III
L'ARRIVO E LA FINE POCO GLORIOSA
DEL GENERALE DAVIES
Biza - quartiere del generale inglese. Perch? Un vecchio ritornello - le promesse. Due ore come un mulino che gira a vuoto. "Non Zogu, ma gli zoghisti"!. "Vi hanno ingannato, signor generale, sulle "battaglie" del Balli Kombtar". "Voglio indicare la via al Balli Kombtar". Lo "smog " - i trucchi di Radio Londra. I cinque veri motivi dei suo arrivo. Una serata dall'inglese. I suoi incontri con i capi ballisti e zoghisti. I tentativi di passare al Sud. Il generale abbassa la cresta. "Chi ha perduto la guerra? Chi deve arrendersi, noi? Mai. Generale, voi siete un disfattista, un capitolazionista". La fine: la resa del generale.
In una notte di luna piena, il generale Davies insieme al suo gruppo scese senza incidenti nella pianura di Biza. Come mi fecero sapere, appena messo piede a terra, egli aveva detto con vanto ai nostri compagni: "Sono il primo generale che inglese che scende con paracadute in Albania". L'indomani, in compagnia del suo capo di stato maggiore, colonnello Nicholls, era andato a caccia, ma tornatone a mani vuote, era di cattivo umore. "Che bel generale, dissi tra me, i nostri uomini si fanno uccidere mentre lui va a caccia!". In quei giorni chiese di avere un cane. Non tardarono a portargli da Tirana o non so da dove, un bulldog, che egli battezz¢ "Biza". Pi tardi, un aereo venuto dal Cairo gli lanci un bel collare e il generale, quando andava a passeggio con il suo cane, si divertiva un mondo vedendolo pigliare i contadini per le brache. Ebbene, il generale era fatto cosi e non poteva staccarsi dal suo mondo borghese. Da Elbasan mi fecero sapere inoltre che l'inglese aveva preferito installare il suo quartiere nella pianura di Biza e non a Orenja, come gli avevano proposto i nostri compagni. Aveva chiesto che la questione fosse possibilmente esaminata in seguito.
I compagni, secondo le istruzioni ricevute, avevano dato agli inglesi tutto il loro aiuto per costruire delle baracche e piantare le loro tende, ed anche per soddisfare le altre loro necessit in mano d'opera, animali da traino e viveri. Tutte le spese furono fatte per conto dell'inglese.
Il desiderio espresso dal generale di installarsi nella pianura di Biza, che era battuta dai venti e dalla neve, pensai, non doveva essere stato ispirato n dall'amore per la natura e i boschi, n da sentimenti romantici, perch certamente questa specie di generale non era n un Byron n un Shelley. Ben altre intenzioni dovevano averlo spinto ad installarsi a Biza. Sicuramente McLean aveva mentito quando aveva fatto fintadi non sapere dove fosse situata la pianura di Biza.
Se egli scelse Biza come sua residenza, ci era sicuramente dovuto alla del luogo. Qui gli aerei inglesi potevano lanciare in ogni momento dei materiali per il gruppo. E poi questa localit che si trovava nelle nostre zone gi liberate, si adattava alle mire del generale, perch era vicina a Tirana, non lontana da Shngjergj e Shmria dove avevano i loro covi i ballisti e, da dove l'inglese, bench pretendesse di essere accreditato presso di noi, poteva comunicare pi facilmente con le zone del Nord e in modo particolare con Mat e Dibra.
Ne seguiva che il generale doveva avere il compito di assicurare il collegamento con le mission inglesi che si trovavano gi nel nostro paese o con quelle che, a sua richiesta, potevano venire pi tardi in modo da poter poi, per il loro tramite, stabilire contatti e collaborare con i traditori e i quisling, con la reazione zoghista e i bayraktar del Nord, che si erano messi al soldo dell'occupante. Avvisai quindi i compagni perch vigilassero attentamente nei dintorni di Bza, guardassero bene con chi s'incontravano gli inglesi e facessero chiaramente capire al generale che dal momento che era stato inviato presso lo Stato Maggiore Generale dell'Esercito di Liberazione Nazionale e si trovava nelle zone liberate dai partigiani, non doveva muoversi da Biza senza aver prima preso contatto ufficiale con i delegati del nostro Stato Maggiore.
P tardi i compagni mi fecero sapere che egli aveva accettato di ricevere i delegati del nostro Stato Maggiore, che aveva chiesto anche di aver un colloquio con me e che, per il momento, era occupato a organizzare il lavoro per mettere in assetto il suo quartiere, sistemare le scuderie per gli animali, ed anche assicurare il suo rifornimento di carne e di verdura.
<<E' un mangione>>, m'informava il nostro comandante di zona, "mentre per quello che riguarda il lancio d armi, siamo al solito ritornello degli altri ufficiali inglesi: si limita a fare delle promesse!"
Benissimo allora, il generale poteva mangiare e bere a saziet , rinfrescarsi alle sorgenti e all'aria pura di Biza. Quanto alla data del nostro incontro, l'avrei fissata a mio agio scegliendo il momento quando sarei passato per Labinot. Dato che egli si limitava alle promesse, anche a noi poco importava se lo facevamo aspettare, perchavevamo ben altre preoccupazioni. Non avevamo tempo da perdere in chiacchiere inutili proprio nel momento in cui stavamo conducendo una accanita lotta contro i nemici e i traditori.
Dopo aver finito quanto avevo da fare a Peza, passai nel distretto di Elbasan per stabilire i collegamenti con l'organizzazione locale del Partito, con i compagni dirigenti, con i battaglioni e i reparti di quella zona. Bisognava infondere maggiore vivacit all'organizzazione del Partito ed estenderla in parecchi villaggi dove le condizioni a questo riguardo si presentavano ogni giorno pi favorevoli. Nelle regioni di Elbasan, specie a Dumre, ermenika e Polis, avevamo delle, buone basi che occorreva maggiormente sviluppare, come a Librazhd, Shpat e altrove. L'organizzazione del Partito in citt doveva svolgere una maggiore funzione rivoluzionaria e mobilitante, e soprattutto sensibilizzare la giovent che era sveglia e combattiva. Era mia intenzione entrare diverse volte in citt al fine di incontrare di persona alcuni patrioti per metterli in moto e legarli meglio al Partito e alla Lotta, ed anche per organizzare alcune riunioni con i dirigenti della giovent della citt e, possibilmente, con gruppi di giovani e ragazze.
Labinot, com' noto, era il centro da dove noi potevamo organizzare pi presto e meglio i legami con Elbasan e le altre citt . Quando eravamo minacciati da qualche attacco nemico, noi ci ritiravamo pi in profondit , nella regione di Shmil.
A Labinot avevo previsto di incontrarmi con il generale Davies. Pensai di fare quest'incontro non solo nella veste di dirigente della Lotta di Liberazione Nazionale, ma anche a nome del Fronte Antifascista di Liberazione Nazionale. A tal fine portai con me il dott. Nishani, Sejfulla Malshova, Spiro Moisiu, Kostandin Boshnjaku, Nako Spiru, Spiro Koleka e Mustafa Gjinishi che doveva fare anche da interprete.Quest'ultimo era contento di accompagnarmi e manifest la sua soddisfazione, ma anche se l'avesse celata, io presentivo che egli era molto, attaccato agli inglesi. In questa stessa occasione avrei avuto l'opportunit di osservare pi attentamente il suo comportamento nel riguardi degli inglesi.
Nel pomeriggio del 31 ottobre, il generale Davies venne ad incontrarmi all'ora fissata. Era accompagnato dal capo del suo stato maggiore, il colonnello Nicholls. Gli strinsi la mano e gli chiesi:
How are you? How do you feel in Alban¡a?**( Come state? Come vi trovate in Albania?)
- Gli dissi queste parole in inglese, perch al liceo avevo imparato da pap Loni un p di inglese come lingua straniera.
Il volto del generale s rischiar ed egli mi disse:
- I didn't know you spoke English, you speak it ...**( Non sapevo che voi parlaste inglese, ma invece lo parlate...)
- Siete bene informato, - lo interruppi- perch io non parlo l'inglese; queste poche parole me le ricordo sin dal tempo del liceo. Parlo invece il francese e se voi lo conoscete, possiamo discorrere nella lingua di Voltaire.
Egli mi rispose ridendo:
- Ho letto Voltaire, ma non conosco la sua lingua.
Davies era un uomo di mezza et un po' rotondetto, e tondo aveva anche il volto, con un naso gonfio e rosso (a quanto pare amava il whisky). Non aveva lo sguardo torvo e malizioso di McLean, anzi i suoi occhi non di rado erano sorridenti, ma egli sapeva dissimulare i suoi pensieri e i suoi sentimenti. -"Io>> era la parola che ricorreva pi spesso nel suo vocabolario. Portava la divisa da campo, con calzoni da equitazione, lunghe calze e grosse scarpe sormontate da ghette color marrone chiaro. La sua grossa giacca da campo color kaki era simile a quelle che ci avevano lanciato per i partigiani. Aveva in capo un berretto nero con lo stemma della RAF e sul petto due o tre decorazioni. Teneva in mano un bastone, certo per appoggiarsi camminando, e non il solito bastoncino che portano gli ufficiali inglesi. Aveva certamente passato la cinquantina.
Sedetevi signor generale, vi ascolto.
Salutiamo in voi il degno rappresentante di uno dei nostri alleati, l'Inghilterra, nella lotta contro i fascisti italiani e i nazisti tedeschi.
- Innanzi tutto - cominci il generale,- desidero rendere omaggioalla lotta dei partigiani albanesi che hanno volontariamente sacrificato gli agi, i beni e la vita per difendere la loro causa. Le potenze alleate consideran il movimento albanese, insieme a quello degli altri popoli, come un movimento di grande importanza, soprattutto nei Balcani.
