IV
MUSTAFA GJINISHI, L'UOMO DEGLI
INGLESI
I due Mustafa. Kaai, figlio fedele del Partito. I legami e gli incontri di Gjinishi con i "nazionalisti". La risposta di babbo Myslim. Il "piano" per il bayrak Peqin-Darsi. Una proposta <<preziosa>>: "Inviare dei rappresentanti a Londra". La BBC - ras Tafari. La confessione di Tafari: <<Cungu mi ha messo a contatto con il consolato turco>>. Il documento del suo tradimento nelle nostre mani.
Non avevo conosciuto Mustafa Gjinishi, n inteso mai parlare di lui, non sapevo chi era, dove viveva, di che si occupava prima dell'occupazione italiana. Mi avevano invece parlato bene di suo padre. Democratico, partigiano di Fan Noli, avversario dei bey, di Vrlaci e di Zogu, era stato ucciso dai loro sicari. Era amico di Myslim e Shyqyri Peza, anche questi in inimicizia con i Vrlaci ed altri bey, e, per questo, sempre perseguitati, ora in prigione, ora costretti a darsi alla macchia o a prendere la via dell'emigrazione in Jugoslavia. Non sapevo che questo democratico, perseguitato e poi ucciso dagli uomini di Vrlaci, avesse un figlio, di nome Mustafa, che aveva frequentato la Scuola Tecnica americana di Tirana.
Dopo l'occupazione Mustafa Gjinishi, insieme con Mustafa Kaai e Abaz Kupi, era entrato in Albania dalla Jugoslavia. Naturalmente, essi vi entrarono clandestinamente varcando il confine, se non mi sbaglio, a Dibra. Dopo aver preso contatto con Haxhi Lleshi, anche lui nella clandestinit , vennero a Tirana sempre di nascosto. Mustafa Gjinishi stabili rapporti con Myslim Peza, il quale, essendo perseguitato dagli italiani, si era dato anche lui alla macchia.
Non conoscevo nemmeno Mustafa Kaai, ma avevo inteso parlare di lui e della sua lotta contro il regime di Zogu. Era stato uno dei dirigenti dell' insurrezione di Fier nel 1935. Condannato a morte come democratico, antizoghista, si era comportato molto degnamente nel corso del processo. In seguito sarebbe stato graziato. Dopo aver scontato una parte della pena in carcere fu rimesso in libert . Con l'aiuto di alcuni suoi compagni era riuscito a fuggire in Jugoslavia. In emigrazione era stato attratto dalle idee comuniste e si considerava comunista. Anche Gjinishi dichiarava di essere comunista.
Dopo un certo tempo, ebbi l'occasione di incontrare i due Mustafa. Il Partito non era stato ancora costituito e presi contatto con loro due in nome del gruppo di Kora. In quel tempo io non ero ancora passato alla clandestinit .
Durante il mio primo incontro con questi due compagni, parlammo della situazione del paese ed anche della lotta che si doveva organizzare contro l'occupante. Accennai brevemente, senza entrare nei dettagli, (e soprattutto senza menzionare le forme di organizzazione del nostro gruppo di Kora) alle divergenze fra i gruppi comunisti. Esposi loro i punti di vista errati degli altri gruppi sottolineando, naturalmente, che la linea del nostro gruppo era giusta, che era l'unica veramente comunista, che il nostro gruppo era legato con il Comintern, ecc., ecc.
- Noi siamo per la lotta contro l'occupante - dissi loro.
- Amnche noi - essi risposero - siamo per la lotta, ed per batterci che siamo venuti; vogliamo legarci al vostro gruppo.
Naturalmente non potevo che rallegrarmi ed accettai che essi prendessero contatto anche con i capi degli altri gruppi, cercando di convincerli per un accordo fra di noi. Essi promisero, ma non venirono a capo a nulla.
Ebbi parecchi incontri con Mustafa Kaai; egli mi rendeva conto del suo operato ed un bel giorno mi disse:
- Ascolta, Enver, non c' niente da fare col Cieco (Anastas Lula), perci assegnami un compito, la mia cellula, i miei legami. Tieni conto dello stato della mia gamba (egli zoppiccava), non posso correre e mi possono facilmente riconoscere.
Kaai era una persona onestissima, un eccellente comunista, di una grande franchezza. Egli si leg al gruppo di Kora e, alla fondazione del Partito, divenne suo membro. In seguito fu nominato commissario politico del battaglione partigiano del Mati; combatt e comand la sua unit da comunista risoluto fino al giorno in cui cadde eroicamente nella battaglia per la liberazione di Kruja. Dopo la liberazione, il Partito gli confer l'alto titolo di "Eroe del Popolo".
Le cose andavano in modo del tutto diverso con Mustafa Gjinishi, e peggio ancora con Hasan Rei. Anche quest'ultimo si atteggiava a comunista, ma noi non abbiamo mai avuto fiducia in lui. Era un ciarlatano, un bugiardo, un individuo molto sospetto. Il tempo avrebbe pienamente confermato la nostra opinione. Smascherato dopo la liberazione come agente degli angloamericani, egli fu condannato.
Ma torniamo a Mustafa Gjinishi. Era un uomo intelligente, dinamico, attivo, ma presuntuoso, chiuso con noi e poco sincero. Parlava gesticolando per darsi dell'importanza. Si vantava dei suoi legami con Myslim Peza e voleva mostrarci che aveva un grande ascendente su di lui, ed anche su molti circoli di "nazionalisti", di antifascisti, dove, a sentirlo dire, le sue parole e i suoi consigli erano ascoltati. Non ci diceva per nulla di concreto. In seguito scoprimmo quali fossero le sue <<basi>> e i suoi <<sostegni>>.
Questo sedicente clandestino andava per Tirana con un paio di occhiali neri, ora vestito di blu e il cappello in testa, ora con i knickerboker e la caschetta, con un impermeabile bianco e una borsa nera in mano nella quale teneva delle carte, una vecchia pistola dell'esercito turco e due granate del tipo in dotazione nell'esercito jugoslavo. I nostri uomini ci informavano che egli aveva degli incontri fra l'altro con Irfan Ohri, Lumo Skndo, lo sceicco di Karbunara, Kamber Qafmolla ed Abaz Kupi. Manteneva contatti con ogni sorta di individui: certi bey, di cui alcuni erano apertamente legati all'occupante, altri non ancora in quel tempo, ma "candidati" alla collaborazione, alcuni "simpatizzanti" del Movimento di Liberazione Nazionale, ed altri ancora anticomunisti inveterati e risoluti. Di quello che discuteva e tramava con loro, Mustafa non ci raccontava quasi nulla di concreto, e cosi continu ad agire anche in seguito, dopo la creazione del Partito e persino quando ne divenne membro.
Prima della costituzione del Partito, eravamo riusciti a creare fra i diversi gruppi una specie di commissione di collegamento per l'organizzazione di azioni comuni e mi ricordo che ad una riunione di questa <<commissione>>, alla quale partecipavano Vasil Shanto, Anastas Lula ed io, avevamo convocato anche i due Mustafa. In questa sede avanzai la proposta di organizzare una manifestazione nelle strade della capitale, proprio quel giorno che pi tardi avrebbe presso il nome di grande manifestazione di Tirana e dove, nella piazza dei Ministeri, ci scontrammo con le forze dell'occupante. Anastas fece finta di non opporsi alla mia proposta, ma non manc di sollevare la "teoria dei quadri", asserendo che "saremo scoperti e colpiti dal nemico", ecc., e, furtivamente, incaric Xhep (Sadik Premte) di sabotare la manifestazione. Vasil, questo valoroso compagno proletario, che, sin dalla formazione del Partito, aveva lottato da comunista risoluto e fu ucciso nell'adempimento del dovere, non si pronunci contro, ma chiese di "consultare i compagni". Non tard a portare una risposta positiva. Mustafa Gjinishi invece si mise a fare della retorica, della demagogia e a creare una situazione confusa, al fine di impedire l'adozione di una decisione. Lo misi allora con le spalle al muro:
- Sei per la manifestazione, si o no?
- Condivido il parere di Vasil - egli disse.
- Ma Vasil ha le sue ragioni, - gli dissi, vuol andare a consultare i suoi compagni. Ma tu, quali compagni intendi consultare? Per quanto io sappia e da quello che tu stesso mi hai detto, tu fai parte del nostro gruppo. E in quanto tale, ti devi sottomettere alla sua disciplina.
- No - disse Mustafa incollerito - ho diritto di avere la mia opinione anche al di fuori della disciplina di gruppo, ho molti amici nazionalisti che aiutano la lotta e dobbiamo evitare di comprometterli cosi presto. Dobbiamo ancora prepararci prima di agire.
- Allora, Mustafa, sii pi chiaro, tu non sei n con noi n con Vasil. Se Myslim Peza avesse seguito i tuoi consigli, non si sarebbe scontrato con le truppe dell'occupante. Che Xhepi e tu lo vogliate o no, noi organizzeremo la manifestazione e uniremo i nostri sforzi a quelli di Myslim Peza.
Mustafa Kaai si schier subito dalla parte mia e disse a Gjinishi:
- Mustafa, lascia da parte i sotterfugi come facevi in Jugoslavia. Siamo venuti qui per combattere gli invasori.
Gjinishi, rosso di collera, salt in piedi e replic:
- Non ti permetto di offendermi. Io sono per la manifestazione, ma ci non vuol dire che non dobbiamo prendere le precauzioni necessarie per evitare che ci sparino addosso. Che cosa intendi dire con i sotterfugi di cui mi servivo in Jugoslavia?
Intervenni per metter fine alla brutta piega che aveva preso la discussione e ci separammo.
La manifestazione ebbe luogo. Indipendentemente dal fatto che i capi del gruppo dei "Giovani" erano contrari, la base dei tre gruppi scese in piazza senza esitazione e si scontr con la polizia e i carabinieri dell'occupante.
Il periodo susseguente fu ricco di eventi storici di cui il principale fu la fondazione del nostro Partito Comunista e la lotta per la sua strutturazione e il suo consolidamento, per l'unit e per la liquidazione del vecchio spirito e dei vecchi metodi di lavoro dei gruppi. Il Partito, con forze rinnovate e con spirito di eroismo si gett nella lotta e nelle azioni, rialzando il suo prestigio presso il popolo che aveva sempre pi fiducia in esso. I capi trotzkisti dalle idee malsane, come il Cieco, Xhep e quelli del gruppo <<Zjarri>> venivano sempre pi isolati.
Quando fu creato il Partito, feci chiamare Mustafa Gjinishi perch mi rendesse conto del suo operato, come fecero del resto anche gli altri membri dei gruppi che avevano partecipato alla formazione del Partito.
- Io so - gli dissi - che tu, appena tornato, ti sei <<legato>> al gruppo di Kora, ma ora che il Partito stato costituito, dal momento che ti consideri comunista, capisci bene che devi metterci al corrente dei tuoi legami, devi dire con chi hai preso contatto, il lavoro che hai svolto con questi uomini, affinch il Comitato Centrale possa valutare il tuo operato e te stesso, indicarti il modo come devi agire in seguito e darti le dovute direttive.
Mi ricordo che egli mi rispose impacciato:
- Compagno Enver, io sono comunista, ma voi non mi avete fissato con chi mantenere contatti, bench sia in rapporto con molti compagni del Partito e lavori con essi.
- Sei su una falsa via - gli dissi - e devi rompere immediatamente i tuoi legami organizzativi con gli altri compagni, poich abbiamo smesso una volta per sempre con questi metodi di lavoro chiuso, ispirati allo spirito di gruppo. Non vero che ti abbiamo lasciato senza collegamenti. Tu hai contatti con me, questo te l'ho detto chiaramente molto tempo fa, ma tu hai preferito averne con molta gente. La disciplina del Partito e le regole rigorose da osservare in questi momenti di lotta, non permettono una simile prassi.
- Avete bisogno di altre prove per sapere chi sono? - mi chiese.
- Proprio cosi - gli dissi. - Ti ho fatto chiamare per parlare con te del tuo lavoro, al fine di meglio conoscerti, poi il Comitato Centrale esaminer il tuo caso.
Egli fu costretto a darmi qualche spiegazione, mettendo l'accento sulla lotta che stava conducendo Myslim Peza e che noi conoscevamo molto bene. Ma egli voleva evitare ad ogni modo di rendere conto della sua opera davanti al Partito, pur cercando di lasciarci intendere che era lui che <<dirigeva>> Myslim Peza, e che se noi avessimo censiderato sotto una luce diversa il suo caso, i legami del Partito con Myslim si sarebbero trovati compromessi!
L'impressione che mi produsse durante questo incontro non fu buona, malgrado ci dovevo procedere con cautela. Bisognava ad ogni costo scoprire interamente le mene di Mustafa Gjinishi, e ci avrebbe richiesto del tempo. Allora non avevo il minimo sospetto che egli fosse legato con lo straniero. Comunque egli non era un comunista, ma un nazionalista ambizioso, un avventuriero, che poteva far correre seri pericoli alla nostra causa, se non ci mostravamo attenti nei suoi confronti e non mettevamo a freno le sue attivit disordinate. Ci separammo apparentemente da amici, ma entrambi coscienti che nessuno di noi era soddisfatto dell'altro.
Dovevo proseguire con pazienza il mio lavoro con lui, non per averci minacciato che senza di lui i legami del Partito con Myslim Peza avrebbero rischiato di essere compromessi, poich questi legami erano solidi e sinceri e li avremmo consolidati ancora di pi, ma perch volevamo contenerlo nei suoi errori e nelle sue avventure e speravamo ancora di fare di lui un combattente della causa della liberazione. E' per questo che Myslim Peza stesso, e noi insieme a lui, dovevamo adoperarci a conoscerlo meglio. Non dovevamo nemmeno sottovalutare la tradizionale amicizia familiare che legava i Peza ai Gjinishi, n la simpatia di Myslim per Mustafa, in cui egli vedeva il figlio di un amico, un ragazzo che si <<batteva>> contro l'Italia e un comunista come Mustafa pretendeva di esserlo. Mustafa aveva il dono della parola, manteneva contatti con ogni specie di individui e poteva, se mi lecito esprimermi cosi, tramutarsi in <<giornale>> o "cronaca" per Myslim. Era proprio quello che temevo, ma avevo una grande fiducia nel carattere risoluto, nella rettitudine e nella semplicit di Myslim Peza. E non mi sbagliai.
Ma torniamo ancora a Mustafa Gjinishi.
Naturalmente, non ho l'intenzione qui di descrivere al minuto la sua vita e la sua attivit durante la Lotta di Liberazione Nazionale, ma soltanto alcuni eventi e fatti dell'epoca, che ci misero in opposizione alle sue mene ostili al Partito e al potere popolare di liberazione nazionale.
Una notte, poco tempo dopo la creazione del Partito, convocai Mustafa Kaai in una base clandestina di Tirana. Entrambi lottavamo allora nella clandestinit . Mi intrattenni con lui. Lo interrogai a proposito di Gjinishi, pregandolo di parlarmi apertamente, da comunista, e gli dissi, che il Partito era sinceramente convinto dei sentimenti antifascisti di Gjinishi e della sua determinazione di combattere l'occupante.
- Egli pretende ostinatamente di essere comunista - gli dissi - e si fa passare come tale in ogni occasione, ma noi non ne siamo convinti e vogliamo metterlo ancora alla prova prima di ammetterlo al Partito. Egli si mostra molto indisciplinato nell'applicazione delle regole e delle direttive del Partito, agisce di testa sua, non vuol rendere conto dei suoi legami n del suo lavoro; e ci spesso capitato, quando vogliamo prendere contatto con elementi patrioti, che questi ci dicano: "Inutile, siamo gi in relazione con Mustafa Gjinishi>>. Puoi dirmi quello che pensi di quesfi tratti che credo di aver rilevato nel suo carattere e nel suo metodo di lavoro, perch posso sbagliarmi. Tu lo conosci meglio, l'hai conosciuto anche nell'emigrazione.
Kaai mi rispose brevemente:
- Nell'insieme, non vi sbagliate. Gjinishi un uomo attivo, abile nelle combinazioni; sicuramente antifascista e antitaliano, ha voglia di battersi, ma a modo suo. Anche in Jugoslavia si comportava cos. Lo si trovava ovunque. Stava poco con noi e frequentava tutti gli antizoghisti, di ogni specie, bey e ag , albanesi o funzionari jugoslavi. Era al corrente di tutto, le tasche sempre ben fornite di soldi, mentre noi riuscivamo a malapena a sbarcare il lunario, facendo debiti a dritta e manca. Un giorno venne a trovarmi e mi disse che saremmo passati assieme clandestinamente in Albania, poich il movimento contro il fascismo era gi cominciato. Gli chiesi:
- Ma come e da dove passeremo. Chi ci far varcare la frontiera?
- Non te ne preoccupare, - mi rispose, mi sono inteso con Gani beg Kryeziu. I suoi uomini ci faranno entrare in Albania e l troveremo, la strada per incontrare Aqif Lleshi, Haxhi Lleshi ed altri. Ho pensato anche al denaro, me ne son fatto dare un po' dal "comitato", un po' da Gani beg.
- Sei formidabile, Mustafa - gli dissi l'importante che ritorniamo in Albania, anche a costo di morire l , nel nostro paese, perch qui all'estero la vita impossibile. - E cosi ci mettemmo in viaggio. Vi devo dire, compagno Enver - prosegu Kaai - che prima di varcare la frontiera, Gjinishi mi diede una borsa piena di napoleoni oro, affinch la tenessi nella bisaccia che avevo agganciato al mio mulo. Una volta tornati in patria, me la riprese dicendo: "Questo denaro ci servir a finanziare la lotta". Ve ne avr parlato.
- No - gli dissi - probabilmente avr dimenticato, oppure non se n' presentata l'occasione!
Ma questo dettaglio produsse un forte disappunto in me. Mustafa Gjinishi aveva portato dell'oro dall'estero! Chi mai avrebbe potuto darglielo? Quali erano i suoi legami con il feudatario Gani beg Kryeziu, e chi stava dietro a loro? Era la reazione serba o Londra? Pu darsi n l'una n l'altra. ".. . ed era sempre ben fornito di soldi, mentre noi riuscivamo a mala pena a sbarcare il lunario ... ", mi aveva detto Kaai. Come dovevamo agire? Bisognava mostrarsi molto cauti e attenti, poich Gjinishi era una volpe.
La lotta del Partito e del popolo contro l'occupante e i collaborazionisti si faceva sempre pi aspra. Essa andava estendendosi nella capitale ed anche nelle altre citt . La guerriglia di Myslim si stava rafforzando di comunisti ed ingrossava i suoi ranghi con partigiani venuti da Tirana e dai villaggi di Peza. Myslim, strettamente legato al Partito, manteneva pur sempre un atteggiamento eroico. Quando andavo con lui nei villaggi di quella regione, il <<Babbo>>, come solevano chiamarlo, parlava con convinzione del Partito e del comunismo. Peza era un importante centro di combattimento per noi e molto temibile per l'occupante e il quisling Vrlaci.
Pur proseguendo la lotta contro l'occupante e i traditori, il Partito, attraverso i suoi membri ed altre persone incaricate da esso, aveva anche colloqui e incontri con gente conosciuta per il suo passato antizoghista, con "nazionalisti", come usavamo chiamarli. Noi cercavamo di tastare le loro posizioni politiche, la loro influenza e il loro seguito, ed anche la possibilit di impegnarli contro l'occupante, di schierarli a fianco del Partito nella lotta per la liberazione del paese.
Sebbene non fosse stato ancora ammesso al Partito, avevamo incaricato anche Gjinishi di occuparsi di questo lavoro per il quale era presuntamente tagliato. A volte ci rendeva conto del suo operato a volte no, senza pertanto rinunciare al suo modo di agire. Era indispettito nel vedere che Myslim, sul quale aveva fondato grandi speranze, era saldamente legato al Partito attraverso me e Qemal Stafa. Egli vedeva che Myslim Peza ci voleva un gran bene, del resto contraccambiato da parte nostra; noi lo rispettavamo, lo consultavamo, lo tenevamo al corrente di tutto, indipendentemente dal fatto che non era ancora membro del Partito Comunista.
Gjinishi si mise ad opporsi a questi legami: le sue visite a Peza divennero pi frequenti, pi lunghe, ed egli cercava di seminare la confusione fra i nostri compagni. Questi ci tenevano informati, ma noi li consigliavamo ad essere pazienti pur restando sempre molto attenti.
I legami e gli incontri di Mustafa con i "nazionalisti", lungi dal dare qualche risultato, non si conciliavano affatto col patriottismo ardente e puro di Myslim Peza. Questi era legato per la vita e per la morte con i contadini poveri ed odiava i bey e le altre canaglie. Molti "nazionalisti", amici di Mustafa Gjinishi e Shyqri Peza, erano precisamente di questa specie. Mustafa e Shyqri se l'intendevano a meraviglia con questa gente, e volevano, a modo loro, mettere a profitto i loro legami con Myslim. Entrambi, nelle loro conversazioni, non mancavano di parlare di Irfan Ohri, di Qazim. Mulleti, dei bey di Ndroqi, che Myslim detestava. Mustafa intratteneva rapporti molto intimi con l'ag di Petrela, la casa del quale a Tirana era uno dei suoi soliti ripari. Questo ag era segretamente legato con i bey di Ndroqi e con altri nemici di Myslim.
Tutte queste azioni e tutti questi comportamenti di Mustafa non erano certamente fatti per accrescere la fiducia di Myslim Peza nei suoi riguardi. Tutt'altro. Ecco un episodio fra tanti altri che illustra bene i loro rapporti.
Di nascosto, poich entrambi ci eravamo dati alla vita clandestina, Qemal ed io, guidati da una staffeta partigiana, il contadino fedele Murat Malla, uscimmo una volta da Tirana per recarci a Peza. Ci spingemmo fino a Durakie dove si trovava Myslim. Dovevamo discutere con lui della necessit di rafforzare il ruolo dirigente del Partito nella guerriglia, di provvedere alla sua riorganizzazione, di designare un commissario politico e di rifornirla di armi, indumenti, ecc. Seduti tutti i tre accanto al focolare, avviammo il discorso su questi problemi. Dopo averci ascoltato, Myslim disse: <<Sono d'accordo con il Partito, faremo come esso dice. Fate quello che c' da fare quanto prirna>>. Era sull'imbrunire. Il tempo era bello, ma faceva freddo; il fuoco nel focolare diffondeva un calore piacevole. Il babbo mandava gi ogni tanto un sorso dalla boccetta di raki che aveva davanti a lui e ce ne offriva. Anche noi ne bevevamo qualche goccia pi per accompagnare i saporiti peperoni arrostiti e conditi con aceto che per la bevanda stessa.
Avevamo appena finito di discorrere quando entr nella stanza un partigiano che disse:
- Babbo, Shyqri e Mustafa sono di l .
- Falli entrare, perch stanno ad aspettare?
- Volete che usciamo, - gli dissi - forse avete qualche cosa da dirvi?
- Ma no, non ho con loro nulla che non dovreste sapere anche voi. Non muovetevi dal vostro posto.
Essi entrarono e ci stringemmo la mano. Qemal ed io ci spostammo per sederci tutti e due da un lato del focolare, vicino a Myslim.
