questo aeroporto come di una loro propriet….

Il pericolo esisteva. Una volta Ku‡ova era stata data in concess¡one alla Anglo-Persian Oil Company, poi alla societ… italiana AIPA per 99 anni. Ora che l'Italia si era ridotta a mal partito, forse pensavano di riprendersela ma questa volta gratuitamente.

Venne di nuovo da me il compagno Spiro ma questa volta, oltremodo indignato, mi disse:


- Avevate ragione, compagno Enver. L'inglese Š venuto trovarmi di nuovo e, senza minimamente vergognarsi, mi ha detto: <<Ecco 40 sterline per aiutarvi. Fateci sapere quando sar… pronto il campo per l'atterraggio dei nostri aerei>>


- Non ti preoccupare, compagno Spiro gli dissi - ormai sappiamo di che pasta sono fatti, ne abbiamo fin sopra i capelli dei loro <<aiuti>>.


- Questo denaro, dissi all'inglese, "basta a malapena per dar da mangiare due giorni a quelli che vi lavoreranno, perci• potete riprendervelo. Ripareremo il campo quando lo giudicheremo opportuno e quando ne avremo bisogno".


E con queste parole si era separato dal <<filantropo>> inglese.


Allora noi non sapevamo ancora che il tenente colonnello Palmer, ner il tramite di Tarasconi, direttore dell'AIPA a Ku‡ova, si era gi… impossessato delle <<chiavi>> del petrolio. Anche questo atto l'avremmo scoperto e denunciato pi— tardi.


Per realizzare le loro mire di rapina, gli inglesi invocarono anche l'aiuto degli Stati Uniti d'America in quanto alleati.

Dai dati di cui disponevamo ci risultava che una missione militare americana si trovava a Dukat, nella regione ch VIora, presso Sk‰nder Mu‡o, uno dei dirigenti del Balli Komb‰tar. Costui si spacciava per <<patriota>>, e diceva che avrebbe creato il "partito socialdemocratico", di cui non si videro mai le tracce. Sk‰nder Mu‡o era un uomo a due faccie. Egli si era messo al servizio sia degli angloamericani, sia dei tedeschi. Ma quest'ultimi scoprirono il suo gioco e lo eliminarono.

Verso la fine di aprile o agli inizi di maggio 1944, non mi ricordo bene, al nostro Stato Maggiore di Helm‰s si present• Thomas Stefan accompagnato da due aggiunti. Di statura bassa, corpulento, doveva aver passato la trentina. Parlava ora in inglese ora in albanese, esprimendosi male sia nell'una che nell'altra di queste lingue come se biascicasse qualche cosa. Aveva molte parole, ma poco buon senso.


- Sono inviato dal Quartiere delle nostre Forze Aree come ufficiale di collegamento presso i partigiani albanesi, - ci disse il tenente americano,durante il nostro primo incontro.


- Quando vi siete messo in viaggio? - gli chiesi.


- Sono cose che capitano in guerra, signori. Ci siamo messi in viaggio da tempo, ma siamo stati costretti a fermarci inizialmente alcuni mesi a Karaburun di Dukat, poi come ospiti dal signor Mu‡o, ma questi...


- Lo sappiamo - intervenni - ha raccolto quello che aveva seminato. A pi— riprese l'abbiamo invitato a legarsi al Movimento di Liberazione Nazionale, ma egli non ha voluto... ed fatto una brutta fine...


- Tutte tre siamo di origine albanese aggiunse in fretta Thomas Stefan per cambiare discorso. - Siamo oriundi dellaregione di Kor‡a.


- Dato che siete albanesi - gli dissi, - e ci• ci fa piacere, speriamo che c'intenderemo bene.


- Si, signori, ma prima sono americano e poi albanese, Š cos che intendo la mia missione.


- Ma qual'‚ la vostra missione? - gli chiedemmo.


- In quanto ufficiale di collegamento, io devo assicurare i contatti tra voi e il mio quartiere generale, al quale invier• periodicainente i miei rapporti. Sono stato appositamente incaricato dal generale Stawell - egli aggiunse - di seguire l'operato del servizio d'informazione, soprattutto per quanto riguarda le targhe delle macchine del nemico ed altre informazioni. al fine di sostenere in tal modo le azioni delle vostre formazioni militari contro gli occupanti.

Ecco quale era la "missione" di quest'albanese bastardo che si vantava tanto sconsideratamente di essere "prima americano". Ma noi sapevamo che egli era stato inviato per gettare polvere negli occhi dei congiunti degli emigrati economici albanesi in America e poter dire ad essi: "Ecco, siamo venuti anche noi ad aiutare il popolo albanese". In realt… egli era venuto a preparare il terreno e la sede adatta al famigerato mister Fultz, il quale avrebbe organizzato complotti e ricatti contro il nostro potere popolare sin dai primi mesi della liberazione dell'Albania.

Questo ex poliziotto, che gli americani pi— tardi promossero capitano, raccolse attorno a s‚ gli "alunni" ed i <<ragazzi>> di Fultz, il quale aveva creato l'ufficio dello OSS americano per l'Albania a Bari.


Pensando che tutto sarebbe andato liscio come l'olio, gli inglesi e gli americani proseguivano la loro azione. Ma il Partito ribatt‚ i loro piani e con la sua lotta riusci a sventarli l'uno dopo l'altro. Il Partito lavorava avendo in vista soltanto gli interessi del popolo albanese, della libert…, dell'indipendenza e della sovranit… della nostra cara patria,

Con la liberazione dell'Albania scomparvero dalla scena le missioni di Palmer, di Thomas Stefan ed, unitamente ad esse, anche i capifila della reazione. Al loro posto sarebbero venute la missione del generale inglese Hodgson e quella degli americani Jacobs e Fultz, con il compito di organizzare l'opposizione politica, l'intervento economico attraverso l'UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) e il sabotaggio della ricostruzione del nostro paese.


.


VII


MANOVRE INFRUTTUOSE


29 novembre 1944. La vittoria - tutto il paese in festa. Misure rivoluzionarie. Le missioni per il "riconoscimento" del nostro Governo Democratico! Fultz: i suoi "alunni" e i suoi <<ragazzi>>. Strumenti di "beneficienza": la ML e l'UNRRA. "Non accettiamo condizioni. Non permettiamo a nessun ufficiale di sbarcare sul molo". L'"opposizione" - sfortunati attori di un dramma andato a monte. Nessuno pu• imporre condizioni all'Albania. Parigi: "Lo sappia tutto il mondo che il popolo albanese non permette che siano messe in discussione le sue frontiere ... ". I sabotatori deferiti alla giustizia. "Perch‚ Š partito Mr. Fultz?". "L'incidente del canale di Corf—". All'Aja - colpevoli senza colpa. Perch‚ Š stato bloccato il nostro oro? un atto di brigantaggio. I "granchi" in azione. La nostra vita Š una lotta. Vigilanza!


Il 28 novembre 1944 il Governo Democratico d'Albania fece il suo ingresso nella Tirana liberata, ma ridotta in macerie. L'odore della polvere si sentiva ancora nell'aria. Il Governo viene accolto dalle masse della capitale con un entusiasmo indicibile, con canti, danze, fiori. E' il prirno governo sorto dal popolo, dalla canna del fucile dei partigiani.

L'indomani, 29 novembre, viene liberata anche Shkodra, l'antico capoluogo della regina illirica Teuta. Questo giorno segna la liberazione di tutta l'Albania. La bandiera di Skanderbeg e di Ismail Qemali sventola orgogliosa in Albania.

E' la pi— grande vittoria registrata dalla storia del popolo albanese. Essa era stata conseguita grazie al suo eroismo senza precedenti, grazie alla direzione lungimirante e risoluta del Partito Comunista d'Albania, grazie alla lotta dei figli di questo popolo, che avevano percorso il loro cammino attraverso tempeste e bufere senza mai piegarsi n‚ di fronte al patibolo e ai proiettili sui campi di battaglia, n‚ di fronte agli intrighi, alle macchinazioni e ai diabolici piani degli imperialisti, e che non si sarebbero piegati nemmeno in seguito.

La lotta del popolo albanese aveva causato ingentissimi danni in uomini e materiale agli occupanti nazifascisti. Sul nostro suolo il nemico aveva subito grosse perdite: 26.594 morti, 20.800 prigionieri e diecine di migliaia di feriti.

La vittoria era costata molto cara anche all'Albania. Perch‚ il loro paese potesse vedere questo giorno, 28.000 mila dei suoi figli e delle sue figlie, ossia un martire per ogni chilometro quadrato, avevano fatto olocausto della loro vita in et… giovanissima, senza contare i 12.600 feriti e i 10.000 deportati.

Interi villaggi, citt… e regioni erano stati ridotti in cenere. Lo stato dell'economia, estremamente arretrata e abbandonata alla sua sorte durante il regime feudale di re Zogu, era stato ulteriormente aggravato dalle devastazioni causate dalla guerra. L'agricoltura era pressocch‚ distrutta, enormi superfici di terra erano rimaste incolte. Il bestiame era duramente provato. Tutti i ponti erano stati fatti saltare in aria con la dinamite. Le strade, quelle poche scuole esistenti, le centrali elettriche e gli acquedotti, i porti e in particolare le miniere si trovavano in uno stato deplorevole. Il paese era minacciato dalla carestia, il commercio paralizzato, le casse dello Stato vuote.

Questa era la situazione che il popolo albanese e il suo Governo Democratico, sorto dal fuoco dell'impari lotta di cinque anni, aveva ereditato dai regimi reazionari del passato e dall' occupazione nazifascista.

Al Partito, al popolo e al suo Governo si ponevano compiti considerevoli. Davanti a noi si deliniava una lotta nuova, altrettanto ardua se non di pi—, la lotta per la ricostruzione del paese, per rimarginare le piaghe causateci dal nemico ed ereditate dal fosco passato.

Eravamo fiduciosi di conseguire la vittoria anche in questa lotta e per raggiungere lo scopo dovevamo innanzi tutto rafforzare il Partito e il potere popolare, temprare l'unit… di tutte le masse lavoratrici attorno al Partito e al Governo. La vittoria sugli occupanti e sui traditori era stata conseguita a prezzo del sangue versato, e persino ora dovevamo difenderla e assicurarla versando fiumi del nostro sangue e del nostro sudore.

Al Partito incombeva anche un altro compito - il rafforzamento del Fronte Democratico. il Fronte, in quanto organizzazione rivoluzionaria, doveva esplicare anche nella costruzione dell'Albania nuova, come aveva fatto durante la lotta, un ruolo decisivo per assicurare l'unione combattiva delle masse e su questa base condurre a buon fine i nuovi compiti storici. Sotto la guida del Partito, esso doveva diventare il principale appoggio del nuovo potere nella sua azione volta ad annientare i tentativi dei nemici che avrebbero cercato di creare dei "partiti democratici", come partiti di opposizione, di rompere l'unit… del popolo e strappargli il potere.

Ci mettemmo quindi all'opera per la ricostruzione della patria. Bisognava cominciare tutto dal nulla partendo dai compiti meno importanti fino all'industria, la quale era letteralmente inesistente da noi. Dovevamo metterla in piedi, con i nostri mezzi. Facemmo della ricostruzione una questione di tutte le masse, in particolare della giovent—, che si mise alla testa delle azioni. Ovunque si ebbe uno slancio senza precedenti.

L'ondata rivoluzionaria diventava ogni giorno pi— potente. Conseguivamo successi in tutti i settori.

Conseguentemente le gravi piaghe furono guarite in un tempo relativamente breve. Furono ricostruite le case bruciate, furono rimesse in efficienza le miniere, le centrali elettriche, quelle poche fabbriche che avevamo ereditato, nonch‚ le istituzioni scolastiche e culturali. L'agricoltura fu rimessa in sesto.

Ma al nuovo regime politico dovevano rispondere una base economica nuova, un'economia avanzata, sia nella forma che nel contenuto. Senza una simile base questo regime sarebbe un castello di sabbia.

Il Governo avvi• a soluzione i problemi economici e finanziari varando provvedimenti rivoluzionari che miravano non solo ad assicurare la ricostruzione del paese, ma anche ad indebolire le posizioni economiche della borghesia capitalista compradora. La legge dell'imposta straordinaria sui profitti di guerra mise al servizio del popolo, della ricostruzione del paese, una buona parte delle enormi ricchezze che i capitalisti avevano accumulato durante la guerra. Con questo provvedimento il Partito colp duramente i grossi commercianti, gli usurai e gli speculatori. Si procedette inoltre alla nazionalizzazione dei principali mezzi di produzione, delle miniere, delle banche, dei beni degli emigrati politici e delle societ… per azioni dei capitalisti stranieri. Fu liquidata la dipendenza economica del paese dalle grandi potenze imperialiste e nel contempo fu rafforzata la sua indipendenza politica. Con il motto del Partito <<La terra a quelli che la lavorano>>, la Riforma Agraria divenne una realt….

In seguito le trasformazioni economiche e sociali avrebbero assunto proporzioni sempre pi— vaste.

Nel fervore della lotta e del lavoro per il progresso del paese, il Partito e il popolo albanese dovevano urtare, come effettivamente urtarono, contro la reazione interna. Nelle nuove condizioni createsi, questa aveva riposto tutte le sue speranze nell'appoggio degli angloamericani, i quali, attraverso i loro agenti e gli elementi che stavano reclutando, avevano da tempo intrapreso una lotta sotterranea contro di noi. Del resto gli stessi angloamericani non avevano rinunciato ai loro vecchi piani. Quello che non erano riusciti a realizzare durante la Lotta di Liberazione Nazionale, essi cercarono di realizzarlo dopo la Liberazione, combattendo contro di noi nelle forme e con i mezzi i pi— svariati sull'arena internazionale e nel paese, al fine di togliere al nostro nuovo Stato a democrazia popolare ogni sostegno e rovesciarlo.

Con la liberazione dell'Albania ad o pera del suo Popolo e del suo esercito, noi ritenemmo che gli ufficiali inglesi e americani operanti durante la guerra in varie regioni del nostro paese, avessero finito la loro <<missione>>. Sin d'allora ci eravamo resi pienamente conto dei loro obiettivi: Essi erano venuti non per aiutare la nostra lotta, ma per minarla attraverso atti di spionaggio, per sabotarla, per organizzare la reazione interna, rafforzarla e aiutarla al fine di impossessarsi del potere dopo la partenza dei nazisti. Ma i loro sogni del tempo di guerra erano stati sepolti. Nonostante ci• essi continuarono a tramare altri piani per portare a compimento i loro vecchi disegni. Le nostre vittorie li avrebbero resi ancora pi— furiosi e la loro lotta contro di noi sarebbe divenuta pi— aperta e pi— feroce.

Nel periodo da febbraio a marzo 1945 la missione britannica fu ampliata. Era ora capeggiata dal generale Hodgson. Gli americani, a loro volta, mandarono un po' pi— tardi una missione civile guidata da Jacobs, coadiuvato da Harry Fultz, vecchio agente americano in Albania.

Il generale Hodgson scelse come sede della sua missione la casa in cui aveva abitato lo zio di Zogu, un edificio accanto all'attuale stadio "Qemal Stafa". Gliela concedemmo. Venne a farmi una visita di cortesia all'albergo <<Dajt>>, perch‚ noi non avevamo ancora degli uffici. Accompagnato dal dott. Omer Nishan¡ andai a restituirgli la visita nella sua "residenza".

- Spero, generale, che sia vicino il giorno in cui in questa casa s'installer… la vostra ambasciata - gli dissi.

- signor Hoxha, - rispose Hodgson - il nostro governo ha l'abitudine di non affrettarsi. Aspettiamo finchŠ un'assemblea costituente, eletta nel modo pi— democratico, stabilisca la forma di regime del nuovo Stato albanese.


- Ci• sar… presto realizzato - gli dissi. E' uno dei compiti fissati dal Congresso di P‰rmet: "Edificare un'Albania nuova, democratica popolare, secondo la volont… del popolo". Come sapete gi… - proseguii - questo congresso gett• le fondamenta del potere politico a vantaggio del popolo insorto, ed Š il popolo stesso che ha deciso della propria sorte. Nel programma che ha reso pubblico, il Governo Democratico emerso dalla Riunione di Berat e che Š un'autentica espressione delle aspirazioni del popolo, ha stabilito come suo compito fondamentale l'organizzazione delle elezioni all'Assemblea Costituente, e vi assicuro che queste elezioni saranno fra le pi— democratiche. A termine della legge elettorale il voto sar… libero, diretto e segreto. L'Assemblea Costituente, in quanto espressione della volont… e delle aspirazioni del popolo, decider… della forma dello Stato.


- Per•, signor generale Hoxha, da voi esiste un solo partito, il vostro Partito Comunista! esclam• Hodgson.