Poi, pavoneggiandosi, con un aria solenne e in tono grave come volendo dire "Guardate bene con chi avete da fare>>, egli prosegu:
- Sono lieto di essere stato designato a guidare la missione alleata. La scelta caduta su di me tenuto conto del mio passato di soldato.
(Che ironia! Avrebbe dovuto dire piuttosto per i meriti riconosciutigli nella repressione, in Mesopotamia e Palestina, del movimento di liberazione contro il giogo coloniale britannico). A Londra e al Cairo ho avuto colloqui con ufficiali di alto rango e uomini di Stato. Avrei incontrato anche Churchill se questi non si fosse trovato alla conferenza di Quebec, quando mi accingevo a venire qui. Al Cairo ho avuto degli incontri con il signor Casey, ministro di Stato per il Medio Oriente e con il comandante in capo Wilson. In questo momento il signor Eden, il signor Hull e il signor Molotov si sono riuniti a Mosca, cosi come io mi trovo qui con voi. . .
Intervenni per porre fine a questa fanfaronata:
Vorremmo ascoltar volontieri e con attenzione quali sono i vostri compiti concreti e quale lo scopo del vostro arrivo nel nostro paese. Desidereremmo sentirvi parlare, nella vostra qualit di ufficiale superiore autorizzato, dello stato dei combattimenti negli altri paesi, del rapporto delle forze fra i nostri comuni nemici e i nostri grandi alleati. Tutto quello che ci potreste dire c'interesser , perch ci consentir ,di essere al corrente della situazione della guerra antifascista e della politica internazionale. Stiamo conducendo una lotta comune contro lo stesso nemico e possiamo assicurarvi che, dal canto nostro, vi parleremo francamente col cuore in mano e vorremmo che anche voi faceste altrettanto. Dobbiamo aiutarci a vicenda in questa grande lotta per vincere il fascismo sia sul piano militare che su quello politico.
- Io sono un militare - cominci a dire Davies - e non un uomo politico, anzi vi posso dire che non mi sono mai occupato di politica, perch, voi certamente lo sapete, signor Hoxha, il nostro esercito apolitico.
- Questo l'ho sentito dire anche dal vostro collega - gli risposi - ma sarebbe pi giusto dire che voi cercate di "tenere fuori il soldato dalla politica", o pi esattamente fargli eseguire in silenzio la politica dei suoi ufficiali, che non sono apolitici ma seguono fedelmente la politica del loro governo. Vi chiedo scusa, non vorrei offendervi, ma a mio avviso quello che avete detto non esatto, perch le questioni militari non vanno disgiunte da quelle politiche. Voi siete un militare, quindi dovete ben conoscere le note parole del prussiano Clausewitz su questo problema, perch anche lui era un uomo di guerra: La guerra la continuazione, con altri mezzi, della politica. Comunque sia durante i nostri colloqui e la nostra collaborazione avrete modo di constatare voi stesso che la politica molto strettamente legata con la guerra. Voi stesso sarete coinvolto, volente o nolente, nella politica. Non pu essere diversamente.
Il generale Davies prosegu sorridendo:
- Voi, comunisti, confondete molto queste due questioni; naturalmente, questo affar vostro. Ma noi, inglesi, non lo facciamo, perch diversamente ci accuserebbero di ingerirci negli affari interni altrui, mentre noi non lo vogliamo.
- Queste vostre affermazioni mi rallegrano gli dissi - perch, a quanto pare, l'impero inglese ha cambiato politica. E questo sarebbe giusto, tanto pi che ormai i popoli stanno risvegliandosi ed tramontato il tempo delle ingerenze negli affari interni altrui. Comunque sia, senza entrare in discussioni accademiche, me ne rallegro e prendo nota che il generale Davies e tutti gli altri ufficiali inglesi che sono alle sue dipendenze non interverranno nei nostri affari interni.
Gli chiesi scusa di averlo interrotto e il generale Davies prosegui:
- Noi conduciamo una lotta comune, perch abbiamo lo stesso nemico. E' molto forte e, come sapete, penetrato nei territori della Russia, ha occupato la Francia e tutto il continente. Hitler per non riuscito ad invadere il nostro paese ed ora noi ci battiamo sui mari, sugli oceani e nell'aria, aiutando con tutte le forze i popoli del mondo che lottano contro il nazismo. Abbiamo come alleata anche l'America, che una grande potenza militare, politica ed economica. Senza il suo appoggio, sarebbe difficile vincere la guerra.
E il generale inglese continu a declamare su questo tono per una ventina di minuti. Poi entr in argomento:
- lo sono stato inviato presso di voi per aiutare, entro i limit delle nostre possibilit la lotta del popolo albanese che nostro alleato ed al quale abbiamo sempre voluto e vogliamo il bene. Sar io a dirigere tutti i gruppi d ufficiali della Missione inglese che si trovano presso di voi; gli ordini essi li riceveranno da me. Sono sicuro che il Comando Partigiano che voi dirigete non mi far mancare il suo appoggio, che voi mi aiuterete a conoscere la situazione del paese, in modo da poter informare i miei superiori che desiderano conoscerla a fondo per poter organizzare e coordinare l'aiuto da concedere ai combattenti albanesi.
Desidero dirvi molto francamente, signor Hoxha, - prosegu il generale, - che tanto al Cairo quanto a Londra hanno un'idea piuttosto confusa della situazione in Albania. Non sanno bene se qui si combatte, come si combatte e chi combatte. A Londra alcuni dicono che la lotta condotta dagli zoghisti, altri che esiste un'organizzazione di patrioti nazionalisti denominata Balli Kombtar, altri ancora che coloro che si battono sono i comunisti, i partigiani che voi dirigete. Ritengo che questa confusione sia dovuta fra l'altro al fatto che le nostre missioni qui sono poche e, per un motivo o per un altro, non hanno avuto modo di rendersi debitamente conto della situazione.
Se sono stato inviato presso il Comando Partigiano, signor Hoxha, - prosegu quest' agente dell'Intelligence Service britannico, il generale Davies con lo stemma della RAF sul berretto - per dissipare lo "smog" di Londra e per inviarvi un raggio di sole dall'Albania.
- Voi state parlando proprio come Shelley, signor generale, - gli dissi - M'immagino che quest'ispirazione e queste frasi poetiche vi vengano dal cielo, dato che siete un ufficiale della RAF.
- Oh, no, signor Hoxha - egli disse - il distintivo della RAF mi stato conferito a titolo onorifico, perch mi sono lanciato con paracadute.
"Puoi ciarlare quanto vuoi", dicevo tra me, "ma non credo neppure ad una parola di quello che dici>> Il generale Davies prosegu:
- Considerando le questioni nell'ottica della guerra partigiana, poich sono stato inviato presso di voi proprio per questo, desidererei, col vostro permesso, prendere contatto anche con altre correnti antifasciste che si battono contro l'occupante, come ad esempio il Balli Kombtar, gli zoghisti, o altri movimenti se ve ne sono. E se intendo fare ci, - prosegu il generale - lo faccio, comprendetemi, nell'interesse della nostra lotta comune ed anche nell'interesse della stessa Albania. Nulla, se non la lotta contro il nazismo tedesco, mi spinge a quest'impresa. Ho finito, signor Hoxha - egli disse sorridendo.
Vi ho ascoltato attentamente, signor generale - gli dissi - e vi prego di volermi ascoltare anche voi. Io parler un po' pi a lungo, bench sia il rappresentante di un piccolo popolo. Il nostro popolo, piccolo in numero, si battuto durante tutta la sua esistenza. Anche il vostro popolo ha lottato, ma le lotte dei nostri due popoli sono state di natura diversa. Il nostro paese stato pi volte occupato, ma noi abbiamo sempre combattuto i nostri invasori cacciati, li abbiamo cacciati dalle nostre terre e non abbiamo mai mischiato con loro il nostro sangue.
Il popolo albanese vanta un'antica storia. E' uno dei popoli pi antichi dei Balcani e, in qualsiasi momento, bench numericamente piccolo, ha dato prova della sua vitalit opponendo una strenua resistenza ai tentativi volti ad annientarlo. Ha avuto a che fare con numerosi e feroci nemici che non sono riusciti a soffocare le sue ardenti aspirazioni alla libert . Per 500 anni il nostro paese stato dominato dal regime feudale militare ottomano. N il ferro, n il fuoco, n il sangue sono riusciti mai a piegare l'albanese. Il popolo albanese ha saputo conservare intatte la sua lingua, la sua cultura e le sue antiche e brillanti tradizioni. Tutta la sua storia scritta di sangue, ed con questo sangue che egli sta ora plasmando la sua libert . Grazie alle sue sanguinose lotte, grazie alla sua lotta con le armi e la penna, nel 1912 stata proclamata l'indipendenza del paese a VIora, dove il patriota Ismail Qemali ha issato la bandiera nazionale, la bandiera del nostro eroe nazionale Skanderbeg, che nel XV secolo si era battuto per 25 anni consecutivi contro gli occupanti ottomani.
Ma anche in seguito, la piccola Albania divenuta teatro di combattimenti e oggetto delle mire di rapina delle grandi potenze e dei loro satelliti. Tuttavia, il nostro popolo ha fronteggiato anche queste mire e questi intrighi. Nel 1920, durante la battaglia di Vlora, esso butt al mare gli invasori italiani.
Poi gli parlai del regime di Zogu, del modo in cui era stato portato al potere dai nemici esterni ed interni del popolo albanese.