Shyqri Peza sembr contrariato di trovarci li. Lo si leggeva sul suo viso.. Quanto Myslim era sottile, tanto Shyqri era corpulento. Aveva una testa grossa e un viso rotondo, capelli lunghi che davano nell'occhio, spalle larghe e portava delle brache ampie che lo facevano sembrare ancora pi grosso di quanto era. Era intelligente, ma quanto al carattere, tutto l'opposto di Myslim.
- Allora, che c' di nuovo? - chiese Myslim a Shyqri, che si era avvicinato al fuoco per scaldarsi le mani.
- Vengo da Tirana. A Peza e Vogl ho incontrato Mustafa ed abbiamo fatto la strada insieme.
- Che notizie abbiamo da Tirana? - chiese di nuovo Myslim.
- Irfan bey Ohri ti manda i suoi saluti. Si incontrato con Qazirn Mulleti. Essi vorrebbero incontrarti in un luogo di tua scelta per discutere apertamente, poich n Irfan n Qazirn vogliono vedere Peza attaccata e incendiata dagli italiani, a patto per che neppure tu ti metta a molestarli.
- E tu, che cosa gli hai risposto? - chiese con calma Myslim.
Qemal ed io eravamo tutt'orecchi.
- Ovviamente, non ero in grado di rispondergli, ma Mustafa ed io pensiamo che non ci sarebbe nulla di male se tu li incontrassi.
- Naturalmente non si tratta di deporre le armi, - precis Mustafa.
Myslirn, incollerito da questa proposta, si alz sulle ginocchia e disse in tono risoluto:
- Potete andare se volete. Abboccatevi pure con i traditori, ma non mettete pi piede in casa mia. Dite loro che possono venire anche con le loro truppe se ne hanno voglia, ma li ricever a colpi di fucile.
Saltai al collo di Myslim, anche Qemal fece altrettanto.
Gli dicemmo di risedersi. Shyqri rimase profondamente turbato; Mustata se ne stava col capo chino.
- Non dovrete assolutamente farlo, signor Shyqri - gli dissi. - Babbo Myslim e il Partito non lo accetteranno mai. Siamo pienamente d'accordo con Myslim e pensiamo che voi stesso, Shyqri, non avete ben riflettuto, poich si tratta di un errore. Siamo convinti che vi rinuncerete. Mustafa avrebbe dovute consigliarvi, prima di venir da Myslim, di respingere questa proposta dei traditori.
Per calmare gli animi, mi rivolsi a Myslim:
- Speriamo - gli dissi - che Shyqri Peza, che nostro fratello, non commetter pi d'ora innanzi simili errori e che non si separer mai da te.
Quanto a Mustafa, lo prendemmo a parte e la rimproverammo severamente. Fece una certa autocritica e pensammo che avrebbe finalmente messo giudizio. Egli partecip con la guerriglia di Peza a qualche azione contro gli italiani e fu scelto come compagno di Kajo in alcuni pericolosi attentati contro le spie. Sotto questo aspetto, Mustafa non era un codardo.
Quanto a convinzioni e posizioni politiche, Shyqri Peza, fratello di Myslim, era un uomo indeciso. Non era risoluto e battagliero come suo fratello, ma sua figlia e suo genero, Kajo Karafili, erano legati a Myslim, al Partito e alla lotta. E cosi, da quel giorno, Shyqri non si separ pi da suo fratello e da noi, segu Myslirn a passo a passo. Quando mi recavo a Peza, egli usciva di casa e mi veniva incontro per stringermi la mano e conversava un momento con me. Quando organizzamo la Conferenza di Peza, naturalmente, egli non vi partecip, ma rimase nel villaggio in disparte senza immischiarsi. Durante un intervallo della Conferenza, egli usc di casa, venne a stringerci la mano e si mise a sedere su uno sgabello vicino a me. Poteva benissimo sedersi anche accanto ad Abaz Kupi, ma non lo fece per rispetto verso Myslini e per solidariet con lui davanti agli occhi degli altri. Pensavo di averlo almeno neutralizzato. Gli chiesi:
- Che ne pensi, Shyqri Peza, dell'azione che stiamo conducendo?
Mi fiss negli occhi e disse:
- Dal momento che Myslini d'accordo, lo sono anch'io.
- Ti ringrazio, Shyqri Peza - gli dissi poich la lotta contro l'occupante italiano ha bisogno dell'appoggio di tutti i veri albanesi.
Pi tardi, Shyqri Peza rimase ucciso in uno scontro del battaglione di Peza con gli occupanti.
Intanto Mustafa Gjinishi chiedeva insistentemente, ai compagni e a me, di essere ammesso al Partito. I compagni gli dicevano: "Devi avere la raccomandazione di Enver, sei in rapporti con lui e solo lui pu dartela". Ma io esitavo.
- Mustafa - gli dissi un giorno - hai dei lati positivi, ma ne hai anche molti altri negativi e, da compagno, te li ho da tempo e costantemente segnalati. Il Partito ha bisogno di uomini semplici, disciplinati e franchi. Se prometti che ti correggerai, ti dar la raccomandazione. Egli acconsent e promise di mantenere la parola data.
E cosi Mustafa Gjinishi divenne membro del Partito in seno all'organizzazione di Peza.
Dopo aver ottenuto la sua iscrizione al Par!tito, Mustafa Gjinishi si mise all'opera per accedere alla sua direzione! Esprimeva a dritta e a manca il suo disappunto di non far parte del Comitato Centrale o del comitato regionale. Egli diceva a chi voleva prestargli ascolto: "Perch solo gli operai possono far parte dei comitati e gli intellettuali no?". Al fine di accattivarsi i nazionalisti e di suscitare il loro risentimento nei confronti del Partito, egli criticava i proclami che noi distribuivamo con il pretesto che non erano improntati nella dovuta misura al nazionalismo!
Questi atteggiamenti ed altri di Mustafa Gjinishi furono denunciati alla Prima Conferenza Consultiva dell'attivo del Partito (12-14 aprile 1942).
Grandi avvenimenti andarono susseguendosi. La Conferenza storica di Peza, dove furono gettate le basi politiche e organizzative dell'unione del popolo albanese nel Fronte Antifascista di Liberazione Nazionale ed anche le basi del potere popolare, aveva gi svolto i suoi lavori. La Lotta di Liberazione Nazionale andava estendosi sempre pi. Peza fu attaccata. Due giorni prima dell'assalto fascista, Mustala ed io, con parecchi sacchi di volantini, avevamo lasciato Peza per entrare a Tirana. Ci fermammo in una vecchia osteria che ci serviva da base, vi lasciammo i volantini e ci allontanammo in fretta, poich notai, nelle caserme italiane dirimpetto a noi, un certo movimento di truppe nella nostra direzione. L'oster¡a fu invasa, i volantini presi e l'oste arrestato.
Nako Spiru. ed alcuni compagni si erano allontanati da Peza in direzione di Durrs. Strada facendo si erano imbattuti nelle truppe italiane in marcia verso Peza ed erano stati arrestati.
Circa due mesi pi tardi, in opposizione al Fronte Antifascista di Liberazione Nazionale, fu messo in piedi il Balli Kombtar, organizzazione della reazione, degli pseudodemocratici, dei bey, degli ag , presunti liberali, che avevano nel passato mangiato a tutte le greppie e che, anche ora, alcuni apertamente, altri momentaneamente per vie traverse, erano legati con gli occupanti italiani e con i quisling al potere, capeggiati da Mustafa Kruja. Il Balli Kombtar espose apertamente il suo programma ostile al Partito Comunista d'Albania e al Fronte Antifascista di Liberazione Nazionale, il quale veniva da esso qualificato come ."maschera del Partito Comunista". I capifila di quest'organizzazione pubblicarono un "decalogo", che circolava liberamente e che predicava la lotta contro la Lotta di Liberazione Nazionale e le azioni armate. Malgrado ci, la nostra lotta contro l'occupante aveva assunto vaste proporzioni in tutto il paese. Il Partito Comunista era divenuto l'ispiratore e l'alfiere della liberazione.
Venne la primavera 1943 e con essa cominciarono a giungere in Albania le prime missioni militari inglesi.
Con l'arrivo di queste missioni, Mustala Gjinishi cominci a sentirsi fiero come un galletto, sebbene sia lui che gli inglesi facessero di tutto per salvare le apparenze. Il "sorridente", l'"interessante", il "franco" Mustafa, come lo chiamavano gli inglesi, aveva il vantaggio di conoscere la loro lingua. Anche in presenza di uno di noi, che sapevamo il francese ma non l'inglese, Mustafa poteva liberamente comunicare con loro e tradurre le nostre parole come gli pareva e piaceva. Ci mi era sgradito, ma che ci potevamo fare? Cercavamo di trovare un punto di riscontro fra certi abboccamenti degli inglesi con esponenti "nazionalisti" e gli incontri che Mustafa aveva avuto prima con questi uomini, ora apertamente schierati dalla parte del Balli Kombtar, ma non avevamo ancora trovato il bandolo della matassa.
A Londra, con l'aiuto dei britannici, era stato creato una specie di governo francese denominato <<Comitato della Francia combattente>> con alla testa De Gaulle; qui avevano la loro <<sede>> anche il "governo" di re Pietro, il re senza regno di Jugoslavia, che era fuggito prima ancora dell'attacco dei tedeschi, il "governo" olandese, il <<governo>> belga, ecc. Il "governo" in esilio del re Paolo di Grecia era, anch'esso, sotto l'ala degli inglesi. Londra si sforzava di creare con i reazionari e i traditori albanesi un governo monarchico fuori del paese o dentro. Sembrava piuttosto orientata alla restaurazione della monarchia, poich s'immaginava che il popolo albanese "bruciasse" d'amore per essa e per quel delinquente di Zogu.
Queste erano le cartucce che l'Intelligenee Service teneva in serbo per impiegarle contro i popoli in guerra. Dovevamo quindi essere molto cauti nei confronti diqueste manovre dei britannici.
Malgrado i loro sforzi, essi non riuscirono a formare un governo di Zogu in esilio. Il loro fallimento va attribuito alla lotta aspra, lungimirante, risoluta e intransigente del nostro Partito. Questo era l'essenziale.
Anche la questione greca svolse un certo ruolo a questo riguardo. Il governo greco in esilio aveva delle rivendicazioni sull'Albania del Sud e non riconosceva lo statu quo antecedente all'occupazione. Esso avrebbe considerato la creazione di un governo monarchico albanese in esilio come un colpo inflitto dai britannici alle sue rivendicazioni.* *( In relazione al riconoscimento di un governo di Zogu in esilio, in un documento del Foreign Office, NO. E 48, si dice <<Esso avrebbe sicuramente danneggiato di molto i nostri rapporti con il governo greco". (FO 371137138-3690, PRO. Dalla fotocopia dell'originale depositata presso l'AIS, Tirana).
In quel tempo la Gran Bretagna attribuiva maggior importanza alla Grecia che all'Albania, ma ci non significava che essa avesse definitivamente rinunciato a Zogu* *( A. Dew del Foreign Office tra l'altro scriveva, il 9 agosto 1944, al segretario della societ anglo-albanese: <<2 La proposta di riconoscere un governo albanese in esilio stata sempre al centro dell'attenzione, ma non si ritiene che sia arrivato il momento opportuno per fare un simile passo (FO 371/43555-3278, PRO. Dalla fotocopia dell'originale depositata presso l'AIS, Tirana).
come strumento de suoi disegni.
Queste manovre degli inglesi volte a creare un governo in esilio, a restaurare il regime di Zogu contrariamente alla volont del popolo, erano molto nefaste. Ma un popolo come il nostro, che aveva una storia molto travagliata, che si era agguerrito nella lotta, avrebbe saputo difendere bene, sotto la direzione del Partito Comunista, i propri diritti contro chiunque avesse osato tramare macchinazioni a suo scapito; esso sarebbe stato capace di decidere da s sul sistema di governo che gli avrebbe assicurato la libert e i diritti democratici.
Il pi piccolo errore in tal senso avrebbe compromesso tutti i nostri successi, come accadde con il Partito Comunista jugoslavo, il Partito Comunista francese, il Partito Comunista greco e molti altri partiti. Gli inglesi avevano nella loro manica Ahmet Zogu, Abaz Kupi o i Kryeziu. Ma il nostro Partito diede prova di grande determinazione e di vigilanza, di maturit politica marxista-leninista esemplare, di fedelt verso il popolo e verso la propria ideologia, il marxismo-len¡nismo. Non scese mai a patti con gli inglesi e ridusse in polvere i loro piani.
Nel corso di un colloquio che ebbi con il generale Davies, capomissione britannico, ero accompagnato da Mustafa, che in quell'occasione mi fece da interprete.
Terminato il colloquio, mentre tornavamo insieme attraverso un bosco verso la nostra base, egli mi disse:
- Noi stiamo conducendo una lotta eroica, piena di sacrifici, eppure all'estero nessuno ne parla, mentre gli jugoslavi hanno una trasmittente, a Mosca sicuramente, che parla della loro lotta.
- Che ci possiamo fare, Gjinishi - gli dissi non c' che Mosca che possa parlare di noi in questo modo, e non abbiamo qui una missione sovietica. Malgrado ci, noi continueremo a batterci e il mondo finir per apprendere di quale portata sia la lotta condotta dal nostro popolo, sotto la direzione del Partito.
- Giusto - disse Gjinishi - questi inglesi che abbiamo qui non ci aiutano. Hanno forse degli ordini in tal senso, ma pu darsi che siano anche dei tipi indolenti, senza spirito di iniziativa.
Non comprendono la grande importanza dell'Albania nei Balcani. Dobbiamo trovare il modo di suscitare l'interesse del governo britannico alleato alla nostr lotta.
Queste parole confermarono i miei sospetti.
- Sediamoci, Mustafa - gli dissi - per prendere fiato e fumare una sigaretta.
- Ma cosa dobbiamo fare - ripresi il discorso - per suscitare l'interesse dei governo britannico? Ci hai pensato?
- Inviamo a Londra uno o due compagni per esporre, a nome del Fronte Antifascista di Liberazione Nazionale, i nostri punti di vista, le nostre richieste di armi, di aiuti ed esigere anche dagli inglesi che esaltino unicamente la nostra Lotta di Liberazione Nazionale e smascherino il Balli Kombtar e i collaborazionisti; questo l'unico mezzo. Con questi individui della missione non approderemo a nulla, non faremo che litigare con loro.
Al fine di meglio'scoprire il suo piano, proseguii:
- Questo un'affare difficile, tanto pi che i membri della missione inglese ci hanno descritti ai loro superiori come nemici accaniti degli inglesi. E' un tentativo che ha poche probabilit di successo.
- Se glielo chiediamo, - continu Mustafa. - saranno costretti ad inoltrare la nostra domanda. Proviamo pur sempre, che ci perdiamo?
Mustafa Gjinishi era veramente un uomo senza pudore! Ce ne eravamo accorti quando propose a Myslim Peza di avere un incontro con Qazini Mulleti e Irfan Ohri. Ed ecco che ora ci suggeriva di inviare una delegazione a Londra.
- No, Mustafa, non cosa da fare. Non sono d'accordo - gli dissi in modo da non destare alcun sospetto. - Rinuncia a questo progetto, perch non pu darci niente.
- Va bene, comunque parlatene con i compagni.
Appena incontrai i compagni, feci loro sapere che Mustafa era caduto nel tranello e li misi al corrente dell'accaduto.
- Che canaglia! Ma un agente dell'Intelligence Service - grid uno di loro. E non si sbagliava.
- Pazienza - dissi loro. - Non affrettiamoci, teniamolo d'occhio e mettiamolo ancora alla prova.
- Anche tu - salt s uno di loro - come San Tommaso.
- Se la penso cosi - gli risposi - non che mi preoccupo tanto della sua persona, ma ritengo che dobbiamo raccogliere altre prove e fatti per convincere il suo entourage e mostrare ad essi di che pasta fatto. Non andate a credere che, nonostante i nostri incessanti consigli, egli abbandoner la strada pericolosa in cui si incamminato. Avremo ancora occasione di vederlo all'opera.
Infatti, con lui ci capitarono molte altre storie del genere.
Una volta, non ricordo bene dove, feci chiamare a rapporto Mustafa che era appena tornato da Peza. Egli mi disse fra l'altro:
- Ho una proposta che ritengo importante per lo sviluppo futuro della lotta nell'Albania centrale.
- Ascoltiamo - gli dissi, - la studieremo.
- Ecco, - egli cominci - da molto tempo, sin dal nostro ultimo incontro, sto lavorando per organizzare due brigate d'assalto nella regione di Darsi ed ho ottenuto risultati soddisfacenti. Mi sono infiltrato in alcuni villaggi al di l dello Shkumbini, dalla parte delle due Cerma. Se mi firmate l'ordine, sono pronto a farle insorgere nella lotta, ma ho anche un'altra richiesta da fare: ho bisogno di Kajo Karafili, che metter al comando di una delle due brigate, mentre per l'altra possiamo proporre un compagno della base. E cos Kajo, l'altro comandante che verr designato ed io saremmo in grado di coprire tutta una regione e di colpire gli obiettivi militari che vi si trovano in gran copia.
- E da chi dipenderanno queste brigate? chiesi.
- Direttamente dallo Stato Maggiore, da voi. Io diriger le azioni ed eseguir gli ordini dello Stato Maggiore nella mia qualit di suo membro.
- E di Myslim che ne sar ? - gli dissi, poich per me l'idea di Mustafa era chiarissima. Egli intendeva sottrarsi al comando della zona operativa di Peza, conseguentemente alla direzione di babbo Myslim, e costituire una zona a parte creandovi delle brigate poste sotto il suo comando.
- Noi agiremo in modo di mantenere stretti rapporti con Myslim, di cooperare e coordinare le nostre azioni con lui.
- Gli hai parlato di questo?
- No, non ancora, ho pensato prima di discuterne insieme e metterci d'accordo, e poi metterlo al corrente - disse lo scaltro Mustafa diventando rosso.
- Hai fatto male - gli dissi. - Dal momento che ti sei impegnato in quest'affare, avresti dovuto non solo mettere al corrente Myslim, ma anche ottenere il suo consenso e, soltanto dopo, venire da me e intrattenermi del fatto. Non sulla creazione delle due brigate che non sono d'accordo con te, anzi ritengo che dobbiamo organizzarle quanto prima. Quello che non approvo la creazione di un'altra zona operativa vicina a quella di Peza, tanto pi che questa copre la regione dove tu pensi di operare e dove l'influenza di Myslini grande. Ci non n consigliabile, n giusto. Quanto a Kajo Karafili, non posso dartelo, uno dei pi brillanti comandanti di babbo Myslim ed egli non permetter mai che si allontani da Peza.
- Per concludere - dissi a Mustafa - innanzi tutto devi andare a trovare babbo Myslim e spiegargli bene la reale possibilit di creare due brigate che opereranno sotto il suo comando. Quanto alla creazione di un'altra zona di operazioni e a tutto il resto che mi hai proposto, tutto ci inaccettabile.
Mustafa non parl di questo progetto a Myslim, e le brigate ideate non furono formate, perch i partigiani della regione di Peqin e di Darsi erano gi incorporati nelle forze partigiane di Peza, di Dunire e, in parte, nei battaglioni di Lushnja. Mustafa Gjinishi, con le sue tendenze di banderese, voleva dunque creare il proprio bayrak di Peqin-Darsi.
Durante un incontro che avemmo pi tardi a Labinot nella regione di Elbasan, dove alcuni membri dello Stato Maggiore Generale erano stati convenuti per esaminare la situazione politica e militare e prendere ulteriori misure in vista del proseguimento dei combattimenti, Myslim mi prese a parte e mi disse:
- Compagno Enver, lo Stato Maggiore Generale mi ha promesso una certa somma di denaro per acquistare armi, munizioni e indumenti di scorta per l'inverno, poich ne manchiamo, ma non abbiamo ancora ricevuto nulla. Ti prego, interessati di quest'affare, bench io sappia bene quanto voi stessi siate alle strette e quanti grossi bisogni delle nostre forze avete da soddisfare.
- Ma cosa dici babbo, ci mi stupisce. Sono gi due mesi che ti ho inviato, per il tramite di Mustafa Gjinishi, i 200 napoleoni promessi a Peza.
- Non ho ricevuto un soldo, te l'assicuro - disse Myslim.
- Chiamatemi un po' Mustafa Gjinishi, - dissi ad un partigiano. Egli venne disinvolto, il viso rasato di fresco e bianco di cipria.
- Siediti - fece Myslim.
- Mustafa - gli dissi - ti avevo dato 200 napoleoni per Myslim, perch non glieli hai dati, cosa ne hai fatto?
Il nostro furbacchione non batt ciglio e, senza il minimo pudore, come al solito, si mise a tirar fuori giustificazioni.
- Si, babbo Myslim, vero, ho ricevuto i 200 napoleoni, e se non te li ho consegnati ci dovuto al fatto che, ben conoscendo i bisogni di Peza... (E cominci a raccontarci di averli "distribuiti" pretendendo di averne dato tanto a "Tizio", tanto a "Caio", tanto a "Sempronio" per comprare questo e quello, ecc.).
Myslim, che ne aveva fin sopra i capelli, si mise a gridare:
- Mustafa, basta con i sotterfugi, se credi di farmela, ti sbagli di grosso. Il denaro ti stato consegnato per me e tu dovevi portarmelo.
Quanto al modo come l'avrei impiegato, o alle persone che l'avrei dato, questa una cosa che riguarda me. Mentre tu non mi hai nemmeno avvisato. Ci non onesto da parte tua. Appena di ritorno a Peza, voglio o le armi o il denaro. Questi erano i soliti fattacci di Mustafa Gjinishi. Ma ne avremmo visti degli altri ancora pi riprovevoli che avrebbero colmato la misura.
Londra, attraverso la BBC trasmetteva ogni sera dei messaggi rivolti a tutta la rete di agenti dell'Intelligence Service sparpagliati in Europa ed in altri continenti, dove si svolgevano i combattimenti. Una notte cominci a trasmettere messaggi anche per l'Albania. Questi messaggi furono poi diffusi periodicamente, ma erano incomprensibili. Naturalmente soltanto i loro destinatari potevano decifrarli. Si parlava di "frutta giunta a maturit "- e di altre cose di cui non mi ricordo. L'importante, per noi, era scoprire a chi erano indirizzati e poi cercare di decifrarne il senso. Un lavoro difficile. I membri della missione inglese ai quali ci rivolgevamo, direttamente o indirettamente, mantenevano naturalmente un silenzio di tomba. Avevamo grossi sospetti che questi messaggi fossero indirizzati ai ballisti.
Un'altra sera, mentre stavamo ascoltando con alcuni compagni la BBC, ci capit di sentire un nuovo messaggio per l'Albania. Questa volta, se non mi sbaglio, si trattava di fichi o di corniole <<gi maturi>>. Il messaggio era indirizzato ad un certo Tafari. Saltai in piedi.
- Ma che ti prende? - mi dissero i compagni.
- Tafari Mustafa Gjinishi.
- E' una tua supposizione? - mi chiesero.
- No, - risposi - non una semplice supposizione, e raccontai loro un episodio successo qualche tempo fa.