- E' vero - replicai - che da noi esiste un solo partito, il Partito Comunista d'Albania. Esso Š molto forte e il suo programma esprime la volont… e le aspirazioni di un popolo assetato di libert…, com'Š il nostro. Esso Š stato formato nel fuoco della pi— accanita lotta che abbia mai visto l'umanit… e in modo particolare il nostro popolo. Il Partito Comunista d'Albania ha difeso con eroismo gli interessi del suo popolo, che lo sostiene e gli Š molto attaccato. Esso l'ha seguito sulle vie pi— difficili e ci• che Š essenziale, ha visto con i propri occhi che questo Partito Š stato alla testa della grande Lotta di Liberazione Nazionale e che l'ha coraggiosamente guidata. Questo Š anche il motivo dell'incrollabile fiducia che ha in esso. PerchŠ il popolo non Š andato dietro ai ballisti, agli zoghisti e agli altri reazionari, ma ha riconosciuto il Partito Comunista come suo unico dirigente? - gli chiesi.


- PerchŠ l'avete impedito voi, signor Hoxha - disse il generale in un tono quasi di rimprovero e fiss• su di me il suo sguardo scrutatore, aspettando la mia risposta.


- Questa Š la vostra opinione, generale, gli dissi, - ma Š priva di base. - Ammettiamo per un momento il vostro ragionamento, allora vi chieder•: PerchŠ gli italiani, i tedeschi, i ballisti, gli zoghisti ed altri, che hanno commesso tutti quei crimini contro il nostro popolo, non hanno potuto impedirlo di seguirci? La risposta Š molto semplice: il popolo li odiava per le loro infami azioni perpetrate contro di esso e si Š battuto con eroismo e abnegazione contro di loro.

Esso si Š unito, raccogliendo tutte le sue forze fisiche e morali attorno al Partito Comunista d'Albania, gli ha chiesto di guidarlo, ed esso l'ha guidato fino alla vittoria; ed ora, generale, Š il popolo, diretto dal Partito Comunista, fedele difensore dei suoi interessi, che Š al potere.


- Il popolo, signor Hoxha, - riprese il generale - ha le sue opinioni e vuole esprimerle.


- I comunisti sanno meglio di chiunque altro che il popolo ha le sue opinioni - gli risposi - e voi non potete nemmeno immaginarvi la forza del pensiero del nostro popolo. Se non avessimo ascoltato le sue opinioni e la sua voce, esso non ci avrebbe amato e neppure seguito come sta facendo. I comunisti tengono sempre presente un grande principio che non mancano di applicare: non basta ascoltare le opinioni e i desideri del popolo, ma occorre anche tradurli in realt…. Noi comunisti l'abbiamo fatto e continueremo a farlo.


- Ma, signor Hoxha, - replic• il generale - voi non permettete la formazione di altri partiti politici. Il popolo pu• esprimersi liberamente solo quando esistono anche degli altri partiti.


- A quanto pare, signor Hodgson, - gli dissi ridendo - avete perduto il sonno pensando che il "povero" popolo albanese non ha diversi partiti per potersi esprimere. Ma gli ufficiali delle vostre missioni vi hanno informato come ha cantato il fucile del nostro popolo e contro chi ha cantato? E questi altri partiti politici li volevate per amore del popolo, o per i bey, i feudatari, gli zoghisti, i traditori e gli speculatori?


- No, per il popolo e i democratici.


- Da noi Š il popolo ad essere al potere gli dissi - ed ha la sua grande organizzazione,, il Fronte Democratico, in seno al quale si esprime liberamente. Per il suo tramite, esso realizza tutto ci• che gli sta a cuore, sia la confisca dei capitali dei grossi commercianti che gli hanno succhiato il sangue durante tutta la vita che l'applicazione quanto prima della riforma agraria e di altre grandi riforme, ed anche la condanna, dei traditori. E' sorta l'organizzazione delle Unioni Professionali, anche la giovent— e le donne hanno le loro organizzazioni.


- Tutte queste organizzazioni - rispose il generale - sono dirette dal Partito Comunista.


- Ma, secondo voi, signor generale, da chi dovrebbero essere dirette, da Zogu e da Abaz Kupi?


- No, non da essi - disse il generale corrugando le sopracciglia, perchŠ avevo toccato un brutto tasto. - Io direi da qualche partito, democratico che potrebbe essere anche all'opposizione.


- Oh, - gli dissi - voi vi preoccupate troppo dell'esistenza di un partito <<democratico>>. Ma Š inutile. Non fatevi cattivo sangue. Lasciate a noi albanesi risolvere da soli questa questione. Sappiatelo bene, signor generale, che noi non abbiamo bisogno di alcun aiuto dall'estero a questo riguardo.

Vi sono nel mondo degli "amici" che pretendono che da noi "non c'Š democrazia!" Se questi "amici", signor generale, intendono per democrazia la libert… per i collaboratori degli occupanti, libert… per i criminali, gli speculatori, gli usurai che come le sanguisughe hanno succhiato il sangue del popolo nei suoi giorni pi— neri, libert… per coloro che soffocano i diritti e le libert… delle larghe masse, allora questi signori sappiano bene che una libert… del genere non c'Š e non ci sar… mai nella nuova Albania democratica. Voi avrete forse seguito, attraverso la stampa, i processi popolari che si sono recentemente svolti nel nostro paese contro i resti del fascismo, contro i collaborazionisti e i traditori. Dalla loro stessa bocca il popolo ha ascoltato quali infamie avevano perpetrato sulle sue straziate spalle. I tribunali popolari hanno spazzato via questi pruni, affinch‚ l'albero fiorisca e cresca sano. Il pugno di ferro della democrazia popolare colpir… sempre senza piet… questi elementi.

Sin dal periodo della guerra - proseguii il popolo e il suo Governo hanno fatto appello a coloro che si erano forviati di cambiare strada.

Nei loro confronti abbiamo usato una saggia clemenza ma essi no ne devono abusare, e si sbagliano di grosso se prendono questo nostro atteggiamento per debolezza... Devono impegnarsi onestamente sulla via del popolo. Solo cos assicureranno la loro salvezza.

Queste furono in sostanza le questioni politiche trattate con il generale inglese.

Egli non poteva esprimere pi— palesemente le sue opinioni, che del resto noi non ignoravamo. L'importante per noi era restare sempre vigili, perch‚ gli inglesi e gli americani avrebbero tentato di organizzare i resti della reazione per combatterci ad ogni passo durante la nostra opera di costruzione.

Alle manovre dovevamo rispondere con manovre, senza mai cadere nell'opportunismo, senza fare la minima concessione a scapito degli interessi del popolo. Manovrare nell'interesse del popolo vuol dire consolidare le sue posizioni e indebolire quelle del nemico. E' da quest'angolazione che dovevamo vedere la linea della nostra politica estera. Ma il rafforzamento delle nostre posizioni all'interno del paese doveva essere a nostra maggiore preoccupazione. Era chiaro per noi che gli imperialisti avrebbero tentato di realizzare ora, dopo la guerra, quanto non erano riusciti a realizzare durante la guerra, servendosi dei resti del Balli Komb‰tar e del Legaliteti, che avrebbero rappresentato la reazione interna. Il consolidamento delle posizioni interne era quindi strettamente legato con il rafforzamento del Fronte, del potere e dell'economia, in quanto condizione indispensabile per sventare tutti i tentativi dei nemici.

Subito dopo la Liberazione la reazione esterna e quella interna fecero ricorso alle pi— svariate manovre.

Bench‚ durante la guerra i tentativi di sbarco in Albania con il pretesto di aiutarci fossero a. pi— riprese falliti, essi, specialmente gli inglesi,. non vi rinunciarono nemmeno dopo la Liberazione, tentando questa volta di raggiungere il loro scopo attraverso un'organizzazione denominata "Military Liaison" (ML collegamento Militare), che essi stessi avevano istituito, alcuni anni prima, con il pretesto d aiutare i paesi balcanici.

Come venimmo a scoprirlo pi— tardi, il piano d'azione che la ML si era prefissata di attuare in Albania era articolato in due varianti. La prima prevedeva lo sbarco del suo personale militare in tutti i nostri porti, senza avvisare il nostro Governo e senza il suo permesso. La marina inglese doveva restare dietro e pronta ad interveinire. Se gli ufficiali della ML avessero incontrato una resistenza armata da parte delle forze albanesi, essi avrebbero ingaggiato combattimenti e questo avrebbe costituito un casus belli, una buona giustificazione per dare modo alle loro truppe, di sbarco di intervenire. E cosi l'occupazione sarebbe divenuta un fait accompli.

Vedendo per• che il Governo Democratico e il popolo albanese stavano bene in guardia, gli angloamericani ritennero irrealizzabile quest'azione e furono costretti a tentare l'altra variante, quella di negoziare il loro "aiuto". Per concederci i loro "aiuti" essi posero due condizioni: l'invio di una forza composta da 1.500 a 1.700 ufficiali e specialisti per la "distribuzione" di tali "aiuti" e la creazione di centri della ML in tutti i nostri porti, da dove essi potessero "passeggiare" in tutto il paese. Noi non potevamo in nessun modo accettare questa proposta, perch‚ era estremamente pericolosa. Accettare questi 1.500 o 1.700 ufficiali, significava accogliere in casa nostra il <<Cavallo di Troia>>, un "piccolo esercito", che sarebbe seguito da quello grande. La nostra risposta fu dunque un "no" categorico. Avendo fallito con il piano della ML, essi offrirono all'Albania il rovescio della stessa medaglia, l'UNRRA

A tal fine fu inviato in Albania il colonnello Oakley Hill. Era la terza volta che questo ufficiale superiore inglese, il cui cuore "bruciava" per l'Albania, veniva nel nostro paese. La prima volta era stato inviato per organizzare la gendarmeria del re Zogu; la seconda con un gruppo di "patrioti" albanesi, attraverso la Jugoslavia, per tenatre di organizzare la lotta del popolo "contro il fascismo"; ed ora, la terza volta, egli veniva nella veste di rappresentante dell'UNRRA per <<aiutare la ripresa dell'Albania>>! Appena giunto a Tirana, egli chiese di incontrarmi per discutere dell'accordo da concludere con l'UNRRA. Non avendo tempo di occuparmi di lui, lo feci aspettare due settimane. Infine lo ricevei. Mi parl• a lungo dell'UNRRA, dei suoi obiettivi e della sua funzione!


- Voi chiedete - gli dissi - che io firmi questo accordo nella mia qualit… di Comandante Supremo dell'Esercito di Liberazione Nazionale o di capo del Governo di Liberazione Nazionale. I vostri superiori si attengono dunque ancora ai termini del tempo di guerra. Non posso immaginare che essi non sappiano che da quasi un anno l'Albania ha alla sua testa un Governo Democratico. Come spiegare allora questa formulazione?! - gli domandai.


- Credo, signor generale, che si tratti di uin lapsus linguae. L'essenziale Š che voi accettiate il personale che noi chiediamo di far entrare in Albania per distribuire questi aiuti alla popolazione.


- Questi rifornirnenti, signor Hill, - gli dissi, - li distribuiremo noi stessi. Voi potete far venire giusto il personale necessario per consegnarci queste merci, e basta. Sta a noi distribuirle alla popolazione secondo le sue necessit…. Non si pu• procedere diversamente.


- Va bene, riferir• la vostra risposta alla mia centrale.


- Infine - aggiunsi - per quanto riguarda il personale della ML, bisogna che parta subito.


- Vorremmo pregarvi di permettere ad alcuni membri della ML di restare per dare una mano all'UNRRA.


- In nessun modo - gli dissi in tono perentorio. - Tutto il personale della ML deve andarsene.


_- Va bene - ripetŠ Hill, - riferir• la cosa alla mia ceritrale.


Non tard• molto e ricevei la visita di Jacobs, che venne a discutere con me posatamente, non senza astuzia, per scoprire i nostri disegni.

Entr• subito nel tema parlandomi dei "motivi" della venuta della sua missione e dell'aggiornamento del riconoscimento del Governo Democratico d'Albania, il che ormai era per me un lieu commun, gi… ripetuto continuamente dal suo collega Hodgson.


. - Le spiegazioni che mi avete dato, signor Jacobs, sulla vostra missione e sull'aggiornamento della data di riconoscimento del nostro Governo, non ci sembrano convincenti. La vostra tesi secondo cui "tale riconoscimento avverr… solo dopo che vi sarete fatta un'idea chiara della situazione in Albania", Š assurda. Il riconoscimento deve essere il risultato della lotta che abbiamo condotto contro i nazifascst. Questo, comunque, Š affar vostro. Il popolo albanese ribolle di collera ed Š profondamente indignato anche per l'ingiustizia che gli Š stata fatta, negandogli fra l'altro il diritto legittimo di inviare i suoi rappresentanti alla Conferenza di San Francisco.


- Anche altri paesi non hanno preso parte a questa conferenza, signor Hoxha - egli disse.


- E' vero, ma l'Albania ha occupato un posto importante nel blocco delle nazioni antifasciste. Questo lo hanno ammesso anche diverse personalit… del vostro paese. Fra i partecipanti a questa conferenza c'erano anche di quelli che non solo non hanno contribuito alla lotta ma che hanno invece, direttamente o indirettamente, collaborato con gli hitleriani, mentre l'Albania ancora oggi resta fuori dall'ONU. Questo diritto, non e un'elemosina che essa chiede, ma un diritto che si Š conquistata a prezzo di sangue e di sacrifici sovrumani, insorgendo senza riserve nella lotta per la libert… sua e degli altri popoli, per i diritti dell'umanit…. Nondimeno il popolo albanese rester… fedele fino in fondo all'alleanza antifascista, continuer… a dare il suo contributo per la giusta soluzione dei problemi inerenti al futuro dei popoli.


- Condivido il vostro punto di vista, signor generale, - egli acconsent diplomaticamente - e sono convinto che la questione sar… riesaminata, ma io vorrei discutere con voi anche della questione dell'UNRRA. E' stata creata, come sapete, per aiutare i popoli che hanno combattuto.


- Lo so, - gli risposi, - anche altri me l'hanno detto.


<<Bell'alleato che sei>>, pensai, "so bene che cosa stai cucinando". Ma egli aveva ragione. Quale servo dell'imperialismo che era, doveva assolutamente adoperarsi per fare un posto in Albania all'UNRRA, a questo strumento degli angloamericani, poich‚ questi facevano precisamente assegnamento su di essa per esercitare pressione sul nostro governo e corrodere dall'interno il potere popolare.

- Vorrei pertanto dirvi, signor Hoxha, egli prosegu, - che il vostro paese non deve fare eccezione. L'UNRRA ha i suoi regolamenti e questi vanno applicati. Ovunque essa abbia inviato degli aiuti, li ha distribuiti essa stessa in ogni centro, citt… o villaggio. Cosi avviene in Jugoslavia e altrove. Mentre voi, da quanto ho potuto capire, non siete d'accordo.

Indubbiamente Hill lo aveva messo al corrente della conversazione che aveva avuto con me. Evidentemente presso l'UNRRA l'influenza americana stava prevalendo su quella inglese e cos i contorni degli artigli dell'imperialismo americano stavano delineandosi pi— chiaramente. Lo zio Sam stava per strappare, se non l'aveva gi… fatto, le redini a John Bull ed avrebbe, fatto schioccare pi— forte la frusta sul dorso dei popoli.

- Signor Jacobs, - gli dissi, - voi siete in Albania e l'Albania ha le sue leggi. Voglio dunque ripetere anche a voi quello di cui vi hanno gi… informato: Se veramente volete inviarci gli aiuti dell'UNRRA, questo Š molto semplice. Spediteli a Durr‰s e consegnateli alle autorit… del porto. Non preoccupatevi della loro destinazione. Noi siamo il governo del popolo ed e per il popolo che lottiamo. Gli aiuti saranno mandati a destinazione, dove il bisogno Š maggiore.

L'UNRRA non Š un organismo n‚ inglese ne americano, - egli disse sorridendo ingenuamente, - e questo voi lo sapete bene. E' un'organismo internazionale. NŠ voi nŠ io, nessuna delle parti ha il diritto di trasgredire i suoi regolamenti.

Frottole - gli dissi indignato. - C'Š Poco da discutere: non permettiamo a questa folla di ufficiali di entrare in Albania. Noi accettiamo la pratica seguente: le forniture saranno consegnate alle nostre autorit… in presenza di uno o due ufficiali della vostra Missione di Tirana contro le rispettive ricevute che saranno consegnate al rappresentante dell'UNRRA. A questo si limita il suo e il vostro lavoro in quest'affare.

- Oh, no! - fece Jacobs - questo modo di procedere Š inaccettabile.