- Sotto il suo regime - proseguii - il paese cadde completamente in rovina. L'indipendenza esisteva solo sulla carta e il popolo soffriva il martirio. L'Albania era, politicamente ed economicamente, interamente alle dipendenze delle grandi potenze, le quali se ne servivano come di una merce da baratto. Le scuole scarseggiavano, l'85 per cento della popolazione era analfabeta. La politica interna del satrapo Zogu era una politica di repressione dei diritti dell'uomo, una politica di corruzione, della frusta e della forca, contro la gente comune e i patrioti, contro ogni idea nuova e progressista. L'agricoltura era interamente in uno stato di totale trascuratezza e il contadino sfruttatto fino alle midolla, secondo i metodi medievali pi crudeli. Ovunque regnavano la fame, le malattie, l'ignoranza. L'industria era del tutto insignificante, esistevano solo pochi opifici dove gli operai si sfiancavano per un salario irrisorio. Nemmeno un palmo di strada ferrata era stato costruito nel paese.
La disoccupazione era di carattere endemico e l'albanese era costretto a prendere la via dell'emigrazione verso l'Egitto, gli USA, l'Argentina e perfino l'Australia; nonostante ci, come scriveva uno dei poeti della nostra Rinascita Nazionale, ajupi, la sua borsa restava sempre piccola come una "testa d'aglio". Sotto il regime di Zogu, padroni del paese divennero i fascisti italiani. Essi sfruttavano persino le risorse del sottosuolo.
L'Italia fascista, con il sostegno dei notabili del paese, cacci via i contadini dalle loro terre e fece venire coloni italiani. Praticando il dumping, essa soffoc il mercato albanese e ne assorb tutte le materie prime. Questo regime apri le porte all'occupazione. Zogu mise il popolo nell'impossibilit di combattere, sabot l'esercito, rap l'oro, il sangue e il sudore del popolo albanese, abbandon il paese e oggi vive in mezzo al lusso con la moglie, il figlio e i suoi servi a Londra. Alle sciagure del nostro popolo sono venute ad aggiungersi anche le dure prove di questa guerra.
Ma il popolo albanese, come avrete inteso dire e avrete modo anche di vedere con i vostri occhi, sorto in piedi, come ha sempre fatto, contro gli occupanti e sta combattendo con abnegazione al fianco dei suoi grandi alleati. Esso risoluto e, come ha vinto sul fascismo italiano, fiducioso di vincere anche sull'esercito hitleriano colpendolo a morte e di conquistare la libert . Esso convinto nel contempo che riuscir ad eliminare anche l'oppressione e lo sfruttamento interni. Un futuro felice l'aspetta. Tutte le risorse del nostro suolo e sottosuolo saranno nelle sue mani. Vedete queste foreste? Verr un giorno in cui il popolo le metter a frutto per costruire fabbriche, edifici, scuole, ospedali, traverse per le nostre ferrovie, verr un giorno quando qui e in altri luoghi presso le limpide sorgenti saranno creati dei centri turistici dove riposeranno i lavoratori.. .
Anche il vostro paese stato occupato dagli stranieri, anche voi avete sostenuto delle guerre. Chi non ha messo piede nell'Isola? Celti, romani, vichinghi, i cosiddetti Northmen ed altri. Ma i re e le regine d'Inghilterra, gli alti strati locali hanno accettato gli occupanti nel paese, si sono conciliati con loro, hanno condotto vita comune e si sono frammisti con loro, hanno adottato il modo di vivere degli stranieri ed hanno fatto propria anche la politica espansionistica degli imperatori romani ed altri.
Ben inteso, conformemente alla dialettica, il vecchio muore e il nuovo trionfa. Nel processo, di tempo, le vecchie idee antipopolari vengono ripudiate, scompaiono, e al loro posto sorgono idee nuove, giuste e scientificamente provate.
La storia della vita e dell'opera del mio popolo, ovviamente, diversa da quella della fenice, perch, malgrado il fatto che dopo ogni invasione, sotto l'aspetto esteriore, sembrava che tutto fosse andato perduto, che ogni speranza di libert fosse soffocata, gli albanesi non sono stati mai ridotti in cenere. L'albanese rimasto l'aquila che sempre stato nei secoli. Avete detto, signor generale, che l'Inghilterra ha sempre voluto il bene dell'Albania. Fra amici si parla francamente e mi rincresce di dovervi dire che su questo punto non posso essere d'accordo con voi. Non voglio certo farvi qui una lunga cronistoria ma noto che sia durante la Prima Guerra Mondiale che nel Trattato di Versaglia, l'Inghilterra ha considerato l'Albania come un paese selvaggio e come una merce da baratto, concedendone una parte all'Italia, una alla Jugoslavia e un'altra alla Grecia. L'Albania e il popolo albanese, che si batteva per la sua esistenza nelle sue terre, venivano venduti nei trattati, palesi o segreti. Del resto, perch andare tanto lontano?
Quando l'Italia fascista ci attacc, il vostro primo ministro Chamberlain non mosse nemmeno un dito, e nemmeno la canna con la quale stava pescando. Si pu pensare che dal momento che Chamberlain ha venduto la Cecoslovacchia e l'Austria, ha firmato l'accordo di Monaco, ha fatto correre un bel rischio persino all'isola di Gran Bretagna, era naturale che non esitasse a vendere anche l'Albania. E questo vero. Naturalmente noi abbiamo per il popolo inglese opinioni e valutazioni che sono diverse da quelle che abbiamo per i suoi dirigenti.
Noi abbiamo rispetto per il Popolo inglese, che sta battendosi valorosamente al fianco dei gloriosi Popoli dell'Unione Sovietica e sta dando un valido contributo per la sconfitta della Germania hitleriana. Esso il nostro alleato. Noi apprezziamo molto la sua lotta. L'Inghilterra l'unico grande Stato dell'Europa Occidentale che ha resistito valorosamente e a prezzo di gravi sacrifici a Hitler. Essa non si data per vinta, ha saputo ritirarsi, ma anche attaccare. Questo fatto non l'abbiamo negato n lo negheremo mai. Winston Churchill, che dirige la lotta del vostro popolo, e che ha salvato la vostra isola, uomo di tempra differente da quella di Chamberlain. Ma la lotta da condurre , a nostro giudizio, molto complessa e ardua.
La politica, signor generale, non pu essere disgiunta dalla guerra. Una politica errata e di tradimento ha trascinato la Francia nella catastrofe. Non possiamo giudicare buona nemmeno la politica condotta dagli Stati Uniti d'America in quel periodo, quando la Francia era stata gi messa in ginocchio dal nazismo tedesco e la vostra Isola era minacciata, mentre l'ambasciata americana restava a Vichy, presso quel traditore di maresciallo Ptain.
Ora che stiamo lottando insieme sullo stesso fronte contro un feroce nemico, siamo ancora pi sicuri di vincere poich siamo noi i pi forti. Voi avete accennato di sfuggita alla guerra dell'Unione Sovietica. Tengo a sottolineare che l'Unione Sovietica sta conducendo una lotta eroica e che il suo Esercito Rosso invincibile. Perdere una o cinque battaglie non vuol dire perdere la guerra. Buonaparte vinceva tutte le battaglie, ma stato il popolo russo che l'ha mandato "con i quattro ferri all'aria", come dice il nostro popolo. Il nazismo sar sconfitto e schiacciato dall'Unione Sovietica e da tutti i popoli che, come noi, si battono insieme ad essa e sono suoi alleati.
Vorrei anche dirvi, signor generale, che sarebbe bene dissipare lo "smog" che sembra aver coperto Londra a proposito della questione albanese. Ci dipender dai rapporti che voi invierete. Ma, a parte questo, io vi posso assicurare che gli avvenimenti nel nostro paese seguiranno un corso conforme alla volont del popolo albanese, il quale questa volta decider esso stesso, con la viva lotta, del suo destino. Mi dispiace, signor generale, - continuai - ma non sono d'accordo con voi sul fatto che il signor McLean e gli altri ufficiali inglesi che sono venuti da noi non abbiano avuto la possibilit di farsi un'idea esatta della situazione, non abbiano capito come si svolge la lotta antifascista qui da noi, chi combatte e chi non combatte, chi ha combattuto contro di noi in combutta con i fascisti italiani, chi siano coloro che al fianco dei nazisti tedeschi ci attaccano, e chi siano quegli altri che stanno accingendosi a colpirci insieme con i Tedeschi. Noi abbiamo spiegato diverse volte e molto chiaramente al signor McLean e agli altri ufficiali britannici queste questioni, ed abbiamo perfino permesso al signor McLean, che ne aveva espresso il desiderio, di recarsi a Kora per sollecitare alcuni gruppi di ballisti ad unirsi a noi nella lotta contro il nemico; essi per non solo si sono rifiutati, ma hanno anche attaccato le nostre forze. Risponder nello stesso modo circa i vostri dubbi secondo cui le missioni inglesi che si trovano qui "non siano state sufficientemente informate". Se esse non hanno fornito informazioni esatte, ci dovuto al fatto che non erano disposte a farlo. Questa la verit e noi siamo lieti di vedere che voi tratterete correttamente questa questione.
Il generale Davies s'inchin e disse di nuovo: "Thank you!".