Poco dopo la formazione del Partito, mentre stavamo lavorando per consolidarne l'organizzazione, avemmo modo di constatare che Anastas Lula e Sadik Prenite proseguivano il loro lavoro frazionistico in seno al Partito e la loro attivit di sabotaggio fra gli elementi progressisti vicini ad esso. Convocammo quindi la Conferenza straordinaria del Partito, ormai nota; questi due elementi furono sottoposti ad un interrogatorio serrato e cos fu asportato l'<<ascesso>>. Avevo fatto venire a quella riunione anche Mustafa Gjinishi, non essendo anche lui estraneo a questi maneggi, ma si trattava soprattutto del Cieco e di Xhep.
La riunione, che fu molto lunga, si tenne nella casa di Zeqi Agolli. In quel tempo tutti noi facevamo vita clandestina. Ma il Cieco e Xhep non si lasciavano sbottonare facilmente. Storditi dal fumo delle sigarette, di tanto in tanto eravamo costretti a fare una pausa e passavamo nella stanza attigua, dove, prendendo il caff, si continuava sempre a fumare.
Nel corso di uno di questi intervalli, il Cieco si era seduto vicino a me e, il capo chino, con quel suo viso da <<serpente dagli occhiali>>, stava fumando in silenzio. Venne Mustafa, che si ferm davanti a lui e gli disse:
- Cieco, sputa fuori quel che hai da dire, non ci stancare. Anastas alz la testa, lo fiss negli occhi, lo colpi leggermente sulle anche e disse:
- Ascolta Mustafa, ascolta <<Tafari>>, non sarai certo tu a darmi delle lezioni, perch non ho nulla da rimproverarmi. Raccontaci piuttosto quello che hai sulla coscienza, e che nulla potrebbe lavare.
Fu in quell'occasione che sentii per la prima volta Anastas Lula chiamare Gjinishi <<Tafari>>. Non detti importanza alla cosa, perch sin dalla guerra d'Abissinia, i nomi di ras Tafari o di Hail Selassi I ci erano divenuti familiari.
Ma quando la BBC cit il nome di "Tafari" nel suo messaggio, nella mia memoria qualcosa scatt meccanicamente e ne feci la connessione.
- Sono sicuro, - dissi ai compagni, - dobbiamo chiamare Mustafa e costringerlo a confessare.
- Non ti affrettare - disse uno di loro, - sar senz'altro interrogato, ma dobbiamo agire in modo che l'uccello torni nella gabbia, poich potrebbe scapparci di mano. Ora che ha ascoltato i messaggi, anche lui avr dei dubbi che noi abbiamo subodorato qualche cosa.
In quei giorni Mustafa Gjinishi si trovava a Tirana. Da tempo egli aveva insistentemente chiesto di andarvi per incontrare Cungu, il quale poteva disporre dei camion del dicastero ed assicurare cos il trasporto di una quantit di cereali che dovevamo acquistare e depositare in magazzino, ed anche <<per sistemare qualche altro affare>> come egli diceva. Gli avevamo dato due giorni, ma ne erano gi passati quattro e non si era ancora fatto vedere. Ero convinto che non avrebbe combinato nulla, poich la questione dei cereali era per lui solo un pretesto per recarsi a Tirana. Scrissi a Nako (Spiru) per dirgli fra l'altro che il caso di Mustafa ci metteva in sospetto, che "la questione di Mukje"* *( Il 1ø-2 agosto 1943 nel villaggio di Mukje di Kruja si tenne la seconda riunione dei rappresentanti del Balli Kombtar e del Consiglio Generale di Liberazione Nazionale. In questa riunione, Ymer Dishnica e Mustafa Gjinishi, senza tenere conto delle raccomandazioni impartite loro caddero nelle posizioni della reazione. Essi capitolarono di fronte al Balli Kombtar considerandolo come un'organizzazione antifascista e accettarono la direzione in comune della Lotta di Liberazione Nazionale e del potere politico insieme con i rappresentanti di quest'organizzazione traditrice, accettarono la proposta dei ballisti di creare un cosiddetto "Comitato per la salvezza dell'Albania" composto da un numero uauale di rappresentanti, il che significava liquidare il Consiglio Generale di Liberazione Nazionale, violare gli interessi del popolo e della patria. Su iniziativa del compagno Enver Hoxha, il CC del PCA e il Consiglio Generale di Liberazione Nazionale respinsero l'accordo di Mukje in quanto compromesso privo di principio e pericoloso.) e l'ultimo volantino distribuito ci facevano riflettere molto a proposito del messaggio di Radio Londra destinato a Tafari e al rincrescimento espresso da Londra per il fatto che non sia stato ancora costituito un governo albanese, ecc. Raccomandavo anche a loro di rifletterci sopra poich Mustafa mi sembrava comportarsi proprio come chi ha la pulce nell'orecchio ed ossessionato dalla paura di venire scoperto. "Dobbiamo senz'altro sorvegliare i suoi contatti e i suoi movimenti., consigliavo a Nako,dobbiamo quindi agire con molto astuzia per scoprire la sua impostura".
Ed quel che facemmo. Aspettammo il ritorno di Mustafa a Labinot. Lo feci chiamare nella stanza dove lavoravo. Fu una notte drammatica.
- Mustafa Gjinishi - gli dissi - che cos' era quel messaggio trasmesso da Radio Londra alcuni giorni or sono? Che attinenza ha con te?
- Non so nulla di tutto questo, compagno Enver - egli mi rispose tutto rosso e, fingendo di essere indignato della mia domanda, senza riuscire per a nascondere il suo turbamento, egli prosegu: - Perch mi fate queste domande? Di che sospettate? Io sono un patriota, un comunista, che cos' questa domanda che mi fate?
Mustafa non poteva star fermo e, con la sua solita astuzia, cercava di schivare il colpo.
- Gjinishi - gli -dissi - questa sera dovrai aprirti al Partito confessandogli i tuoi torti, se no sar io ad elencarteli. E cominciai ad elencargli ad una ad una le nostre constatazioni: i suoi colloqui cordiali con il colonnello Nicholls a Biza, la proposta di inviare dei rappresentanti a Londra, la borsa di napoleoni oro di cui mi aveva parlato Kaai e tutto il resto.
- Parla, cosa hai da dire al Partito? gli chiesi in tono severo.
Per tutta risposta egli accese una sigaretta.
Anch'io ne accesi una, tanto per proseguire pi posatamente il colloquio.
- Raccontami di che si tratta - gli dissi quali sono i tuoi legami con gli inglesi, quali infamie hai commesso, poich dalle tue spiegazioni dipender anche la severit della sanzione che ti verr inflitta dal Partito. Ci molto importante per il nostro Partito, devi quindi spiegarci tutto.
. Per ore intere Mustafa si dimen come un serpente preso per la testa. Cerc di negare tutto. Ma alla fine, volente o nolente, messo con le spalle al muro di fronte a numerosi fatti, fu costretto a confessare e dichiarare in sostanza quanto segue: non era una spia degli inglesi, ma un loro "collaboratore", e ci "per il bene dell'Albania"! Aveva stabilito i suoi primi contatti con gli inglesi in Jugoslavia, quando aveva incontrato il tenente colonnello Oakley Hill. Era stato quest'ultimo ad inviarlo in Albania con Abaz Kupi.
- Il mio crimine - disse Mustafa - consiste nel non aver messo il Partito al corrente di questo e dei fatti che ne seguirono. Il Partito ha fatto tutto il possibile per me, ma io agivo di testa mia e secondo le decisioni che avevamo preso insieme a Hill.
- E quali erano queste decisioni?
- Avevamo deciso di organizzare in Albania la lotta dei patrioti e, possibilmente, anche dei comunisti. Voi siete pi o meno a conoscenza della mia attivit qui sin dal mio ritorno, ma non sapete che un certo Cungu, inviato da Londra, venuto clandestinamente dall'estero per prender contatto con me ed ripartito in seguito. Gli ho fatto un'esposizione della situazione, della mia attivit e di quello che intendevo fare.
- E quali sono le istruzioni che Cungu ti ha dato?
- Mi ha incoraggiato. Mi ha detto di proseguire su questa via facendomi intravedere la prospettiva di maggiori possibilit d'azione. Mi ha detto confidenzialmente di agire con molta cautela e perseveranza e cercare di prendere contatto con Mehdi Frashri per convincerlo a recarsi all'estero. "Naturalmente, mi ha detto ancora Cungu, organizzeremo pi tardi la sua partenza e la tua per Londra dove Mehdi former un governo albanese in esilio. Se il governo sar formato con o senza Zogu alla sua testa, questo lo studieremo pi tardi; ci dipender dalle circostanze"..
- E poi? - intervenni.
- Egli, Cungu, mi mise in relazione con il consolato turco - prosegu Mustafa - poich la Turchia non aveva ancora ritirato il suo consolato, e poi mi fece prendere contatto anche con un tiranese. Decidemmo di utilizzare questo canale per inviare notizie, informazioni e relazioni all'estero. Mi diede anche il codice dei messaggi che avete ascoltato dalla BBC, aggiungendo che <<voi li sentirete solo quando avremmo tratto le nostre conclusioni a proposito di alcuni problemi principali di cui abbiamo discusso. Non preoccupatevi, troveremo il mezzo di avvisarvi quando dovrete mettervi in ascolto>>.
Ecco qual'era il nocciolo della questione.
Convocai immediatamente alcuni compagni che si trovavano allora a Labinot e riferii loro dettagliatamente le dichiarazioni di Mustafa Gjin¡shi.
Dopo una violenta requisitoria contro la sua attivit , mi rivolsi a Mustafa:
- Che castigo ti meriti da parte del Partito per tutti i tuoi misfatti, per il tuo tradimento al servizio di una potenza capitalista straniera?
- La morte, - disse Gjinishi, e trasse fuori la pistola che pose sul tavolo. Che il Partito decida, io aspetter nel cortile - egli aggiunse ed usc.
Dopo aver discusso per alcune ore il suo caso e dopo aver accuratamente soppesato tutti gli elementi: le circostanze della guerra, il suo entourage e le sue conoscenze, il pericolo che rappresentava, la sua attivit di traditore, la sua natura di fanfarone, di bayraktar, ed anche la sua confessione totale, decidemmo di risparmiargli la vita.
Lo facemmo chiamare e, dopo avergli elencato un'altra volta le sue colpe, gli fu chiesto se non avesse altro da aggiungere, se si era pentito dei suoi atti e se si impegnava davanti al Partito di rinunciare per sempre alla via che lo aveva condotto fino a quel punto. Rispose che d'ora in poi sarebbe rimasto "fedele fino alla morte al Partito e alla Lotta di Liberazione Nazionale". Gli dicemmo allora che il Partito era magnanimo, che lo perdonava anche questa volta, ma che doveva mettersi bene in testa di riscattare i suoi misfatti con atti probanti, con la sua lotta.
Ed cos che ci separammo quella volta da Mustafa Gjinishi. Ma anche in seguito egli non fece ritorno alla retta via, prosegui nella via del tradimento e rest quello che era, un agente degli inglesi.
Questa era un'attivit molto nociva e diabolica, che avrebbe arrecato gravi danni al popolo, alla patria, alla nostra Lotta di Liberazione Nazionale, se non l'avessimo tagliata dalle radici. Nulla sfugg n doveva sfuggire all'occhio vigile del Partito. Gli inglesi e i loro agenti non l'avrebbero spuntata in Albania, come speravano. Noi scoprimmo naturalmente anche i dettagli di questa faccenda, che Mustafa fu costretto ad ammettere, e persino il fatto che il Cieco era da tempo a conoscenza del suo pseudonimo. Tutto ci ci fu di grande aiuto, perch ci spinse ad acuire maggiormente la vigilanza.
Maggio 1944. Eravamo a Helms, nella regione di Skrapar, occupati a preparare la convocazione del Congresso di Prmet. Avevo terminato di redigere in grandi linee il rapporto, la dichiarazione e gli altri principali documenti di questo importante Congresso che avrebbe segnato una tappa di portata storica per la nostra Lotta di Liberazione Nazionale e per il nostro potere popolare. Era questo un avvenimento storico, che il nostro Partito aveva accuratamente preparato, grazie alla sua giusta e coerente linea marxista-leninista e attraverso la lotta. La convocazione del Congresso avrebbe avuto ripercussioni di rilievo sia nel paese che all'estero, dando un nuovo e vigoroso slancio alla nostra Lotta di Liberazione Nazionale contro gli occupanti e i traditori. Ma dal canto loro i nostri nemici, palesi o nascosti, ora presi dal panico, non sarebbero rimasti con le mani in mano, avrebbero tentato di sabotare con tutti i mezzi il Congresso.
Ed precisamente alla vigilia di questo evento storico che fu lanciato con paracadute, presso la missione inglese di Staraveck, il tenente colonnello Leake.* *( Capo sezione per l'Albania presso il Quartier Generale.)
Pochi giorni dopo il suo arrivo, egli mi invi il suo aiutante per chiedere se poteva farmi una visita di cortesia. Accettai ed egli non tard a venire. Lo ricevetti nella sede del nostro Stato Maggiore, che si trovava nella casa di zio Mehmet.
Gli feci alcune domande sull'andamento dei combattimenti contro la Germania sui vari fronti di Europa. Egli non mi rispose concretamente (tutti gli inglesi inviati da noi erano maestri nell'arte di parlare di tutto senza dire nulla di concreto). Poi, a sua volta, egli mi chiese delle informazioni sulla guerra in Albania. Gli risposi con lo stesso linguaggio e cogliendo pi di una volta l'occasione, mi lamentai del fatto che i "nostri grandi alleati inglesi" non ci mandavano armi. L'inglese mi rispose dicendo che non era al corrente della questione e che era venuto per aiutare sul posto la nostra lotta contro il nemico comune. Egli mentiva come tutti gli altri, e difatti, come dovevamo apprenderlo pi tardi, egli era venuto per conseguire fini del tutto contrari a quelli che aveva dichiarato davanti a noi, cio non per aiutarci, ma per sabotare la nostra Lotta di Liberazione Nazionale.
Riuscii a capire che egli era al corrente della prossima convocazione del nostro Congresso.
"Ancora un altro segno, pensai, che gli inglesi hanno un informatore nelle nostre file". Quest'informatore era Mustafa Gjinishi. Da tempo non avevo pi dubbi di questo.
Siccome il giorno della nostra partenza per Prmet si stava avvicinando, inviai a questo ufficiale inglese un invito da parte del nostro Fronte di Liberazione Nazionale perch assistesse al Congresso di Prmet nella sua qualit di rappresentante dell'<<Inghilterra, la nostra grande alleata>>. Nella sua risposta, con la quale mi chiedeva fra l'altro un altro incontro, mi faceva sapere di non poter assistere al Congresso non avendo la debita autorizzazione del suo governo.
Ebbi dunque quest'incontro con l'inglese. Dopo il solito scambio di saluti, gli dissi fra l'altro che mi rincresceva che egli non potesse assistere al nostro Congresso.
- A mio parere, tenente colonnello, - gli dissi - il motivo che avanzate non regge. Avete tutto il tempo necessario per chiedere l'autorizzazione al vostro governo.
Chiusa in qualche modo la questione della sua impossibilit di presenziare al nostro Congresso, l'inglese pass ad un vecchio soggetto, che le missioni militari inglesi riprendevano come un ritornello e a proposito del quale avrebbero dovuto intuire anticipatamente la nostra risposta. Questi fanfaroni della vecchia Inghilterra non avevano ancora messo giudizio.
- Signot Hoxha - egli. mi disse - ho qualche cosa da chiedervi. Per essere pi preciso, vorrei che mi aiutaste ad incontrare il signor Tefik Cfiri e i suoi combattenti a Mallakastra. Mi piacerebbe sentire da lui quello che pensa e vedere quello che fa, per poter riferire al mio governo della verit sul Balli Kombtar.
~ . Sentii il sangue montarmi alla testa. Comunque cercai di mantenere la calma, ma finalmente non riuscii a trattenermi:
Questa una vecchia tiritera, signor tenente colonnello - gli dissi. - L'ho intesa ripetere tante volte dalla bocca degli inglesi, che ne sono stufo. In poche parole, voi chiedete di incontrare i nemici del popolo albanese, i nemici giurati del nostro Fronte di Liberazione Nazionale; voi chiedete di prendere contatto con i collaboratori degli occupanti nazifascisti. Questo vergognoso da parte vostra ed inaccettabile per noi.
- Ma voi, signor Hoxha - intervenne il tenente, colonnello, tutto rosso - non potete dettare al mio governo quelloche deve fare.
- Voi rappresentate il governo inglese, questo vero, - gli risposi - ma vi trovate ora nelle zone dei partigiani e quelli che comandano qui sono il Fronte di Liberazione Nazionale e il suo esercito partigiano, e non il vostro governo. Potete andare da questo ballista e criminale di Tefik Cfiri, questo collaboratore degli occupanti, potreste, volendo, recarvi insieme a lui anche a Tirana, ma sappiate bene che una volta uscito dai nostri territori liberati non potrete pi farvi ritorno. Qui il Fronte di Liberazione Nazionale del popolo, che noi rappresentiamo, ad essere il padrone. Vi pongo molto chiaramente l'alternativa: o con noi, o con i nostri nemici, scegliete! - Dette queste parole, mi alzai in piedi, per fargli capire che il nostro colloquio era tenminato. Il tenente colonnello, esterrefatto da questa risposta inattesa, si mise il berretto in testa, prese il suo bastoncino sotto braccio e, ancora tutto rosso in viso, mi salut. "Niko, accompagna il tenente colonnello", dissi ad un partigiano che, insieme a zio Mehmet, lo accompagnarono fino all'uscio di casa.
In quei giorni, anche Mustafa Gjinishi si trovava a Helms. Riferii naturalmente ai compagni il mio incontro con il tenente colonnello inglese. Tutti ne furono indignati e mi dissero di avere agito molto bene, che meritava di essere trattato nel modo in cui lo era stato. Mustafa, anche lui, si espresse nello stesso modo.
Venne il giorno della partenza per Prmet. Eravamo pronti di buon mattino e la carovana di partigiani e di cavalli lasci dietro le spalle Helms per scendere verso Staraveck. Un compagno ed io ci trattenemmo un po' in casa di Nevruz e di Nurihane, di cui eravamo stati ospiti. Mustafa Gjinishi, che aveva alloggiato da zio Mehmet, usci per ultimo, dopo aver visto la carovana mettersi in movimento, pensando che anche noi fossimo partiti. Quindi era sicuro di non aver pi nessuno alle spalle. Proprio nel momento in cui egli stava prendendo la svolta, lasciando dietro di s Helms, anche noi uscimmo da Nevruz e vedemmo, scendendo, che un soldato inglese risaliva la china quasi correndo presumibilmente verso Mustafa. Affrettammo il passo e arrivammo in tempo per vedere che cosa stavano facendo. L'inglese consegn alla svelta una lettera a Giinishi e se ne and subito. Questi si volt, si accorse che noi avevamo visto tutto, mise la lettera in tasca e prosegui il suo cammino.
Appena raggiuntolo, l'nvitammo a consegnarci il pezzo di carta. Egli ci rispose: <<Non l'avrete finch sar vivo>>. Ed effettivamente non ce lo consegn. Fu duramente rimproverato, ma egli per tutta risposta ci disse: "Fate quello che volete, sono come sono e non posso cambiare".
"Ne riparleremo a Prmt" furono le nostre ultime parole, per farla finita con questo individuo abietto, che aveva sicuramente ricevuto dagli inglesi l'ordine di sabotare il Congresso di Prmet. Ma non ci riusc, poich avevamo gi scoperto il suo gioco. Una volta a Prmet, misi al corrente del fatto Sp¡ro Moisi£ e di notte andai da babbo Myslim al quale raccontai tutto. Myslim fu profondamente indignato. Quando gli dissi cho se Mustafa proseguiva su questa via, l'avremmo fatto arrestare e giudicare da un tribunale militare, Myslini mi rispose: -"Chiedo di essere designato presidente del.tribunale". Riferii la cosa tanche a Medar Shtylla che a sua volta inform dell'accaduto molti altri compagni, sui quali Mustafa poteva avere una certa influenza. Effettivamente egli and ad abboccarsi con alcuni di essi, ma tutti lo mandarono a spasso.
Egli tent di sabotare le decisioni che sarebbero state prese a proposito del nostro Governo, di Zogu, ecc., cerc di seminare il malcontento. Ma noi lo sorvegliavamo da vicino, seguivamo ogni suo movimento. Alla fine, quando la misura fu colma, lo feci chiamare e gli dissi in tono risoluto: "E' l'ultima volta che ti metto in guardia, stai attento, non sabotare il nostro lavoro, altrimenti dar l'ordine di farti arrestare e giudicare". Mi parve spaventato, perch divenne giallo, sgran tanto di occhi, cerc di balbettare qualche parola in segno di protesta, ma non ne fu capace. Se ne and la testa china, le spalle penzolanti.
L'ultimo giorno del Congresso, mentre facevo colazione con alcuni delegati, mi avvertirono che un tenente colonnello inglese desiderava incontrarsi con me. "Accompagnatelo qui", dissi. Era il "famoso tenente colonnello con il quale avevo avuto un battibecco a Helms perch voleva incontrarsi con Tefk Cfiri. Secondo la nostra usanza, lo invitai a far colazione con noi.
- Siete venuto troppo tardi, signor tenente colonnello; - gli dissi - ora tutto finito.
I lavori del Congresso erano stati coronati di successo. Le sue decisioni, uscite dai fucili dei partigiani, erana di importanza vitale per il popolo albanese. Anche nel passato, il nostro popolo' aveva dovuto tenere dei congressi storici come l'Assemblea di Lezha
* *( Il 2 marzai 1444 i capi dell'insurrezone albanese si riunirono in convegno, a Lezha sotto, la presidenza di Skanderbeg, e prestarono giuramento, ad unire le forze albanesi nella lotta contro gli occupanti ottomani.), la Lega albanese di Prizren, il Congresso di Lushnja* *( Fu convocato il 28 gennaio 1920. Respinse il Trattato segreto di Londra del 1915 per lo smembramento del suolo albanese. I delegati convenuti, da quasi tutte le regioni d'Albania decisero di conservare, la sua piena indipendenza ed elessero un governo nazionale ecc.) ed, altri, che avevano, fra l'altto formulato delle richieste di aiuto alle grandi potenze. Ma con il Congresso di Prmet le cose cambiavano. Questo non sollecitava l'aiuto di nessuno. Era il popolo stesso che avrebbe deciso delle sorti dell'Albania. Erano definitivamente tramontati quei tempi in cui essa era considerata come una "nozione geografica" e una merce da baratto. Il Congresso di Prmet preveniva le grandi potenze imperialiste che la storia non si sarebbe pi ripetuta, che i delegati albanesi non sarebbero stati pi disprezzati come lo erano statii nel passato da Bismarck, lord Beaconsfeld e i loro successori, che strapparono all'Albania la Kosova per darla ai Kralj di Serbia, che non sarebbe stato pi permesso a nessuno di agire come aveva fatto una volta Sazonov, ministro degli esteri dello Zar di Russia, che considerava Shkodra come una omeletta da servire al Knez Nicola di Montenegro. Il Congresso di Prmet diceva senza equivoci agli imperialisti angloamericani che le loro navi non avrebbero potuto mai sbarcare a Durrs il re Zogu, come avevano fatto nel passato le grandi potenze con il principe tedesco Wied, che divenne un pupazzo nelle loro mani; che su Vlora e Sazan sarebbe sventolata orgogliosa la bandiera di Skanderbeg, la bandiera albanese. Il Congresso diceva agli imperialisti che era tramontato per sempre quel tempo quando i patrioti albanesi venivano condannati a morte per aver issato la loro bandiera a Kora, che a Gjirokastra la bandiera dell'Albania non sarebbe stata pi inalberata sotto la <<protezione>> delle baionette del generale italiano Ferrero* *( Nel giugno del 1917 l'Italia inscen a Gjirokastra, per i suoi 1inI imperialistici, la proclamazione dell'<<indipendenza>> dell'Albania <<sotto regida e la protezione del regno d'Italia>>.)
e sotto la minaccia dei seguaci di Venizelos.