- Va bene, - gli dissi, - allora noi non vogliamo gli aiuti dell'UNRRA. Non ammettiamo condizioni. Non permettiamo a un solo ufficiale di scendere sui nostri moli.

Anche prima, durante la guerra, avevamo ricevuto degli "alleati" e degli "amici" del genere, che ci sorridevano, ci facevano delle smorfie, c'intimavano degli ultimatum o ci davano <<buone notizie>>, ci colmavano di belle parole sui cosiddetti aiuti. McLean, Davies, Palmer, Thomas Stefan ed ora Hodgson e Hill, Jacobs e Fultz. tutti della stessa covata, avevano le stesse mire e seguivano la stessa via.

Con quei pochi stracci che volevano inviarci come "aiuto" l'America e l'Inghilterra intendevano dire agli albanesi: "Siamo noi che vi manteniamo in vita, senza di noi il vostro governo farebbe bancarotta, preparatevi quindi ad alzarvi contro di esso se non con la rivolta, almeno in occasione delle prossime elezioni all'Assemblea Costituente>>. Questa propaganda l'avrebbero fatta, naturalmente, i loro ufficiali addetti alla distribuzione dei cosiddetti <<aiuti>> dell"UNRRA, vale a dire i cenci, le fave e le noccioline bacate, tentando anche di spiarci e di allargare la loro rete di informatori e di sabotatori. Partendo dalla loro logica imperialistica, essi pensavano che il nostro popolo avrebbe venduto la sua libert… e la sua indipendenza per un piccolo aiuto materiale. La manovra era chiara. Ma a noi non potevano farcela, i loro disegni erano cuciti di filo bianco.

Finimmo per convenire che il loro <<aiuto>> ci sarebbe stato rimesso, non secondo le condizion¡ che ci proponevano ma secondo le nostre. Tuttavia noi tenemmo gli occhi bene aperti per sventare qualsiasi loro tentativo di nuocerci.

Alla fine, come per caso Jacobs mi chiese:


- Nei documenti che avete pubblicato sidice che voi rivedrete ed annullerete tutti gli accordi politici, economici e militari che il re Zogu aveva stipulato con gli altri Stati. Intendete con ci• anche gli accordi conclusi con il governo americano?


-Si - gli risposi. - Questi accordi, signor Jacobs, sono come il chiodo di Nastradin,* *( Personaggio della leggenda popolare orientale. Allusione ad uno dei suoi stratagemmi con il quale, riservandosi la propriet… di un chiodo in una casa, intendeva utilizzarla come sua.)

ma il nostro popolo ha estratto questo chiodo fin dal Congresso di P‰rmet. Sicuramente siete al corrente di questo Congresso e delle storiche decisioni adottate dai rappresentanti del popolo. Il capo della vostra missione militare vi ha assistito come invitato ed ha ascoltato con i propri orecchi quanto Š stato detto e deciso su questa questione e chi l'ha deciso. A proposito, a P‰rmet noi avevamo invitato anche un membro della missione inglese, raccomandandogli di mantenere il segreto sulla data e il luogo della tenuta di questo congresso. Egli lo consider• "illegale" e non venne, ma se i tedeschi e i traditori non vi fecero irruzione questo fu per merito delle nostre brigate partigiane che organizzarono un'eroica difesa. Questo e un altro affare, ma torniamo alla vostra domanda. In questo Congresso fu presa, fra l'altro, anche la decisione di cui avete fatto menzione. A Berat, il nostro Governo Democratico ha giurato di portare a compimento i compiti che gli erano stati assegnati tra cui anche quello di rivedere ed annullare gli accordi conclusi da Ahmet Zogu, questo <<buffone del progresso>>. Queste sono la decisione e la volont… del popolo e saranno tradotte nei fatti, chiunque sia colui, grande o piccolo, che ne sar… toccato. Sollevando questa questione, signor Jacobs, voi avete <<dimenticato>> l'ultima parte di questa decisione: " ... quelli che sono pregiudizievoli al popolo e allo Stato albanese". Ci• significa che potremo rivedere alcuni di questi accordi, specie quelli bilaterali con il governo americano dopo l'allacciamento delle relazioni diplomatiche fra di noi, apportandovi le necessarie modifiche nello spirito di equit… e del reciproco vantaggio e spogliandoli di qualsiasi contenuto pregiudizievole all'indipendenza politica ed economica dell'Albania. Date via libera al riconoscimento del nostro governo e all'allacciamento delle relazioni diplomatiche, signor Jacobs, e allora potremo considerare posatamente queste cose.


- Aspettiamo e speriamo - mi rispose.


Queste missioni erano apparentemente pacifiche; si trattava di missioni alleate, incaricate di "informare" i loro governi "sull'evoluzione della situazione in Albania", sul <<grado di democrazia>> che sarebbe stato instaurato nel paese, sul carattere delle riforme che avrebbe fatto il nuovo governo albanese, e ci• al fine di <<preparare>> il suo riconoscimento da parte dei governi inglese e americano.

Almeno cosi si presentavano in apparenza.

In realt… esse perseguivano altri disegni. Ma a noi non l'avrebbero data a bere n‚ il generale Hodgson, n‚ Jacobs, n‚ Fultz, con tutte le loro fandonie. Le loro intenzioni erano ormai chiare per noi fin dal tempo della guerra, quando ci dicevano: <<Prima dobbiamo conoscere la situazione e poi vi forniremo le armi>>. Dietro le nuove frasi si nascondevano le vecchie mire, sempre sotto la maschera dell'alleato, ma ora con altri uomini ed altri metodi. L'una e l'altra parte si scambiavano sorrisi, ma entrambe tenevano gl occhi bene aperti. Essi facevano dei piani per attaccarci, e noi per difenderci; essi complottavano mentre noi aguzzavamo la nostro vigilanza, perchŠ dovevamo smascherare i loro agenti segreti e distruggere la loro attivit… di sovvertimento.

Ben presto le missioni angloamericane si resero conto della vitalit… del nostro potere popolare e del fermo ed inflessibile atteggiamento del nostro Governo di fronte alle loro manovre. Essi si spaventavano vedendo con i loro occhi il crescente rafforzamento dei legami del popolo con il suo Governo, il consolidamento del potere popolare e le prime significative vittorie che stava conseguendo il nostro paese nella sua opera di ricostruzione. Essi si accinsero alla loro opera di sabotaggio, cercando di estenderla possibilmente a tutti i campi della nuova vita che stava nascendo in Albania, per offuscare il prestigio del Governo Democratico e rovesciare il potere, popolare.

Innanzi tutto essi dovevano stabilire dei contatti, organizzare tutti i nemici del popolo, criminali di guerra, bey, grossi commercianti colpiti dalle nostre riforme, intellettuali reazionari, spie donne immorali, insomma tutta la feccia della societ…. Essi raccolsero attorno a sŠ i loro agenti e cominciarono a finanziarli, ad incoraggiarli e ad aizzarli contro il potere popolare. Ben presto le sedi delle missioni divennero covi di spionaggio, di sabotaggio e di complotti armati.

Il principale obiettivo che essi si prefissero fu quello di seminare la confusione politica, ma qui urtarono contro la forza del nostro Partito e del nostro popolo. Essi cercavano di persuadere le masse che l'Albania non poteva vivere isolata, senza l'aiuto economico l"inghilterra e dell'America. Questi due grandi Stati non potevano sopportare l'esistenza di uno Stato comunista come l'Albania, dove il potere era nelle mani del popolo guidato dal Partito Comunista. Essi facevano una propaganda nel contempo aperta e mascherata.

Durante la Lotta di Liberazione Nazionale, le missioni inglesi e americane avevano sicuramente creato le loro reti di agenti arruolando elementi reazionari provenienti dal Balli Komb‰tar e del Legaliteti, i quali, dopo la Liberazione, proseguirono, camuffandosi, la loro attivit… ostile.

Per combatterci, la missione inglese, capeggiata dal generale Hodgson, si serviva di questa rete per diffondere parole d'ordine come: <<i partLgiani non hanno alcuna esperienza a governare il paese e a gestire l'economia>>, <<essi faranno fallimento>>, "non dureranno molto, avranno bisogno di noi", "passata quest'ondata, noi prenderemo di nuovo il potere", <<l'Inghilterra e l'America non tollereranno questa situazione>> e cosi via.

Fultz, dal, canto suo, sperava che tutti gli ex studenti della Scuola Tecnica di Tirana, di cui sotto il regime di Zogu era stato per un lungo tempo preside, si sarebbero schierati a suo fiano. Egli non poteva immaginare che la maggior parte di questi, come tutta la giovent— albanese, era stata in prima linea della lotta contro gl occupanti. C'erano comunque tra i suoi ex studenti anche di quelli che egli da tempo era riuscito a reclutare come agenti, facendo loro un corso speciale di notte nella casa di Hollingstend, vicedirettore della Scuola Tecnica. Certamente, questi <<alunni>> non avevano dimenticato il loro "professore". Fultz aveva per giunta delle informazioni che essi erano passati all'azione. Questo dunque doveva essere il principale contingente di Mr. Fultz nel suo tentativo di assolvere i compiti che gli avevano assegnato i suoi superiori di Washington.

La missione americana pensava e credeva che anche le famiglie degli emigranti economici albanesi negli USA l'avrebbero sostenuto e sarebbero divenute una fonte di informatori e di agenti. Ma qui Fultz si sbagliava.

Egli contava inoltre anche su un'altra fonte. Sin dal periodo di guerra Fultz aveva preparato i suoi <<ragazzi>> attraverso un corso speciale di sipionaggio organizzato in Italia dallo SBS* *( Secret Balkan Service - Servizio Segreto (americano) per i Balcani, ramo dell'OSS.) con gli ex confinati albanesi dopo la loro liberazione. Alcuni d questi elementi erano riusciti ad infiltrarsi anche nelle file del nostro Esercito Partigiano, ce ne furono persino di quelli che divennero membri del nostro Partito.

Una fonte di informazione dovevano essere la missione americana anche alcuni ex studenti che avevano fatto i primi passi in materia di spionaggio nelle varie scuole all'estero, come il "Robert College" a Istanbul, sotto la direzione di un certo Fischer, ecc.

Con questi contingent¡ a sua disposizione, egli si accinse al lavoro per fare si che l'Albania volgesse gli occhi verso l'Occidente "democratico". verso l'America.

Egli avrebbe assegnato nuovi compiti ai suoi <<ragazzi>> e <<alunni>>. Essi dovevano occupare delle cariche nel nuovo potere statale e preparare furtivamente un colpo di mano. In caso di insuccesso, dovevano fomentare disordini interni o provocazioni al confine per sollecitare un intervento armato. Essi dovevano compiere ovunque atti di sabotaggio, diffondere degli slogans contro il potere popolare, bisbigliando che la Carta dell'Atlantico non era stata rispettata in Albania, che non vi esistevano altri partiti all'infuori del Partito Comunista, n‚ dei giornali che rappresentassero le varie tendenze politiche.

E cos il covo di spionaggioangloaniericano si era messo all'opera.

Il maggiore inglese Neil, dal canto suo, proseguiva la sua "missione" gi… iniziata dal tempo di guerra e che consisteva nell'organizzare il clero reazionario di Shkodra. Egli incit• questo clero a provocare seri disordini, suscettibili di scatenare una "guerra civile" che avrebbe offerto alle <<grandi democrazie>> il pretesto di intervenire militarmente per sedarla. Il clero reazionario, seguendo queste istruzioni, aveva preso contatti con i fuorusciti che si erano rifugiati sui monti, ed anche con altri elementi scontenti. Si era messo a far propaganda fra i credenti, a suscitare il loro malcontento e a diffondere parole d'ordine ostili per disorientarli. Si spinse fino al punto di organizzare azioni armate. L'arcivescovado di Shkodra, in ottemperanza agli ordini del Vaticano, divenne la sede del "quartier generale" degli insorti reazionari. Ma i reparti del nostro esercito spezzarono in due giorni questa insurrezione". Il piano di sbarco, come durante la guerra, and• a monte anche questa volta.

A Ku‡ova la missione britannica, per mezzo del suo agente Tarasconi, un fascista italiano rimasto in Albania, tent• di distruggere i pozzi petroliferi e la raffineria. L'agente fu scoperto. Durante il processo egli mise in mostra pubblicamente tutte le infamie dei suoi "amici".

Gli agenti degli angloarnericani incoraggiavano il mercato nero per suscitare fra le masse il malcontento ed aggravarne la povert…. Le classi rovesciate, esasperate e non potendo conciliarsi con le grandi trasformazioni avviate dal potere popolare, passarono all'azione. Esse, non potendo tollerare la Riforma Agraria, le nazionalizzazioni, l'imposta straordinaria sui profitti di guerra, lo sviluppo dell'istruzione e della cultura, combattevano tali misure ora con arroganza ora con astuzia; facevano affluire lagnanze e preghiere alle missioni angloamericane, i loro <<ombrelli>>, affinchŠ intervenissero per porre riparo a queste "ingiustizie" che faceva loro il popolo. Per•, malgrado i loro desideri e i loro sforzi, le loro "protettrici>> si rendevano ben conto di non poter soccorrerle apertamente. Esse dovevano ancora proseguire nell'ombra la lotta contro di noi.


Senza rinunciare alle forme di lotta gi… citate, gli angloamericani concentrarono la loro attenzione sulla creazione di un'<<opposizione>>. Ci• era indispensabile per loro, tanto pi— che la campagna elettorale era ormai prossima. Essi si misero in contatto con elementi reazionari e traditori camuffati in seno al Fronte Democratico, come Shefqet Beja, Riza Dani, Gjergj Kokoshi, Selaudin Toto, Sami Qeribashi, Suat Asllani e qualche altro. Secondo le consegne ricevute, alcuni di questi dovevano dichiararsi apertamente al momento fissato, mentre gli altri dovevano continuare a rimanere nascosti come gli uomini del "Cavallo di Troia", aspettando il momento propizio per minare di dentro il Fronte e colpirci all'improvviso dietro le spalle.

Si trattava di un piano di vaste proporzioni elaborato e coordinato da Londra e dalla sua alleata di oltre Atlantico.

Secondo alcune voci la reazione faceva di tutto per creare un partito che si sarebbe dichiarato contro il programma del Fronte. E, come dice il popolo, <<non c'Š fumo senza arrosto>>.

Non erano prive di significato le questioni sollevate dal generale Hodgson durante l'incontro che ebbi con lui al suo arrivo in Albania.

- Prender… parte alle elezioni qualche gruppo di opposizione fuori dal Fronte? - mi chiese allora il generale dopo la mia risposta alla sua domanda sui partiti politici.

- A giudicare dagli indizi attuali, signor generale, - gli risposi - non esiste un simile gruppo e non c'Š ragione che esista. E sapete perchŠ? La lotta del popolo albanese ha risolto tale questione. L'<<opposizione>> Š stata spazzata via dalla nostra lotta, dalla rivoluzione popolare, perch‚ essa si Š compromessa gettandosi in grembo agli occupanti

- Ma signor Hoxha, - fece il generale, - non ci saranno almeno dei candidati indipendenti che parteciperanno alla campagna elettorale?

- Pu• darsi, signor generale, che vi siano degli elementi che non gradiscono la politica del nuovo potere popolare, e questo Š logico. Da noi il Fronte coinvolge la stragrande maggioranza del popolo albanese. Questa Š una grande vittoria per la democrazia. La mancanza di un'ooppsizione non significa mancanza di democrazia. Anzi io direi che la nostra democrazia Š la pi— larga delle democrazie, la democrazia della maggioranza.

- Intendevo parlare dei candidati ¡ndipendenti - intervenne il generale.

- La nostra legge elettorale garantisce a chiunque il diritto di porre la propria candidatura. Da noi il diritto di eleggere e di essere eletti Š riconosciuto a tutti coloroche hanno raggiunto l'et… prevista dalla legge, eccettuati gli ex ministri collaborazionisti e coloro che sono stati privati dei diritti civili. Se dei candidati indipendenti volessero partecipare alla consultazione elettorale, per esempio in una circoscrizione di 10 o 12 mila elettori, essi dovrebbero raccogliere la firma di almeno venti persone che appoggino la loro candidatura. Non Š colpa nostra e neppure della legge elettorale se questi individui non riusciranno a trovare un numero cos ridotto di persone che li sostengano. La colpa Š loro e ci• prova che il popolo non li ama e quindi non possono pretendere il suo appoggio.

- Oltre alla stampa ufficiale, vi sono da voi altri giornali? - chiese il generale come se non lo sapesse.

- E' vero, signor generale - gli risposi che non ci sono da noi altri organi di stampa all'infuori di quelli ufficiali, ma tutti hanno il diritto di scrivere, eccettuati i nemici.