- Signor generale - proseguii - voi avete parlato degli zoghisti e avete detto che essi combattono! Ci non vero al momento attuale, e non lo mai stato nemmeno prima. Gli zoghisti, con a capo Zogu, come l'ho gi detto, hanno oppresso per molti anni il popolo albanese, l'hanno massacrato e gli hanno succhiato il sangue. Zogu, che non che un criminale, un boia, un avventuriero e un traditore, si era legato con l'Italia contro il nostro popolo, le ha venduto il paese e ne ha preparato l'occupazione. Lo ripeto: in quei momenti tragici, il re venduto ha rapito l'oro del popolo ed venuto a chiedere rifugio nel vostro paese. E questo feudatario crudele dell'Austro-Ungheria, dei serbi e dei russi bianchi di Wranghel, agente di Mussolini e carnefice del popolo albanese, pretende di essere re degli albanesi! Zogu e il suo cagnotto, Abaz Kupi, costituiscono una "dinastia" abietta. Su quali ridicole posizioni si mettono anche quelli che sostengono Zogu all'estero e che pensano di tirarlo fuori come un jolly nel gioco che vogliono fare sulle spalle del popolo albanesel Ahmet Zogu, signor generale, ormai una carta bruciata per sempre. Nel nostro paese anche le pietre delle strade sono nemiche di Zogu, e se gli albanesi gli mettono le mani addosso lo farebbero a pezzi. Mi rincresce, signor generale, che ci abbiate parlato qui di un bandito.
- Vi prego, signor Hoxha, - m'interruppe il generale - io non parlavo di Zogu, ma degli zoghisti.
- Signor generale - replicai - se mi parlate degli zoghisti, ci vuol dire che avete in mente anche Zogu. E' un errore pensare che gli zoghisti stiano combattendo, essi non hanno mai combattuto e non vogliono combattere contro l'occupante. Il Fronte di Liberazione Nazionale si appellato a loro perch insorgessero nella lotta, ed il loro capo, presso il quale si trova anche una vostra missione, ha preso parte alla Conferenza di Peza, ed stato anche eletto al nostro Stato Maggiore Generale. Nonostante ci non solo non ha commesso l'"errore" di sparare un colpo di fucile contro gli occupanti, ma si ritirato dal Fronte e sta ora organizzando le forze reazionarie alla lotta contro di noi.
Signor generale Davies - proseguii - giunto il momento per i rappresentanti dei grandi Stati capitalisti di modificare le loro opinioni e i loro atteggiamenti nei confronti degli altri popoli, specie dei piccoli popoli; essi devono convincersi che i popoli non possono pi sopportare di essere oppressi e sfruttati da parte delle forze capitaliste, coloniali, di essere costretti ad agire secondo la volont di queste, insomma di obbedire ai loro ordini e ai loro desideri, aspettando che la loro sorte sia decisa da un lord Beaconsfield, da un Bismarck, da un Lloyd George, da un Clemenceau o un Sonnino, da un Chamberlain o un Daladier. No, questo non avverr mai pi. Bisogna spazzare via le illusioni secondo le quali saranno i grandi a ridare all'Albania come dirigente un principe di Wied o un Ahmet Zogu, e che il popolo albanese dir "amen" e s'inchiner ai loro voleri. Chiunque conosca la storia delle secolari lotte del popolo albanese, sa bene che i nostri avi non si sono mai piegati. Nemmeno noi, loro nipoti, non ci piegheremo mai. Scusatemi se sono costretto a rievocare il passato. Lo faccio, non perch voi non conoscete la storia, ma siccome la prima volta che venite nel nostro paese, mi sento in dovere di parlarvi francamente come un rappresentante di un paese alleato, per dissipare le illusioni che avrete potuto farvi leggendo i libri o i rapporti di autori inglesi dei tempi passati o dei tempi pi recenti. Uno di questi "autori" anche la signora Hasluck, l'amica di un caporione ballista chiamato Lef Nosi. Al tempo di Zogu essa andava su e gi per l'Albania per <<conoscere>> il paese, facendo collezioni di "fiori e farfalle", mentre ora d "lezioni" agli ufficiali delle missioni inglesi prima che partano per l'Albania. Voi, signor generale, siete libero di giudicare le cose come vi pare e piace, di avere e mantenere i vostri punti di vista, ma anche noi abbiamo il diritto di avere i nostri. Noi sianio nel nostro paese, mentre voi siete venuti qui come amici e nostri alleati nella lotta contro i nazisti tedeschi, ed precisamente la comune lotta antifascista che ci avvicina.
E' precisamente questa lotta che ci unisce, ed per questo che dobbiamo collaborare - disse il generale Davies.
- Allora - gli dissi - permettetemi di tracciarvi un quadro sommario della nostra Lotta di Liberazione Nazionale e dei suoi obiettivi. - E gli feci una viva descrizione della lotta che stavano conducendo in tutte le parti del paese i nostri reparti, battaglioni e brigate contro l'esercito dell'occupante tedesco. Gli feci la cronistoria degli accaniti combattimenti contro gli italiani e i governi di collaborazionisti al servizio del nemico, degli intrighi senza fine, degli accordi palesi e segreti dei dirigenti nazionalisti ballisti e zoghisti con la Luogotenenza, con il generale Dalmazzo, ed anche della loro collaborazione con l'occupante nella lotta armata contro di noi. Evocai al generale inglese, che sembrava colpito da quello che gli stavo dicendo, come se l'ascoltasse per la prima volta, anche la giusta politica del nostro Fronte Antifascista di Liberazione Nazionale che aveva invitato ad unirsi percombattere in questo fronte comune tutti gli albanesi onesti senza distinzione di classe, di religione, di convinzioni politiche e di idee.
Quanto al Balli Kombtar, signor generale, che vi stato presentato come un'organizzazione di nazionalisti, siete stato male informato, - gli dissi. - Questi non avevano un'organizzazione, ma la crearono pi tardi, come reazione contro il Fronte di Liberazione Nazionale. Dal programma che ha pubblicato e dal nome stesso di Balli Kombtar che si data, si capisce bene che questa "organizzazione" un'unione politica a pi colori che non aveva alcun motivo di esistere dal momento che il popolo aveva gi una direzione e si stava battendo per la liberazione. Il suo nome stesso e il suo "decalogo" sono venuti fuori dagli uffici della Luogotenenza e dei collaborazionisti traditori. Questa "organizzazione" non fa paura all'occupante n con il suo nome n con il suo programma. Del resto la denominazione di Balli Komtar priva di significato perch a questa "organizzazione" possono liberamente aderire collaborazionisti, deliquenti e spie.
- Signor Hoxha - disse il generale - il Balli Kombtar potr essere una reazione contro il Partito Comunista che voi dirigete, ma non contro il Fronte di Liberazione Nazionale.
- E' una reazione contro entrambi, signor generale, - replicai - sia contro il Partito Comunista d'Albania sia contro il Fronte di Liberazione Nazionale, che lottano insieme contro l'occupante. Il Balli Kombtar contro coloro che combattono il nemico ed con coloro che non lo combattono. Quanto vi sto dicendo stato confermato nella pratica. Il Balli Kombtar non ha sparato nemmeno un colpo contro gli occupanti, ma ne.ha invece sparati contro di noi. Il Fronte di Liberazione Nazionale l'ha invitato a combattere, anche per proprio conto, contro gli occupanti, pensando che la lotta avrebbe condotto all'unione indipendentemente dalle nostre divergenze. Malgrado ci, i ballisti hanno di nuovo respinto la via della lotta, perch erano legati mani e piedi al nemico. Per spiegarvelo meglio, generale, ci sarebbe lo stesso come dire che voi, inglesi, vi rifiutaste di aderire ad un fronte antifascista e di combattere contro la Germania. nazista, perch di questo fronte fa parte anche l'Unione Sovietica, che comunista! Sarebbe come se voi faceste il seguente ragionamento:
Visto che l'Unione Sovetica uno Stato comunista, noi combatteremo al fianco di HitIer! Per definire questo atteggiamento ostile del Balli Kombtar nei nostri confronti e favorevole agli occupanti, il nostro popolo usa un'espressione che suona cos¡: <<Per fare dispetto alla mia suocera, andr a letto col mugnaio>>. E il Balli Kombtar per fare dispetto ai comunisti e al Fronte di Liberazione Nazionale si unito con il nazismo tedesco contro il proprio popolo. Ecco, signor generale, come stanno le cose con il Balli Kombtar. Noi siamo in lotta con questa <<organizzazione>> traditrice e con i suoi dirigenti per i forti motivi di cui vi ho appena parlato. Insieme ai tedeschi essi combattono contro di noi, si trovano quindi dall'altra parte della barricata. Malgrado ci, noi accogliamo nei nostri ranghi gli elementi che disertano questa <<organizzazione>>, a condizione che si uniscano a noi per combattere il nemico. Se si rifiutano di battersi contro i tedeschi e li prendiamo con le armi in pugno, noi li consideriamo mercenari e li trattiamo come tali.
I capi traditori ballisti e i loro amici collaborazionisti, istruiti dai loro padroni, pur rendendosi conto di aver perso la partita, pensano, agendo in questo modo, di lavorare per il domani. Essi rappresentano la reazione pi nera, i bey, gli ag , i grossi commercianti, che hanno oppresso il popolo e che sognano di opprimerlo di nuovo domani, ma sotto un'etichetta "nazionale", "nazionalistica", <<democratica>> e, ci che essenziale per loro, sotto un'etichetta "anticomunista". Il popolo albanese per non si lascia pi menare per il naso, egli si rende ben conto che i comunisti albanesi hanno messo la loro vita al servizio dei suoi interessi. Il popolo legato come la carne all'unghia al Partito Comunista che lo guida. La reazione nera collaborazionista, ballista e zoghista non pu concepire questi stretti vincoli, non afferra n pu afferrarne la vera natura, perch non pu immaginarsi dove hanno le loro radici. La reazione interna si sempre poggiata sulla reazione straniera e sui vari occupanti. Questo sostegno tradizionale divenuto per essa una seconda natura. Solo cos essa riuscita a dominare il popolo e pensa che solo cosi potr f arlo ancora.