Queste sono le decisioni che i delegati sottoscrissero al Congresso di Prmet, questo quello che essi dichiararono al mondo intero, questo quello che la fiera Albania combattente e rivoluzionaria, guidata dal suo glorioso Partito, dichiar agli angloamericani e ai loro lacch.
- Avevate detto, se non mi sbaglio, che non sareste pi venuto dalle nostre parti - dissi all'inglese.
- Infatti non sono venuto per il Congresso. Vengo solo per salutarvi.
Dove intendete andare?
Parto per l'Inghilterra.
Molto bene. allora buon viaggio. Avete per caso bisogno di qualche cosa?
- Voglio raggiungere il litorale sud, dove una nave verr a prendermi per farmi passare in Italia. Vi pregherei quindi di farmi scortare da due o tre partigiani.
- Volentieri - gli risposi, ed ordinai che due partigiani gli facessero da scorta fino a Polian di Gjirokastra. - Avete bisogno di altro?
No - rispose l'inglese e se ne and.
Probabilmente Leak aveva pensato di passare da qui per raccogliere informazioni sui lavori del Congresso, forse anche per prendere contatto con Gjinishi, e se ci fosse stato impossibile, cercare di fiutare quale fine avessero fatto le istruzioni contenute in quella lettera che gli era stata consegnata dal soldato inglese, ed anche come erano andate le cose per lo stesso Gjinishi. Il tenente colonnello inglese non riusci a raggiungere il litorale. Fu ucciso a Sheper di Zagorie durante un bombardamento aereo tedesco, proprio nella tenda bianca che aveva piantato il suo collega, il maggiore Tillman, contrariamente ai consigli della Stato Maggore generale partigiano della prima zona di operazioni. Vlora - Gjirokaster. Cosi l'inviato di Londra non fu in. grado di rendere conto ai suoi capi di quello che succedeva in Albania, dove tutti i piani degli inglesi fallivano uno dopo l'altro.
Dopo il Congresso di Prmet Mustafa Gjlnishi fu inviato al Nord, presso le formazioni partigiane. Ci mostrammo di nuovo indulgenti, nei suoi confronti. Ma "il lupo perde il pelo ma non il vizio". Anche l , senza tener conto delle dure botte ricevute, non rinunci ai suoi maneggi e ai suoi tiri mancini per nuocere al Partito e conquistarsi degli amici. Lo Stato Maggiore della I^ Divisione m'inform che un giorno Mustafa Gjinishi, come al solit , aveva preso a parte ad Haxhi Seseri e, lagnandosi, tra l'altro gli aveva, detto: "Dopo Mukje il Partito non ci guarda di buon occhio il dottor Ymer e me; non mi hanno affidato le funzioni che mi spettano, mentre Haxhi Lleshi stato nominato Ministro dell'Interno. Il Partito ha paura di me a causa della simpatia che godo e dell'influenza che ho sul popolo.... Non hanno fiducia in me perch ho simpatia per gli inglesi. Ultimamente ho avuto con il compagno Enver Hoxha un incontro, che terminato con un violento diverbio". Ed aveva pregato, Haxhi,, si diceva nel resoconto, di chiedere a Myslim Peza di interporsi presso i compagni affinch "Tafari ritorni il pi presto possibile a i Peza".
E cos questo bellimbusto chiedeva spudoratamente a Myslim di "interporsi"-! Ma babbo Myslim, dopo tutti quei misfatti di Mustafa Gjinishi, non voleva pi vederlo e tanto meno accoglierlo a Peza.
Nell'agosto 1944, un ufficiale inglese mi fece recapitare un messaggio che aveva ricevuto dal suo quartier generale*. *( Il Quartiere dello SOB a Buri trasmetteva alla Missione <<Consensus II>>.
<<Il 28 agosto, Smith ha riferito quanto segue: Mustafa e io, distaccati dalla scorta, caddemmo nell'imboscata di una pattuglia tedesca, distante 10 yards. Al primo sparo fu ferito Gjinishi e mentre io stavo aiutandolo a nascondersi, al secondo sparo rimase ucciso. Io riuscii a salvarmi>>. (Signals from SOE Head-quarters in Bari, Italy, to mission Consennw II. May-Oct. 1944 nø202, p.533).
Ecco il suo contenuto: <<Al generale Enver Hoxha. Informiamo, con rimpianto Mustafa Gjinishi ucciso sul fronte della I^ Divisione. Smith e lui caduti in un'imboscata tedesca.. Smith illeso. Grave perdita per la causa degli alleati>>. Alla fine, l'uffciale aggiungeva per proprio, conto: <<Mustafa Gjinishi stato sempre un nostro grande amico>>
Questo documento indicava chiaramente quale perdita rappresentava per gli inglesi la morte d Mustafa Gjinishi. Anche per noi era del tutta evidente che egli era stato, fino al giorno in cui era caduto vicino a Mr. Smith, l'uomo degli inglesi, un loro agente e lacch.
V
GLI INGLESI E ABAZ KUPI
McLean: "Cosa dice mister Kupi?". Abaz Kupi e i suoi maneggi. Il volantino e il Legaliteti. L'incontro Kupi-Davies: l'apprendista rende conto al maestro. Gli imbrogli del "piccolo Zogu" con gli inglesi, tedeschi, ballisti e collaborazionisti. McLean di nuovo in Albania. Nota del generale Wilson. Ultimatum in risposta ad un ultimatum. L'ordine: "Schiacciare Abaz Kupi e le sue bande". La fine? - I "pastori" s'imbarcano, il "gregge" si sparpaglia.
Nei primi giorni di luglio 1943 ci riunimmo Labinot per costituire lo Stato Maggiore Generale del nostro Esercito di Liberazione Nazionale.
Terminata la riunione venne McLean per congratularsi con noi del successo conseguito. Egli conosceva gi alcuni di quelli che vi avevano partecipato. Fece finta di veder Abaz Kupi per la prima volta, ma notai nei loro occhi un lampo di connivenza. Avevano senza dubbio trovato gi prima il modo di comunicare fra loro.
Abaz Kupi, con quel suo viso sornione e contorto, tutto sorridente parlava affabilmente con il maggiore. Dietro di lui, in piedi solenne stava Murat Basha, ex ufficiale superiore di Zogu, uno pseudoufficiale ignorante. Facendosi passare per aiutante di Abaz Kupi, ed avendo cura dei suoi "piani di combattimento", egli stava sugli attenti dietro il "piccolo Zogu", sempre con il binocolo a tracolla, forse anche quando era a letto.
Dissi a McLean che il nostro Stato Maggiore era deciso ad estendere considerevolmente la lotta contro l'occupante, a costituire delle brigate e poi delle divisioni.
Perci - aggiunsi, - vi chiediamo armi e munizioni, poich quelle che ci avete lanciato col paracadute sin'ora sono cos poche che non vale nemmeno la pena di parlarne. Non cosi? - dissi rivolgendomi ai miei compagni.
- S. verissimo - essi risposero ad una voce, ad eccezione di Abaz Kupi che mi disse:
Essi devono lanciare armi anche a Mat e inviarvi una missione, come han fatto con il Signor Myslim e il signor Haxhi.
- Che dice mister Kupi? - chiese il maggiore inglese, che non pot pi nascondere l'interesse particolare per lui.
- Spiegaglielo - dissi a Mustafa Gjinishi.
Quando questi fin di tradurre, il maggiore inglese riprese:
- Noi soddisfaremo con gran piacere il suo desiderio se il vostro Stato Maggiore lo permette.
Allora lo diamo questo consenso? - dssi rivolgendomi: al compagno Spiro Moisiu.
- Va bene - fece Spiro ed aggiunse: Ora, signor Kupi non avrete pi nulla da ridire non saranno le armi che vi mancheranno per battervi.
- Proprio per questor sono qui - rispose l'altro, con l'aria imbronciata.
- Che dice mister Kupi? - chiese nuovmente l'inglese.
- Traduci - dissi a Mustafa - l'impegno solenne che Abaz Kupi si assunto.
Ma chi era questo "mister Kupi"?
Noi lo conoscevamo bene, e la sciagurata popolazione di Kruja e di Ishm, di Durrs e di Kavaja, aveva avuto occasione di conoscerlo ancora meglio. Sotto il regime di Zogu, quest'analfabeta era stato promosso comandante di gendanmeria. Uuomo forte del satrapo Zogu a furi di assassini, abusi e atti di brigantaggio a scapita della povera gente, era riuscito a guadanarsi il grado di maggiore e ad arricchirsi. Fece uccidere e massacrare dei poveri contadini, soppresse tutti i suoi oppositori, divenne il factotum e l'esecutore delle "grandi opere" del suo padrone. Considerando i suoi meriti, nei primi giorni di aprile 1939 e dopo il fallimento dei suoi tentativi di intendersi con il Duce, Ahmet Zogu lo incaric di coprire la sua fuga in Grecia.. Furono i figli della nostra terra a combattere a Durrs contro le camicie nere, furono Mujo Ulqinaku ed altri, il cui cuore sanguinava per l'Albania, a fare olocausto della loro vita. Quanto a Abaz Kupi, spar si alcuni colpi di fucile, ma con uno scopo opposto a quello dei combattenti del popolo che versarono il loro sangue per la patria. Egli "si batt" per coprire la fuga del suo padrone, ed appena avuto notizia che "Sua Maest " aveva varcato la frontiera senza intoppi, se la diede a gambe anche lui.
Si ferm in Turchia, dove con il sangue del popolo asservito, si mise a fare, come il suo padrone, una vita da gran signore. Di l , gli agenti della Sezione "D",dell'Intelligerice Service lo fecero venire in Jugoslavia, proprio nel periodo in cui la resistenza del nostro popolo, ra in ascesa, e lo prepararono a far ritorno in Albania a pescare nel torbido.
Infine, le tasche piene di sterline, Abaz Kupi entr in Albania e si rannicchi, come un cacciatore in agguato, in uno dei villaggi di Kruja.
Informato del suo ritorno, Shefqet Vrlaci, Primo ministro collaborazionista, a quel tempo, sollecitato dagli italiani, invi presso Abaz Kupi il suo agente Tahsim Bishqemi per farlo aderire alla sua causa. Ma Abaz Kupi, da quella vecchia volpe che era, non cadde nella trappola. Egli conosceva bene l'ex suocero, il rivale e il nemico di famiglia di Zogu, che, su ordine di questi, aveva tentato di uccidere. Questo, anche il bey di Elbasan se lo ricordava bene. Nondimeno Bishqemi fece sapere ai suoi capi che Abaz Kupi non avrebbe dato noie agli italiani a condizione che questi lo lasciassero in pace. Ci non poteva dispiacere agli italiani, tanto pi che non avevano nessun interesse per il momento di aver delle grane con Abaz Kupi; e cosi lasciarono il suo caso in sospeso, finch maturassero condizioni pi propizie.
E questo momento venne. Il governo Vrlaci cadde, cedendo il posto a quello di Mustafa Kruja (Merlika), boia ancora pi crudele del nostro popolo, vecchio agente del SIM e vecchio amico di Abaz. Ottima occasione per questi di uscire dal suo covo. Per il tramite dei loro caudatari, questi due bastardi ebbero un colloquio in un cantuccio di Kruja, come due banditi, di notte, lontano dagli sguardi indiscreti. Si conoscevano bene. Abaz Kupi si sforz di convincere il suo compare della necessit del ritorno di Zogu, ma Mustafa Kruja, che si era venduto corpo e anima agli stranieri per vedere finalmente quel giorno al.quale aveva tanto agognato, non intendeva lasciare cosi facilmente la sua poltrona. Anch'egli faceva i suoi conti, ma ben diversi da quelli di Abaz Kupi e del suo padrone che faceva la gran vita nei sontuosi alberghi di Londra. E cos questa volta non riuscirono ad intendersi, come nel 1920 quando con le loro losche manovre avevano ostacolato la regione di Kruja di essere rappresentata al Congresso di Lushnja. Merlika attacc Abaz Kupi e lo costrinse ad uscire dal suo covo, dove se ne stava rannicchiato in agguato aspettando la prede. Il camaleonte ritenne scoccata l'ora per cambiare colore almeno per un po' di tempo. Abaz Kupi e i suoi uomini sfruttarono questo attacco per atteggiarsi ad oppositori degli occupanti e dei collaborazionisti. Si misero a diffondere strepitosamente per ogni dove la notizia che il <<patriot>> Abaz Kupi stava lottando contro il fascismo! Egli riusci in tal modo ad ingannare e guadagnare alla sua causa molta gente che voleva per davvero combattere l'occupante.
In queste circostanze il Movimento di Liberazione Nazionale lo invit alla Conferenza di Peza. Indugi un po' a rispondere, giusto il tempo di ricevere l'approvazione della Direzione delle Operazioni Speciali inglese che gli raccomand di infiltrarsi nel nostro Movimento, al fine di corroderlo e minarlo dall'interno.
Abaz Kupi avrebbe desiderato che la Conferenza di Peza fosse un'assemblea di bayraktar corrotti, assuefatti a depredare il popolo come avevano sempre fatto. Egli avrebbe voluto trovare a Peza quel suo vecchio mondo, il mondo pseudodemocratico, la solita gente dei compromessi,. i traditori, gli uomini dalle cento bandiere, pronti a vendere il loro onore e la loro patria per un pugno di soldi e che cercavano di mantenere il popolo nelle tenebre per menarlo meglio per il naso, per farne delle docili creature, al fine di meglio rapinarlo. In poche parole, egli avrebbe voluto trovarvi i suoi simili..
Ma. tutto ci, per lui ed i suoi capi non rimase che un semplice desiderio. A Peza si erano riuniti uomini risoluti e valorosi, il fior fiore del popolo, comunisti e democratici autentici e inflessibili avversari intransigenti del compromesso e del fascismo, che rappresentavano tutto un popolo insorto per conquistare la sua libert . Abaz Kupi non si rendeva conto del fatto che a Peza si stavano gettando le solide fondamenta politiche ed organizzative di un grande movimento che avrebbe unito il popolo nella lotta, le fondamenta di un potere democratico progressista, di un esercito potente, il quale, superando tutte le tempeste e tutte le bufere, avrebbe vinto e cacciato dal nostro suolo i nemici pi crudeli che l'umanit abbia mai conosciuto.
Bench venisse a trovarsi di fronte ad una situazione inattesa egli entr nella danza e, da quel furbacchione che era, decise di adempiere il compito che lui stesso e i suoi padroni avevano tanto a cuore, di adeguarsi cio alla situazione aspettando il momento propizio. Fece finta di sottoscrivere le storiche decisioni della Conferenza di Peza, pensando che quello che vi era stato deciso e giurato sarebbe rimasto lettera morta e che questi giovani riunitisi col , questi comunisti e patrioti risoluti, legati gli uni agli altri dal sangue e dalle sofferenze di tutto un popolo, non sarebbero riusciti mai a condurre in porto ci che avevano solennemente giurato.
Questo bayraktar ignorante e senza cuore non era n uomo di parola, n uomo di azione; egli era e rest l'uomo degli intrighi e del tradimento, un servitore al soldo dello straniero. Questo lo sapevamo, e perci seguivamo con vigilanza ogni sua mossa. Abaz Kupi promise solennemente, per mera formalit , di combattere il nemico, ma in realt fece di tutto per non farlo. Da quell'abile manovratore che era, cercava di farsi attribuire i meriti dei valorosi combattenti che cadevano sul campo d'onore, nelle citt e nelle campagne. Ma questo suo gioco non avrebbe avuto vita lunga. Malgrado i suoi maneggi, egli non vedeva nel Fronte di Liberazione Nazionale alcuna prospettiva per la realizzazione dei suoi sinistri piani, anzi ci vedeva la tomba dei suoi disegni e di quelli dei suoi padroni che se ne stavano dietro le quinte.
Abaz Kupi non vedeva di buon occhio nemmeno il Balli kombtar. Anche quest'organizzazione non gli sembrava capace di poter servire alla realizzazione dei suoi disegni. Egli sapeva che in questa cesta di granchi c'erano ogni specie di elementi: di quelli che erano stati nel passato avversari di Zogu, perch costui aveva tolto loro le poltrone; di quelli che si facevano passare per suoi oppositori ma che lo erano solo a parole; altri ancora che Zogu aveva nel passato condannato a morte, per aver tentato di rovesciarlo, come per esempio Nuredin bey Vlora; ed altri infine, apertamente legati al fascismo, che se ne stavano rarmicchiati all'ombra del Balli Kombtar, come Mustafa Kruja e Shefqet Vrlaci; dunque, in questa organizzazione avevano trovato riparo politicanti reazionari e criminali inveterati di ogni specie, politici e ordinari. Egli sapeva soprattutto che in quest'organizzazione regnava una grande anarchia, ed per questo che essa non gli ispirava fiducia. Tale sfiducia l'aveva espressa anche al generale Davies. Egli aveva manifestato il suo disprezzo verso il Balli Kombtar anche a Shngjergj, nel corso di un colloquio che Davies e lui avevano avuto con i capi di quest'organizzazione, i quali avevano annoiato il generale con i loro discorsi - sull'"Albania etnica" e con i loro argomenti giuridici che avevano avanzato per fargli capire quali grandi cervelloni fossero. Lo stesso generale ne aveva parlato con Frederik Nosi.
Durante il colloquio di Davies con i capifila ballisti, il "soldato" Abaz Kupi non poteva star fermo, egli non faceva che entrare ed uscire dalla stanza dove aveva luogo l'incontro. Il loro atteggiamento l'infastidiva e spesso, beffandosi di loro, strizzava l'occhio al colonnello Nicholls.
Questo era dunque l'uomo sul quale l'Inghilterra aveva posto le sue speranze per metter mano sulla piccola Albania. "L'Italia, pensavano a Londra, sar un paese vinto; quanto alla Jugoslavia, siamo certi che Subasic e il suo governo riusciaranno senz'altro a manovrare con Tito ed i partigiani, e cos sar nostra; per quanto riguarda la Grecia, abbiamo buone speranze di instaurarvi un governo sottoposto alla nostra influenza e che vi restaurer la monarchia".
Ma che cosa intendevano fare con l'Albania?
I ministri e i consoli inglesi avevano da tempo e costantemente espresso al loro governo l'idea che l'Albania era un paese con una popolazione arretrata, analfabeta, incolta, incapace di governarsi da s, e di sopravvivere come Stato libero e sovrano; bisognava quindi porla sotto la protezione di una grande potenza, che, stando al desiderio dei politicanti inglesi, non poteva essere che la Gran Bretagna e nessuna altra! Per la diplomazia inglese, l'Albania era una preda ridotta agli estremi e che malgrado i suoi sforzi non poteva reggersi da sola ed era destinata quindi a cadere in bocca al "leone britannico".. Sebbene la diplomazia inglese fosse sazia della favola sul regime di Zogu, essa vedeva in lui un espediente per la realizzazione dei suoi piani. Zogu, nel passato, era stato portato al potere dalle forze di Wrangel, "ma questa volta, si pensava a Londra, saremo noi a riportarlo in Albania. D'altronde, erano stati proprio il generale Percy e il tenente colonnello Hill ad organizzare la gendarmeria di Zogu>>.
La presunta opposizione a Zogu si era sciolta come la neve al sole. Questa "opposizione" di una volta era rappresentata ora dal governo quisling, dal Balli Kombtar, ecc. "Attualmente, pensava Londra, la vera opposizione rappresentata dai comunisti e dal Fronte di Liberazione Nazionale ma questi li potr togliere di mezzo". Ma come intendeva agire Londra per raggiungere il suo obiettivo? La diplomazia inglese riteneva che il comunismo in Albania era un movimento importato dall'estero e che, in quanto tale, non aveva alcuna base nel paese. Secondo essa, il popolo albanese poteva accettare qualsiasi regime ma il comunismo mai! Londra era convinta d ci, in analogia anche con quella che stava tramando in Grecia e in Jugoslavia. Gli inglesi pensavano che sarebbe stato facile per loro mettere l'Albania nel sacco, e ci malgrado l'eroica resistenza del suo popolo, resistenza che essi vedevano coi propri occhi. Il primo tentativo fu quello di far infiltrare i loro agenti Mustafa Ginishi, Abaz Kupi ed altri individui a due faccie nel Fronte di Liberazione Nazionale, al fine di minarlo dall'interno.
Fallito questo piano, gli inglesi ne misero a punto un altro. Essi consideravano il Fronte di Liberazione Nazionale e la guerra dei partigiani come un fenomeno esclusivamente <<tosco>>, vale a dire proprio all'Albania del Sud; e nelle nuove condizioni createsi, il paese doveva, secondo loro, essere diviso da un profondo fossato in due parti, Toschi e Gheghi. Il Nord, sempre - secondo loro, era la culla della monarchia, della "bravura" e del <<valore>>. Il Nord, dunque, sarebbe divenuta una barriera contro i comunisti. E questa barriera l'avrebbero eretta i loro strumenti, la "mano di ferro". di Abaz Kupi, il quale, una volta guadagnati alla sua causa gli altri capi clan, gli avrebbe condotti a combattere al suo fianco e si sarebbe impossessato del potere. Poi, maturate le conddizioni, sarebbe stata restaurata la monarchia e Zogu, "re degli albanesi", sarebbe nuovamente asceso al suo trono legittimo! Tutto il popolo avrebbe seguito il re "riformatore", che avrebbe avuto come grandi protettori l'Inghilterra e gli Stati Uniti*! *( In un rapporto sulla situazione in Albania, scritto il 25 agosto 1944 da un americano, si dice:
"Se l'idea della divisione del paese in sfere di influenza sulla base Toschi-Gheghi, (come indicato sopra), sembra saggia, gli alleati devono darle un appoggio morale ed anche militare. Essi devono impedire ai MLN di occupare con la forza le citt del Nord che sono in mano ai nazionalisti e devono avere pronti i mezzi per cacciare via il MLN se questo entrer in possesso di queste citt . 6. Nel pi breve tempo possibile truppe americane di 5.000 uomini devono essere inviate a Tirana e Durrs:
a) per dare di nuovo assicurazioni agli albanesi che l'America si interessa del destino dell'Albania.
b) per prevenire un'eventuale occupazione da parte delle truppe russe...
c) per non dare possibilit al MLN (in caso di vittoria sugli avversari) di negare agli Alleati il diritto di occupare l'Albania. Questa non un'eventualit da escludere.
d) per prevenire la lotta fra nazionalisti e partigiani al d l dei confini dei territori assegnati a ogniuno di essi.
e) per avere una forza pronta ad invadere la Kosova se le cose in questa regione vanno fuori controllo. (<<The Albanian situation - Comments of August 25, 1944>>. F.O 371/43554-3370 PRO. Dalla fotocopia dell'originale depositata presso l'AIS, Tiiana).