Quanto mi aveva detto con diplomazia questo rappresentante della reazione estera, dovevamo ascoltarlo poco dopo sotto altre forme, ma molto pi— aggressive, da parte della reazione interna.

Se in Albama non potevano essere formati altri partiti, ci• era dovuto non solo al fatto che la borghesia era economicamente debole e non si era ancora creata una sua tradizione in questo campo, ma anche perchŠ il Partito Comunista si era rapidamente rafforzato sin dal tempo di guerra e il Popolo l'aveva riconosciuto come sua unica guida. Dopo la Liberazione, le riforme del nuovo potere liquidarono la base sociale della borghesia e, conseguentemente, la base di un suo eventuale partito. Non le restava che una sola via di scampo, l'iniezione dall'estero, e questa tentarono di fargliela gli inglesi e gli americani.

A tal fine i rappresentanti della reazione organizzarono persino delle riunioni alla presenza di stranieri, che non erano altri che membri delle missioni "alleate" e giornalisti. Si potevano quindi creare dei minipartiti, che per reggersi avevano bisogno di stampelle, solo con l'iniziativa e, l'istigazione degli imperialisti. E infatti Cosi fu. Come i funghi dopo la pioggia comparvero sulla scena dei gruppi a cui i loro ideatori stessi appiccicarono le etichette di "gruppo monarchico", "gruppo della resistenza" e <<gruppo socialdemocratico>>, sfortunati attori di un dramma abortito.

Seguendo le raccomandazioni di Hodgson e di Fultz, i capi dell'"opposizione" dovevano alzarsi apertamente contro la Legge elettorale che doveva essere discussa al Consiglio Antifascista di Liberazione Nazionale (CALN). Quest'azione avrebbe serrato le file della reazione, avrebbe disorientato i titubanti e dato l'occasione agli <<amici>> di pronunciarsi in una forma o in un'altra.

Il giorno della riunione del CALN al cinema <<Kosova>>, il generale Hodgson e Mr. Fultz erano l per seguire attentamente i suoi lavori, aspettando la schiusa del pulcino che i loro colleghi ed essi stessi avevano covato con tanta cura. La reazione cominci• a rizzare gli orecchi proprio al momento in cui fu presentato il disegno di legge elettorale ed ebbe inizio il dibattito. Spinto dagli inglesi, Gjergj Kokoshi espresse palesemente il punto di vista della reazione contro il disegno di legge. Gli altri membri del Consiglio Antifascista di Liberazione Nazionale respinsero la tesi di questo nemico e Gjergj Kokoshi lasci• in modo dimostrativo il Fronte per diventare, conformemente ai piani degli inglesi e degli americani, il dirigente dell'<<opposizione>> fuori dal Fronte.

Questo era per la reazione il segnale di passare apertamente all'azione. Noi eravamo al corrente delle sue mosse, tenevamo gli occhi bene aperti, sapevamo bene che i nazionalisti che facevano parte del Fronte non erano tutti, senza eccezione, onesti, perchŠ alcuni di loro vi si erano infiltrati per minarlo dall'interno. Comunque, era nostro compito scoprire il nemico e attirare interamente dalla nostra parte gli elementi indecisi.

Noi proseguivamo la nostra marcia in avanti. Il CALN decise che le elezioni avessero luogo il 2 dicembre 1945. Il Fronte Democratico lanci• un proclama a tal fine. Si diede cosi il via alla grande azione politica - la campagna elettorale. La reazione interna s'adoper• in tutti i modi per presentarsi con le proprie liste, ma non riusc ad aver presa nel popolo e falli. Il Fronte pubblic• le liste dei suoi candidati. Ovunque, durante i comizi, il popolo entusiasta, in un'atmosfera di giubilo, approv• queste liste. La campagna elettorale si convert in un grande plebiscito popolare.

Ci• mand• su tutte le furie i nemici. Questi tentarono di far rinviare le elezioni. E quando anche questo loro tentativo fall, allora si misero all'opera per boicottarle diffondendo parole d'ordine come: <<non c'Š democrazia>>, "la, legge elettorale Š antidemocratica", "c'Š la dittatura di un solo partito" ed altri slogan che, direttamente o indirettamente, avevamo avuto modo di ascoltarli anche da Hodgson, Jacobs e i loro compagni.

Due audienze in un solo giorno. Due atteggiamenti diametralmente opposti. Il 10 novembre 1945 ricevetti il capo della missione militare sovietica, che mi consegn• una nota del suo governo in cui si diceva che esso aveva deciso di riconoscere il Governo albanese e di allacciare con esso delle relazioni diplomatiche.

- Questa Š una nuova prova della sincera amicizia del popolo sovietico, del suo governo e del generalissimo Stalin verso il nostro popolo e il suo Governo, - dissi a Sokolov. - L'allacciamento di relazioni diplomatiche rafforzer… maggiormente l'amicizia fra il nostro popolo e quello sovietico.

- Questo Š anche il desiderio del popolo sovietico - rispose il colonnello.

- Noi siamo immensamente lieti dell'alto apprezzamento che il vostro governo fa del contributo del popolo albanese alla lotta contro gli occupanti italiani e tedeschi. ed anche del suo lavoro per la ricostruzione del paese.


- E' suo dovere, perchŠ il vostro popolo lo merita - disse l'ufficiale sovietico.

- Vi prego - gli dissi, alla fine del nostro colloquio - di trasmettere al popolo sovietico, al suo governo e al generalissimo Stalin, i. saluti e la profonda riconoscenza del popolo albanese e del suo Governo Democratico per questo insigne gesto di amicizia.

Due o tre ore pi— tardi vennero a visitarmi Hodgson e Fultz. Vedendo la sana situazione rivoluzionaria che regnava nel nostro paese, i governi inglese e americano si erano resi conto che stavano compromettendosi rimandando continuamente il riconoscimento del nostro Governo. Per non screditarsi ulteriormente, essi furono costretti a fare ricorso ad un sotterfugio politico.

Fu il generale Hodgson a prendere per primo la parola.

- Il Governo di Sua Maest… - disse - ha preso la decisione di riconoscere il vostro Gover no ed Š pronto a scambiare i rappresentanti diplomatici...

- Siamo molto lieti - intervenni - che il governo inglese si sia finalmente convinto della grande realt… che esiste in Albania...

A condizione per• - m'interruppe il generale, terminando la sua frase - che il vostro Governo gli dia assicurazioni che le elezioni saranno libere e a scrutinio segreto.

Fultz, con un cenno della testa in segno di approvazione, volse subito lo sguardo verso di me aspettando la mia risposta.

- Il Governo Democratico d'Albania, signore, - gli dissi, - ha esso stesso cura di osservare questi principi. Li ha difesi e li difender… con tutte le forze perchŠ sono stati consecrati per legge alle riunioni dei rappresentanti del popolo albanese, il quale ha versato il suo sangue per instaurarli e conservarli. Questa Š la garanzia pi— sicura piu sicura per l'applicazione di queste libert… e di questi diritti. La <<Legge elettorale>> garantisce tutti i diritti alle persone e ai gruppi non fascisti di participare a questo grande avvenimento della storia del nostro popolo. Il segreto e la libert… del voto - sottolineai - saranno scrupolosamente rispettati.

- Il Governo di Sua Maest… chiede che anche la stampa sia libera - soggiunse il generale.

- Vi assicuriamo, signor generale, che la libert… di stampa Š stata e rimarr… sempre uno dei principi base della nostra democrazia.

- La mia ultima richiesta, signor generale Hoxha - disse Hodgson - Š quella di permettere ai corrispondenti stranieri di entrare in Albania e di osservare la procedura delle elezioni.

Fultz annui di nuovo con la testa.

Non Š mai stato vietato ai corrispondenti stranieri di entrare in Albania, signor generale, e il nostro governo ha offerto loro tutte le agevolazioni. Vengano pure a vedere de visu quanto Š larga e autentica la nostra democrazia.

Anche il governo, americano - disse infine Fultz - ha deciso di riconoscere il vostro governo. Aspetto da un momento all'altro di ricevere la nota. Ma, secondo le istruzioni che ho ricevuto, oltre alle richieste avanzate dal signor Hodgson, il governo americano chiede che siano applicati i trattati o gli accordi stipulati fra i due paesi prima del 7 aprile 1939.

- Ho gi… chiarito al signor Jacobs questa questione, signor Fultz, in un precedente incontro che ho avuto con lui. Non toglier• una virgola a quello che gli ho detto.

Poi, dopo questa replica all'indirizzo di Fultz, continuai:

- Signori, trasmetter• quanto mi avete detto al Govemo, ma tengo anzitutto a dirvi che la questione del riconoscimento del Governo Democratico d'Albania non dovrebbe essere trascinata pi— a lungo e tanto meno essere subordinata a condiziomi. Il nostro Governo uscito dalla guerra e dal seno di questo popolo provato, Š stato riconosciuto dall'Unione Sovietica, dalla Jugoslavia e dalla Polonia. E questa Š una grande soddisfazione pienamente meritata per il popolo albanese. Anche gli altri paesi, e in primo luogo i nostri grandi alleati, l'Inghilterra e l'America, che sono i testimoni pi— vicini della sua lotta, avrebbero dovuto agire allo stesso modo. Siamo sorpresi di vedere che il riconoscimento del nostro governo e l'allacciamento delle relazioni diplomatiche siano subordinati a condizioni. Come mai si Possono porre condizioni al riconoscimento del governo di un popolo eroico che ha impegnato tutte le sue energie per la conquista della sua libert… per la causa comune degli alleati? Come si possono mettere in dubbio la libert… e la democrazia in questo paese, dove il carattere del regime Š fra i pi— democratici e dove le decisioni vengono prese e le leggi varate nello stesso spirito?

<<Tutto questo mi sembra privo di fondamento. Oggi nella pace, come ieri nella guerra, da noi Š il popolo che decide di tutto. Non mi prolungher• su questo argomento. Dice bene il popolo: <<Il buon ha bisogno di frasca>>. Esso ha risolto e risolver… da solo i suoi problemi interni, perchŠ Š padrone del suo destino, e non permetter… in nessun modo a chicchessia, grande o piccolo, di ingerirsi nei suoi affari interni.

<<Il popolo albanese, signori, - proseguii - non far… una buona accoglienza a questa specie di riconoscimento del suo Governo da parte degli alleati; anche in altre occasioni esso ha espresso la sua insoddisfazione per certi loro atteggiamenti inerenti al suo diritto di essere rappresentato alle conferenze internazionali. Esso Š rimasto ed Š contrariato vedendo che gli viene misconosciuto il diritto di essere membro dell'ONU, questo gli albanesi lo considerano come una negazione dei princpi per i quali Š stata condotta la lotta antifascista , per i quali Š stata cistituita l'ONU.

"I1 popolo albanese sta ascoltando delle voci sulla preparazione di una Conferenza dove saranno esaminati i trattati di pace con la Germania e l'Italia. Il nostro paese come tutte le altre nazioni vittoriose, deve assolutamente essere un membro attivo di questa conferenza. Ma sfortunatamente, a quanto sembra, hanno l'intenzione di negarci anche questo diritto. Non abbiamo ricevuto, a tutt'oggi, n‚ una notificazione n‚ un invito in tal senso. Vorrei chiedervi, signori, quale popolo, pi— del nostro ha il diritto di chiedere contro all'Italia fascista? Non Š stato forse il popolo albanese che durante la guerra ha inchiodato sul posto pi— di 15 divisioni italiane e tedesche? Questo non Š forse stato per esso un peso abbastanza grave? Esso non ha forse dato un valido contributo in proporzione al suo territorio e alla sua popolazione, alla storica vittoria sul fascismo? Qualsiasi persona onesta nel mondo riconosce ormai questi meriti al popolo albanese. Perci• l'Italia e la German¡a sono molto debitrici nei suoi confronti e devono rispondere di tutte le innumerevoli e raccappriccianti atrocit… commesse contro di esso. Il popolo albanese chieder… con insistenza il risarcimento dei danni subiti. E' un diritto legittimo che gli appartiene e gli rincresce per gli ostacoli artificiali che gli vengono frapposti, tanto pi— quando sente dire che tali ostacoli gli vengono frapposti da alcuni alleati.

"Come vi ho d'etto anche prima, signori, io esporr• al mio Governo quanto mi avete detto, e vi comunicher• la sua risposta".

Informai dunque il nostro Governo della comunicazione che mi avevano fatto i rappresentanti delle missioni angloamericane ed anche della conversazione che avevo avuto con loro. I compagni discussero la questione ed evidenziarono la differenza fra il riconoscimento comunicatoci dal governo sovietico, e quello di cui ci avevano informato lInghilterra e l'America. Dopo di che inviammo loro le nostre note di risposta*. *( Nello spirito delle risposte tempestivamente date dal compagno Enver Hoxha e delle discussioni di questa riunione, il Governo Democratico d'Albania invi•, l'11 e il 17 novembre 1945, delle note di risposta ai governi inglese e americano. )

Solo Sejfulla Mal‰shova ebbe di questi riconoscimenti un'altra visione. Egli considerava come riconoscimento le note presentate dalla Gran Bretagna e gli Stati Uniti, mentre in realt… non erano che manovre politiche per incoraggiare la reazione interna. Egli sostenne le seguenti tesi:

"Ufficialmente l'Unione Sovietica, l'Inghilterra e gli Stati Uniti vanno messi sullo stesso piano>>,

<<il riconoscimento del nostro governo da parte degli angloamericani era una condizione sine qua non per l'esistenza del regime popolare in Albania>>, <<bisognava assicurarsi ad ogni costo il riconoscimento da parte degli angloamericani e l'ammissione all'ONU, sia pure facendo qualche concessione a loro favore>>, ecc. Accettare queste tesi significava esporre ad un grave pericolo la libert… e l'indipendenza del nostro paese. Atteggiandosi a gran teorico, egli ci consigliava dicendo:<<Noi dobbiamo renderci conto dello sviluppo dialettico degli avvenimenti, perchŠ solo allora saremo in grado di comprendere le concessioni da fare e di non averne paura>>. Egli semin• questo spirito di sottommissione e il timore davanti alla potenza degli angloamericani anche in alcuni elementi predisposti all'opportunismo, che dichiaravano: "L'Albania Š un paese piccolo, non pu• quindi vivere da sola, deve dipendere da essi".

Le sue "direttive", che cominciavano e finivano con <<noi dobbiamo>>, non passarono senza lasciare traccia. Esse furono all'origine di segni di opportunismo che si manifestarono a proposito dell'inclusione dei rappresentanti della reazione nelle liste dei candidati del Fronte, ed anche della proposta di costituire una coalizione con il clero cattolico alle elezioni. In seguito egli tent• di far orientare, la politica estera e quella economica del nostro paese verso l'occidente. Ma le tracce della sua azione furono di breve durata. Il suono stonato della sua campana fu definitivamente soffocato dal V Plenum del CC del Partito, che si tenne nel febbraio del 1946.

Nonostante le manovre, i tentativi e i disegni dei nemici esterni ed interni, la campagna elettorale si svolse conformemente al programma pubblicato dal Fronte Democratico. Il Partito condusse un'intensa propaganda per smascherare e distruggere queste manovre, le colpi a morte e consolid• ancora di pi— l'unit… politica delle masse attorno a sŠ. Le elezioni all'Assemblea Costituente si conclusero con successo. Vi presero parte il 90 per cento degli elettori, di cui il 93 per cento votarono a favore dei candidatidel Fronte.

Queste elezioni, le prime su basi veramente democratiche che aveva conosciuto il nostro paese, costituivano un trionfo di immensa portata per l'inflessibile politica marxista-leninista del Partito, per la giusta linea politica del Fronte e, nello stesso tempo, un colpo mortale per la reazione interna ed esterna.

Alla prima riunione dell'Assemblea, il compagno Hysni Kapo lesse, a nome dei deputati di Vlora, una mozione in cui si chiedeva che l'Albania fosse proclamata Repubblica Popolare. I membri dell'Assemblea approvarono all'unanimit… questa proposta ed elessero il nuovo Governo, il Governo Democratico Popolare. Questi fu in caricato di redigere il progetto di Costituzione, che fu poi sottoposto al dibattito delle masse. Le osservazioni e le proposte fatte durante il dibattito, che dur• due mesi, rinforzarono il contenuto rivoluzionario del progetto. L'Assemblea, prendendo in considerazione anche l'opinione delle masse, adott• il progetto. La nuova Costituzione democratica mise alla base della struttura e dell'attivit… del nuovo potere il principio: "Il potere deriva dal popolo ed appartiene ad esso>>.

Anche dopo questi avvenimenti cos importanti per la vita del nostro popolo, anche dopo l'elezione del nuovo governo, che era un governo costituzionale, gli <<alleati>> occidentali non strinsero relazioni diplomatiche con esso. Anzi, togliendosi i guanti d "alleati", si misero a combatterci apertamente anche sull'arena internazionale.