I reazionari pensano che il popolo ignorante, povero di spirito e destinato ad essere sempre oppresso. Ci, secondo loro, fuori discussione. Ma pensano anche di avere una certa influenza sul popolo, credono che il popolo dir ai traditori, al feudatari, ai bey, agli usurai strozzini: "Avanti, venite, vi aspetto con impazienza perch mi mettiate di nuovo sotto il giogo, mi togliate il pane dalla bocca, mi succhiate il sangue e mi uccidiate". Queste sono le illusioni d cui si nutre la reazione albanese. Mi con prendete, signor generale? - gli chiesi.
- Non tanto bene.
- Allora, cercher d spiegarmi meglio. La reazione albanese, quislng, ballisti, zoghisti, ecc., collabora con i nazisti tedeschi e trae vantaggio delle loro offensive contro di noi per cercare di distruggere i nostri legami con il popolo, per liquidarci e per poter disporre domani, quando il nazismo sar definitivamente sconfitto, un esercito fascista ben organizzato per impadronirsi del potere. Essa nutre una duplice speranza: liquidare la lotta del popolo con le armi tedesche e conservare, con l'appoggio della reazione mondiale, il potere dopo la disfatta della Germania. Ma essa ha il torto, come dice il nostro popolo, di "fare i conti senza l'oste". La reazione non in grado di liquidare la lotta del popolo e il popolo non le permetter mai di impossessarsi del potere, la ridurr in cenere. La reazione estera, sull'appoggio della quale ha posto le sue speranze quando avr voltato casacca, non potr venirle in aiuto, perch il nostro popolo armato avr gi saldato i conti con essa.
Durante una pausa che facemmo per prendere una tazza di t, il dott. Nishani ed altri compagni presero parte alla conversazione e aggiunsero dal canto loro delle considerazioni a sostegno delle tesi che avevo appena esposto.
Qualche istante dopo, proseguimmo il nostro colloquio.
- Signor generale - ripresi, - noi siamo convinti che con il vostro arrivo qui, le nostre relazioni si rinsalderanno. Voi potete immaginare che la lotta per noi, partigiani albanesi, stata e resta molto dura sotto tutti gli aspetti. Noi ci atteniamo al principio di condurre una lotta incessante, accanita e ad oltranza contro gli occupanti. Noi siamo un popolo che nel passato stato spogliato, impoverito, bruciato e depredato Quello che possediamo, lo difendiamo con le unghie. Non avevamo armi per batterci, ma quelle che ora vedete nelle nostre mani le abbiamo tolte al nemico che combattiamo senza riserve. Noi mangiamo il pane di granturco e le cipolle del popolo povero, che li divide con noi di tutto cuore. I nostri partigiani, pur trovandosi in queste difficili condizioni, sono indomiti. Voi sapete bene che la lotta esige delle armi e delle munizioni per mettere fuori combattimento il maggior numero possibile di nemici. Noi siamo vostri alleati e in quanto tali vi abbiamo chiesto e vi chiediamo ancora delle armi, alcuni indumenti, e nient'altro. Purtroppo, e vi chiedo scusa, signor generale, se vi parlo francamente, i vostri ufficiali, che pretendono di essere venuti da noi per aiutarci, ci hanno dato pi promesse che aiuti. Questo non un comportamento serio. Tutt'al pi ci hanno lanciato da qualche aereo poche armi e una quantit irrisoria di munizioni. Quest'aiuto in armi cosi irrilevante che sembra una goccia nel mare. Un proverbio, signor generale, dice: "I veri amici si conoscono nei giorni di bisogno e di pericolo". Noi siamo un popolo che non chiede mai elemosine, non chiediamo cioccolattini e biscotti, ma delle armi per liberare il paese dal comune nemico. Voi siete venuto, qui e ci avete promesso delle armi, allora mantenete la vostra parola e datecene.
Permettetemi di dirvi quello che pensano i nostri partigiani. Essi dicono: "Gli ufficiali inglesi venuti da noi pretendono di voler fornirci delle armi, ma dove sono queste anni? Perch mai non ce le inviano? Perch sono venuti? Forse per far saltare in aria i ponti che collegano le zone partigiane?". Precisamente cosi ha agito l'ufficiale inglese Smiley, facendo saltare in aria con la dinamite di propria iniziativa il ponte di Haxhi Beqari, che non presentava alcun vantaggio strategico per il nemico e la cui distruzione ha arrecato gravi danni non solo alla popolazione delle due regioni che esso collegava, ma anche ai partigiani. I partigiani, a giusta ragione, pongono simili interrogativi. Noi, signor generale, abbiamo la convinzione che con il vostro arrivo sar posto fine a questa situazione e che, d'ora in poi, ci invierete armi e munizioni.
Riteniamo inoltre che dovreste cessare ogni lancio di armi ai reazionari albanesi, collaboratori dei tedeschi, i quali se ne servono per combatterci. Tengo a dirvi che il nostro Stato Maggiore Generale e i nostri partigiani, che stanno sacrificando la vita per la liberazione della patria, sono indignati da questi atti irresponsabili degli ufficiali inglesi che si trovano qui.
Un'ultima questione, che vorrei sollevare, quella di Radio Londra. Finch questa Radio mancava di informazioni sul corso degli avvenimenti nel nostro paese, noi non avevamo nulla da ridire nei suoi confronti, ma ora che delle missioni inglesi si trovano presso di noi non possiamo accettare il suo atteggiamento ambiguo. Questa Radio parla molto raramente dell'eroica lotta che stanno conducendo i partigiani albanesi, ed anche quando lo fa, lascia intendere che sono i ballisti e gli zoghisti a combattere contro il nazismo. Ci scandaloso, signor generale; questa una menzogna e una grave offesa per noi che combattiamo. Anzich dire la verit per quello che ci riguarda, la vostra Radio parla di coloro che si sono uniti ai tedeschi! Noi protestiamo energicamente contro queste menzogne di Radio Londra la quale, attraverso la sua propaganda a favore della reazione, non mira ad altro che a disorientare il popolo albanese. Ho finito, signor generale - gli dissi - e vi ringrazio per l'attenzione.
Durante tutto il tempo che Mustafa Gjinishi traduceva, l'ufficiale inglese Nicholls, che accompagnava Davies, prendeva degli appunti.
Il generale riprese la parola per dirmi:
- Signor Hoxha, mi dovrete scusare se non vi risponder per quanto riguarda le vostre lagnanze nei confronti di Radio Londra, perch innanzi tutto non ho ascoltato le sue trasmissioni in lingua albanese dato che n io n i miei ufficiali conosciamo la vostra lingua e poi, come vi ho detto, io sono un militare e Radio Londra un organismo civile dove i militari non possono intervenire. Da noi, signor Hoxha, esiste la democrazia ed applichiamo la divisione del lavoro.
- Oh, certo, c' la divisione del lavoro risposi - ma potreste dirmi chi ha informato Radio Londra dei combattimenti di Vlora, condotti pertanto dai partigiani e che, stranamente, sono stati attributi da questa emittente ai ballisti? Sono stati proprio i vostri ufficiali che con le loro potenti radio trasmittenti hanno dato queste notizie.
- Signor Hoxha - ostent di spiegarmi il generale - i nostri ufficiali inviano le loro informazioni al War Office (ma fin per impantanarsi peggio ancora).
- E il War Office, si capisce, le trasmette a Radio Londra, - intervenni io, - ma da questo comprendo anche che il Ministero della Guerra riceve dai vostri ufficiali delle informazioni false.
- Oh no, signor Hoxha - disse il generale - pu darsi che siano deformate dagli albanesi che lavorano presso la BBC.
- Allora cacciateli via.
- Comunque sia informer Londra del fatto. - E poi prosegui: - Per quanto riguarda l'invio di armi noi vogliamo aiutare tutti coloro che si battono, ma voi sapete bene che sono molti. Noi lanciamo armi ovunque: in Francia, in Jugoslava, in Grecia, in Olanda ecc. ecc., ed anche in Albania. Pu darsi che non vi siano state laneciate molte armi, e questo non per mancanza di buona volont da parte nostra; infatti non ne abbiamo abbastanza e poi il maggiore ostacolo sono la scarsezza di aerei, il maltempo e la contraerea nemica. lo mi rendo ben conto dei vostri urgenti bisogni, perch le armi sono l'elemento essenziale della lotta e vi assicuro che lanceremo delle armi solo a coloro che si battono contro i nazisti tedeschi, e non agli altri. Comunque sia - aggiunse il generale, tagliando corto il discorso su questa questione cosi importante per noi - io esaminer minuziosamente ed accuratamente le vostre richieste e poi informer il War Office a Londra.
Ma,signor Hoxha, avrei un'ultima questione che vorrei discutere con voi.
- Dite pure - gli risposi - vi ascolto.
Io sospettavo che quanto stava per dirmi racchiudeva in sostanza tutto lo scopo della sua venuta in Albania.
- Signor Hoxha - egli cominci - ho ascoltato attentamente tutte le vostre argomentazioni relative alla lotta contro il fascismo italiano e tedesco. A Londra si convinti che il popolo albanese si batte contro gli occupanti del suo paese e che questa lotta si allargata e rafforzata. Entrambe le parti abbiamo interesse che la guerra finisca il pi presto possibile, ma ci non pu avvenire senza sconfiggere la Germania hitleriana, senza versare il nostro sangue e senza fare dei sacrifici. Io la penso come voi, che in questa lotta antifascista deve unirsi tutto il popolo e che per giungere a questo occorre che tutti si convincano della necessit di questa lotta. Comprendo benissimo il grande sforzo fatto dal Fronte di Liberazione Nazionale in tal senso e i successi conseguiti, ma a Londra si pensa che bisogna moltiplicare tali sforzi. Londra pensa ugualmente che in Albania c' un gran numero di nazionalisti non comunisti, che, per un motivo o un altro, non si sono ancora impegnati nella lotta. Questa gente forse non s ancora resa ben conto che la via dell'onore quella della lotta contro l'occupante. Non si dovrebbe, signor Hoxha, indicare loro questa via?