Per realizzare questi obiettivi e piani, Londra si adoper in tutti i modi ricorrendo a minacce e intimidazioni e, nel contempo, cerc di consolidare le posizioni di Abaz Kupi nell'Albania centrale e settentrionale. Per gli stessi motivi, anche Churchill avrebbe inviato Julian Amery, figlio di uno dei membri del suo gabinetto, come tutore del "piccolo Zogu" nelle "montagne d'Albania", come aveva fatto anche con suo figlio Randolph presso Tito.
La riunione di Mukje fu la sede in cui Abaz Kupi e compagni tentarono la loro prima manovra per scavare la fossa al Movimento di Liberazione Nazionale. Egli cerc di fare del Fronte di Liberazione Nazionale la preda del Balli Konibtar. Nel <<connubio>> fra Abaz Kupi e il Balli Konbtar il ruolo di mezzani fu svolto dagli ufficiali inglesi, con alla testa McLean, ed anche dal suo amico Mehdi Frashri, che doveva comparire pi tardi sulla scena del "teatro" tedesco. I politicanti avventurieri del Balli Konbtar, come Ali bey Klcyra, Mithat bey Frashri e Nuredin bey Vlora ed altri, dimenticarono presto la loro inimicizia verso Zogu. Davanti al pericolo che costituiva per loro il Movimento di Liberazione Nazionale, erano pronti a vendere tutto, padre e madre, e tanto pi a collaborare con Abaz Kupi e con chiunque altro, purch fosse ostile a questo Movimento. Il loro obiettivo immediato era quello di soffocare il Movimento, poich, quanto ai rapporti fra di loro, li avrebbero accomodati a scapito della loro vittima di sempre, la povera Albania.
Abaz Kupi tent di impegnare anche la nostra lotta sulla scia di quest'unione dalle fondamenta marcie. Sottoscrivere gli accordi d Mukie avrebbe significato per noi capitolare davanti alla reazione interna ed esterna, sanzionare la disfatta fatale del Movimento di Liberazione Nazionale. Mukje sarebbe stata una Varkiza albanese. Ma il Partito Comunista d'Albania non dormiva.
Esso denunci tempestivamente il tradimento di Ymer Dishnica, Abaz Kupi e Mustafa Gjinishi, e non permise ai <<padri della nazione>> di prendere in mano le redini per occupare poi le poltrone e godersela sulle spalle del popolo.
La capitolazione dell'Italia venne a stuzzicare maggiormente l'appetito sia di Abaz Kupi che del Balli Kombtar. Vedendo che la nave stava colando a picco e che il cavallo stava perdendo i suoi ferri, essi si affrettarono a voltare casacca. Decisero di "darsi alla macchia", di "lottare contro l'invasore italiano" per far vedere al popolo le loro "gesta" e i loro "sacrifici", illudendo s stessi di potersi cosi acquistare il diritto di riprendere i posti che spettavano loro.
Un giorno di settembre 1943, ci capit in mano un volantino in cui si parlava di questa "importante" decisione presa nelle "montagne libere d'Albania" da parte dei "prodi delle montagne", i quali, come sempre, quando nubi nere offuscavano il cielo d'Albania, si erano sollevati anche questa volta! I capifila del Balli Kombtar ed Abaz Kupi, che avevano firmato questo volantino, davano il segnale d'allanne per il pericolo incombente e i <<prodi delle montagne><, questi "prodi rimasti immuni da qualsiasi propaganda straniera", si erano riuniti in assemblea e avevano giurato di "salvare l'Albania"! O tempora, o mores! Non ho l'intenzione di dilungarmi su questo tema nei miei ricordi, poich la "lotta", le "imprese" e gli "atti eroici" dei capifila del Balli Kombtar sono stati descritti con arte da Shevqet Musaraj, il nostro ben noto scrittore, nel suo poema satirico "L'epopea del Balli Kombtar".
Con la capitolazione dell'Italia fascista, Abaz Kupi e i suoi caudatari si scagliarono come iene sul cavallo crepato. Essi spogliarono e depredarono i soldati italiani. e dotarono di armi i loro mercenari. Non a caso gli ufficiali inglesi Hands e Riddel, che si trovavano a Dibra, rifiutarono di disarmare la divisione italiana ivi stanziata, facendola partire verso Mat. Abaz Kupi, che non aveva ancora stroncato i legami formali che l'univano al Movimento di Liberazione Nazionale, non cessava di invocarne l'autorit , ogni volta che ci gli faceva comodo ed emanava ordini in nome dello Stato Maggiore Generale. L'aveva fatto a varie riprese, lo fece anche a Dibra quando appoggi l'ordine dato dagli ufficiali britannici perch gli italiani fossero disarmati a Mat, nel suo covo.
Nel frattempo i tedeschi erano entrati in Albania. I capifila del tradimento, Lumo Skendo, Ali Klcyra ed altri, avendo completamente fallito nella loro manovra di far credere che si erano dati alla macchia, approfittarono dell'occupazione nazista per concepire un nuovo piano: cavar le castagne dal fuoco con le baionette dell'esercito hitleriano. E' proprio quello che intendeva fare anche Abaz Kupi per i propri fini, rifuggendo per da un'azione comune con il Balli Kombtar, perch voleva assicurarsi la preminenza ed essere direttamente legato con i tedeschi, ma seguendo i consigli degli inglesi e senza dare l'impressione di esser un loro strumento, come il Balli Kombtar. Mentre stava rimuginando nuovi
piani conformemente alle istruzioni ricevute da -ondra, noi l'invitammo a partecipare, nel settembre 1943, alla Conferenza di Labinot, ed a spiegarci nel contempo il suo atteggiamento verso la lotta e il nostro movimento. Ma egli non venne. Ci invi una lettera di qualche riga dove ci diceva: "Accetto tutte le decisioni che prenderete in quella conferenza, altri impegni mi impediscono di venire". Questo bayraktar corrotto non venne a partecipare a quest'importante convegno del nostro popolo. Era effettivamente trattenuto da "altri affari", poich stava preparando insieme a McLean la creazione del "Partito Nazional-zoghista", al di fuori del Movimento di Liberazione Nazionale e contro di esso. Egli non si faceva il minimo scrupolo di violare il giuramento prestato davanti alla bandiera e al Consiglio di Liberazione Nazionale. Non era poi la prima volta che egli calpestava questa bandiera!
Avevamo notato che Abaz Kupi si recava spesso al Nord, ora solo, ora in compagnia degli ufficiali inglesi McLean, Hands e Riddel. Essi si spostavano da una regione all'altra, prendevano contatti con i capifila reazionari della Dibra, con Muharrem Bajraktari, con Gjon Markagjoni nella Mirdita, con Nik Sokoli nella Malsia e Madhe. Essi estesero la loro rete anche in Kosova presso i Kryeziu, che erano appena rientrati dall'Italia ed anche presso altri reazionari. Ovunque, essi discutevano. tramavano piani con uomini venduti corpo e anima al nemico e, a suon di sterline, concludevano con loro delle alleanze alla foggia del vechio regime, prezzolavano dei bayraktar corrotti a forza di denaro e promettendo loro alte cariche. Cosi aveva agito anche Zogu nel passato.
Abaz Kupi credette giunto il momento di avvalersi apertamente della carta di Zogu, che era stata messa sul tappetto dalla reazione e dagli inglesi. Il 18 settembre 1943 fece distribuire un volantino annunciando la creazione del <<Partito Nazional-zoghista>>, che in seguito avrebbe preso il nome di Legaliteti, con alla testa Abaz Kupi e Xhemal Herri che il popolo chiamava Xhemal Horri*.*( In albanese: canaglia.)
Il Legaliteti vantava con strepito il re ~<geniale", la sua "opera", la sua "sollecitudine" e quella delle principesse per la giovent e il popolo albanesi! Delle foto di <<Sua Maest >> e della famiglia reale passeggiando in "Hyde Park" di Londra, portate da Abaz Kupi e dagli inglesi, furono riprodotte sul giornalaccio "Atdheu" (La Patria), con evocazioni nostalgiche del tempo del regime "legale", di Zogu, ma senza una parola contro gli occupanti. Dopo aver creato il Legaliteti, Abaz Kupi avrebbe avuto da fare con i tedeschi, non per combatterli, ma per collaborare con loro. Stando al suo parere, i tedeschi si trovavano in Albania temporaneamente, erano solo di passaggio; il vero pericolo proveniva dai rossi presuntamente legati agli stranieri! Questa era anche la tesi di Mehdi Frashri, questo quisling e strumento cieco della Gestapo, che gli occupanti tedeschi misero alla testa della "Reggenza" (chiamata a <<governare>> il paese in nome del re fino al suo ritorno) e che fece da padrino ad Abaz Kupi presso il comando tedesco.
Ma chi era quest'individuo che portava il nome dei Frashri?
Era stato pasci della Turchia in Egitto e nel Libano. Sotto il regime di Zogu egli divenne primo ministro. Durante l'occupazione dell'Albania da parte dell'Italia, i fascisti l'inviarono a Roma, lo installarono nel lussuoso albergo <<Vittoria>>, dove se lo tenevano in riserva pensando che un giorno sarebbe stato loro utile. Ma venne il giorno in cui doveva essere impiegato non da Mussolini che era stato rovesciato, ma dal comando nazista nel nostro paese. A cura di Neubacher, rappresentante speciale di Hitler per l'Europa del Sud-Est, Mehdi Frashri fu ricondotto in Albania nel settembre 1943. Dalla tribuna dell'"Assemblea", questo <<patriota>> che si mise interamente al servizio della politica tedesca, invi un messaggio di congratulazioni anche ad Abaz Kupi per la "lotta" che stava conducendo.
Abaz Kupi doveva ora recitare due parti: collaborare con i tedeschi ed il governo quisling, ed anche con gli inglesi*.*( Il 15 marzo 1944 Boxshall inviava a Michael Rose, funzionario del Foreign Office, la copia di un telegramma giunto da Istanbul, secondo cui Rakip Frashri, figlio di Mehdi, avrebbe portato in Turchia per il presidente turco "una lettera di Mehdi Frashri nella quale dichiarava che l'Albania, bench occupata dalle truppe tedesche, ora indipendente e chiede il sostegno della Turchia per darle la possibilit di partecipare alle conferenze internazionali del dopoguerra per i Balcani, soprattutto per la questione della federazione. Si ritiene inoltre che la lettera chiede alla Turchia di riconoscere l'attuale governo albanese...
Questo governo contro i tedeschi, ma non essendo in grado di cacciarli via, non vuole obbligare il paese a fare altri sacrifici fino al giorno in cui sbarcheranno gli alleati. Mehdi, che in continuo contatto con Abaz Kupi e con tutto il paese, avrebbe sostenuto le forze alleate...
Rakip ha detto che Mehdi desiderava aiutare gli alleati di nascosto ed ha detto di essere disposto a trasmettere qualsiasi messaggio speciale... Rakip sostiene che i tedeschi non sanno nulla della lettera indirizzata al presidente e chiede che sia mantenuto il pi stretto riserbo.
E pi avanti Boxshall. aggiunge:
"Il Cairo ha autorizzato Istanbul a trasmettere a Mehdi Frashri un messaggio di risposta nel quale gli annuncia che un ufficiale dei servizi di collegamento inglesi che sia al corrente delle questioni albanesi sar prossimamente in Albania. Mehdi Frashri sar libero di comunicare con quest'ufficiale attraverso il Kupi. (FO 371143550-3372. PRO. Dalla fotocopia dell'originale depositata presso VAIS, Tirana).
Facendo questo doppio gioco, egli sperava di realizzare il suo sogno di restaurare il regime monarchico di Zogu dopo la liberazione. A tal fine ebbe dei colloqui segreti con i rappresentanti delle forze tedesche e del primo ministro quisling Mehdi bey Frashri.
Si alle ad essi a condizione per che la sua persona non fosse esposta. Ma vani risultarono i suoi sforzi per nascondere la sua collaborazione con i tedeschi. Questi gli fornivano armi e denaro e gli permettevano di stampare apertamente il suo giornalaccio "Atdheu". nella tipografia Malosmani a Tirana. Quest'organo del Legaliteti zoghista si trovava in tutte le edicole. In linea di massima i tedeschi, Melidi bey e i suoi caudatari erano d'accordo sul ritorno di Zogu in Albania. Questo progetto era sostenuto anche dall'Inghilterra, che era stata la prima a concepirlo. Come sarebbe stato confermato pi tardi, essa aveva gi intavolato trattative in tal senso con Zogu. Lo conferm anche la partenza dallo Stato Maggiore Generale del nostro Esercito di Liberazione Nazionale del maggioreMcLean, che pi tardi fu accreditato segretamente presso Abaz Kupi. McLean divenne l'intermediario diretto fra Abaz Kupi, da una parte, e Londra e Zogu dall'altra. Egli trasmetteva istruzioni al primo e, d'accordo con lui e gli altri bayraktar, agiva contro il nostro movimento e il nostro esercito. McLean approvvigionava la reazione zoghista con la "cavalleria di San Giorgio", con armi e munizioni, indumenti e viveri. Il nostro Stato Maggiore era stato informato del fatto che una missione militare inglese, con alla testa McLean e Amery, era stata distaccata presso la banda di Abaz Kupi e dei bayraktar che orbitavano intorno a lui.
Constatammo ugualmente che Abaz Kupi, agendo come un brigante, come un bayraktar, cercava con tutti i mezzi di creare alcuni organismi militari e politici. E cos egli costitui una specie di stato maggiore nominando a suo capo un ex ufficiale di Zogu, un certo Jahja ai, che inizialmente era stato con noi e poi si schier dalla parte di Abaz Kupi. Quest'organismo formale, formale per il fatto che era stato costituito non per condurre la lotta contro i tedeschi, ma per mettere i polli allo spiedo, fu dotato da Abaz Kupi anche di una certa base politica. Nel novembre 1943, con alcuni capi reazionari e bayraktar, egli convoc il "congresso" del Legaliteti, che si prefisse il compito di staccare il popolo dal Partito Comunista, di schierarlo a fianco suo e di restaurare la monarchia con alla testa Zogu. Questa specie di congresso fu tenuto a Zall-Herr sotto il naso della Gestapo, che "chiuse un occhio". Anche McLean partecip a questo cosiddetto congresso che per noi era pi che evidente fosse montato dai tedeschi e dagli inglesi, in tacito accordo fra loro.
Abaz Kupi, in rappresentanza degli zoghisti,. cominci ora a tenere delle riunioni palesi con, i bayraktar del Nord, naturalmente per unrli contro di noi ed averli attorno a Zogu al suo ritorno. Questo era il compito affidatogli dall'Intelligenee Service, che aveva elaborato con la massima cura il suo piano.
Le mie previson sulle missioni inglesi si stavano avverando una dopo l'altra.
Il generale Davies era venuto con l'intento di realizzare un compromesso e la riconciliazione fra noi, da una parte, e il Balli Kombtar e gli zoghisti dall'altra. Io respinsi e denunciai questo piano. E non mi sbagliai. Il generale, nonostante l'atteggiamento risoluto del nostro Partito e del Fronte di Liberazione Nazionale, non rinunci al suo intento e mise tutto in opera per realizzare i suoi piani. Egli doveva assolutamente incontrarsi con l'agente dei britannici "mister Kupi". Dalle informazioni ricevute risultava che un rampollo dei Mema era andato dal generale Davies ,con il pretesto di portargli delle uova, mentre nel cestino aveva una lettera di Abaz Kupi per lui. In quel tempo, Frederik si trovava insieme a Nicholls ad Orenja per sistemare il quartiere d'inverno del generale, e questi, sbarazzatosi per al,cuni giorni del nostro uomo di collegamento, approfitt dell'occasione per andare ad incontrarsi di nascosto con Abaz Kupi a Shngjergj.
L'incontro non era stato lungo. L'apprendista rese conto al suo maestro delle "imprese" che aveva compiuto e lo inform dei suoi piani per il futuro. Il generale, dopo avergli gettato una borsa piena di monete d'oro, impart nuove istruzioni al "piccolo Zogu~-. Dal canto suo Abaz Kupi ,chiedeva soprattutto che Zogu gli facesse pervenire da Londra un messaergio di congratulazioni per
il lavoro che si stava facendo in nome suo e nel suo interesse. Ci sarebbe stato molto utile ad Abaz Kupi e a tutta la reazione in Albania per rincorare i loro seguaci ed incutere, secondo loro, paura a noi. Fu in quest'occasione, a quanto pare, che entrambi concordarono anche di conferire con i capi del Balli Kombtar, bench Abaz Kupi non avesse nessuna fiducia in loro.
Nel corso dei colloqui che egli ebbe dunque con i capi del Balli Kombtar e con Abaz Kupi, il generale giunse indubbiamente ad alcune conclusioni interessanti. Fra l'altro egli si era convinto che questi due gruppi dovevano riconciliarsi, organizzarsi e rafforzarsi per garantire il futuro. E cos le forze che collaboravano con i tedeschi e quelle che erano sotto la direzione degli inglesi dovevano coordinare le loro azioni per meglio combattere il Movimento di Liberazione Nazionale. Naturalmente in un mossimo futuro sarebbero stati l'Inghilterra ed i suoi uomini a svolgere il ruolo decisivo: insomma. la carta di Zogu avrebbe prevalso su tutte le altre.
Il suggerimento che mi aveva fatto Mustafa Gjinishi, agente degli inglesi, di inviare a Londra dei rappresentanti del Fronte di Liberazione Nazionale per conferire con il governo inglese ci chiari ancora meglio la situazione. 111 piano di Davies mirava a costiture a Londra una "coalizione- fra il Fronte di Liberazione Nazionale e la reazione pi nera.
Come ho gi spiegato, la nostra risposta fu come uno schiaffo per il generale e i suoi padroni a Londra, poich il loro agente Mustafa Gj¡nishi aveva sicuramente riferito loro la cosa. Il comportamento del generale non ci sorprendeva affatto. Per lui noi eravamo dei nemici, mentre i collaborazionisti, gli zoghisti e il Balli Kombtar erano degli alleati dell'Inghilterra ed su di essi che quest'ultima pensava di appoggiarsi domani per stabilire la sua influenza sul nostro paese.
La situazione in Albania costrinse il generale Davies a prendere la decisione di recarsi a Londra per rendere conto della sua opera. Ed proprio per questo che egli aveva tanto insistito per andare a Kora. Ho gi parlato di questo fatto in questi miei ricordi ed anche del violento diverbio che avevamo avuto insieme. Sicuramente il generale pensava di passare di l in Grecia e poi raggiungere Londra. Questa fu la mia prima deduzione. Lo sviluppo futuro degli eventi mi indusse a pensare che l'offensiva tedesca volta ad accerchiare il nostro Stato Maggiore Generale ed annientare la direzione del nostro Partito e del nostro esercito, ed anche la resa senza sparare un colpo del generale inglese, nonostante tutti gli sforzi dei partigiani guidati da Baba Faja per salvarlo dall'accerchiamento, potevano benissimo essere un piano tramato di concerto fra inglesi, tedeschi e reazione interna. Come spiegare altrimenti le parole del generale: "Siete perduti, avete perso la partita, non vi resta che arrendervi!". Ma noi aginimo in modo da far fallire il loro piano, e riuscimmo anche a rompere l'accerchiamento senza subire grosse perdite.
Da tempo Abaz Kupi stava agendo di soppiatto contro di noi. Ora lo faceva apertamente. Lo invitammo tre volte di seguito ad un incontro, ma egli non si fece vedere. Era giunto il momento di metterlo con le spalle al muro, poich il calice era colmo e stava traboccando. L'avvertimmo per l'ultima volta di trovarsi a Shngjergj, presso Tirana, nella prima settimana di dicembre. Fin per acconsentire. Decidemmo che sarei stato io, accompagnato da due o tre compagni, ad andare a quest'incontro. Malgrado i rischi che comportava l'impresa ci mettemmo in cammino. Per mostrargli che venivamo da amici e che non diffidavamo di loro, ci facemmo scortare soltanto da cinque o sei partigiani. Era un'impresa rischiosa, ben sapendo con quale bandito avessimo a che fare, ma era indispensabile agire in questo modo, se non altro per l'impressione che il fatto avrebbe prodotto sulla gente semplice che si era schierata a suo fianco. Se Abaz Kupi non mutava atteggiamento, allora avremmo dovuto assolutamente smascherarlo. Infatti, ci eravamo mostrati temerari, perch il vecchio lupo aveva disposto attorno alla casa, dove ebbe luogo l'incontro, molti uomini delle sue bande, degli ignoranti e criminali inveterati. Comunque fossero andate le cose, noi avremmo venduto cara la pelle.
I colloqui, che cercher di riprodurre qui, sicuramente con qualche lacuna dovuta al lungo tempo trascorso da allora, si svolsero dall'inizio fino alla fine in un clima carico di tensione.
Prendendo la parola, Abaz Kupi disse:
- Vengo a quest'incontro con il Partito di Liberazione Nazionale in quanto patriota, rappresentante del "Movimento del Legaliteti" che il partito di Sua Maest Zog I.
Che faccia tosta! Egli s'immaginava che, con una simile dichiarazione pomposa, ci avrebbe condotto a discutere con lui da pari a pari. Egli dimenticava che noi da tempo non contavamo pi su di lui. Quello che ci preoccupava era la sorte degli altri, di quelli che egli illudeva di vane parole e continuava ad ingannare.
- Il re un democratico convinto - prosegu - e di una magnanimit senza pari. Egli permette l'esistenza di vari partiti democratici e si degna di riconoscere anche quello che voi chiamate il "Partito di Liberazione Nazionale" in seno al "Movimento del Legaliteti".
Era gonfiato a tal punto, da pensare persino di poterci indicare il posto che ci spettava.
- Ma voi siete ancora membro del Consiglio Generale di Liberazione Nazionale - gli feci osservare. - Come potete adottare un atteggiamento simile? Sapete che state violando il giuramento prestato davanti alla bandiera ed al Consiglio di Liberazione Nazionale? Non dimenticate che l'albanese non viene meno alla parola data.
Osservammo che le labbra gli si inaridirono ed egli volse un attimo lo sguardo verso gli uomini del suo seguito. Come sempre Murat Basha era seduto alla sua sinistra, un po' in dietro. Alla sua destra c'era il bayraktar Bilal Kola, che parecchie volte divenne torvo in viso ma non apri bocca durante tutto il colloquio.
- Non faccio pi parte ufficialmente di questo Consiglio sin da novembre - egli ci rispose. - Voi dovete saperlo, poich l'ho dichiarato pubblicamente e onestamente.
- Infatti vi siete fatto escludere da tempo, ed avete agito di nascosto, specie dopo la capitolazione dell'Italia.
- Non vero. Al contrario, dopo la capitolazone dell'Italia mi sono battuto a Kruja.