Quando il nostro paese present• la domanda di ammissione all'Organizzazone delle Nazioni Unite, tale domanda fu appoggiata da numerosi delegati. Il delegato americano Stettinius e il ministro degli esteri di Gran Bretagna, Bevin, che aveva tradito i minatori nel 1926, si espressero invece a favore del <<rinvio dell'esame di questa richiesta>>. Questa era secondo loro, "una questione seria" che andava esaminata con grande attenzione, come se non fosse lo stesso Bevin che un tempo aveva ipocritamente, dichiarato: "Difendiamo i piccoli Stati", e lo stesso Stettinius che, nel maggio 1945, mi aveva inviato un messaggio in cui era detto: "Sono al corrente dell'interessante lotta condotta dal popolo albanese", "io apprezzo pienamente i sacrifci che esso ha fatto", "io so che anche nel futuro l'Albania dar… alla causa della pace lo stesso contributo>>. "Io so...>>, <<Io so...>>. Un tempo i nostri <<alleati>> del tempo di guerra sapevano tutto, ma ora sembravano colpiti dall'amnesia!

Alla riunone del Consiglio di Sicurezza che si tenne a Londra nel febbraio 1946 e che per la prima volta prese in esame l'ammissione dell'Albania all'ONU, Cadogan si espresse a favore delle tesi inventate disana pianta dalla reazione greca contro il nostro paese. "La Grecia, egli dichiar•, ha degli interessi n Albania" e Bevin, dal canto suo, afferm•: <<Se fossi costretto a dare questa sera il mio parere, dovrei votare contro l'animissione dell'Albania>>. Per ben due volte, nell'agosto 1946 e nell'agosto 1947, Cadogan aveva posto il suo veto contro ammissione dell'Albania. Il delegato di Wall Street, Johnson, aveva chiesto nell'agosto 1946 che il Consiglio di Sicurezza non prendesse alcuna decisione sull'Albania. "L'Albania", essi dicevano, <<non intrattiene relazioni diplomatiche con la Gran Bretagna e con gli Stat Uniti d'America, non riconosce i vecchi trattati, Š in stato di guerra con la Grecia, la quale nutre verso d lei delle rivendicazioni territoriali, turba la pace nel Balcani!>>, ecc,

Questi erano i presunti argomenti dei signori imperialisti per negare all'Albania la sua ammissione all'ONU.

La Conferenza della Pace che doveva tenersi a Parigi era prossima, La partecipazione a questa Conferenza era un legittimo diritto dell'Albania. Ma come andarono le cose? <<Non possiamo in nessun modo invitare l'Albania>> dichiar• il delegato americano Byrnes, pienamente sostenuto dal suo collega britannico lord Alexander. E quello che Š peggio, negli interventi dei rappresentanti dell'Inghilterra e dell'America, 1'Albania veniva trattata come una "collaboratrice dell'Italia", "un paese vinto", <<non alleato>> e cos via.

Per ben due volte protestammo contro queste ingiustizie. La nostra Assemblea Popolare adott• anche una risoluzione, in cui respingeva con indignazione le mostruose accuse mosse contro l'Albania e reclamava con insistenza il diritto di essere rappresentata come membro a pieno titolo della Conferenza e con diritti uguali a quelli delle nazioni vincitrici. La lotta fra i rappresentanti dei paesi imperialisti e il delegato sovietico, Viscinskij, sulla questione albanese si accese ancora di pi—. Tuttavia, avvalendosi del meccanismo del voto, gli angloamericani raggiunsero il loro scopo. L'Albania non fu invitata a partecipare alla Conferenza con parit… di diritti, ma chiamata solamente ad esporre il suo punto di vista sul Trattato di Pace con l'Italia.

Vi inviammo una delegazione guidata provvisoriamente dal compagno Hysni Kapo. Poco dopo, tenendo conto dell'importanza della questione, fu ritenuto indispensabile che mi recassi io stesso a dirigere la delegazione. Il popolo francese ci testimoni• la sua tradizionale ospitalit…. Il 21 agosto 1946, presi la parola alla seduta plenaria della Conferenza. Nel mio discorso, non senza scopo, feci una breve esposizione, corredata di cifre e fatti, della lotta dei nostro popolo e poi, in tono di protesta, misi in evidenza l'ingiustizia che gli veniva fatta misconoscendogli il sangue versato e i suoi innumerevoli sacrifici nella lotta contro il fascismo. Dalla tribuna della Conferenza, con l'appoggio di documenti, feci il confronto fra le prime dichiarazioni degli angloamericani che riconoscevano la nostra lotta e i nostri sforzi, e gli atteggiamenti assunti ultimamente. Il confronto di questi atteggiamenti contradditori li smascher• duramente.

Poi mi soffermai sulle pretese del delegato dei monarco-fascisti greci, il primo ministro greco di quel tempo, Tsaldaris, il quale accusando l'Albania di aver aggredito la Grecia* *( Quali scopi perseguissero sin dal periodo di guerra i monarco-fascisti greci nei confronti del nostro paese, lo dimostra chiaramente un telegramma inviato al Foreign Office il l0 novembre 1944:

<<ll Dipartimento di Stato ha informato un membro del mio personale di aver ricevuto un memorandum dall'ambasciata greca il 15 agosto, con cui gli si chiede se sar… disposto ad accettare che l'Albania venga considerata e trattata come un paese nemico e che le truppe greche partecipino all'occupazione dell'Albania fino al fiume Shkumbin>>. (War Cabinet Distribittion. From Washington to Foreign Office. Earl of Halifax, NO 6064. November, 10, 1944. FO 371143554-3370. PRO. Dalla fotocopia dell'originale depositata presso l'AIS, Tirana).

(solo per il fatto che l'Italia fascista aveva attaccato il suo paese partendo dal territorio albanese), dichiar• che il suo paese era in stato di guerra con il nostro e che rivendicava l'Albania del Sud, per il fatto che i suoi territori, stando alle sue pretese, gli appartenevano. Per confutare le sue tesi dalla tribuna della Conferenza gli rivolsi due domande:

- Il signor Tsaldaris considera aggressori, come sta considerando il popolo albanese, anche i vari popoli d'Europa, i cui quisling hanno inviato non solo dei battaglioni, ma hanno anche organizzato intere spedizioni contro l'eroico Esercito rosso. . ?


- Il signor Tsaldaris considera come un paese aggressore la Francia, da dove Hitler, com' era sua intenzione doveva intraprendere la sua offensiva contro l'Inghilterra?

Questo rappresentante della reazione greca non fu in grado di rispondere a queste domande. In questo modo anche i suoi padroni chiusero il becco.

Alla fine dei mio discorso descrissi il martirio che aveva sofferto il nostro popolo durante l'occupazione nazifascista, le perdite in uomini e materiali che gli aveva causato la guerra ed avanzai le nostre richieste di risarcimento nei riguardi dell'Italia. Il delegato britannico, Hood, senza la minima vergogna, dichiar•: "L'Albania non ricever… nemmeno un dollaro".

In tutti i consessi internazionali la nostra causa era risolutamente sostenuta dai rappresentanti dell'Unione Sovietica e del grande Stalin, da Molotov, Viscinskij e Manuilskij, i quali non nascondevano la grande simpatia che ispirava loro il nostro popolo per le sue sublimi virt—, per il suo valore e la sua fedelt…, per i grandi sacrifici che aveva fatto e per la giusta e pacifica via che seguiva. Essi ci sostennero vigorosamente. Ma gli angloamericani e i loro servi, attraverso il meccanismo del voto ed altre manovre, continuarono a combatterci. Tuttavia non ci perdemmo d'animo. Al contrario, proseguimmo la nostra lotta con maggiore accanimento. Nel corso di una conferenza stampa a Parigi, dichiarai:

<<N‚ la Conferenza di Parigi, n‚ la Conferenza dei Quattro, n‚ qualsiasi altra conferenza hanno il diritto di prendere in esame la questione dei confini del nostro paese, entro i quali non c'Š nemmeno un palmo di terra straniera. I nostri confini sono indiscutibili e nessuno pu• permettersi d toccarli. Per poter impossessarsi di un palmo della nostra terra, i greci dovranno mettere in moto ben altri meccanismi che quello del voto della Conferenza di Parigi. Tutto il mondo sappia bene che il popolo albanese non permette che i suoi confini e il suo territorio siano messi m discussione.>>

"Io protesto inoltre contro la decisione presa durante la seduta plenaria della Conferenza di Parigi. Il popolo albanese non ha mandato la sua delegazione a Parigi per rendere conto, ma per chiederne a quelli che gli hanno causato tanti danni e che esso ha accanitamente combattuto fino in fondo. Noi abbiamo fatto il nostro dovere come l'hanno fatto anche i Grandi. I nostri martiri e i nostri sacrifici, cos come i nostri diritti, sono per noi altrettanto sacri quanto sono per essi i loro martiri e i loro sacrifici".

Infatti la Conferenza di Parigi fu per noi una tribuna dalla quale facemmo conoscere all'opinione pubblica internazionale la lotta e gli eroismi di un piccolo popolo che, senza battere ciglio, stava fronteggiando tutti i tentativi delle potenze imperialiste volti a calpestarlo. Questo fu un successo politico e morale che rese ancora maggiori il coraggio e la determinazione del popolo albanese a seguire la giuta via sulla quale si era incamminato.

Contrariamente a quanto era stato dichiarato durante la preparazione del Trattato di Pace con la Germania, il delegato americano Murphy, senza punto arrossire, disse che <<l'Albania non ha partecipato alla lotta contro la Germania, che alcuni albanesi avevano forse isolatamente preso parte a questa lotta, ma che, d'altro canto, c'erano stati anche degli albanesi che avevano combattuto al fianco dei tedeschi>>. Certamente. ci sono stati anche degli albanesi che hanno combattuto al fianco dell'occupante, ma questi erano i ballisti e gli zoghisti, gli amici degli angloamericani.

Quando i governi americano, inglese e francese siglarono l'accordo sulle riparazioni imposte alla Germania, ed al nostro paese fu riconosciuto fu diritto di beneficiare di queste riparazioni in quanto membro della coalzione antifascista, cosa che nessuno glielo poteva negare, i rappresentant americani e inglesi tentarono di negarci anche questo diritto. BenchŠ la Conferenza delle riparazioni imposte alla Germania avesse riconosciuto al nostro paese il diritto di riparazioni per i danni subiti durante la Seconda Guerra mondiale, le quote di riparazione che ci spettavano non ci sono state ancora versate, mentre gli altri le hanno gi… ricevute.

Secondo una comunicazione ufficiale, il governo britannico aveva gi… ultimato le formalit… d riconoscimento, designando persino Thomas Cecil Rapp come suo ministro a Tirana, ma questi non mise mai piede nel nostro paese. Landra adduceva pretesti su pretesti per non inviare il suo ministro, fra cui anche quello di aver noi impartito l'ordine di lasciare l'Albania ad un ufficiale britannico che era stato incaricato di raccogliere le spoglie degli aviatori inglesi caduti sul nostro territorio durante la guerra. Questo era assurdo. In realt… noi gli avevamo concesso l'autorizzazione richiesta, ma lui non si present• mai per assolvere il compito preteso.

Un altro pretesto che veniva addotto per giustificare il mancato invio del ministro era la presunta mancanza delle necessarie condizioni per il normale lavoro della missione. Noi ci comportavamo con le missioni americana e inglese in modo corretto, mentre queste si comportavano con molta ipocrisia cercando sempre di farci lo sgambetto. il generale Hodgson, mister Jacobs e mister Fultz, come pure gli altri membri di queste missioni si muovevano liberamente ovunque in Albania e prendevano contatto con tutti quelli che desideravano. A pi— riprese il generale Hodgson mi aveva espresso la buona impressione che gli facevano i nostri uomini durante le sue visite. Ma, contrariamente a quello che dicevano, il nostro Governo veniva accusato di intralciare i membri della missione militare britannica <<nel loro lavoro>>, di non permettere loro di circolare liberamente e di averli isolati "negli uffici della loro missione a Tirana"- ecc., ecc.

Particolarmente ridicolo fu l'atto compiuto dal governo inglese il 18 maggio. Il suo rappresentante a Belgrado consegn• quel giorno alla nostra legazione nella capitale jugoslava una nota in cui annunciava che il governo britannico avrebbe inviato subito in Albania il suo ministro. Non erano ancora passati venti minuti che il rappresentante inglese comparve di nuovo nella nostra legazione e chiese d ritirare la sua nota, con il pretesto che il 15 maggio le batterie costiere albanesi, in prossimit… di Saranda, avevano <<senza un motivo plausibile e intenzionalmente>> sparato contro le navi da guerra inglesi <<Superb>> e "Orion". Questa fu la sorte del <<ministro>> che doveva venire a Trana.

Dopo questi avvenimenti la lotta di classe all'interno del paese si esacerb• ancora di pi—. Specie dopo l'arrivo di Fultz la reazione si diede da fare pi— intensamente. Ma i figli di madre Albania non dormivano. I gruppi ostili incitati e organizzati dalle missioni americana e inglese furono scoperti uno dopo l'altro. L'attivit… illegale, tesa a minare il potere popolare, l'indipendenza e la sovranit… del paese, fu smascherata. Il processo di Gjergj Kokoshi, di Sami Qeribashi e compagni tolse il velo alle intenzioni <<pacfiche>> delle missioni "alleate".

Fu messa in luce fino alle radici l'attivit… ostile del cosiddetto "gruppo dei deputati" capeggiato da Shefqet Beja. Con la tessera di deputato in tasca, essi tentarono di minare dall'interno il potere popolare.

Prima ancora della Liberazione era venuto dall'America un certo Llazar Papapostoli, col nome americanizzato di Larry Post. Doveva espletare la funzione di consigliere politico presso la missione americana e, allo stesso tempo, prendere contatto con i vecchi agenti per gettare le prime basi dei gruppi di spie e di sabotatori. Ma fu soprattutto dopo l'arrivo nel giugno 1945 di mister Fultz, che ne doveva prendere la direzione, che questi gruppi assunsero una forma organizzata. Appena giuntovi, Larry Post organizz• una riunione con i principali agenti. Questi gli resero conto del loro operato e dei loro piani, sebbene egli ne fosse perfettamente al corrente. Lo informarono anche della loro prima riunione* *( Dopo la prima riunione che ebbe luogo nel marzo 1945 e nel corso della quale fu formato il Comitato Centrale della nostra organizzazione costituito da me, Selaudin Toto, Shefqet Beja, Gjergj Kokoshi ed altri, dichiar• davanti al tribunale uno degli imputati (K. K.), io mi recai alla missione americana dove feci un resoconto di tutta l'attivit… della nostra organizzazione e vi chiesi anche degli aiuti. Essi mi promisero che ci avrebbero aiutati senza riserva e che, appena fossero create le condizioni, sarebbero anche sbarcati in Albania. Poi mi raccomandarono di riferire questo anche ai compagni affinchŠ lavorassero il pi— possibile per allargare le basi dell'organizzazione e combattere in modo pi— organizzato il potere fino al suo abbattimento con la violenza". (Dal giornale "Bashkirni" del 18 settembre 1947). e del memorandum che avevano inviato in aprile alle missioni angloamericane e in cui essi, fra l'altro, dichiaravano: _<<Noi, nazionalisti (leggi: traditori) ci siamo riuniti e abbiamo deciso di combattere il Partito Comunista e la sua dittatura (leggi: il Potere popolare), ed Š per questo che abbiamo bisogno del vostro aiuto". Fultz era anche al corrente della richiesta che Sami Qeribashi, in nome del cosiddetto <<Gruppo della resistenza", aveva indirizzato agli inglesi: "Noi siamo molto forti e basta che sprizzi una scintilla perchŠ l'affare sia sistemato; basta che le truppe inglesi sbarchino a Durr‰s, e tutto finir… in 24 ore". Nel corso di questa riunione, Fultz aveva consigliato ai gruppi di cooperare fra loro e di intensificare non solo la lotta politica ma anche la lotta economica, perch‚ <<in tal modo il Governo sar… costretto a chiedere l'aiuto dell'America, che sar… concesso a condizioni molto dure>>.

Il programma dei gruppi ostili prendeve anche il ricorso all'azione terroristica. Essi cercavano di organizzare l'uccisione di dirigenti e quadri dei Partito e dello Stato. Sarni Qeribashi aveva incaricato il suo gruppo di uccidere Myslim Peza, facendo poi correre la voce nel popolo che erano stati i comunisti ad eliminarlo per suscitare un'0ondata di ira e seminare la scissione nel Fronte. Secondo le informazioni che ci pervenivano, essi nutrivano gli stessi disegni contro di me ed altri dirigenti. Ma essi non riuscirono a torcere un capello a babbo Myslim n‚ a noi, perchŠ eravamo difesi da un popolo intero.