- Questo l'abbiamo fatto sin dal giorno in cui il nostro paese fu occupato dall'Italia, il 7 aprile 1939 - risposi a questa specie di generale diplomatico, il quale non era altro che una vecchia volpe. - Abbiamo fatto mille tentativi, abbiamo cercato di convincerli individualmente, li abbiamo invitati alle nostre riunioni e ai nostri comizi, e persino a riunioni importanti dove potevano parlare, esprimere i loro punti d vista, senza essere costretti ad assumere alcun impegno; abbiamo anche deciso di intraprendere azioni congiunte, e questo il vostro predecessore, il signor McLean, lo sa bene,ma nessuna delle nostre proposte stata accetata da coloro ai quali voi vi interessate. Perch? Perch quelli di cui dite che hanno sangue albanese nelle vene o che sono democratici, non sono altro che collaboratori del nemico, fascisti e antialbanesi matricolati. - E gli enumerai ad una ad una le mascalzonate del Balli Kombtar.
- Sono stati loro a rivolgere le armi contro di noi - gli dissi -, sono stati loro a concludere l'accordo Dalmazzo-Klcyra per reprimere il Movimento di Liberazione Nazionale e a stringere amicizia con gli italiani, sono stati loro che nel febbraio 1943, con un ufficiale superiore del SIM andarono dal ballista Safet Butka per legarsi con lui contro di noi; ed infine sono stati sempre loro, insieme con i fascisti, a incendiare intere regioni e ad ucciderle vecchi e bambini.
Con l'arrivo dei tedeschi, signor generale, le loro speranze assopite in seguito alla capitolazione dell'Italia, si sono ravvivate e cos essi sono divenuti gli strumenti anche dei nazisti. Noi disponiamo di documenti che comprovano la loro collaborazione con i tedeschi. Se volete, possiamo darveli. Per noi tutto chiaro, ed , per questo che abbiamo tagliato tutti i ponti con il Balli Kombtar, questa appendice della Gestapo e della Werhmacht. Abbiamo degli obblighi solo nei confronti degli albanesi forviati, che noi invitiamo incessantemente ad abbandonare la via del tradimento sulla quale li hanno incamminati i loro capi.
- Proprio per questo, signor Hoxha, - intervenne il generale - facciamo un ultimo tentativo in modo che io possa convincere Londra che questi elementi non sono per la lotta contro i nazisti tedeschi. Voi capite bene che io devo ascoltare anche le loro ragioni e cercare di convincerli a combattere. Chiedo dunque, insieme al vostro parere, la vostra autorizzazione di avere un incontro con i capi nazionalisti per convincerli ad abbandonare la via errata che hanno imboccato. Vi assicuro che verr da voi per mettervi fedelmente al corrente dei risultati dei miei colloqui con loro.
- Signor generale - gli dissi - voi, come avete dichiarato, siete stato inviato presso il nostro Stato Maggiore e non mi aspettavo quindi una simile proposta da parte di un ufficiale superiore alleato. (In realt io non solo me l'aspettavo, ma sapevo pure che questo era il principale scopo della sua venuta). Dal momento che siete stato inviato presso il nostro Stato Maggiore, non c' ragione perch passiate dalle nostre zone liberate in altre zone per conferire con i nemici del popolo albanese. Ci non n giustificabile n conforme ai principi. I governi alleati hanno dichiarato che non sarebbero scesi ad alcun compromesso con la Germania hitleriana. Noi consideriamo il vostro arrivo presso lo Stato Maggiore Generale del nostro Esercito Partigiano come un aiuto per fornirci armi, munizioni e indumenti al servizio della lotta comune.
- Signor Hoxha - disse il generale - ma io considero un aiuto alla lotta comune anche la proposta che vi ho appena fatto.
Ah, no, vi sbagliate, signor generale, lo interruppi - un <<aiuto>> del genere n l'abbiamo sollecitato n possiamo accettarlo, perch non ne abbiamo bisogno. Vedo che state assumendo il ruolo di mediatore, di conciliatore fra noi e i traditori della nostra patria. Un simile passo non possiamo accettarlo n da voi, n da chicchessia. Ve l'ho gi detto e ve lo ripeto che non scenderemo mai a patti con i ballisti, con gli zoghisti e gli altri collaboratori dei tedeschi. Chiunque tenti di farlo sar un nemico giurato del popolo albanese. Voi, signor generale, avete detto all'inizio che non vi occupate di politica, perch siete soltanto un militare, ed ora, contrariamente alle vostre affermazioni, cercate di compiere passi politici presso i collaboratori dei tedeschi! Voi avete chiesto il mio parere e la mia, autorizzazione. La nostra risposta questa: La vostra proposta viene considerata inaccettabile, per i motivi che vi ho gi esposto, e cio per il fatto che noi non abbiamo bisogno e non accettiamo mediatori peir riconciliarci con coloro che sono i nostri irreconciliabili nemici.
- Mi rendo perfettamente conto del vostro punto di vista, signor Hoxha - cominci a parlare concitatamente l'inglese - ma vi prego lo stesso di permettermi di avere un solo incontro con loro per convincerli a combattere contro i tedeschi. Vi assicuro che non far alcun suggerimento per un'"intesa di riconciliazione". Questo non affar mio.
- In linea di principio, signor generale, io non sono d'accordo neppure che voi vi allontaniate dalle nostre zone libere per incontrarvi con loro - soggiunsi. - Se foste andato direttamente da loro, questa sarebbe stata un'altra faccenda. Comunque, io non vi posso tenere prigioniero. Dal momento che insistete tanto, potrete avere un solo incontro con loro, ma un secondo non lo permetteremo. La scelta dipende da voi se restare con noi o con loro. Nel primo caso dovrete rimanere nei nostri territori, nel secondo dovrete passare nei territori controllati dai tedeschi, ma non vi permetteremo pi di ritornare qui. Ve lo ripeto ancora una volta, io sono assolutamente sicuro che la reazione non entrer mai in guerra contro i tedeschi. Avete detto che mi manterrete al corrente dei colloqui che avrete con i dirigenti ballisti. Ve ne ringrazio, questo non mi interessa affatto, perch so gi di che cosa parlerete.
E' in questo modo che si concluse il mio primo incontro con il generale inglese. Cenammo insieme e l'indomani Mustafa Gjinishi con alcuni partigiani lo accompagnarono fino al suo -covo-, a B¡za.
Stavano diventando ancora pi chiare le manovre e le mire del governo inglese attraverso le sue missioni cosiddette militari che essa inviava in Albania con il pretesto di aiutare la Lotta di Liberazione Nazionale. L'appello alla vigilanza che avevo fatto a tutti i comunisti, le lettere personali che avevo spedito a Haxhi Lleshi, a Baba Faia, ai compagni di Vlora, di Elbasan e di Gjirokastra, ed anche le conversazioni che avevo avuto con Myslim sulla questione degli inglesi, risultarono molto utili.
L'Inghilterra aveva provvisoriamente cambiato il pelo, ma era pur sempre quella stessa vecchia Inghilterra che avevamo conosciuto, imperialista, reazionaria e dominatrice dei popoli. Naturalmente aveva perduto la forza economica e militare di cui disponeva un tempo, ma la scaltrezza, l'intrigo e l'ingannno restavano pur sempre le sue armi preferite e per giunta pi raffinate. E' vero che l'Inghilterra si batteva contro i tedeschi, essa era uno dei membri del Blocco Antifascista, ma i suoi obiettivi sia durante la guerra che dopo il conflitto erano chiari e immutabili. L'Inghilterra e l'America volevano che la Germania uscisse sconfitta dalla guerra, ma intendevano accaparrarsi i benefici della vittoria. Esse volevano che l'Unione Sovietica uscisse esangue da questo confronto e che la reazione, in tutti i paesi occupati dal nazismo, sfuggisse al castigo delle forze popolari; anzi volevano che questa uscisse quanto meno provata dalla guerra per potere, dopo la liberazione, impossessarsi del potere dietro etichette "democratiche" ecc. e, qualora non vi riuscisse, costringere il popolo a spartirsi il potere con essa con il pretesto di aver sparato due colpi di fucile alla dodicesima ora. Questo era uno dei principali obiettivi degli inglesi e degli americani. Anche durante la guerra essi sostenevano la reazione in vari paesi, le consigliavano di mostrarsi attenta, di organizzarsi con l'aiuto dell'occupante, di moltiplicare, di concerto col nemico, i suoi attacchi contro i comunisti e le forze popolari, di impegnarsi nella lotta con parole d'ordine presuntamente nazionalistische, per poi, alla vigilia della liberazione, tentare di impossessarsi del potere beneficiando del loro potente appoggio.
E' per questo dunque che gli inglesi e gli americani cercavano in tutti i modi di introdursi nei paesi occupati. Essi miravano, da una parte, sotto il manto degli aiuti militari, a creare i loro covi di agenti in seno ai movimenti di liberazione nazionale per sabotare questi movimenti e la loro lotta e, dall'altra, ad aiutare la reazione fornendole armi, danaro, organizzandola e prodigandole consigli.