Egli mentiva senza la minima vergogna. Pensava di poter farcela con questi semplici ritrattamenti e con queste affermazioni che cercava di far passare per delle "prove".
- Voi stesso lo sapete meglio di me - gli dissi - dove vi trovavate mentre si combatteva a Kruja. Il popolo ha visto con i propri occhi chi si battuto. Sono stati i reparti partigiani guidati da Haxhi Lleshi a versare il loro sangue. Siete giunto sul posto alla fine dei combattimenti, soltanto per svolgere la parte del <<liberatore>>.
Quando si vedeva alle strette, Abaz Kupi sebbene mancasse di istruzione, sapeva fiutare pericolo e schivarlo con l'abilit di una astuta. Durante i colloqui, egli si destreggiava come aveva fatto sempre. Ma questa volta era caduto in trappola senza via di scampo. Tutt'al pi poteva saltare di palo in frasca.
- E' vero che ho mantenuto un atteggiasmento piuttosto freddo verso il Consiglio - egli disse, passando dai combattimenti di Kruja al suo comportamento nei riguardi del Consiglio ma avevo le mie ragioni. Ci risale alla Conferenza di Labinot, poich l mi accorsi che essa si svolse sotto l'insegna dei principi puramente comunisti. E questo non potevo accettarlo.
- Ma questa non una ragione. Perch non ci avete messo a parte delle vostre riserve? Vi abbiamo ben tre volte di seguito invitato a venire ad incontrarci, ma non vi siete nemmeno preso la briga di muovervi. Come dobbiamo considerare ci? Anche nelle nostre file ci sono dei nazionalisti. Essi non sono comunisti, nondimeno si battono e non lo fanno da soli, ma insieme a noi. L'Albania non appartiene soltanto ai comunisti, essa appartiene anche ai nazionalisti patrioti, a tutto il popolo. Noi, tutti quanti, dobbiamo insorgere e batterci. Ma per vincere, dobbiamo essere uniti come le dita della mano. Non dimenticate quello che avete fatto a Mukje. I nazionalisti onesti non usano sotterfugi come fanno alcuni, e non collaborano con il nemico come lo fanno certuni altri. Voi sapete bene quale sorte viene riservata a quelli che collaborano con il nemico.
La vecchia volpe afferr il senso della mia insinuazione e, punto sul vivo, salt s:
- Vi ho aiutato con dei fondi che raccoglievo presso i miei amici e collaboratori, presso gli ufficiali, i sottufficiali della gendarmeria ed altri, ma quest'aiuto l'avete ripagato sparando loro addosso, come nel caso di Idhomen Kosturi.
Quanto lontano era Abaz Kupi dagli scopi della nostra lotta! Egli pigliava le difese di elementi che erano patrioti solo di nome, ma che effettivamente collaboravano con l'occupante. In parole povere, egli stava togliendo la sua maschera e quella del suo seguito.
Allora gli dicemmo:
- Abaz Kupi, vi presentate ai nostri occhi in una luce ben diversa di quella che credevamo. Come potete pigliar le difese di coloro che non dovrebbero essere difesi, come potete scolpare coloro che nulla potrebbe scolpare. Neanche l'acqua del mare potrebbe lavarli dalle colpe che hanno commesso. Allora, secondo voi, non dovremmo pi giustiziare le spie, i traditori e le canaglie di Mehdi bey, che ci stanno alle calcagna notte e giorno? Affermate che sono i vostri collaboratori. Avete forse dimenticato che essi collaborano anche con i tedeschi? Idhomen Kosturi, secondo voi, sarebbe un patriota. Ma stato designato presidente dell'" assemblea" creata all'ombra delle baionette hitleriane. Allora volete dirci francamente con chi siete?
- Con chi sono? Ma che domanda questa? E' un'accusa di tradimento - egli esclam balzando in piedi. - Avete dimenticato il mio patriottismo? Avete dimenticato che il 7 aprile 1939 ho accolto gli italiani con le armi in pugno?
- Calmatevi, non adiratevi, - gli dissi. Il vostro patriottismo lo conosciamo bene. Sappiamo che avete sparato alcuni colpi di fucile, non per amor patrio, ma per dar tempo di fuggire al vostro padrone, Ahmet Zogu, questo vampiro del popolo, questo traditore che ha depredato il suo oro, il suo sudore e il suo sangue. Quei colpi di fucile li avete sparati giusto il tempo per permettergli di varcare la frontiera. Poi, siete scappato anche voi. Ecco la verit sulla vostra "lotta", e questo tutto il mondo lo sa.
Era la prima volta che gli veniva detta in faccia. Ma ora, chi non conosceva il suo "patriottismo"! Egli rimase li, in piedi, col viso corrugato e, finalmente, a voce bassa come se parlasse a se stesso, disse:
- Mi sono battuto e continuer a battermi non solo fino alla liberazione dell'Albania dal giogo degli occupanti, ma fino alla liberazione di tutte le terre abitate dai fratelli albanesi.
- Il popolo albanese ha ancora fresco nella memoria il modo in cui il regime "legale" ha liberato i suoi fratelli. Vi ricordate bene che stata "Sua Maest ", dopo il suo ritorno al potere con l'aiuto delle guardie bianche mercenarie che gli furono procurate dalla Serbia, ad offrire in segno di riconoscenza al re serbo Shn Naurn e Vermosh. E' forse ad una liberazione di questo genere che pensate, voi del Legaliteti? Avete sempre fatto una politica personale da bayraktar e non avete mai adempiuto ai compiti affidativi dal Consiglio di Liberazione Nazionale.
- Ho dichiarato di essermi unito a voi solo per combattere il nemico.
- S, proprio cosi che ci avete detto. Ma quando mai vi deciderete a battervi? Non parlateci dei combattimenti di Kruja. L , non siete stato voi a combattere, ma altri. Per quanto vi riguarda, non solo non combattete, ma frapponete ostacoli alla nostra lotta. Con il vostro atteggiamento impedite ad una intera zona di impegnarsi totalmente contro il nemico. Non forse questo un sabotaggio? E cosa potreste dirci a proposito del sabotaggio dei consigli di liberazione nazionale, soprattutto a Kruja e a Mat?
- Perch mi parlate in questo tono? Voi parlate come se fossi io il responsabile di tutto. E' la popolazione stessa che non ne vuol sapere dei consigli, poich si resa conto che non sono di ispirazione nazionalista, e che volete, per il loro tramite, impadronirvi del potere. L'Albania non ha bisogno di un altro regime. Il regime monarchico con alla testa Zogu legale e c' poco da discutere su questo punto. Il ritorno di Sua Maest indispensabile per restituire all'Albania l'onore, che gli stato leso da uno Stato straniero. Non dimenticate che anche i Grandi sono per questa soluzione. Ultimamente, Sua Maest ha avuto un colloquio di venti minuti con il signor Churchill.
- Per quanto riguarda il regime che verr stabilito dopo la guerra in Albania, abbiamo pubblicamente dichiarato qual' il nostro punto di vista. Sar il popolo stesso a fissarne la forma. Noi vogliamo dirvi semplicemente questo: i tempi di re Zogu sono tramontati. Voi, se volete, continuate pure a chiamarlo vostro re. Per quanto ci riguarda, noi lottiamo oggi per un'Albania indipendente, democratica e popolare, libera dal fascismo. Quanto al modo con cui uno Stato straniero, che voi non nominate nemmeno, ha cacciato Zogu e come egli sia scappato, questo voi lo sapete molto bene. Quanto al colloquio di cui avete fatto appena cenno, sappiate bene, voi e chiunque altro, che Zogu pu, se lo vuole, intrattenersi per giornate intere con Church¡ll sulla questione dell'Albania, ma nessuno di loro sar mai in grado di decidere delle sue sorti. E' il popolo, e solo il popolo albanese, siamo noi, e nessun altro, che decideremo sia della lotta sia,del regime futuro - aggiunsi alzando la voce. Abaz Kupi impallidi e fece un leggero movimento con la mano destra. I suoi assistenti che lo attorniavano si misero in guardia con l'arco teso. Ma noi non ci lasciammo impressionare. Eravamo pronti a tutto. - Il Legaliteti - proseguii - ha creato delle bande di bashibozuk che non sparano nemmeno un colpo di fucile contro l'occupante, che aspettano soltanto che <<scocchi l'or>>", mentre l'Albania sta vivendo le sue giornate pi nere.
- Se avessimo aspettato che "scoccasse l'ora" - egli protest - non avremmo combattuto e disarmato gli italiani a Qaf-Shtam.
- Anche l - gli risposi - avete agito avendo unicamente in vista il vostro interesse personale, per mettervi in evidenza e soprattutto per far bottino. Gli italiani, a Qaf-Shtam, erano gia ridotti agli estremi, erano come un cavallo crepato, ed i vostri bashibozuk e voi stesso non avete fatto altro che toglier loro gli zoccoli. E' in questo che consiste il vostro atto di "valore". E per di pi avete fatto ci contrariamente agli ordini dello Stato Maggiore. Inoltre, sempre al l'insaputa e senza la previa autorizzazione della Presidenza del Consiglio Generale di Liberazione Nazionale, abusando persino della vostra qualit di membro di detta presidenza, vi siete recato a Lura e, assieme a Mithat Frashri, avete organizzato la riunione dei bayraktar reazionari che sono legati anima e corpo con l'occupante. Siete stato persino convocato a questo proposito per darci spiegazioni, ma non vi siete nemmeno degnato di presentarvi.
- Per quanto riguarda la riunione di Lura, Mithat Frashri mi aveva invitato con una lettera. Mi ci sono recato e mi hanno incaricato di intromettermi presso i notabili di Dibra affinch si unissero a noi. Essi sono patrioti e vogliono battersi per l'Albania.
- Che genere di patrioti sono, dal momento, che hanno fatto causa comune con l'occupante? Questo lo sapevate, nondimeno li avete incontrati e vi siete intrattenuto con loro. Di che unione si pu trattare con gente simile? Ognuno, si rende conto che non ci pu essere unione contro l'occupante al di fuori del Movimento di Liberazione Nazionale. Soltanto questo movimento, rappresenta il popolo albanese. Soltanto i consigli di liberazione nazionale sono degli organi di combattimento, l'unico potere che esprime la volont del popolo. Qualsiasi <<governo>> o altra organizzazione al di fuori di questo movimento non sono che uno strumento di compromesso e di tradimento.
Spesso, contraddicendomi, Abaz Kupi alzava la voce e si avvicinava alle finestre, che erano, state appositamente lasciate aperte affinch i contadini armati della sua banda, che si trovavano nel cortile, ascoltassero quello che stava dicendo e si rendessero ben conto che <<capo>> avevano e, come egli "difendeva" i loro interessi. Ad un certo momento si alz di nuovo e mi disse ad alta voce:
- Ascoltate, signor Hoxha, non i comunisti, ma il regime di Zogu porter al popolo tutti i beni, aprir scuole, non chieder ai contadini tasse onerose e consegner loro la terra.
Anch'io balzai in piedi ed a voce ancora pi alta, sempre vicino alla finestra, gli risposi con queste parole:
- Ascoltate, signor Kupi, vi dico che i contadini poveri la terra la riceveranno soltanto da noi, dal potere popolare che sar instaurato dopo la liberazione. Essi non la riceveranno mai dagli zoghisti, poich Zogu durante i quindici anni del suo regno non ha mai pensato a loro, non ha mai fatto nulla per loro, non ha fatto altro che ingannarli, promettendo loro di realizzare la "riforma agraria". Ma egli non poteva mai metterla in atto, perch questo sarebbe stato un suicidio per lui. Quelli che non si sono impegnati sulla via del Movimento di Liberazione Nazionale, oggi o domani finiranno immancabilmente in grembo ai nemici del nostro movimento e del popolo, e se si frapporranno sul nostro cammino, noi li colpiremo e li annienteremo.
Questo colloquio fini per trasformarsi in un processo duro e schiacciante nei suoi confronti.
Cos si concluse il nostro incontro con Abaz Kupi, dopo di che riprendemmo la via del ritorno. Da allora non ho pi visto il suo lurido viso.
Senza perder tempo, convocammo una riunione straordinaria della Presidenza. Egli fu espulso dai suoi ranghi e, lo stesso giorno, la presidenza adott una risoluzione in cui veniva fatto il resoconto del nostro incontro con Abaz Kupi, dei nostri sforzi per convincerlo a mutare atteggiamento e si poneva infine la necessit di smascherarlo davanti agli occhi del popolo.
Subito dopo questo incontro con Abaz Kupi, riapparve sulla scena il generale Davies. Intuii che egli voleva sapere qualche cosa sull'andamento di questo incontro, e non mi sbagliavo. Per la prima volta lo vidi entrare nel vivo dell'argomento senza preamboli.
- Avete avuto, signor Hoxha, un incontro con il signor Kupi, potreste dirmi come sono andate le cose?
- Da tempo - spiegai al generale - gli avevamo chiesto di precisare il suo atteggiamento verso il Balli Kombtar, il governo quisling e gli occupanti tedeschi, ma egli si guardato bene dal denunciarli. Anzi disponiamo informazioni sicure secondo le quali egli collabora con essi a scapito della nostra lotta. Del resto, anche durante il nostro incontro, egli si espresso con benevolenza nei loro confronti.
- Il signor Kupi mi aveva promesso di sistemare questi problemi e si era persino impegnato a combattere.
- S, cosi come ve l'hanno promesso anche i capi del Balli Kombtar e persino per iscritto, non vero? Che fine hanno fatto le loro promesse? Vedete quello che stanno facendo? E Abaz Kupi non vale pi di loro. Perci il Consiglio Generale di Liberazione Nazionale l'ha espulso dai suoi ranghi e l'ha preavvisato che, se continua a procedere su questa via, noi lo colpiremo
- Signor Hoxha - disse il generale, ritornando alla carica - vi pregherei di adoperarvi a convincere il Consiglio affinch rinvii il termine che ha fissato per quanto riguarda la posizione di Abaz Kupi, poich intendo incontrarmi di nuovo con lui.
- Abbiamo aspettato abbastanza - risposi tagliando corto. - Da tempo egli ha posto come questione centrale, non la liberazione del paese, ma quella del regime. Per noi, questo un affare chiuso. Abbiamo gi deciso sul da fare. Non ci resta che seguire da vicino la sua attivit e, alla prima occasione, colpirlo. E' quel che si merita.
Il generale, vedendo la nostra determinazione, mi salut e se ne and. Il suo piano volta a tenere ancora il loro agente fra i nostri piedi era fallito.
Nel corso del rigido inverno 1943-1944 i tedeschi ed i ballisti scatenarono una grande offensiva contro le nostre forze, mal vestite e mal nutrite. Ci consenti ad Abaz Kupi di guadagnar terreno. Fu per lui una "piccola primavera" in mezzo a quell'inverno glaciale. Egli credette che tutto sarebbe andato nel miglior dei modi e che aveva quindi la vittoria a portata di mano. Per il tramite degli ufficiali inglesi, Abaz Kupi rinnov a "Sua Maest " la domanda di fargli pervenire un messaggio* *( Nella lettera di Talbot Rice indirizzata a Howard, il 24 febbraio 1944, si dice:
-In base alla decisione presa alla riunione di giovedi, 17 febbraio, ci incontrammo con Zogu e gli chiedemmo di scrivere una lettera a Abaz Kupi. Durante la conversazione che McLean ebbe con lui, questi si mostr molto disposto ad aiutarci.. .>>. (FO 371143550-3372. PRO. Dalla fotocopia dell'originale depositata presso l'AIS, Tirana). Mentre nell'informazione di Sargent inviata al Segretario di Stato, il 29 febbraio 1944, si dice: " ... McLean si incontrato con il re Zogu ed ha ricevuto da lui la lettera richiesta... il testo non tuttavia pienaniente soddisfacente, e se la lettera verr utilizzata, dovr essere modificata. Discutemmo il testo con lo SOE in un'altra riunione del 28 febbraio e ci mettemmo d'accordo per quanto riguarda il progetto rielaborato ad esso allegato. Se -siete dello stesso parere, desidero che diciate a McLean di recarsi nuovamente da Zogu e di chiedergli di modificare la lettera nel senso in cui ci siamo messi d'accordo...
Se dopo il ritorno di McLean in Albania, questi riterr opportuno utilizzare la lettera di Zogu e se noi lo autorizzeremo a consegnarla ad Abaz Kupi, esamineremo l'eventualit di chiedere a Tito di usare la sua influenza sul MLN~. (FO371143550-3372. PRO. Dalla fotocopia dell'originale depositata presso VAIS, Tirana).
in cui egli dichiarasse di essere pronto a ritornare in Albania. Nel contempo egli propagandava strepitosamente il colloquio che Zog I aveva avuto con Churchill, il quale gli avrebbe dato assicurazioni che il pi grande regno del mondo avrebbe fatto di tutto per farlo risalire sul trono.
Attraverso la voce degli Zavalani* *( Di T. Zavalani, intellettuale reazionario albanese al servizio degli inglesi. Lavorava presso Radio Londra per preparare le trasmissioni in lingua albanese.)
e di altri strilloni di Zogu noi avevamo sentito dire che anche Fan Noli, consultato circa la formazione di un governo in esilio capeggiato da Zogu, aveva dato il suo consenso ed accettato persino di esserne il consigliere*. *( In risposta alla lettera che S. Martini [<<ministro di corte>>] inviava a Fan Noli in nome di Zogu il 27 aprile 1943 sulla formazione di un governo albanese in cui si diceva che "il re sarebbe lieto di vedere voi, monsignore alla presidenza di questo governo>>. (FO 371137136-3634. PRO. Dalla fotocopia dell'originale depositata presso l'AIS, Tirana), Fan Noli gli scriveva il 27 inaggio 1943: Sono pronto a fare tutto quello che dipende da me... sotto la direzione del re Zogu... Devo chiarire per che la mia cittadinanza americana mi impedisce qualsiasi forma di collaborazione, eccettuata quella di consigliere.. .>> (FO 371/ 37137-3643, PRQ Dalla fotocopia dell'originale depositata presso l'AIS, Tirana). Il giornalaccio "Atdheu" pubblic anche il messaggio che Noli aveva inviato in quest'occasione a Cordell Hull*. *( Secondo questo giornale del 12 ottobre 1943, Noli, fra l'altro, aveva scritto a Hull:
"... nell' interesse delle Nazioni Unite riconoscere ufficialmente il re Zogu e dargli l'occasione di esplicare la sua parte per affrettare la vittoria che noi tutti aspettiamo. Il re Zogu in grado di lavorare per gli Alleati meglio che qualsiasi altro albanese o gruppo di albanesi... alcuni oppositori sinceri di re Zogu, che hanno sofferto per lunghi anni in esilio per la loro avversione al suo regime, stimano che nell'interesse di entrambe le parti, delle Nazioni Unite e dell'Albania, avere un governo in esilio ufficialmente riconosciuto sotto il re Zogu. . .".)
All'inizio questa notizia ci sembr inverosimile. Come potevamo credere che un accanito oppositore di Zogu potesse sedersi attorno allo stesso tavolo e discutere con lui dei destini dell'Albania! Ci sembrava inconcepibile che Noli potesse riconciliarsi con l'assassino di Avni Rustemi e di Bajram Curri, di Luigj Gurakuqi e di Riza Cerova, con la persona che aveva costretto centinaia di figli dell'aquila a vagare attraverso l'Europa senza foco n loco, con alle calcagne gli sbirri di Zogu. Ci sembrava sorprendente che Noli avesse dato una mano al feudatario senza cuore, che per quindici anni aveva succhiato il sangue del popolo albanese. Ma purtroppo, come fu confermato in seguito, in quello che sentivamo dire c'era anche del vero. Quanto alle circostanze ed ai motivi che avevano spinto Noli ad adottare questo atteggiamento, questo non lo sappiamo. Il fatto che egli ha effettivamente inviato questo messaggio, indipendentemente dal fatto che il disegno di creare un governo in esilio non avrebbe alcuna possibilit di essere messo in atto.
Mentre all'estero la reazione stava preparando i "krushk"* *( Paraninfi. Secondo il costume albanese, i parenti della giovane sposa che l'accompagnano alla casa dello sposo.)
per il ritorno di Zogu in Albania, all'interno la reazione si stava rincorando. Una strepitosa propaganda veniva condotta circa la figura di Zogu. La gendarmeria, sotto la protezione delle baionette hitIeriane, si stava r¡orga'tlizzando nella forma antecedente al 7 aprile, ripristinando persino il vecchio saluto zoghista. Dopo un incontro segreto avuto con Xhafer Deva in un villaggio della regione di Kruja, Abaz Kupi stabil contatti anche con il generale nazista Schmoll per sterminare l'Esercito di Liberazione. Nazionale. La loro cooperazione giunse ad un punto tale che quando i tedeschi catturavano qualcuno dei nostri, gli consigliavano di arruolarsi nell'<<esercito>> di Herr Kupi se voleva aver salva la vita. Nelle citt circolavano volantini, l'<<Atdhew>> ed altri giornalacci che cercavano di ingannare il popolo, di rincorare gli zoghisti e di seminare il panico fra le masse e intimorirle con lo spauracchio di Zogu, avendo come obiettivo finale quello di allontanarle dalla giusta via.
Quanto alle voci che venivano da Londra, chiedemmo con insistenza alla missione inglese di confermarne l'autenticit o, se no, di informare Londra affinch le smentisse pubblicamente. Dopo qualche tempo, per mezzo del maggiore Tillman, che distribu a Gjirokastra un volantino scritto di mano sua in tal senso, Londra cerc di smentire queste voci.
Era la fine di aprile 1944. Mustafa Kaai, commissario del battaglione Mat, m'informava per scritto che l'agente dell'Intelligence Service, McLean, era riapparso in quei paraggi. "Egli dirige, mi scriveva, la missione inglese accreditata presso Abaz Kupi, il quale viene fornito via aria con materiale cosi abbondante che una parte finisce nelle mani dei gendarmi e l'altra viene venduta al mercato. Persino noi siamo riusciti ad acquistare molte cose".
Leggendo questa lettera, mi vennero subito in mente le parole di Davies durante il nostro primo incontro a Labinot, quando ci disse che verso la fine di novembre McLean sarebbe andato al Cairo e di la a Londra, dove forse avrebbe personalmente informato anche Churchill della situazione in Albania. Ed ecco che ora, dopo aver terminato il suo "corso" di preparazione, McLean era stato di nuovo lanciato con paracadute in Albania, ma stavolta col grado di tenente colonnello. Era venuto presso il caro amico degli inglesi con nuove instruzioni per dare un impulso maggiore ai piani di Londra. Il soggiorno della missione inglese presso Abaz Kupi, il danaro e il materiale che gli venivano forniti in abbondanza, la propaganda degli inglesi per gonfiare smisuratamente la sua figura, ed anche l'operazione tedesco-ballista contro il nostro Esercito, fecero s che il <<piccolo Zogu>> si sentisse ora all'apice della forza e della gioia, si pavoneggiasse come un gallo su un mucchio di letame.