Questi nemici confessarono i loro disegni davanti al tribunale, ammisero pubblicamente che le sedi delle missioni angloamericane si erano convertite in fucine dove venivano tramati complotti, attentati e sabotaggi, dove venivano progettati piani di attacchi armati e di sbarco. Il loro processo gett• luce su tutta la politica sovversiva dell'imperialismo angloamericano, sui piani, le tattiche e i metodi da esso impiegati contro la nostra democrazia.

Particolare importanza ebbe la scoperta degli elementi che avevano cercato di sabotare i lavori per il prosciugamento della palude di Maliq. La cattiva erba seminata da Fultz non riusc a germinare. La loro azione fall. Insieme a loro fu smascherato e fece fiasco anche il buon "conoscitore" dell'Albania, Fultz. Alcuni dei suoi ex <<alunni>> che, conformemente alle sue istruzioni, avevano per lungo tempo sabotato i lavori per il prosciugamento della palude, furono scoperti. Il loro processo li avrebbe definitivamente smascherati. Questo era un grave smacco per la loro missione e soprattutto per Fultz. Presi dalla paura, Jacobs e Fultz, prima ancora dell'inizio del processo contro i sabotatori di Maliq, se ne andarono dall'Albania. Una parte della missione americana vi rest• per seguire il corso degli avvenimenti. Quanto alla missione inglese, essa era gi… partita.

Alla vigilia della sua partenza, la missione americana ci chiese di permettere ad un incrociatore e ad un, cacciatorpediniere di approdare al porto di Durr‰s per imbarcarla. Questa domanda veniva fatta nel momento in cui le navi britanniche continuavano le loro azioni provocatrici lungo il nostro litorale sud. Protestammo presso l'ONU, ben sapendo che tale proposta nascondeva foschi disegni in quei momenti di provocazioni contro di noi.. La missione part dunque verso la met… novembre 1946, dopo essere stata trasbordata da due vedette albanesi sulle due navi americane che aspettavano fuori dalle nostre acque territoriali. E cos fu chiuso anche il capitolo di questa missione autodefinitasi pacifica, ma in realt… sovversiva, che era venuta in Albaina pi— per imbrogliare le cose che per sistemarle.

Dalle deposizioni degli stessi imputati risult• che, oltre a a Fultz e ai membri della sua missione, altri :due esponenti della missione dell'UNRRA, Woodard e Jones, erano coinvolti nell'attivit… di sabotaggio dei lavori per il prosciugamento della palude. Noi inviammo alla missione la nota cui s diceva che questi suoi membri venivano da noi considerati persone non gratae. Questo per• aveva profondamente indignato il capomissione. Floud, che per mezzo di una lettera chiese di avere un incontro con me per notificarmi una sua decisione. -Capii che anche questi stavano facendo le valigie. <<Vadano al diavolo>>, dissi fra me. Ci avevano fatti uscire dai gangheri, la misura era ormai colma.

Nel frattempo mi pervenne un radiograrnma da Ko‡i Xoxe e Nako Spiru, che si trovavano a Belgrado.

Questi come dall'alto dell'Olimpo, mi scrivevano che non stava bene lasciar partire l'UNRRA, bisognava chiudere un occhio durante il processo e sitemare le cose, facendo magari qualche concessione>>* *( Radiogramma indirizzato al compagno Enver Hoxha. 12 novembre 1946, ACP.)

Misi i compagni al corrente di questo radiogramma. Decidemmo: <<Nessuna concessione! La missione dell'UNRRA poteva andarsene se voleva>>. Ci saremmo sbarazzati anche di questo rovo che avevamo tra i piedi.


Feci sapere a Floud che l'aspettavo.

L'incontro, se ricordo bene, ebbe luogo nella prima quindicina di novembre del 1946. Floud sembrava nervoso e, dopo avermi ringraziato per aver accolto la sua domanda, entr• direttamente in argomento:

- Ho chiesto di incontrarvi, signor Primo ministro, per chiarire una questione che per noi Š grave e preoccupante. Il vostro Governo ha chiesto che il signor Woodard lasci l'Albania e che il signor Jones, che attualmente per ragioni di servizio si trova fuori dall'Albania non torni pi— al suo posto. Di questo ho messo al corrente anche il signor La Guardia*.*( In quel tempo direttore generale dell'UNRRA)

Gli ho inoltre fatto sapere che la missione lascer… l'Albania la settimana prossima. D'altro canto, ho dato ordine che le forniture siano interrotte. Quello che mi preoccupa di pi— Š il fatto che il Governo albanese si Š basato su certe affermazion degli ingegneri e dei tecnici accusati di atti di sabotaggio al processo che Š in corso attualmente qui a Tirana. Se questi due membri della mia missione avessero veramente avuto intenzione di sabotare lo sviluppo economico dell'Albania, avrebbero raggiunto facilmente il loro scopo raccomandando la cessazione dei rifornimenti. L'UNRRA vi sta aiutando fra l'altro a realizzare anche i vostri progetti di bonifica, e ci• soprattutto grazie alle raccomandazioni dei signori Jones e Woodard.

<<PerchŠ la nostra missione possa proseguire il suo lavoro dopo quelle manifestazioni di diffidenza verso l'UNRRA, - prosegui Floud, - il vostro governo deve senz'altro pubblicare una dichiarazione specificando in modo categorico che l'UNRRA e i suoi membri sono interamente estranei alle calunniose accuse loro mosse durante il processo. In caso contrario, come vi ho detto prima, non mi resta altro che ritirare la missione ed Š per questo che ho chiesto l'invio di una nave per imbarcarla la settimana prossima>>.

Si capiva bene a che cosa mirasse mister Floud con quell'entrata in materia sotto forma di intimazione. Egli e i suoi padroni pensavano che noi, viste le difficolt… che incontravamo nella ricostruzione del paese, ci saremmo arresi alle loro pressioni. A giudicare dai dati d cui disponevamo ed anche dalle deposizioni degli imputati durante il processo, che venivano pubblicati sul giornale <<Baslikimi>> e che io seguivo attentamente ogni giorno, lo scopo degli imperialisti e dei loro agenti stranieri o albaneasi nel nostro paese, era di intralciare i lavori nelle opere di bonifica e altrove, di abbassare il morale degli operai e di creare delle difficolt… artificiali, affinchŠ questi abbandonassero il lavoro e la gente pensasse che senza gli aiuti che ci venivano dall' estero attraverso l'UNRRA, la grandiosa opera alla quale ci eravamo accinti sarebbe fallita. Anche altri membri della missione UNRRA, sotto la direzione di Harry Fultz, avevano perseguito lo stesso scopo, cioŠ quello di sabotare la nostra opera.

- Quanto mi state dicendo signor Floud, mi sorprende - gli dissi. - La vostra decisione mi sembra avventata, comunque fate come volete. La nostra nota si riferisce a due membri della vostra missione che occupano posti di responsabilit… e che hanno svolto un'attivit… nociva contro il nostro potere popolare e pregiudizievole alla nostra politica e alla nostra democrazia. Voi pretendete di essere venuti per aiutarci, ma i fatti provano il contrario. Fatti del genere sono successi anche altre volte con il vostro personale. Non era forse la giornalista, signora Cullen, che con cattive intenzioni raccoglieva informazioni da persone corrotte? Non era la signora Pennington quella che si esprimeva in modo cos ostile verso di noi, quando diceva ai nostri uomini che "il governo uccide i buoni albanesi"?! A quali buoni albanesi essa faceva allusione, ai criminali d guerra e ai collaborazionisti?

<<Voi siete perfettamente a conoscenza di questi fatti. signor Floud - proseguii - Noi vi abbiamo messo al corrente per ogni caso del genere, ma voi non avete fatto quello che dovevate fare per prevenire questi atti ed evitare che divenissero una pratica. Questi funzionari della vostra missione hanno pienamente fatto coro a Hodgson, il quale si Š spinto al punto di dichiarare: <<Cacciate via Hoxha!>>. Voi stesso avete dichiarato che l'UNRRA Š un'organizzazione apolitica. Il signor Jacobs mi ha per• espresso il suo rammarico per il fatto che talvolta gli USA consideravano l'UNRRA solo nell'ottica politica. Anche lo stesso signor Rooks, durante la sua visita nel nostro paese, si Š pronunciato in senso>>.

- S, signor Hoxha, ma la vostra richiesta che il signor Woodard lasci, l'Albania - disse Floud - Š una conferma del fatto che il Governo albanese considera come vere le deposizioni degli imputati e ci• m'induce a concludere che precisamente questo atteggiamento da parte sua rende impossibile l'ulteriore permanenza della nostra missione. Non ho forse ragione, signor Hoxha?

- In nessun modo - gli risposi. - Quest' affare Š ormai noto a tutti e non ci resta altro che consigliarvi ad agire come vi Š stato suggerito nella nostra nota. In seguito alla pubblicazione sulla stampa albanese delle deposizioni degli imputati, di cui non siamo affatto responsabili, voi dovreste provvedere ad evitare l'ulteriore discredito della vostra missione. A mio giudizio, la questione non pu• essere mandata per le lunghe, ma va risolta tempestivamente.

- Temo - egli replic• - che gli albanesi non sappiano fare la debita distinzione fra i membri dell'UNRRA e quelli della missione americana. Che non abbia forse influito in tal senso la recente evoluzione poco soddisfacente dei rapporti fra il governo degli Stati Uniti d'America e il vostro Governo?

- Lo stato dei rapporti fra il nostro governo e il governo americano non pu• influire sul nostro atteggiamento nei confronti della vostra missione. Ho invece il dubbio che le nostre relazioni con i governi americano e inglese abbiano influito sull'atteggiamento della vostra missione nei nostri confronti. Per quello che ci riguarda, lo stato di queste relazioni non pregiudica affatto i buoni sentimenti del Governo e del popolo albanese verso il popolo americano. A prescindere dalle mene del signor Fultz, il popolo albanese e il suo Governo continuano a nutrire simpatia per il popolo americano.

- S, - disse Floud-, ma dopo le dichiarazioni fatte dagli ingegneri, nessun albanese accompagna pi— i membri della nostra missione, gli stessi funzionari albanesi non rivolgono pi— la parola ai nostri osservatori e non forniscono loro delle informazioni. Occorre quindi spiegare chiaramente agli albanesi che le relazioni fra il governo americano e il governo albanese non incidono in nessun modo sull'atteggiamento di quest'ultimo nei confronti della missione UNRRA e che questa missione non ha nulla a che vedere con le accuse mosse durante il processo. Ci• pu• essere fatto solo attraverso una dichiarazione pubblica del vostro Governo - concluse Floud, rinnovando la richiesta gi… fatta prima.

- Questo non si pu• fare - gli dissi in tono perentorio. - Vi ho gi… spiegato perchŠ abbiamo compiuto questo passo. Il nostro potere popolare Š abbastanza forte per tagliare le mani a chiunque osi toccare anche minimamente gli interessi del paese e non ha paura della presenza qui di due agenti ormai smascherati. Non avete affatto il diritto di affermare a priori che l'accusa mossa durante il processo non sia fondata; i nostri tribunali, signor Floud, non fabbricano calunnie nŠ accuse false. Sono gli agenti al servizio degli stranieri, presi con le mani nel sacco, che, volenti o nolenti, stanno scoprendo le infamie dei loro mandanti, dei loro ispiratori e dei loro finanziatori. PerchŠ il signor Fultz si Š dileguato proprio nel momento in cui sono in corso questi processi? Il suo nome figura in capo alla lista di coloro che vengono accusati di attivit… contro il nostro giovane Stato.

Ma mister Floud non sapeva pi— cosa rispondere!

Cosi termin• il mio ultimo incontro con il capomissione di quest'organ¡zzazione di "beneficienza", che si era data da fare per "aiutarci".

Anche pi— tardi ci furono fatte delle offerte di "aiuti" da oltre Atlantico, ma questa volta dallo stesso presidente Eisenhower! -"ll popolo albanese pu• fare a meno dei fagioli del presidente americano", "egli farebbe meglio a nutrire i milioni e milioni di disoccupati negli Stati Uniti d'America" - ecco quale fu la nostra risposta. Fallita anche questa forma di azione, gli imperialisti cominciarono a lanciare dagli aerei degli <<aiuti per il popolo>>: dei sacchetti di cellofane con dentro due o tre zollette di zucchero, un rocchetto di filo e un paio di aghi per cucire!


Il nostro popolo, beffandosi delle manovre degli americani e degli inglesi, diceva: "Quanto in basso sono caduti"!

La provocazione della Gran Bretagna contro il nostro paese, con quello che fu chiamato allora l'"incidente del canale di Corf—", era anch'essa senza precedenti.

Finita la Seconda Guerra Mondiale, fu creato un Comitato per il dragaggio delle mine nel Mediterraneo. Una tale impresa era giusta e necessaria. Sfortunatamente l'Albania, benchŠ bagnata da due mari, si vide privata del diritto di essere rappresentata a questo consesso internazionale, sia pure nella qualit… di osservatrice. Gli angloaniericani che facevano la legge in questo Comitato giustificarono quest'esclusione con il pretesto che noi non avevamo dei dragamine! Era vero che non avevamo dei dragamine, ma il nostro paese era circondato da una lunga striscia marittima minata dai tedeschi; quindi le decisioni per il suo sminamento dovevano essere prese anche con la nostra partecipazione. Sollecitato dagli angloamericani, il Comitato aveva deciso che le nostre acque territoriali fossero sminate dalla flotta greca. Ma incaricare la flotta greca per il "dragaggio delle mine" nel momento in cui il governo monarco-fascista greco affermava pubblicamente di essere in stato di guerra con l'Albania; quando le navi della sua flotta, con bandiera e senza bandiera, procedevano a brutali e reiterate provocazioni, entravano nei nostri porti e sequestravano imbarcazioni e cittadini albanesi; e quando essa rivendicava le nostre citt… di Kor‡a e di Gjirokastra, significava gettar olio sulle fiamme. Ci• significava per noi aprire al lupo la porta dell'ovile. Questo non l'avremmo fatto mai. Per questo stavamo notte e giorno in guardia, tenendo gli occhi bene aperti.

In questa situazione cosi complicata, nel maggio del 1946, due navi da guerra straniere, senza preavviso e senza bandiera, penetrarono nelle acque territoriali albanesi, al largo di Saranda. Le nostre batterie costiere che stavano all'erta per i motivi a cui ho accennato, diedero loro il segnale di allontanarsi, ma le navi proseguirono la loro rotta. Allora, pensando che si trattasse di una provocazione di navi greche, le nostre batterie spararono dei colpi d'intimazione. Solo allora le navi issarono la bandiera inglese prima di ritirarsi.

Non tard• molto e il governo inglese gett• su di noi la colpa per l'incidente, insistendo perchŠ noi gli presentassimo pubblicamente le nostre scuse. Nel modo pi— corretto, noi esprimemmo al governo inglese il nostro rincrescimento per quanto era avvenuto. Nel contempo per• gli facemmo sapere chiaramente che la colpa non era affatto nostra, poichŠ, in circostanze simili, senza violare minimamente le norme internazionali della navigazione, chiunque avrebbe agito come noi. Noi consigliammo infine al governo inglese di non far entrare le sue navi nelle acque territoriali albanesi senza avvertire prima il nostro Governo e senza il suo permesso, non solo perchŠ ci• costituiva una violazione della nostra sovranit…, ma perchŠ questa esigenza era conforme alle norme internazionali sulla navigazione, che dovevano essere rigorosamente applicate in ogni situazione e a maggior ragione nelle circostanze del nostro paese in quel tempo.

Non soddisfatto, di questa risposta il governo inglese, persistendo nella sua richiesta, ci <<ammon>> asserendo che non avevamo il diritto di proclamare unilateralmente lo stato di emergenza(!). Ci• naturalmente and• a genio al primo ministro sciovinista greco, Tsaldaris. Nel frattempo venimmo a sapere che Lord Alexander aveva chiesto al suo governo di bombardare l'Albania per rappresaglia. Il governo inglese non acconsent. Tuttavia il sig. Attlee raccomand• all'Ammiragliato Britannico di "rispondere al fuoco con il fuoco". L'Inghilterra s'illudeva di essere ancora la "Queen of the Seas" e di poter applicare come un tempo la sua politica delle cannoniere. I tempi erano per• cambiati. Le acque territoriali dell'Albania avevano ora come padrone tutto un popolo, che era sorto interamente in piedi.