Proprio a causa di questo tImore ero talmente preoccupatO della questione che appena la prima missione inglese, guidata da McLean, ebbe messo piede in Albania diedi particolareggiate istruzioni alle organizzazioni del Partito e ai reparti partigiani sui veri scopi dei britannici. Tutto quello che avevamo inteso dire dal generale Davies confermava in quello le nostre convinzioni. Non dovevamo nutrire la bench minima illusione che l'Inghilterra avrebbe aiutato la nostra lotta. No. Come tutte le altre missioni, questa in modo particolare perseguiva gli stessi obiettivi di cui ho parlato sopra. La sua missione era puramente politica. Se il gruppo dei generale Davies era stato inviato presso di noi, ci era dovuto soprattutto al fatto che noi eravamo l'unica grande forza politica e ideologica combattente e organizzata in Albania. Londra non poteva inviarlo n presso il Balli Kombtar n presso gli zoghisti, ben sapendo che questi non rappresentavano gran cosa. In secondo luogo come ho gi detto, il generale
e il suo stato maggiore erano stati inviati da noi per informarsi della nostra organizzazione politica e militare, per scoprire i nostri punti forti e i nostri puntideboli al fine di meglio combatterci, di mettere la nostra Lotta di Liberazione Nazionale sotto la loro direzione politica e militare e, se ci non fosse possibile, di compromettere e di corrompere i nostri quadri e stati maggiori con alcune armi, con qualche straccio o con alcune centinaia di sterline per farci saltare in aria dall'interno.
Ma il nostro Partito si mantenne vigilante nei loro confronti anche dopo la vittoria sull'occupante, e questo fu uno dei suoi maggiori meriti. Il Partito si batt sia contro gli occupanti di quel tempo, sia contro i suoi futuri nemici camuffati.
Naturalmente i piani dei britannici in Albania stavano subendo degli smacchi. Londra era preoccupata, i radiogrammi fra la metropoli e le missioni si infittivano, le cose non andavano di certo secondo i suoi desideri, ed per questo che essa invi il generale Davies come capomissione. Essa lo invi per dirci che la nostra lotta era molto apprezzata, per addormentarci e per darci assicurazioni, secondo cui il generale era investito delle dovute "competenze per appianare le divergenze che potevano esser sorte fra noi e la missione inglese" e che, infine, "con il suo arrivo ci sarebbero inviate maggiori quantit di armi". Noi non credemmo una sola parola di quel che raccontavano.
Quando il generale Davies se ne and, discutemmo a lungo con i compagni. Finalmente giunsi, per quanto riguarda il suo arrivo, alle seguenti conclusioni. Egli era stato inviato:
Primo, per prendere contatto con i dirigenti del Balli Kombtar, degli zoghisti e, per mezzo loro, con i collaborazionisti; per dare loro consigli da parte di Londra sul modo di organizzarsi,, al fne di essere pronti domani al momento della capitolazione della Germania e per assicurarli che avevano e che avrebbero avuto sempre il pieno appoggio dell'Inghilterra e dell'America.
Secondo, per raccomandare loro di impedire in tutti i modi ai comunisti di impossessarsi domani del potere.
Terzo, per istruirli sul modo di organizzare le loro forze nella "clandestinit " e per indurli ad effettuare qualche presunto colpo di mano. A tal fine egli avrebbe distaccato alcune missioni inglesi presso di loro, ma poteva farlo anche attraverso nuovi agenti che avrebbero organizzato e diretto queste azioni. Il generale avrebbe promesso loro armi e sterline. Noi sapevamo bene che tutti i traditori avevano sempre venduto l'anima e la patria per le lire e le sterline. Anche gli inglesi lo sapevano e cercavano di sfruttare questa loro debolezza.
Quarto, per studiare la situazione e la forza di cui disponevano i vari capi della reazione, per tastare il terreno e conoscere pi da vicino le tendenze dei vari gruppi, le possibilit di alleanze fra loro, il loro raggruppamento attorno a qualche nuova personalit o a qualche altro gruppo meno compromesso, come dicevano. Ma io pensavo che gli inglesi avrebbero cercato di raggruppare la reazione attorno a Zogu in quanto monarca "costituzionale" <<riformatore>> e "democratico", e sicuramente il generale era venuto a vedere che cosa pensavano i capi traditori di questa <<geniale>> idea* *( Il 19 novembre 1943 il generale Davies inviava al Cairo un radiogramma da trasmettere a Londra, in cui tra l'altro si diceva: "d) Esso [il Movimento di Liberazione Nazionale - MLN) interamente contro Zogu. Il Balli Kombtar accetta un simile comitato [un governo in esilio] ed anche la collaborazione di Zogu con esso". (FO 371137145-3741. PRO. Dalla fotocopia dell'originale depositata presso l'Archivio dell'Istituto di Storia - AIS, Tirana).
degli inglesi. Malgrado i loro tentativi, questo piano traspariva chiaramente dalla particolare cura che mostravano per gli zoghisti. Noi abbiamo visto come Abaz Kupi, questo zoghista che era venuto alla Conferenza di Peza e che noi avevamo desiganato anche al nostro Stato Maggiore Generale, non aveva sparato un colpo di fucile e non aveva applicato nessuna delle decisioni prese in comune. Nonostante ci McLean teneva rivolti gli occhi verso di lui. Dovevamo spiegare continuamente queste cose al Partito, all'esercito e al Fronte di Liberazione Nazionale in modo che nessun quadro facesse qualche passo falso in tal senso per ingenuit .
Quinto, il generale Davies era sicuramente venuto anche per dare nuove istruzioni a tutte le missioni che si trovano nel nostro paese, per chiamarle a rapporto, per conoscere di loro bocca la situazione e le possibilit di azione e per tirare le dovute conclusioni in vista del suo incontro con i dirigenti del Balli Kombtar, e poi assegnare a queste missioni nuovi compiti per le "nuove situazioni" che verrebbero a crearsi.
Orbene, per realizzare tutto quello a cui ho appena accennato, essi dovevano pur fare qualche cosa, anche formalmente, lasciar intendere che stavano combattendo il nemico e fingere anche di aiutarci, perch altrimenti non sarebbe stato loro facile attuare i loro futuri piani.
"Perci, dissi ai compagni, dobbiamo tenere presenti tutti i loro fini, ed il tempo finir per confermare le nostre previsioni. Dobbiamo quindi adottare tutte le necessarie misure per distruggere l'occupante ed anche per far fallire vergognosamente i piani segreti, militari e politici degli inglesi e dei loro lacch - ballisti, zoghisti e bayraktar. Solo attraverso un'accanita lotta armata e una lotta ideologica guidata dal nostro Partito noi saremmo in grado di sbaragliare vergognosamente e smascherare tutti gli intrighi dei nemici. Noi li sconfiggeremo, libereremo il paese e il popolo, sotto la direzione del Partito, s'impadronir del potere", dichiarai concludendo questo colloquio con i compagni, i quali approvarono pienamente le conclusioni politiche e organizzative che avevo loro esposto.
Lo stesso giorno feci convocare i compagni responsabili dei nostri reparti partigiani per metterli al corrente del mio colloquio con il generale Davies, raccomandando loro di intensificare la lotta contro gli occupanti e i traditori e di acuire la vigilanza verso qualsiasi azione degli inglesi.
L'indomani mattina Mustafa Gjinishi torn da Biza. Ci raccont di aver fatto colazione con il generale, il quale gli aveva offerto un cioccolato, del cake e del burro fresco.
- Allora - dissi a Mustafa - che dice il generale, quali sono le sue impressioni?
- Oh - rispose - era molto impressionato e soddisfatto, perch gli avete parlato francamente e mi ha detto: <<Il signor Hoxha ha difeso molto bene gli interessi del Fronte di Liberazione Nazionale. E' in questo modo che mi piacerebbe discutere sempre con voi>>.
Evidentemente Mustafa Gj¡nishi mentiva. Da qualche tempo noi sospettavamo della sua buona fede, ma in seguito avremmo avuto la prova che egli era un agente degli inglesi.
Intanto noi proseguivamo con accanimento e senza interruzione la nostra guerra partigiana contro i tedeschi e i loro strumenti. Radio Londra continuava sempre a tacere su questa lotta e non cessava di vantare la "lotta" che conducevano i ballisti e gli zoghisti. Passarono settimane e mesi. Gli inglesi ci lanciavano dei mitra, ma senza munizioni sufficienti. A volte lanciavano anche qualche cencio o delle scarpe, che spesso erano dello stesso piede, cosa che faceva ridere i partigiani, che dicevano: "Sembra che gli inglesi vogliono farci camminare e combattere su un solo piede... . Meno male che abbiamo le nostre opinga, con le quali si sono battuti anche i nostri nonni". La quantit di armi, di munizioni e di vestiario che c'inviavano era irrisoria. Gli ufficiali inglesi, con il pretesto della fornitura di armi, tentavano di introdursi nei nostri reparti per scoprire l'entit dei loro effettivi, il loro modo di organizzazione, il luogo dove erano stanziati, i loro settori di operazioni, ecc. Ma ovunque essi urtavano contro un muro di cemento. Le uniche parole che gli ufficiali inglesi sentivano dalla bocca dei partig¡an erano: "Ma perch mai non ci lanciate delle armi?". E questi, come sempre, rispondevano con delle bugie e delle giustificazioni.