Non pago di queste sue canagliate con gli inglesi, Abaz Kupi cerc di stabilire contatti anche con la reazione greca. Insieme con il Balli Kombtar e i quisling di Tirana, egli si prepar a scavare una nuova fossa al nostro paese, partendo questa volta non dal Nord, come nel 1924, ma dal Sud. Mithat Frashri invi ad Atene come delegato Dhmitr Fallo, Mehdi Frashri il suo araldo Xhavit Leskoviku e Abaz Kupi "autorizz" nella qualit di rappresentante del Legaliteti l'ex primo ministro del governo di Ahmet Zogu, Koo Kota, per concludere un accordo con Ralis e Zerva al fine di soffocare insieme nel sangue i movimenti di liberazione nazionale dei due Popoli, albanese e greco. Sempre secondo questo piano, tale accordo doveva in seguito essere trasformato in un'alleanza greco-turco-albanese. Ma la loro missione fall, i documenti con i quali il Comitato Centrale del Balli Kombtar e il governo quisling accreditavano Dhimitr Fallo come delegato a questi colloqui con i reazionari greci caddero in mano ai partigiani; quanto al "delegato", egli fu deferto all'autorit giudiziaria e condannato nell'estate 1944.
Questa era la situazione nella quale si trovavano i "prodi" e lo "stato maggiore" di Abaz Kupi prima dell'offensiva della nostra 1^ Divisione nell'Albania centrale e settentrionale. La loro "primavera" stava per spirare. L'olio del lume inglese era ormai agli sgoccioli.
Dopo il Congresso di Prmet, impartii alle brigate della l' Divisione l'ordine di passare nelle zone al di l dello Shkumbini. Esse dovevano colpire i tedeschi e, unitamente alle forze partigiane operanti in quelle zone, rastrellare l'Albania centrale e settentrionale, colpire a morte la reazione, organizzare il potere popolare dei consigli di liberazione nazionale ed ingrossare le file dell'Esercito di Liberazione Nazionale con nuove formazioni. Con quest'azione avremmo colpito in pieno cuore i piani inglesi diretti contro di noi. La reazione zoghista era in agonia. Le ombre della morte la stavano avvolgendo. Le forze partigiane stavano marciando verso il Mati e la Mirdita, dove avevano trovato riparo gli zoghisti ed altri reazionari. La popolazione del Nord si sollev interamente in sostegno dell'Esercito di liberazione nazionale.
Ai primi di luglio 1944, l'ufficiale di collegarnento inglese chiese di incontrarmi d'urgenza*. *( Nel suo libro "Figli dell'Aquila", scrivendo a proposito di una riunione con i capi della reazione, J. Amery dice:
"La notizia dell'offensiva dei partigiani rese la nostra riunione priva di vivacit . Abaz Kupi, Muharrem Bajraktari, Seit Kryeziu, McLean, Smiley ed io stavamo seduti conversando sotto una quercia grossa e larga. Gli altri capi minori e i loro uomini stavano in piedi intorno a noi. Non si poneva pi la questione di una rivolta generale dei gheghi; tutti i capi parlarono a turno.... chiedendo a noi di intervenire per una tregua". (<<Sons of the Eagle>>, London, Macmillan and Co, Ltd, 1948, p. 202).
Fu immediatamente ricevuto.
- il Quartier Generale Alleato del Mediterraneo - egli mi disse - mi ha inviato un messaggio con il quale chiede che cessiate ogni attacco contro Kupi ed altri uomini del Nord, poich sono dei patrioti e nostri amici, se no qualsiasi aiuto che vi viene fornito sar interrotto.
- La nostra divisione - gli risposi - ha ricevuto l'ordine di rastrellare il Nord dai tedeschi, dai mercenari e dai traditori, di stabilirvi il potere dei consigli di liberazione nazionale e di sollevare il popolo nella lotta contro l'occupante.
- Ma essa entrata anche nella zona del Mati, che un campo d'azione del signor Kupi, - egli obiett.
- Il Mati fa parte dell'Albania - tagliai corto, - perch non dovremmo penetrarvi? Nessuno ha il diritto di impedire alla nostra divisione d adempiere al suo dovere. E questo non pu in nessun modo essere collegato con la questione dell'aiuto materiale che ci viene concesso dagli alleati. Abaz Kupi era membro della Presidenza del Consiglio Generale di Liberazione Nazionale e del nostro Stato Maggiore impegnato contro il Movimento di Liberazione Nazionale stato espulso dal Consiglio e dallo Stato Maggiore ed anche bollato col marchio d'infamia. Questo lo sapete bene.
- Il signor Kupi si lamenta del fatto che la vostra Divisione gli ha intimato di arrendersi, altrimenti sar attaccato. E non gli ha fissato a tal fine alcun termine.
- E' gi un anno che gli abbiamo fissato un termine per pronunciarsi se con noi o contro di noi. Voi stessi avete troppo atteso, ma noi non aspetteremo pi. Egli collabora con i tedeschi, sabota la nostra lotta, il nostro piano strategico e quello degli alleati.
Due giorni dopo egli venne a trovarmi di nuovo e mi disse:
- Signor Hoxha, lo Stato Maggiore Alleato mi ha trasmesso una nota del generale Wilson per voi.
- Che dice la nota? - gli dissi senza pertanto scompormi, poich sapeva gi quale potesse essere il suo contenuto. L'offensiva della nostra Divisione nel Nord contrastava i loro piani.
- Nella nota vengono sollevate tre questioni - prosegu l'inglese. - Innanzitutto, il generale Wilson non ammette che i vostri partigiani interferiscano nei suoi piani strategici, egli non tollera la guerra civile sul suo teatro di operazioni.
- E' un intervento inammisibile - gli dissi: - Ma che cosa fa pensare al generale Wilson che da noi si stia svolgendo una guerra civile? L'unica lotta che viene condotta nel nostro paese quella contro l'occupante e i collaborazionisti, come il Balli Kombtar, i capi reazionari della Dibra, Abaz Kupi e i suoi bashibozuk. Il secondo punto, vi prego.
- I1 secondo riguarda i nostri aiuti. Se colpite il signor Kupi, ogni aiuto vi sar tolto e senza il sostegno degli alleati non potreste fronteggiare i tedeschi.
- Il generale e chiunque altro sappiano bene - risposi per le rime all'inglese - che non ci siamo impegnati nella lotta perch gli alleati erano in guerra, ma l'abbiamo cominciata ancora prima che essi vi entrassero, anzi senza il loro aiuto n quello di chicchessia. Quest'aiuto ci dev'essere dato, perch questo anche nell'interesse degli alleati. Se essi condizionano il loro aiuto al nostro atteggiamento verso i traditori, noi proseguiremo la lotta come l'abbiamo cominciata. Continuate, il terzo punto - gli dissi - senza alzar gli occhi verso di lui.
E l'ufficiale inglese concluse:
- Nel terzo punto della nota detto che il Movimento di Liberazione Nazionale potr inviare dei delegati presso lo Stato Maggiore Alleato in Italia alla sola condizione di dare prirna assicurazioni che non colpir il signor Kupi.
- L'invio della nostra delegazione per intavolare discussioni con i rappresentanti del Quartier Generale Alleato del Mediterraneo - dichiarai, - non pu essere collegato in nessun modo con la questione di Abaz Kupi. Per noi quest'affare non esiste, poich a questo riguardo la decisione stata presa nel dicembre dello scorso anno, quando abbiamo saldato i conti con lui. Ed il Congresso di Prmet ha suggellato la sua fine. La nostra delegazione si recher in Italia per addivenire ad un accordo pi completo con gli alleati e, indipendentemente dalle vostre minacce, signor ufficiale dell'Inghilterra alleata, la nostra divisione continuer la sua azione.
- Aspettate almeno cinque giorni - intervenne l'altro.
- No - gli dissi - abbiamo aspettato abbastanza. Tanto voi che noi, abbiamo aspettato abbastanza - ripetei. - Nessuno ha il diritto di impedirei di proseguire la nostra azione per rastrellare la zona del Mati dai collaboratori dei tedeschi. Neanche il generale Wilson. Questa un'ingerenza ingiustificata. Supponiamo per un attimo che Abaz Kupi non sia un traditore, come dite voi. Allora perch se ne sta con le mani conserte, perch invece di battersi contro l'occupante si unisce ad esso e volge le sue armi contro il nostro Esercito di Liberazione Nazionale? Non abbiamo forse il diritto e il dovere di sollevare anche la regione del Mati nella lotta contro i tedeschi? Siamo nella nostra terra ed agiremo secondo gli interessi di questa terra. Perch il generale Wilson interviene? Noi continueremo ad applicare punto per punto il nostro piano strategico, che a favore anche della strategia degli alleati. - E per finire dissi all'ufficiale britannico: - Questi non sono soltanto i miei pareri ma anche quelli del nostro Stato Maggiore Generale. E lo capite bene, dal momento che questa nota, che voglio avere anche per iscritto, proviene dal generale Wilson, metter al corrente anche la Presidenza del Consiglio Generale di Liberazione Nazionale.
Egli mi consegn la nota scritta. In sua presenza vi gettai uno sguardo e constatai che il terzo punto differiva da quanto mi era stato annunciato a viva voce. Ne fui sdegnato, ma mi trattenni e mi limitai a dirgli:
- Venite a ritirare la risposta, vi prego, quando vi avviser.
- Certo, - egli disse ed usci.
Convocammo subito la Presidenza.
- Se ci siamo riuniti oggi, - dissi ai conipagni - ci e dovuto ad un intervento del Quartier Generale Alleato per far cessare l'azione della nostra divisione nel Nord. Come sapete, dopo l'operazione tedesca di giugno, le nostre forze hanno ricevuto l'ordine di sferrare l'offensiva nell'Albania centrale e settentrionale ed oggi stanno combattendo accanitamente in queste zone contro i tedeschi, i mercenari e i gendarmi, che sono in preda al panico. Le nostre forze sono dirette verso Dibra e Mat per saldare definitivamente i conti con il nemico. Ma, a quanto pare, ci ha toccato sul vivo gli inglesi. Ed propio quanto emerge anche dalla nota che il generale Wilson mi ha fatto pervenire.
Lessi la nota e comunicai loro tutto quello che mi aveva detto l'ufficiale inglese e quello che gli avevo risposto.
- Gli inglesi hanno cercato di far infiltrare di nuovo Abaz Kupi nei nostri ranghi,* *( Nel radiogramma N. 174 del Foreign Office spedito a Steel al Cairo, il 6 febbraio 1944, si dice:
-Abbiamo appena studiato il rapporto di McLean sull'Albania e l'abbiamo discusso con lui.
Egli raccomanda innanzi tutto che il Movimento di Liberazione Nazionale (MLN) sia allargato, includendovi il maggior numero possibile di nazionalisti. Egli pensa che A. Kupi, rappresentante di Zogu... debba rientrare nel MLN.) - Per giungere a questo MeLean propone come passi concreti:
(1) Tastare il terreno presso Zogu per vedere se d'accordo;
(2) Trasmettere tale proposta ad A. Kupi tramite il nostro ufficiale di collegamento;
(3) incaricare Tito (tramite il generale brigadiere McLean) di esercitare la sua influenza sul MLN affinch accetti il ritorno di A. Kupi al MLN".. (Outward telegram No. 174 F.O. 3711435493336, PRO. Dalla fotocopia dell'origi-nale depositata presso l'AIS, Tirana).
- continuai - ma hanno urtato contro la resistenza della reazione, e cosi "tira e molla" le cose sono giunte al punto che sono oggi. Ora Abaz Kupi non pu pi schierarsi al nostro fianco, non pu pi unirsi a noi, perch ha affondato le braccia nel letamaio fino al gomito. E se gli inglesi reagiscono tanto violentemente, ci dovuto al fatto che vedono i loro piani fallire. Sono stati loro a spingere Abaz Kupi ad intavolare trattative con il nostro Stato Maggiore, a condizione per di avere come interlocutori Mustaf Gjinishi, il dott. Dishnica e Sejfulla, ed anche me se non potevano evitarmi. Ma noi non abbiamo accettato, poich tali colloqui avrebbero servito i loro loschi disegni a scapito della nostra lotta. Come sapete, gli inglesi sono ricorsi alle stesse manovre anche in Grecia per scindere l'EAM e introdurre nei suoi ranghi degli elementi reazionari. Consci della consistenza del Movimento di Liberazione Nazionale, essi si adoperano a frenarlo per dar tempo ai reazionari di romperla con l'occupante e di introdursi in modo camuffato nelle nostre file.
- Gli inglesi, - proseguii, - ricorrono anche ad un'altra manovra. Tentano di presentare la nostra lotta come un movimento locale che si svolge soltanto nel Sud, mentre al Nord per loro non ci sono che Zogu, Abaz Kupi ed i loro accoliti, e cos essi esercitano pressioni su di noi affinch li riconosciamo come compagni di lotta. I britannici sono ricorsi agli stessi maneggi in Grecia; hanno seguito la stessa politica con l'EAM dove hanno cercato di introdurvi Zerva, ma costui rimasto legato a Ralis e all'occupante. Gli alleati angloamericani non hanno voluto che l'EAM attaccasse le zone in cui opera Zerva. poich vogliono mantenerlo come una forza di riserva. Lo stesso obiettivo viene perseguito dagli inglesi anche qui con Abaz Kupi e per "giustificare" il loro atteggiamento, si sono messi ad esumare dagli archivi e trasmettere via radio i nostri articoli, che facevano appello all'unione. Ma essi dimenticano che i tempi sono mutati, che i traditori si sono profondamente immersi nel pantano.
- Londra, - dissi ai compagni - mira ad impegnare Abaz Kupi nella lotta tanto per salvare le apparenze e, se non ci riesce, ad averlo almeno come riserva per il futuro. Se noi combattiamo Abaz Kupi, lo facciamo soltanto perch traditore e un collaboratore dei tedeschi. La guerra che facciamo a lui e a tutta la reazione non una <<guerra civile>> come vuole presentarla il generale Wilson per i suoi loschi fini. Non gli permetteremo in nessun modo di ingerirsi nel nostri affari interni. Noi siamo sulla retta via. Nulla pu farci mutare opinione su questo o quell'altro elemento reazionario, come Abaz Kupi ed altri, poich disponiamo di fatti e documenti che abbiamo del resto fatto pervenire anche ai nostri alleati a Bari e a Londra. Se essi esercitano questa pressione precisamente in questo momento, lo fanno perch molte decisioni storiche del Congresso di Prniet li hanno punti sul vivo. Questa la verit . Noi non ci smuoviamo nemmeno di un pollice dalla nostra giusta linea, e penso di dar loro la risposta che si meritano.
Esaminammo minutamente questa questione nel corso della riunione della Presidenza. Quelli che presero la parola rigettarono con sdegno le pretese del generale Wilson e approvarono totalmente quello che avevo detto. Solo Sejfulla Malshova cerc di filosofare consigliandoci di "essere pi precisi in alcune espressioni, e di fare la dovuta distinzione fra la politica della Gran Bretagna e degli alleati e quella della reazione inglese presso le missioni britanniche qui, al Cairo ed altrove". E, proseguendo su un tono di rimprovero, egli disse che "dovevamo convincere gli alleati della vera situazione in Albania. Abbiamo inviato loro dei documenti, ma ci non basta". Egli parlava come se ignorasse i continui diverbi che avevamo avuto con loro. Concluse il suo intervento con la presunzione di un "grande profeta", assicurandoci che "gli alleati avrebbero finito per comprenderci". Queste elucubrazioni dovevano essere il preludio delle sue mene e delle sue vedute filoccidentali, che avrebbero assunto dimensioni scandalose un anno pi tardi.
- Noi conosciamo bene la politica della Gran Bretagna, - risposi a Malshova - conosciamo anche le sue mire. Sappiamo anche fare la debita distinzione da voi evocata, ma sfortunatamente qui non c' nessuna distinzione da fare. I rappresentanti di Londra da noi, al Cairo e a Bari, eseguiscono con fanatismo gli ordini della loro centrale e di ci siamo testimoni noi tutti. Li abbiamo avvisati pi di una volta, facendo loro chiaramente capire che devono comportarsi da veri alleati, ma essi hanno costantemente cercato di ingerirsi nel nostri affari. I compagni lo sanno bene ed superfluo che mi metta ad elencare i fatti. Churchill ed i suoi inviati da noi nutrono disegni diabolici nei confronti del nostro Movimento di Liberazione Nazionale, ma, come hanno detto anche gli altri compagni, noi, non ci lasciamo intimidire dalle loro pressioni: e non ci sottomettiamo neppure. Adempiremo fino in fondo al compito che c'incombe verso il nostro Popolo e la nostra patria.
La Presidenza decise all'unanimit di redigere una risposta risoluta e di farla recapitare il pi presto possibile al generale Wilson. Il documento che preparammo diceva in sostanza: In Albania non ci sono discordie intestine e tanto meno la guerra civile. In Albania c' una sola guerra, la guerra contro l'occupante ed i suoi strumenti, i traditori del paese, il Balli Kombtar, il Legaliteti, Abaz Kupi, le bande di Shefqet Vrlaci ed i <<capi>> di Dibra, che collaborano direttamente con il comando tedesco qui. Noi non accettiamo ordini da nessuno quando si tratta di liberare la nostra patria dagli occupanti e dai traditori. L'Albania la nostra patria e il popolo ne il padrone. Se l'Inghilterra ha degli amici, questi devono essere dalla nostra parte. Quelli che sono con i tedeschi sono nostri nemici e nemici degli alleati, ed per questo che noi li combatteremo fino in fondo. Vi dichiariamo con rammarico di non poter accettare la vostra richiesta, scrivevamo terminando la lettera.
Convocai Palmer e dopo averlo messo al corrente del suo contenuto, gli consegnai la nostra risposta. <<Ecco un altro schiaffo all'indirizzo degli inglesi>>, dissi fra me. Noi conoscevamo bene il loro modo di pensare e i loro disegni, e ne avevamo una nuova conferma in questa flagrante interferenza nei nostri affari interni.
Nel contempo scrissi ai compagni della I' Divisione che il generale Wilson continuava ad esercitare pressioni su di noi per fare interrompere la nostra lotta contro Abaz Kupi e costringerci a riconciliarci con lui, ma che noi avevamo risolutamente respinto questa sua richiesta. Feci loro sapere che anche Abaz Kupi era stato invitato a recarsi in Italia, che aveva accettato e che si preparava ad andarci via mare; che in linea di massima anche noi avevamo accettato di recarci a Bari per discutere dell'azione comune con gli alleati, ma in nessun modo con Abaz Kupi. "Continuate - ordinavo loro - a colpire con accanimento le forze del Legaliteti. Rastrellate a fondo le regioni di Mat e Dibra, controllate per bene le foreste e colpite altrettanto duramente i capifila reazionari di Dibra".
Ci pervenivano numerose informazioni sui movimenti degli ufficiali inglesi. McLean percorreva in tutti i sensi il Nord Albania; anche Smith, distaccato presso lo Stato Maggiore della 1^ Divisione del nostro Esercito, faceva altrettanto. Essi raccoglievano informazioni, organizzavano incontri con capifila reazionari. Ma quello che mi preoccupava maggiormente era la fuga di notizie segrete. Avevamo messo mano su documenti tedeschi, nei quali venivano indicate con precisione le posizioni delle nostre brigate. Ero anche al corrente del fatto che qualcuno forniva agli ufficiali inglesi, e specie al maggiore Smith, delle informazioni su questioni segrete. Liri Gega era un'ammiratrice di Smith. Questi incitava in lei, senza parlar del resto, il carrierismo, che essa aveva nel sangue, e soprattutto l'ambizione morbosa di essere promossa generale, che aveva espresso apertamente: "Perch non ci dovrebbero essere anche delle donne generali?". Liri Gega aveva una debolezza per Smith, non faceva che parlare di lui e diceva spesso: "E' intelligente, il briccone". A quanto pare, si "confidavano" l'uno all'altro.
Approfittai del fatto che Liri Gega inviava al nostro Stato Maggiore dei radiogrammi non cifrati, indicandoci apertamente il luogo in cui si trovava, quello che faceva ecc., per richiamare la sua attenzione sulle conseguenze che potevano derivare dalla trascuratezza e la cattiva conservazione del Segreto. "Con un radiogramma riservatissimo, le scrivevo, vi informavo della creazione del 1ø Corpo d'Armata, raccomandandovi di annunciare il fatto soltanto dopo l'arrivo della 6^ Brigada e dello stato maggiore della II^ Divisione nella vostra zona, mentre l'ufficiale inglese Smith, distaccato presso di voi, ne venuto immediatamente a conoscenza". Le chiesi di informarmi d'urgenza come l'inglese avesse fatto ad apprendere la notizia. Essa non mi rispose. Con un secondo radiogramma e in tono perentorio le chiesi di nuovo di rispondermi. Finalmente mi fece sapere che era stato Tuk Jakova, commissario della 1^ Divisione, ad informare il maggiore inglese della formazione del 1ø Corpo d'Armata. Ma, come fu confermato in seguito, era stata Liri ad informarlo prima e Tuk dopo di lei.
Ribadii l'ordine categorico gi dato in precedenza per quanto riguardava i rapporti con le missioni straniere, precisando di nuovo che soltanto le persone autorizzate, e non chiunque, dovevano aver relazioni con esse e mostrarsi cauti nei loro discorsi. Raccomandai al comando della 1^ Divisione di non mantenere nessun contatto con gli ufficiali inglesi distaccati presso Abaz Kupi e le altre forze della reazione, e se caso mai catturassero qualcuno di loro, d inviarlo sotto scorta allo Stato Maggiore Generale. Rimproverai il comando, ed in special modo Liri Gega, di aver invitato McLean a colloquio a nostra insaputa. "Siccome siete stati voi ad invitarlo, raccomandavo loro, questa volta non fatelo accompagnare allo Stato Maggiore, ma tagliate corto i discorsi con lui".
Qualche giorno dopo aver ricevuto la nostra risposta, il vicemaresciallo del l'aria Elliot, comandante delle forze aeree per i Balcani, mi invi, a nome del comandante supremo alleato del Mediterraneo, generale Wilson, un messaggio redatto in tono diplomatico, e non pi autoritario e minaccioso come la nota, in cui veniva sorvolata la questione dell'interruzione degli aiuti e si metteva soprattutto l'accento sull'invio dei nostri rappresentanti a Bari per discutere con il suo stato maggiore della situazione in Albania. Egli non poneva pi come condizione la partecipazione di Abaz Kupi a questi colloqui. Infine sempre in linguaggio diplomatico, egli chiedeva che la delegazione fosse condotta da me. A quanto pare, la nostra risposta ferma li aveva costretti a riflettere bene e ad operare una ritirata tattica, che non doveva addormentarci. Il lupo perde il pelo ma non il vizio.