Trascorsero alcuni mesi e in questo arco di tempo non avvistammo pi— navi inglesi nelle nostre acque territoriali. Noi pensammo che il governo inglese ci avesse compresi. Ma dice bene il popolo: "Il lupo perde il pelo ma non il vizio". Infatti, il 22 ottobre 1946, quattro navi da guerra britanniche entrarono nel Canale di Corf—, facendo rotta verso nord. Lasciando alla loro sinistra la linea di navigazione internazionale, entrarono di nuovo, senza avvisarci, nelle nostre acque territoriali. Evidentemente l'Inghilterra stava cercando un pretesto per provocare un conflitto internazionale. Raccomandai alle nostre forze di non perdere il sangue freddo e di non aprire il fuoco se non in caso di un tentativo di sbarco.

Da Saranda mi pervenne un altro messaggio: Mentre le navi da guerra si stavano avvicinando al nostro litorale, improvvisamente era avvenuta una serie di deflagrazioni e due di queste navi avevano preso fuoco. Un mas albanese era accorso in loro aiuto nell'intento anche di chiarire il motivo di questa violazione delle nostre acque territoriali. Gli inglesi non si degnarono nemmeno di dare alcuna spiegazione di questa flagrante violazione della nostra integrit… e rimandarono via brutalmente i nostri uomini.

Gli angloamericani vollero sfruttare l'incidente come un pretesto per uno sbarco. Queste quattro navi, di cui due incrociatori e due torpediniere, come venimmo a sapere pi— tardi, erano dirette verso il golfo di Argostoli, a Sud di Corf—. PerchŠ si diressero verso nord, dal momento che normalmente dovevano far rotta verso Sud? Passare a Nord per giungere al golfo girando attorno a Corf— era assurdo. Questo era come voler toccare l'orecchio destro passando la mano sinistra dietro la testa. E poi per quale motivo dovevano avvicinarsi tanto alla nostra costa e allontanarsi a tal punto dalle acque internazionali? Un portavoce dell'Ammiragliato britannico dichiar• che, con questa "passeggiata", Londra voleva assicurarsi <<se il Governo albanese avesse messo giudizio>>. Forse queste mine erano state collocate dai tedeschi durante la guerra, ma non era da escludere che le avessero collocate gli stessi inglesi per provocare un conflitto. I boss dell'Ammiragliato britannico avevano forse inviato le loro navi in quella zona tenendo conto anche del fatto che si trattava di vecchie barcacce. Naturalmente, i marinai che vi erano a bordo non sapevano di andare incontro alla morte.

Alcuni giorni pi— tardi, in un linguaggio molto duro e minaccioso, il governo inglese ci "faceva sapere" che prossimamente avrebbe ripulito il Canale di Corf— dalle mine. "Va bene, rispondemmo noi, ma non nelle nostre acque territoriali". Di nuovo in tono minaccioso e brutale esso ci comunic• che avrebbe fatto entrare le sue navi anche nelle acque territoriali albanesi. Noi denunciammo pubblicamente questa sua decisione come una violazione delle nonne internazionali, come un intollerabile attentato all'integrit… e all'indipendenza del nostro paese. Chiedemmo anche all'ONU di intervenire subito e di impedire quest'atto piratesco della Gran Bretagna. L'ONU invece faceva da spettatore.

Il 12 novembre al largo di Saranda comparvero 30 navi da guerra britanniche in formazione di combattimento, e scortate dall'aviazione; entrate nelle acque albanesi, si diressero verso la nostra costa. La situazione era estremamente critica. Tutto occhi tutto orecchi, seguivamo con inquietudine le informazioni che ci giungevano. Ci attenemmo per• alla decisione presa: avremmo fatto fuoco su di loro solo se avessero tentato di sbarcare.

Le, navi da guerra "passeggiavano" nelle nostre acque territoriali.

<<Stanno dragando le mine>> - c'informavano i compagni da Saranda.

L'operazione si ripet‚ anche il 13 novembre.

"Colpitele a cannonate", ci ingiunse un generale di Tito. Ma noi, da autentici marxisti, non eseguimmo l'<<ordine>> del generale jugoslavo. Applicammo invece il detto del popolo che consiglia: "Pensaci sette volte prima di agire".

Pur seguendo con vigilanza i movimenti delle trenta navi britanniche, continuammo ad inviare aspre proteste al governo inglese e all'Organizzazione delle Nazioni Unite per questa provocazione palese, per questa nuova flagrante violazione della nostra integrit…. Purtroppo l'Organizzazione delle Nazioni Unite, come al solito, fece l'orechio sordo e chiuse gli occhi di fronte a questi gravissimi fatti. Non solo non adott• alcuna misura contro la Gran Bretagna, ma prese persino le sue difese.

Del tutto infondatamente l'Inghilterra rese l'Albania, presso varie istanze internazionali, responsabile dell'"incidente del canale di Corffi", accusando il nostro paese di aver minato questa zona o di sapere chi era stato a collocare le mine e chiese un risarcimento. Noi protestammo energicamente contro quest'accusa. Si ripeteva cosi, come nella favola di la Fontaine, la storia del lupo e dell'agnello.


All'inizio del 1947, il governo britannico sollev• di nuovo questa questione al Consiglio di Sicurezza dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Questa chiese di ascoltare una delegazione albanese per chiarire la questione. Inviammo dunque all'ONU una delegazione guidata dal compagno Hysni Kapo, che sostenne degnamente la verit…. Ma il Consiglio di Sicurezza, malgrado le proteste della nostra delegazione, a maggioranza di voti dichiar• colpevole l'Albania! Il rappresentante dell'Unione Sovietica pose il veto e allora il Consiglio di Sicurezza, sotto la pressione e l'influenza dell'Inghilterra, fu costretto ad adottare una risoluzione che raccomandava di deferire la questione alla Corte Internazionale dell'Aja.

Noi ci ritrovammo dunque innocenti sul banco degli accusati.

All'Aja dichiarammo ancora una volta pubblicamente che il Governo albanese non sapeva nulla del collocamento delle mine, che noi non disponevamo n‚ ordigni di questo genere, n‚ mezzi e specialisti per collocarli. La nostra delegazione cit• a questo riguardo anche dei fatti. In difesa dei nostri diritti si sollev• anche l'insigne giurista e uomo politico francese, Pierre Cot, il quale rinveniva le radici di questa faccenda nella pretesa dei circoli reazionari britannici di "insegnare agli altri come comportarsi". Egli dichiar• dunque davanti alla corte che non solo i piccoli e i deboli, ma anche i grandi e i forti dovevano "imparare a comportarsi".

La Corte dell'Aja, di fronte ai fatti presentati dalla nostra delegazione, e in seguito alla difesa dei nostri diritti da parte degli amici e dei simpatizzanti del nostro paese, fu costretta ad escludere il fatto che le mine siano state collocate da noi, ma, sotto la pressione della Gran Bretagna e in seguito alle sue trame, nell'aprile 1949 decise di dichiarare l'Albania colpevole <<per esserne stata a conoscenza e di non aver notificato la loro presenza>>!

Questa era una flagrante ingiustizia commessa da una corte di <<giustizia>> Il tribunale venne alla conclusione priva di fondamenta che "la Gran Bretagna aveva violato la sovranit… dell'Albania il 12 e il 13 novembre, e non il 22 ottobre"! Apparve evidente che si trattava di dichiarare ad ogni costo l'Albania colpevole, perchŠ tale era l'ordine e il desiderio del <<pi— grande>> Finalmente, nel dicembre 1949 la Corte dell'Aia decise "in nome del diritto" che l'Albania doveva pagare all'Inghilterra, come risarcimento, una somma di 843.947 sterline. Noi rigettammo questa decisione non solo perchŠ non eravamo colpevoli, ma anche perchŠ non era nelle competenze d questo Tribunale fissare l'ammontare del risarcimento. Non l'abbiamo quindi pagato e non lo pagheremo mai. Non siamo noi quelli che devono pagare.

Ma che ne fu poi del <<risarcimento>>? Come ho scritto sopra, noi ci rifiutammo di pagarlo e non l'abbiamo mai pagato. Allora l'Inghilterra trov• arbtrariamente un altro espediente per ottenerlo. Ed Š proprio qui che comincia la storia del conflitto che ci oppone ad essa sulla questione del nostro oro rapito.

Dopo la capitolazione dell'Italia fascista, nel settembre 1943, l'esercito nazista prelev• l'oro albanese depositato presso la Banca d'Italia a Roma. I rappresentanti del Ministero degli Esteri di Germania e quelli del governo quisling albanese avevano riconosciuto, per mezzo di un protocollo firmato nella primavera del 1944, la propriet… dello Stato albanese su questa quantit… di oro. Come se ci• non bastasse, nell'ottobre 1944 il comandante delle truppe hitleriane a Tirana prelev• l'oro che era rimasto presso la Banca Nazionale d'Albania, pretendendo che l'avrebbe depositato presso la sede di Shkodra di questa stessa Banca.

Alla fine della guerra, nelle saline di Merkers in Germania fu rinvenuta una considerevole quantit… d'oro che i nazisti tedeschi avevano rapito agli altri popoli, compreso il popolo albanese, e che poi l'avevano nascosto. Una Commissione tripartita fu creata per restituire questa ricchezza ai paesi interessati. In base ai documenti che disponeva, il Governo albanese present• a questa Commissione la richiesta perchŠ gli fossero iestituti 2.454 kg. e 874,5 grammi di oro fino. La nostra richiesta fu giudicata fondata. Tuttavia, la Commissione ci annunci• che in base ad una spartizione preliminare, avrebbe restituito all'Albania solo la met… dell'oro reclamato. In realt… per• non ci fu restituito nemmeno un grammo. La Gran Bretagna, partendo da posizioni di forza, blocc• quest'oro depositato presso la Banca d'Inghilterra, come "risarcimento" per i danni subiti nel canale di Corf—. Noi protestammo nel modo pi— energico, e l'esame di quest'affare fu deferito nuovamente ad un colleggio arbitrale creato a tal fine. Questo, benchŠ avesse tratto la conclusione che l'oro apparteneva all'Albania, decise di annullarne la restituzione con il pretesto che era rivendicato anche da un terzo.

Noi proseguimmo con accanimento la nostra lotta perchŠ ci fosse resa giustizia. Anche in seguito la Commissione tripartita dichiar• che la nostra richiesta di restituzione dei 2.454 kg. e 874,5 gr. di oro fino era giusta e che a noi dovevano essere restituiti 1.121 kg. e 451,7 gr. Ma, come c'informava nuovamente detta Commissione, questa somma "era rivendicata da un terzo e la contesa su tale questione era in via di sistemazione".

Abbiamo atteso per molto tempo la consegna di questo bene legittimo del popolo albanese, ma a tutt'oggi essa continua a trovarsi fra gli artigli del leone.

A tutti i paesi membri della coalizione antifascista sono stati pagati i risarcimenti a cui avevano diritto, mentre noi abbiamo ricevuto una somma minima dall'Italia; quanto alla Germania, questa non ci ha dato nemmeno un soldo per gli ingenti danni causatici in uomini e materiale dal Reich hitleriano. La decisione per la restituzione dell'oro rapinato dai nazisti Š stata applicata a favore di tutti i paesi interessati, ad eccezione dell'Albania. Questa Š un'ingiustizia imperdonabile, una mostruosa rapina e una flagrante violazione dei diritti e delle decisioni internazionali. L'oro che appartiene al popolo albanese gli deve essere restituito interamente senza condizioni ed insieme con gli interessi maturati, perchŠ esso Š il suo sangue e il suo sudore. Questa questione non deve essere in nessun modo collegata al cosiddetto risarcimento per l'<<incidente del Canale di Corf—>>. Questo Š un pretesto che l'Albania non ha riconosciuto e non riconoscer… mai. I tentativi del governo inglese di collegare queste due questioni sono ingiustificate. Essi non sono che macchinazioni e atti pirateschi.

Pi— di una volta noi abbiamo dichiarato pubblicamente che non intavoleremo discussioni per l'allacciamento di relazioni con l'Inghilterra finch‚ questa non restituir… al popolo albanese ci• che gli appartiene. Se il governo inglese desidera veramente stringere relazioni con l'Albania socialista, innanzi tutto deve saldare il debito che ha nei suoi confronti, restituendole l'oro bloccato. Solo quando, avr… posto fine a questo suo comportamento arrogante, ostile e piratesco contro di noi, essa potr… chiedere di sedersi con l'Albania alla tavola rotonda. Altrimenti, nella situazione creatasi naturalmente non per colpa nostra, e questo lo sappiano bene tutte le forze progressiste e il popolo inglese, noi non accetteremo mai di sederci alla stessa tavola e negoziare con il governo inglese, qualunque esso sia. Il diritto Š dalla nostra parte e, presto o tardi, esso vincer….

Le missioni angloamericane, militari, civili e <<di beneficienza>> si sono levate di torno, ma la lotta degli imperialisti contro il nostro paese non Š cessata mai.

Quando erano sul punto di partire dall'Albania, l'ufficiale inglese Neil e l'americano Henderson dichiararono: "Tomeremo, ma sotto un' altra forma". Infatti, essi proseguirono la loro lotta sotto altre forme.

Tutti gli avanzi del Balli Komb‰tar e del Legaliteti in emigrazione cominciarono ad organizzarsi sotto la tutela degli ufficiali della CIA e del SIS. Il colonnello americano Herbert e gli inglesi Amery, McLean ed altri andarono incontro a molte difficolt… nell'adempimento di questo compito. Essi si rendevano conto che avevano a che fare con un branco di sciacalli e di conigli ma... nonostante ci• dovevano pur proseguire il loro lavoro. Ognuno dei capifila della reazione in esilio difendeva gli interessi del padrone che gli riempiva la greppia. Fin dall'inizio scoppiarono in mezzo a loro alterchi, ingiurie e risse. Malgrado tutto, si giunse ad una certa unione in seno al sedicente "Comitato dell'Albania Libera", presso il quale fu creato anche uno "stato maggiore militare" con a capo lo "stratega" Abas Kupi. Ma si continu• a menare dei colpi da entrambe le parti e le contraddizioni divennero pi— acute. I granchi in emigrazione si dilaniavano fra loro. Dei conflitti* *( L'origine di questi conflitti risaliva al tempo di guerra. Ecco che cosa scrive Amery nel suo libro:

<<Lo stesso pericolo aveva spinto i repubblicani e i monarchici ad unirsi, ma la loro inimicizia si rianim• in seguito alla catastrofe comune. Abaz Kupi accusava i ballisti di aver screditato la causa nazionalista agli occhi dei britannici facendo causa comune con i tedeschi. Mithat Frash‰ri era del parere che i comunisti sarebbero stati schiacciati se gli zoghisti si fossero uniti a lui all'inizio della guerra civile. Questo scambio di accuse poteva sembrare accademico, ma nascondeva invece un conflitto naturale e immediato di interessi. Entrambe le parti non si potevano pi— aiutare a vicenda in Albania; e ben presto si sarebbero sbranate fra loro in esilio ed ora che la resistenza era cessata, gli zoghisti e i ballisti divennero pi— come rivali contestandosi i favori dei britannici che come alleati contro i partigiani". (<<Sons of the Eagle>>, London, Macmillan and Co. Ltd. 1948, pp. 320-321) esistevano fra gli stessi capifila, ma anche fra questi e coloro che erano stati ingannati e trascinati dalla corrente del tradimento e ai quali i "padri della nazione" avevano promesso il "paradiso". Essi si rendevano conto dello stato in cui si erano ridotti e si strappavano i capelli. Ce ne furono di quelli che, pentiti, vollero tornare, e infatti alcuni di loro tornarono, ma la maggior parte, avvelenati dalla demagogia borghese, andarono oltre sulla loro via di tradimento e finirono nei campi di addestramento per servire come carne da cannone agli imperialisti e ai capi della reazione albanese per la realizzazione dei loro sinistri disegni. Questo, come ci aveva insegnato la storia della lotta, rientrava nella logica delle cose, ma comunque noi avanzammo richieste ufficiali ai governi inglese e americano per la consegna dei criminali di guerra, non soltanto albanesi, ma anche italiani e tedeschi, che si erano macchiati le mani di sangue in Albania e che ormai si trovavano sotto la loro giurisdizione. Ma, contrariamente alle loro dichiarazioni e ai loro impegni comuni del tempo di guerra nonchŠ alle loro decisioni adottate in seguito, gli alleati fecero orecchi da mercante e anzichŠ consegnarceli, alloggiarono i capifila del tradimento in alberghi di lusso e fecero addestrare i loro "prodi" in campi e corsi speciali a Roma. Monaco, Londra, Atene altrove.

All'inzio essi lanciarono dall'aria dei volanti ni contro di noi, che il popolo raccoglieva e poi ce li consegnava o li bruciava. Gli imperialisti facevano questo per appianare il terreno al lancio con paracadute dei criminali albanesi e alla loro penetrazione nel nostro paese attraverso l'Italia o qualche altro paese vicino per compiere atti di sabotaggio, attentati ecc. Essi avevano riposto tutte le loro speranze in questi elementi imbastarditi, che con il pugnale in una mano ed una borsa piena di monete d'oro nell'altra, tentarono di intimidire o di corrompere i nostri uomini e legarli a loro.

Illudendosi che l'Albania fosse in quel tempo il punto pi— debole dei paesi a democrazia popolare, gli imperialisti americani e inglesi tentarono con tutti i mezzi di minare il nostro potere popolare. Essi non tenevano conto della sua forza che si basava sul popolo, sull'intelligenza, la vigilanza, la determinazione e l'agilit… dei nostri organi di sicurezza e della Difesa Popalare.

Acciecati dal rancore verso il nostro paese e mancando di precise informazioni sulla realt… albanese, gli imperialisti vennero a trovarsi ben presto in condizioni molto difficili. Come gli stessi criminali dichiararono davanti al tribunale, in questi momenti di scottanti sconvolgimenti, comparvero di nuovo sulla scena Oakley Hill, Sterling ed altri. Noi costringemmo gli agenti catturati di collegarsi per radio con i loro centri di spionaggio in Italia e altrove, facendo in tal modo il nostro gioco e raggirando vergognosamente i loro padroni, che avevano dato prova di essere incapaci e miopi. Riuscimmo persino a farci lanciare tutto quello che dettavamo ai loro agenti presi in trappola. Le bande dei criminali paracadutati o penetrati attraverso il confine, conformemente ai nostri messaggi, si lasciavano condurre come i montoni al mattatoio. Le armi e gli altri materiali lanciati o portati da loro andavano per conto nostro. Insomma le reti di spionaggio lanciavano quello che avevano da lanciare ed eravamo noi a raccoglierlo. I loro agenti venivano rinviati a giudizio e, dopo aver vuotato tutto il sacco delle loro infamie, ricevevano la pena meritata. I centri di spionaggio che spedivano queste bande si allarmarono e cercarono di cambiare tattica nei confronti della nuova Albania e della sua gloriosa direzione, il Partito del Lavoro. Ma l'evolversi degli avvenimenti fino ad oggi ha dimostrato che tutto quanto hanno tentato contro di noi Š andato ad urtare contro una roccia di granito e si Š ridotto in frantumi. La storia riserver… loro la stessa sorte anche nel futuro.


Sono stati il nostro famoso trucco per radio, l'intelligenza, il buon diritto, la vigilanza rivoluzonaria del popolo albanese e non il merito di un certo Kim Philby*,*( Lavorava presso il SIS e si era messo a disposizione dei servizi di informazione sovietici.) come qualcuno vorrebbe farlo credere, che fecero fallire vergognosamente i disegni dei nemici esterni. Coloro che cercarono di mordere l'Albania, lasciarono non solo i denti, ma anche le loro ossa nel suo sacro territorio. Gli organi di sicurezza e le nostre forze della Difesa Popolare, sempre in guardia e sostenuti dal popolo, sgominarono i criminali e i loro agenti di sovvertimento. Alcuni riuscirono a salvarsi attraversando il confine per dare la triste notizia ai loro tutori, gli altri rimasero stretti nella morsa del popolo.

BenchŠ l'emigrazione reazionaria albanese fosse ridotta in uno stato misero, essa rizzava gli orecchi ogni volta che la lotta di classe all'interno del nostro paese o fuori s'intensificava. L'imperialismo faceva ad essa un'iniezione ed essa si rianimava. E quel che avvenne dopo la comparsa del revisionismo titista nel 1948, si rinov• nel 1961 ed anche pi— tardi. Proprio quando il nostro paese era impegnato in un'accanita lotta con Krusciov nel 1961, Abaz Kupi veniva invitato a Londra e accolto con onori da Amery, ministro britannico dell'aviazione, dal deputato McLean, dal colonnello in congedo Smiley, dal giornalista Kemp, mentre la moglie di Amery, figlia del primo ministro Macmillan, era presente a tutte le riunioni che furono organizzate per Abaz Kupi dai suoi vecchi amici durante la sua permanenza di tre giorni nella capitale britannica. In quello stesso anno la reazione prepar• un'altra farsa: "approv•" l'iniziativa del figlio di Zogu di autoproclamarsi "re"; gli americani accreditarono presso di lui il generale Blomberg e gli inglesi, Kemp.

Tutti questi interventi, tutte queste pressioni e provocazioni senza scrupolo, come quella del canale di Corf—, il ricorso al veto contro i diritti della nostra Repubblica in campo internazionale, il blocco del nostro oro e molti altri atti ostili, sono la continuazione della feroce lotta che gli imperialisti americani, inglesi ed altri e la reazione mondiale non hanno cessato di condurre neppure per un istante contro il nostro paese.



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La lotta contro tutta quest'attivit… ostile che, come una lunga e ininterrotta catena, Š stata condotta dai nemici esterni con la complicit… della reazione albanese e che ho cercato, nei limiti delle mie possibilit…, di evocare qui brevemente, costituisce solo un frammento della storia ricca di lotte del nostro eroico Partito. La lotta contro queste trame ed i successi che abbiarno conseguito contro di esse hanno malgrado ci• un grande valore per il tempo in cui tali eventi sono accaduti e sono anche ricchi di preziosi insegnamenti per il nostro Partito nella via da esso seguita per difendere la libert…, l'indipendenza, la dittatura del proletariato e il socialismo in Albania.

Gli amari insegnamenti della storia ci hanno costantemente costretti ad acuire la vigilanza ed Š per questo che siamo stati in grado di scoprire, smascherare e sgominare i diabolici piani dei nostri falsi amici.

L'atteggiamento giusto, rivoluzionario e coerente del Partito Comunista d'Albania, durante la guerra e nei primi anni successivi alla Liberazione ha svolto, come riguardo a qualsiasi altro problema, anche nei confronti della politica e delle ingerenze ostili antialbanesi degli angloamericani un ruolo salutare per il conseguimento dell'indipendenza completa del paese e per il suo consolidamento. L'esperienza accumulata in questo confronto ci sarebbe servita pi— tardi, come ci Š effettivamente servita, per definire ed applicare costantemente una politica giusta, conforme ai principi, aperta e coerente sia verso i nostri amici che verso i nemici di ogni risma. Il nostro Partito, quando assunse la direzione della Lotta Antifascista di Liberazione Nazionale, era ancora giovane, si era appena costituito. Esso crebbe, si rafforz• e si agguerr nelle battaglie, acquis una ricca esperienza e si plasm• con la scienza marxista-leninista. Ci• lo rese invincibile, capace di scoprire ed affrontare con successo i pericoli che lo minacciavano durante tutte le tappe della rivoluzione. Se si fosse addormentato, se si fosse riposato sugli allori, esso stesso e l'Albania socialista non esisterebbero pi—.

La Lotta di Liberazione Nazionale costituisce una delle pagine pi— gloriose della storia del nostro popolo, ma anche una delle pi— grandi prove della maturit… politica e ideologica del nostro Partito, della giustezza della sua linea marxista - leninista. E' stato il Partito che ha ispirato le masse cittadine e rurali a prendere coscienza della necessit… di unirsi, di impugnare le anni contro gli occupanti nazifascisti e i traditori del paese, ed a riportare la vittoria. Sotto la direzione del Partito e a prezzo di immensi sacrifici, il nostro popolo ha cacciato dal suo suolo gli occupanti stranieri, ha scoperto e smascherato le trame sotterranee degli <<alleati>> e dei loro amici, ha eretto una barriera invalicabile contro i loro piani segreti, ha rovesciato le classi reazionarie ed ha instaurato, per la prima volta nella sua storia, il proprio potere. Tutto ci• che viene conseguito a prezzo di sangue, di sudore e di sacrifici, Š prezioso e molto caro; e cos noi abbiamo abbellito e rafforzato l'Albania povera ed esangue del passato per farne una signora che il mondo intero rispetta, una cittadella inespugnabile del socialismo e del comunismo sulle sponde dell'Adriatico. L'invincibile forza del nostro Partito ha avuto sempre per fondamenta la giusta causa che difende. Il nostro Partito si Š fatto carico di questa causa ed ha saputo difenderla con maestria e chiaroveggenza. Questa Š la causa di un popolo che vive e costruisce la sua vita in piena libert….

Il nostro paese non se la prende senza motivo con nessuno, ma non permette nŠ mai permetter… a chicchessia di ingerirsi nei nostri affari interni, di turbare la vita libera e felice che stiamo edificando e godendo. Ed Š precisamente perch‚ sostiene e segue una tale politica, che centinaia di milioni di persone in tutto il mondo ammirano, rispettano e sostengono l'Albania socialista. Ma ci sono anche di quelli, come gli imperialisti e i loro servi, i quali pretendono che noi ci siamo isolati dal "mondo, civile". Questi signori si sbagliano. Sia la passata amara storia del nostro popolo che la realt… del "mondo" che ci indicano come esempio, ci hanno convinti e ci convincono sempre pi— che questo mondo non Š affatto un "mondo civile", ma un mondo dove il pi— grande e il pi— forte opprimono e spogliano il pi— piccolo e il pi— debole, dove il denaro e la corruzione dettano legge, dove trionfano l'ingiustizia, l'infamia, il pugnale sulla schiena.

Le trasformazioni dell'Albania socialista sono molto profonde, le sue vittorie imponenti, la nostra forza invincibile, ma dobbiamo tenere per• sempre presenti gli insegnamenti della storia. Il Partito e il popolo devono tenere sempre presenti e non dimenticare mai le trame ostili che vengono ordite all'estero o ali'interno. Non devono nutrire la minima illusione che gli imperialisti e i capitalisti possano mutare natura, divenire ragionevoli, pacifici e rinunciare ai loro disegni. Non devono mai pensare che la lotta di classe fra noi e i nostri nemici esterni e interni possa attenuarsi anche di poco.

Noi abbiamo sofferto a causa degli occupanti, abbiamo sofferto anche a causa dei nostri falsi amici, ma non per questo ci siamo isolati, come ci accusano. Noi siamo vigili nei confronti dei nemici esterni ed interni e prendiamo delle potenti misure di difesa. E' vero che siamo delusi dall'operato dei nostri falsi amici, ma abbiamo piena fiducia nelle centinaia e migliaia di amici e simpatizzanti dell'Albania socialista. Abbiamo avuto ed abbiamo in tutto il mondo numerosi amici e simpatizzanti. La nostra lotta lunga e inflessibile contro gli amici perfidi, contro le loro feroci trame e le loro mire di sovvertimento non ci hanno fatto perdere mai la fiducia nei nostri veri amici. I nostri amici hanno sempre provato la forza della "besa", della fedelt… dell'albanese alla parola data, mentre i nostri nemici hanno provato a loro spese gli effetti della sua collera e della sua lotta senza quartiere.

Noi siamo pienaniente convinti che mantenendo un atteggiamento coraggioso e rivoluzionario, in unit… di pensiero e di azione con i marxisti-leninisti autentici, in amicizia con i popoli oppressi e sfruttati ed anche con gli uomini onesti e progressisti del mondo intero, saremo in grado di fronteggiare vittoriosamente tutti i blocchi e tutte le bufere, da qualsiasi parte provengano. Il diritto Š dalla nostra parte, l'avvenire ci appartiene. Ci• ci infonde coraggio e ci d… la forza di dire la verit… apertamente e francamente, di rispondere fermamente a chiunque ci sorrida con ipocrisia, a chiunque tenga il pugnale

nascosto in seno e il veleno nel cuore. La nostra politica non muta secondo l'andamento delle congiunture. Essa non prende le mosse dalla diplomazia delle ombre nŠ dai retroscena misteriosi, nŠ dalle trattative sotterranee e neppure dalla diplomazia del rublo e del dollaro. Non Š neanche una politica che apre le porte, senza distinzione, agli amici e ai nemici. Non abbiamo permesso nŠ permetteremo mai al lupo di entrare nel nostro ovile. Per il nemico non abbiamo avuto e non avremo che delle pallottole; poco importa se veniamo accusati di esserci isolati dal <<mondo civile>>. Un popolo e un partito che costruiscono il socialismo, che difendono una causa che Š quella di tutti i popoli del mondo, non possono considerars isolati solo perchŠ non permettono che vengano toccate la loro libert… e la loro indipendenza conquistate a prezzo di sangue.

Il popolo con alla testa il partito della classe operaia deve essere sempre vigile, non lasciarsi mai trarre in inganno da qualche "bella parola" della reazione, non pensare mai che i nemici possano <<attenuare la loro lotta>> contro di noi, non lasciarsi mai ingannare dalle congiunture internazionali che si creano, considerandole e prendendole per quelle che non sono; anzi dobbiamo trarne profitto, come effettivamente abbiamo fatto, senza cedere nemmeno di un pollice ai nostri nemici, ai circoli della borghesia reazionaria e revisionista, e vigilando costantemente in modo che il nostro giusto atteggiamento marxista-leninista rivoluzionario non venga mai "liberalizzato".

Pur mettendo a posto i nostri nemici di ogni risma, noi dobbiamo, come sempre abbiamo fatto, amare gli amici dell'Albania socialista, rispettarli, aiutarli, ma facendo ci• con un giusto giudizio marxista-leninista, con una logica di ferro e mai solo perchŠ "sono nostri amici". Nella vita di amici ve ne sono di varie specie, perci• dobbiamo saper far bene la distinzione fra loro. L'Albania Š un piccolo paese, una nave che avanza in mezzo ad un oceano molto agitato, ed Š per questo che dobbiamo stare attenti perchŠ non si capovolga, dobbiamo dirigerla bene, senza perdere la bussola, altrimenti essa affonder… nelle onde di questo mare in furia.

La classe operaia e il suo Partito devono anzitutto poggiare sulle proprie forze, non dimenticare mai gli interessi del popolo, basarsi sempre sulle sue capacit… creative, sul suo giudizio, richiedere costantemente il suo parere, ma mai in modo puramente formale.

Il continuo rafforzamento del nostro Stato di dittatura del proletariato, l'allargamento e il consolidamento della democrazia socialista nel nostro paese, il suo sviluppo socio-economico continuo e in ogni senso sono le garanzie del nostro presente e del nostro futuro. Solo a queste condizioni l'Albania restera invincibile e il nemico non passer…. La messa in piedi di un'economia potente e indipendente capace di condurre a buon fine tutti i complessi compiti dell'edificazione socialista e comunista, con i propri mezzi, capace di fronteggiare vittoriosamente le pressioni e i blocchi imperialisti e revisionisti e conservarsi immune dalla norale crisi che attanaglia il mondo capitalista-revisionista Š la condizione indispensabile per l'esistenza di una Albania socialista libera e indipendente.

La nostra forza risiede nella giusta linea rivoluzionaria del Partito, nell'indistruttibile unit… fra il Partito e il popolo, unit… che poggia sulla nostra dottrina rivoluzionaria, il marxismo-leninismo. Questa forza mander… in frantumi tutti i complotti e tutti gli attacchi dei nostri nemici e strapper… tutte le maschere dei nostri falsi amici. I nostri uomini devono essere realisti in ogni cosa, in materia politica ed economica. in materia di investimenti e di spese. Essi devono costantemente agire in modo da sventare ogni pericolo. Si tratta quindi di prevedere anticipatamente e non lasciarsi cogliere di sorpresa. E per evitare di essere colti di sorpresa, Š indispensabile combattere l'euforia, l'autocompiacimento e l'ottimismo non fondato.

I nemici del nostro popolo possono pur "compiangerlo" per non essere mai uscito dalla guerra! Ma la vita stessa Š una lotta. Quando se ne esce vittoriosi, essa diventa bella e prospera; ma quando si continua a combattere per difenderla, essa non si offusca mai e vale la pena di essere vissuta. Questo Š un grande insegnamento della nostra storia. Questa Š anche la mia convinzione incrollabile, una convinzione di cui il Partito, con la sua ideologia, il marxismo-leninismo, mi ha plasmato, e che il mio popolo mi ha inculcato. Ho servito questo Partito e questo popolo senza nulla risparmiare, tutta la mia vita, lottando, come un loro soldato fedele, l'arma in pugno, la fiamma rivoluzionaria nel cuore e l'ideologia marxista-leninista nell'animo, contro tutti i nemici esterni ed interni, contro i nemici della classe operaia, del popolo, del socialismo e del comunismo.

Sono pienamente convinto che il nostro Part¡to, la nostra classe operaia e il nostro popolo saranno sempre in piedi, sempre attenti, sempre all'assalto rivoluzionario per superare le difficolt… di crescita, scongiurare e vincere tutti i pericoli possibili.

In questa via il loro presente e il loro futuro saranno risolutamente assicurati e luminosi.



1975