Decidemmo con i compagni di inviare una delegazione a Bari, e discutemmo anche delle questioni che sarebbero state sollevate. Designammo una delegazione di tre persone, che sarebbe stata guidata dal colonnello Bedri Spahiu. Convocammo tutti e tre per dare loro istruzioni precise: <<Vi recherete come rapprsentanti del Comando Supremo del nostro Esercito di Liberazione Nazionale e seguirete la loro tattica: discuterete solo cli questioni militari e non solleverete nessun problerna politico". Spiegammo loro chiaramente in quali condizioni essi dovevano discutere, senza lasciar adito ad equivoci. "Vi presenterete ad essi come i rappresentanti di un esercito che ha degnamente combattuto e ha dato prove di eroismo nella lotta comune contro l'Asse, e esporrete ai vostri interlocutori nel corso dei colloqui la sua perfetta organizzazione, la strategia e la tattica elaborate dal suo Comando Supremo. Sin dall'inizio presenterete le seguenti richieste: il riconoscimento, da parte degli Alleati, del Fronte di Liberazione Nazionale come unica organizzazione che combatte gli invasori tedeschi in Albania; il riconoscimento dell'Esercito di Liberazione Nazionale in quanto esercito del popolo, il solo che combatte l'occupante; il riconoscimento di quest'esercito come un esercito alleato; il riconoscimento del Comitato Antifascista di Liberazione Nazionale come avente gli attributi di un governo provvisorio del popolo per il periodo della guerra; l'accettazione di una delegazione militare permanente dell'Esercito di Liberazione Nazionale albanese presso lo Stato Maggiore Alleato del Mediterraneo.
"Una delle questioni fondamentali sulla quale dovrete particolarmente insistere, sar il rifornimento di materiale bellico al nostro esercito. Fate loro chiaramente capire che non chiediamo ci come un'elemosina, ma come un obbligo imposto loro dal nostro contributo alla guerra e dalla promessa che hanno pubblicamente fatto davanti ai membri della coalizione antifascista. Ricordate loro ancora una volta di non cercare di sfruttare i loro rifornimenti di materiale bellico per far pressione sul Fronte di Liberazione Nazionale e farlo sviare dalla sua linea politica e militare. Insistete infine perch ritirino la loro missione accreditata presso Abaz Kupi".
Tali furono le istruzioni che il Consiglio Generale di Liberazione Nazionale e lo Stato Maggiore Generale del nostro Esercito di Liberazione Nazionale impartirono alla nostra delegazione militare.
I colloqui di Bari fra la nostra delegazione e quella del Quartier Generale Alleato del Mediterraneo furono avviati verso la fine di luglio 1944 e continuarono anche durante il mese di agosto. Mi tenevo costantemente in contatto con la nostra delegazione e seguivo attentamente l'andamento dei colloqui.
La delegazione del Quartier Generale Alleato, condotta dal tenente colonnello inglese lord Harourt e dall'americano Harry Fultz, schivava le nostre richieste e faceva pressione sulla nostra delegazione affinch accettasse le sue condizioni. Tali pressioni furono pi accentuate soprattutto sul modo di distribuzione delle armi. Essi insistevano perch soltanto la missione inglese in Albania, e non il nostro Stato Maggiore Generale, fosse incaricata di tale distribuzione. Anche McLean, quando si trovava presso di noi, aveva formulato una richiesta simile un anno prima. Le cose giunsero al punto che ci minacciarono d'interrompere i colloqui. Di fronte a queste minacce, Bedri Spahiu si mostr tentennante e ci comunic per radiogramma: "Insistiamo perch ci autorizziate a concludere l'accordo secondo le condizioni degli inglesi", poich, stando al suo parere, anche quello che avevamo gi ottenuto ne valeva la pena.
Risposi subito a Bedri Spahiu ingiungendogli di attenersi rigorosamente alle consegne che gli erano state date. "Le condizioni avanzate dagli inglesi, gli scrivevo, non sono poi tanto vantaggiose, perch voi insistiate per farcele accettare. Sicuramente, la rottura delle relazioni non una cosa buona, ma innanzi tutto dovete impegnarvi a preser'vare l'indipendenza del nostro Stato Maggiore. Fate in modo che sia accettata la seguente condizione: Una parte del materiale bellico sar distribuita dal nostro Stato Maggiore, secondo le esigenze della sua strategia e della sua tattica, mentre il resto, sar sempre esso a distribuirlo, ma dopo aver consultato il capomissione inglese in Albania. Quanto alle azioni militari proposte, queste saranno eseguite dopo che il nostro Stato Maggiore Generale le abbia studiate e giudicate realizzabili. Fate loro comprendere una volta per tutte che qui a decidere solo il nostro Stato Maggiore Generale e nessun altro".
Gli raccomandavo ancora una volta di insistere presso gli inglesi affinch ritirassero le loro missioni distaccate presso Abaz Kupi e gli altri traditori e di far capire loro che questo era l'unico modo per instaurare un clima di fiducia tra di noi. E sottolineavo: "Evitate le discussioni lunghe in merito".
Dopo queste istruzioni, i colloqui ripresero. Bedri Spahiu, molto soddisfatto, ci fece infine sapere che avevano concluso in linea di massima un accordo, a termini del quale il nostro Esercito di Liberazione Nazionale veniva riconosciuto come l'unico esercito che si batteva contro i tedeschi in Albania. Gli alleati si impegnavano ad approvvigionarlo con armi ed altro materiale bellico, il che, com' noto, non fu mai interamente realizzato. Egli ci comunic pure che la nostra proposta di accreditare una delegazione permanente dello Stato Maggiore Generale dell'Esercito di Liberazione Nazionale Albanese presso il Quartier generale a Bari era stata accolta, mentre la nostra domanda di riconoscimento del Comitato Antifascista di Liberazione Nazionale in quanto governo provvisorio era stata respinta dal Comandante Supremo Alleato del Mediterraneo. Quanto alla loro missione presso Abaz Kupi, gli inglesi avevano chiesto altre prove per convincersi, a sentir loro, dell'opportunt di ritirarla o no. Nel contempo l'accordo lasciava in sospeso le altre questioni.
Dato che non volevano ritirare la missione che avevano presso Abaz Kupi, ora spettava a noi di agire.
Convocai immediatamente il capitano Lyon, ufficiale inglese di collegamento presso lo Stato Maggiore Generale del nostro esercito e gli comunicai ufficialmente:
- Il bandito Abaz Kupi e i suoi simili, in combutta con i tedeschi ci colpiscono con le armi. Sono nemici giurati del nostro popolo e in quanto tali noi li combatteremo. Una missione politica e militare inglese, con alla testa il tenente colonnello McLean e il capitano Amery, si trova presso Abaz Kupi. Essa collabora con lui e con altri reazionari per -organizzare e dirigere le forze reazionarie contro il Frontte e l'Esercito di Liberazione Nazionale. L'azione ostile di questa missione flagrante. McLean e i suoi colleghi hanno partecipato con le armi in pugno a fianco delle bande di Abaz Kup nei combattimenti da queste svolte contro le forze partigiane. Abbiamo spesso richiamato la vostra attenzione su questo punto e vi abbiamo chiesto di prendere le dovute misure onde porre fine a questa situazione. Nondimeno voi non intendete prendere alcuna misura contro questa vile e cinica azione. Vi comunico quindi ufficialmente la decisione del Comando Supremo dell'Esercito di Liberazione Nazionale Albanese: "Noi non ci assumiamo nessuna responsablit se, nel corso dei combattimenti condotti per annientare la banda di Abaz Kupi, viene ucciso qualche ufficiale inglese che si trova presso di lui. Noi non faremo alcuna distinzione fra gli ufficiali inglesi ed i banditi come Abaz Kupi. Se i vostri ufficiali saranno catturati, non ve li consegneremo. Essi saranno tenuti come prigionieri di guerra e tradotti davanti ai tribunali partigiani come criminali di guerra che hanno collaborato con il nemico>>. Mi alzai e dissi al capitano inglese: "Ho finito la mia comunicazione".
Egli impallid visibilmente.
- Signor generale Hoxha - egli mi disse - questa una decisione di estrema gravit . Io penso che dovreste ritirarla.
- Non ritirer neanche una virgola. Spetta a voi ritirare le vostre missioni accreditate presso i traditori collaborazionisti.
- Signor Hoxha, io ritengo che vi abbiano mal informato, poich la missione di McLean non pu in nessun modo agire contro di voi. Cerchiamo di metterci d'accordo.
- Quello che vi ho detto la verit pura e semplice - replicai all'ufficiale inglese. - Non si tratta di una informazione. Trasmettete al vostro comando quanto vi ho comunicato. Che la prenda come vuole, ma sappia bene che io non cambier decisione. Perch non muovo la stessa accusa al signor Palmer, a voi o ad un altro dei vostri ufficiali? Il vostro comando non ha ben studiato i veri motivi che stanno a fondamenta della nostra decisione ed i fatti concreti che gli abbiamo sottoposti pi di una volta in merito a questa gente. Quindi la nostra decisione irrevocabile. Nulla potr impedirci di metterla in atto. Noi proseguiremo la lotta contro i nostri nemici comuni. Naturalmente quello che vi sto dicendo non vi aggrada poich non siete abituati a sentir parlare cos dei vostri ufficiali che si comportano nel modo che sapete, ma non dimenticate che noi, albanesi, non permettiamo a nessuno di montarci sul dorso. Desidero intrattenere rapporti sinceri con voi, questo nell'interesse di entrambe le parti, ma non ammetto in nessun modo che voi sosteniate e aiutiate moralmente e materialmente i nostri nemici, gli strumenti dell'occupante.
- Trasmetter immediatamente la vostra decisione al mio Quartier Generale, - mi disse Lyon. - Mi porse i suoi saluti e poi se ne and.
Questo era l'"incidente McLean", se posso chiamarlo cos.
Come venni informato dalla nostra delegazione a Bari, il capitano Lyon aveva trasmesso quella notte stessa il nostro ultimatum al suo Quartier Generale, che se n'era fortemente preoccupato ed aveva immeffiatamente discusso la questione alla Commissione degli affari politici. L'indomani, il vicemaresciallo dell'aria Elliot, in presenza dei rappresentanti di MacMillan, ministro residente, del rappresentante di Murphy a Bari, di lord Harcourt, di Palmer e di altri, aveva convocato la nostra delegazione e gli aveva letto il radiogramma del capitano Lyon. Le aveva dichiarato che questa informazione li aveva colti di sorpresa e che non capivano ancora perch si faceva tutto quel rumore per la questione di Abaz Kupi, tanto pi che stando ai termini dell'accordo concluso, tale questione doveva essere ancora discussa. Poi Elliot aveva notificato la sua risposta incaricando la nostra delegazione di trasmettermela. Egli diceva fra l'altro che non ammetteva richieste del genere come quella del ritiro degli ufficiali alleati e tanto meno che questi, nel caso che fossero catturati, venissero tradotti davanti ai tribunali militari dei partigiani; che io dovevo ritirare le mie accuse e minacce e dare le massime garanzie che non avrei inflitto sanzioni agli ufficiali alleati in Albania; che in mancanza di tali assicurazioni, essi non avrebbero rispettato le condizioni previste nell'accordo; che il tenente colonnello McLean, operando presso Abaz Kupi, non faceva che eseguire gli ordini ricevuti; ed infine Elliot, con una certa diplomazia, aveva detto che, in queste circostanze, la sola alternativa fosse quella d trattenere a Bari la delegazione albanese, senza pertanto limitarne la libert di movimento, finch la questione fosse sistemata in modo soddisfacente.
Il vicemaresciallo Elliot aveva fatto sapere alla nostra delegazione che tali punti sarebbero stati notificati anche al capitano Lyon perch li trasmettesse al generale Hoxha, senza per impegnarsi in discussioni con lui, al fine di evitare nuovi attriti. Tutto ci mi fu immediatamente riferito brevemente da Bedri Spahiu il quale, spaventato dalla situazione creatasi, mi scriveva in tono di rimprovero: "Voi non avete un'idea completa dell'intesa cordiale che abbiamo concluso qui", e pi avanti, su un tono quasi di comando, egli proseguiva: "Se il tenore del radiogranirna del capitano Lyon risponde a quello che avete effettivamente detto, considerate la vostra richiesta come non presentata".
Diedi ordine alla nostra delegazione di rientrare immediatamente in Albania. Il Quartier Generale Alleato del Mediterraneo non os spingere oltre la sua azione. Di fronte alla nostra determinazione fu costretto a trovare un modus vivendi: Avrebbero permesso alla nostra delegazione di partire*,*( Nel radiogramma urgentissimo che Bari inviava il 29 agosto 1944 a caserta e al Foreign Office, tra l'altro si diceva: <<4... riteniamo opportuno non insistere nella nostra dee!sione finch i delegati del MLN saranno qui, perch, in primo luogo, Hoxha potrebbe considerare questo nostro passo come giustificazione per i suoi atti contro il nostro personale in Albania ... ". (FO 371143552-3277. PRO. Dalla fotocopia dell'originale depositata presso l'AIS, Tirana), a condizione che fosse accompagnata da Palmer che avrebbe discusso a viva voce queste questioni con me. La delegazione prese la via del ritorno via mare, mentre l'ufficiale inglese fu lanciato con paracadute il giorno stesso dell'arrivo della nostra delegazione presso il nostro Stato Maggiore.
Palmer venne dunque ad intrattenersi con noi. I suoi giudizi furono pi moderati rispetto a quelli espressi da Elliot alla nostra delegazione a Bari. Egli mi disse che McLean e Amery sarebbero stati richiamati a Bari per riferire della questione da noi sollevata. Nonostante ci, gli inglesi non ritirarono la missione McLean che si trovava presso Abaz Kupi. McLean ed Amery, che era la sua minence grise, rimasero da lui fino al momento in cui poco ci manc che fossero catturati dai partigiani.
All'inizio dell'autunno 1944, le forze partigiane stavano conseguendo ripetuti successi al Nord. Si preparavano ad attaccare Tirana. L'ingresso dell'Esercito Rosso nei Balcani aveva precluso ai tedeschi ogni via di scampo per far ritorno nel loro covo. Essi avevano perduto ogni speranza. Nella corsa verso lo sfacelo finale non pensavano che a salvare la pelle. In queste condizioni la reazione, incoraggiata dagli inglesi, pens di ricorrere di nuovo allo stratagemma tentato un anno prima, dopo la capitolazione dell'Italia fascista, vale a dire la farsa della lotta nelle montagne, consultando a tal fine anche gli ufficiali inglesi distaccati presso Abaz Kupi. I capi del Balli Kombtar, i reggenti quisling ed altri reazionari, resisi conto anche loro che il cavallo tedesco stava stramazzando, si misero in moto per porsi sotto le ali degli angloamericani.
Secondo le informazioni che mi pervenivano, durante l'incontro che McLean aveva avuto con loro a Mazh della regione di Kruja, questi aveva posto ad essi alcune condizioni. Innanzi tutto dovevano dimenticare i loro litigi interni e creare un fronte comune contro il Fronte di Liberazione Nazionale; <<darsi alla macchia>> per guadagnarsi un certo credito fra il popolo e permettere cosi agli inglesi di giustificare l'aiuto che veniva loro concesso. Ci, a sentir loro, avrebbe aperto la prospettiva di formare un "governo nazionale" che si sarebbe battuto contro i tedeschi! Ed cosi che furono compiuti i primi passi di questa farsa. Subito dopo questo incontro, Fiqri Dine diede le sue dimissioni. Preng Previzi si mise agli ordini di Abaz Kupi, che sarebbe stato il comandante in capo del blocco comune. Essi prepararono anche il "piano" per raggiungere le montagne. Crearono anche una specie di governo nelle "montagne" di Preza, dividendo perfino fra loro i "dicasteri": Mithat Frashri fu designato capo del governo, Mehdi Frashri ministro deali esteri, Thoma Orollogai ministro della giustizia, e cos di seguito, mentre a Jani Dilo e ad altri <<padri>> della nazione furono assegnate cariche varie. Tutte le speranze di quest'impresa donchisciottesca erano fondate sullo <<stato maggiore>> che aveva come comandante in capo Abaz Kupi.
Gli inglesi si rendevano ben conto che quest conigli, questi "prodi" non avrebbero approdato a nulla, ma nondimeno decisero di servirsene perch potevano essere utili ai loro piani. Non a caso essi scelsero la zona Kruj-Durrs-Ishm per concentrarvi l'<<esercito>> del blocco comune. Non senza intenti reconditi essi raccomandarono ad Abaz Kupi di liberare con le sue orde la citt di Durrs e il Capo di Rodon. "Liberando" questa zona dai tedeschi, che intanto si stavano ritirando, gli inglesi volevano preparare il terreno ad un eventuale sbarco delle loro truppe. Non a caso il "governo" fiss la sua sede a Preza, nelle vicinanze,di Tirana, da dove, ad ogni buon conto, poteva entrare "trionfalmente" nella capitale.
Al Nord, l'ufficiale inglese Simcox in combutta con il feudatario di Kosova, Gani Kryeziu. stava architettando un'altra manovra. Nel caso di fallimento del "governo nazionale" di Preza, Gani Kryeziu avrebbe formato un "governo nazionale" con la partecipazione di Muharrem Bajriaktari, Gjon Markagjoni ed altre canaglie; nel caso contrario, ci sarebbe stato fatto mettendosi :d'accordo con Abaz Kupi e Mithat Frashri. Siccolne il feudatario di Kosova fu disarmato e rimase nelle braccia degli jugoslavi, gli inglesi riponevano ora tutte le loro speranze su Abaz Kupi. Qui non va dimenticato nemmeno il fatto che anche la richiesta del Quartier Generale Alleato del Mediterraneo di paracadutare "trupppe speciali" nei pressi di Tirana, a Peza e Darsi, si integrava in questi piani.
Ma n gli inglesi n i reazionari che si erano posti sotto la loro protezione potevano farla al nostro Partito. Questo seguiva attentamente tutte le loro azioni e prendeva misure energiche. Misi al corrente di queste manovre dei nemici tutti i comitati regionali del Partito, Soprattutto il compagno Gogo Nushi a Tirana, ed anche il comando del 1ø Corpo d'Armata. Segnalavo loro che si stava creando una situazione analoga a quella dell'epoca della capitolazione dell'Italia. I traditori cominciarono a sparare qualche colpo di fucile per giustificare l'appoggio degli angloamericani. Raccomandavo ai comitati di. Partito di distribuire dei volantini per spiegare che Mithat Frashri, Abaz Kupi, Mehdi Frashri, Ali Klcyra,. Fiqri Dirie, Lef Nosi e i loro collaboratori erano dei traditori e in quanto tali dovevano essere deferiti alla giustizia. Impartii l'istruzione di distribuire volantini per invitare i forviati e gli ingannati ad
arrendersi e ad incorporarsi nei ranghi dell'Esercito di Liberazione Nazionale. Con ordine speciale dello Stato maggiore il nostro Corpo d'Armata fu incaricato di colpire senza piet la reazione.
Fu sferrata l'offensiva generale. Nei primi di settembre la 1^ Brigata assali Kruja, mise in rotta la guarnigione tedesca e le bande reazionarie, incendi la casa di Abaz Kupi e si diresse insieme ad un battaglione della 3^ Brigata verso Preza per colpire lo "stato maggiore" della reazione ed impedirgli di uscire dal buco dove si era rintanato. Alla fine di agosto la 4^ Brigata aveva cominciato l'offensiva nella Mirdita, aveva appiccato il fuoco alla residenza di Gjon Markagjoni e poi, passando a Lura, aveva rastrellato la regione dai reazionari. La 5^ Brigata, regolati i conti nella regione di Luma con Muharrem Bajraktari, si diresse verso la Malsia di Gjakova. Anche le altre brigate si impegnarono in azioni analoghe in varie regioni del paese.
L'impetuosa offensiva del nostro Esercito contro i tedeschi e i reazionari sconcert i circoli politici di Londra che si interessavano all'Albania. Ora non rimaneva altro agli inglesi che prendere contatti pi diretti con il comando tedesco, affinch le truppe naziste si arrendessero a loro. L'intelligence Service aveva incaricato di questo compito il maggiore inglese Neil, che aveva i suoi quartieri a Shkodra. Avevamo subodorato qualche manovra, ma quello che scopri meglio le loro carte furono le deposizioni dell'ufficiale tedesco Helmut Mauth, che era caduto nelle nostre mani. Secondo lui, Neil, per il tramite di un agente della Gestapo, aveva preso contatto con il comando del 21ø Corpo d'Armata tedesco e gli aveva proposto, in nome del governo britannico, di rinviare il ritiro delle truppe tedesche fino al momento dello sbarco delle forze britanniche e di creare uno stato maggiore comune per i due eserciti per combattere congiuntamente i partigiani. Egli aveva proposto al comando tedesco in Albania di creare alle truppe tedesche, dopo la tanto auspicata disfatta dell'Esercito di Liberazione Nazionale, tutte le possibilit per il loro ritorno in patria. Il generale tedesco Fitztum, che aveva pochissima fiducia in queste promesse e che non credeva nemmeno alla "magnanimit " del "leone britannico,", aveva caparbiamente risposto all'ufficiale inglese che egli riceveva ordini soltanto dal suo comando ed eseguiva solo i suoi ordini.
Gli ufficiali inglesi avevano fatto parecchi altri tentativi del genere, ma i legami e la collaborazione anglotedesca furono interrotti dal fucile partigiano, che non diede tempo agli angloamericani di sbarcare al Capo di Rodon, n ai tedeschi di resistere maggiormente. L'Esercito di Liberazione Nazionale mand in frantumi anche questi piani degli. inglesi.
Il nostro Partito ridusse in polvere i piani degli imperialisti che miravano a porre l'Albania sotto il loro dominio. Anche i piani dei "padri della nazione andarono a finire nella pattumiera. Albione ammucchi questi miserabili in alcune imbarcazioni e li condusse all' estero per salvarli dall'ira di un popolo che aveva vinto gli occupanti italiani e tedeschi, gli zoghisti, i ballisti, i quisling gli agenti dell'Intelligence Service e dello OSS americano, e per servirsene in seguito come spie e agenti di sovversione contro l'Albania.
Anche McLean chiuse con un fallimento vergognoso la sua seconda impresa in Albania come capo della misione inglese presso Abaz Kupi ed altri traditori, che essi non potevano lasciar cadere nelle nostre mani*.*( Nel radiogramma di Bari inviato, a Caserta, il 28 ottobre 1944, per il segretario di Stato, si dice: "A. Kupi ha chiesto di essere evacuato dall'Albania con i due figli e tre dei suoi uomini pi fedeli.
2. Propongo di accogliere senz'altro la sua richiesta.
3.Egli ha teso un considerevole servizio alla causa alleata dal giungo 1940; una missione britannica rimasta presso di lui sin dall'agosto 1943 e il suo nome strettamente legato all'Inghilterra... e non credo che possa essere abbandonato alla sua sorte senza una considerevole perdita del prestigio della Gran Bretagna" (Radiogramma N. 372 FO 371143566-3517. PRO. Dalla fotocopia dell'oripinale. deposi ta presso l'AIS, Tirana)
In una notte buia di ottobre, egli s'imbarc ad un punto della nostra costa su una torpediniera venuta a salvarlo e che lo condusse in Italia. Non doveva mai pi ritornare nel nostro paese. La sua partenza e quella dei capi reazionari mise in scompiglio le greggi del Legaliteti e del Balli Kombtar. Alcuni si arresero altri fuggirono, ed altri ancora, seguendo le raccomandazioni dei loro <<pastori>>, si rintanarono nelle foreste e nei monti, in attesa di nuovi ordini. Quest'ultimi costituirono il contingente di bande che, dopo la Liberazione, avrebbero perpetrato crimini contro il nuovo potere popolare, fino al giorno in cui sarebbero state schiacciate dal pugno d'acciaio del popolo e della divisione della Difesa popolare.