Gli ufficiali inglesi cercavano di raccogliere informazioni sulle forze tedesche, ci chiedevano di dare loro i segni di riconoscimento e i numeri dei reparti a cui appartenevano i tedeschi da noi uccisi in combattimento. Naturalmente noi davamo loro queste informazioni senza riserva. Essi desideravano spostarsi liberamente, controllare un po' tutto, prendere contatto con le nostre unit . Naturalmente noi non li tenevamo incatenati, erano liberi di passeggiare per monti e per valli, ma essi non riuscivano comunque a sapere quello che loro pi premeva. Erano sempre accompagnati da due o tre partigiani, da un interprete e da uno o da due contadini fidati che accudivano alle loro mule. A questo riguardo i nostri compagni tenevano gli occhi bene aperti. Ma talvolta la loro vigilanza si attenuava, e ci furono dei casi in cui gli ufficiali inglesi distaccati presso le forze partigiane erano riusciti a sfuggire al nostro controllo, come per esempio a Dibra, dove avevano trovato modo di prendere contatto con i capi della reazione di questa regione, quali Fiqri Dine o Xhem Gostivari, e persino ad organizzare insieme a loro un colpo di mano contro le nostre forze a Peshkopia. Mandai a dire al compagno Haxhi Lleshi di avvertire per l'ultima volta gli inglesi e di prevenirli che i nostr¡ proiettili non avrebbero fatto distinzione fra tutti coloro che si univano al nemico per colpire!. Era evidente che anche questa volta le mission¡ inglesi, applicando le direttive ricevute da Londra, cercavano di sostenere i notabili contro di noi.
Le nostre previsioni si avverarono. Se gli inglesi avevano scelto Biza per stabilirvi i loro quartieri, ci era dovuto al fatto che essi la consideravano come il luogo adatto da dove il generale avrebbe potuto avere frequenti incontri con le missioni inglesi dislocate nel Nord, mantenere contatti con Mat, Dibra e l'Albania Centrale. Naturalmente, e questo non lo nascondiamo, noi controllavamo ogni loro movimento, ma non sapevamo che cosa stessero combinando e quali decisioni prendessero. Noi li sorvegliavamo, e venivamo a conoscere le loro decisioni nel corso stesso della loro pratica applicazione.
Cos dunque lavorava contro di noi il generale Davies, ma dal canto nostro, nemmeno noi dormivamo.
Era trascorso qualche tempo dal mio incontro con il generale, quando un giorno Frederik Nosi venne ad informarmi che Davies gli aveva detto di aver potuto finalmente prendere contatto con i dirigenti del Balli Kombtar e che questi avevano accettato di venire ad incontrarlo a Shngjergj. "Credo, gli aveva detto il generale, che a quest'incontro ci saranno fra l'altro Lumo Skndo,* *( Mithat Frashri, presidente del CC del Balli Kombtar.) Begeja e alcuni altri". Ed per questo che egli aveva chiesto a Frederik di informare della cosa il nostro Stato Maggiore Generale.
Dissi a Frederik di fargli sapere -che il nostro Stato Maggiore metteva a sua disposizione dieci partigiani per assicurare la sua incolumit da un eventuale attacco tedesco, ma che il generale doveva assumersi personalmente la responsabilit per quest'incontro con i ballisti, dal momento che era stato lui ad averlo preparato e voluto senza il beneplacito del commissario politico dello Stato Maggiore dell'Esercito di Liberazione Nazionale. "Tu, dissi a Frederik, il quale era al corrente della conversazione che avevo avuto con il generale, fai finta di essere indifferente, prendi il comando dei partigiani, recati da Ali Shtpani, digli di tener pronti i suoi uomini per ogni eventualit , occupate le posizioni e stai molto attento a tutto ci che ti dir pi tardi il generale, ma sempre lasciandogli l'impressione che ci non t'interessa molto. Se ti dice di trasmettermi i suoi propositi, rispondigli che <<sarebbe meglio che gli parliate voi stesso>>.
Il generale Davies tenne dunque la sua riunione con Lumo Skndo e poi rientr subito a Biza. Disse a Frederik che <<la riunione era stata molto animata, il signor Hoxha aveva ragione su certi punti, ma finalmente sono riuscito a persuaderli a combattere>>. E, se la memoria non mi tradisce, egli aveva persino ottenuto da loro un impegno per scritto in tal senso. Frederik, con aria indifferente, gli aveva risposto: "Il Balli Kombtar non si batte, si ingolfato fino al collo nel tradimento, essi vi hanno ingannato". Il generale Davies non chiese a Frederik di mettermi al corrente dell'accaduto, perch io gli avevo detto che non m'interessavano i colloqui che egli avrebbe avuto con i ballisti. Ma egli sapeva bene che Frederik mi avrebbe messo al corrente del fatto.
Un giorno Frederik venne a dirmi che il generale mi aveva invitato, insieme ai compagni che erano con me, a cenare con lui nel suo quartiere a Biza. Accettai il suo invito e nel pomeriggio dell'11 novembre, con una scorta di partigiani e accompagnato anche da Mustafa Gjinishi nella sua qualit di interprete e di membro dello Stato Maggiore, partii da Orenja. Giunsi a Biza verso sera. Il generale, sorridente e avendo al suo fianco il suo aiutante colonnello Nicholls, delle "Coldstream Guards", se non sbaglio, mi aspettava davanti alla tenda principale. Ci stringemmo forte le mani ed entrammo nella tenda, poich faceva abbastanza freddo. Di notte il vento soffiava in quel ripiano aperto.
La tenda da campo del generale era comoda e arredata con gusto. Ogni cosa, dal tavolo in mezzo all'ambiente fino agli sgabelli rivestiti di tela cerata, era pieghevole. Il mastino, con al collo il suo collare riccamente ornato, si era rannicchiato sul suo letto. La cena consisteva in viveri secchi, carne e pesce in scatola, formaggio estero e nostrano, alcune specie di frutta nostre, cioccolato, sigarette inglesi, raki, whisky e vino. Il generale m'invit a sedermi in capo alla tavola e poi tutti presero posto. Ci riempi i bicchieri di whisky.
A me versate solo un goccio - gli dissi perch non l'ho mai bevuto, ma voglio solo farvi gli onori come padrone di casa. Riempite piuttosto il mio bicchiere di raki, questa la bevanda che hanno bevuto i miei antenati, mio nonno e mio padre.
Siete conservatore, signor Hoxha, - mi disse.
- Non c' motivo che non lo sia per quello che ha di buono il mio popolo. Dobbiamo amare la patria pi della nostra vita. Ecco, voi, signor generale, fate venire in aereo il whisky dall'Inghilterra.
- Il whisky eccellente - intervenne Mustala Gjinishi - a me piace molto.
Bevilo pure. - gli dissi - ma stai attento che non ti dia alla testa, perch mi sarebbe difficile ricondurti fino a Orenja.
Ridemmo e ci mettemmo a discorrere del pi e del meno. Ma la lingua, come dice il popolo, batte sempre dove il dente duole. Tutti pensavamo alla politica, a tutti premeva quello che era essenziale, ma cercavamo di evitarlo ben sapendo che avremmo litigato visto che i nostri interessi erano diametralmente opposti. Parlammo prima di letteratura, io della nostra e lui della sua. Egli non aveva la minima idea della nostra letteratura. Quanto a me, la cultura ricevuta in Francia e i numerosi libri che avevo letto mi avevano aiutato a conoscere anche una serie di autori inglesi.
- Noi conosciamo bene Shakespeare - gli dissi - non solo attraverso la scuola, ma in modo particolare attraverso le eccellenti traduzioni delle sue opere fatte dal nostro poeta, storico e democratico rivoluzionario, Fan Noli. Proprio come Fitzgerald ha fatto "parlare" Khayam in inglese, cos il nostro Noli ha fatto "parlare" il grande Shakespeare in albanese.
Quella notte a Biza, mentre soffiava la tramontana, noi parlammo col generale fra l'altro delle notti invemal di <<David Copperfield>>, del humour di Jerome K. Jerorne, di Swift e di Byron, di Shelley e di Kipling.
- Per voi, generale, - gli dissi - Kipling uno dei pi grandi, ma io lo detesto perch uno dei vostri scrittori che ha esaltato le conquiste coloniali dell'impero britannico. Io preferisco il vostro grande Byron, che la nuova generazione inglese ha trascurato per attaccarsi a poeti e scrittori di scarso valore. Se amo Byron, non perch sono romantico, ma perch egli stesso ha sinceramente amato il mio popolo, lo ha cantato con sentimenti puri e, come l'ho trovato scritto in qualche posto, ha dato perfino a sua figlia il nome di Alba esprimendo cos la sua simpatia per il popolo albanese. Come lo sapete, nel suo famoso <<Childe Harold>> egli ha cantato al coraggio, alla bravura e alla maturit degli albanesi:
Terribil son d'Albania i figli,
Ma essi di virt non mancherebbero
Se pi mature tali virt fossero.
Quale nemico vide il loro dorso?
Meglio di loro chi pu sopportare
Della guerra i perigli e la fatiche?
........................................
Tremenda la collera, ma sicura
La loro amicizia, quando li spingono
Coraggio e gratitudine a versare
Il sangue e imperterriti scagliandosi
Ovunque il loro capo li conduca.
Queste virt dei nostri antenati noi le abbiamo conservate vive. Gli amici noi li amiamo e li riceviamo con generosit , mentre ai nemici riserviamo solo le pallottole. Voi, signor generale Davies, siete nostro amico e nostro alleato. Il generale s'inchin leggermente e, sorridendo, disse: "Thank you". - Byron amava i popoli che si battevano per la libert . Egli apprezzava ci al di sopra di ogni cosa e cantava:
Molto pi risplendi in fondo alla cella,
Libert ! Poich il cuore ti riparo.
Il cuor che solo per te nutre amore;
E quando i figli tuoi sono in catene
Nell'ombra tetra d'un umida cella,
Vittoria portan alla loro patria
Con il martirio che subir non temono,
Sull'ali dei venti tua gloria vola.
Sapete, signor generale, quali furono le persone che gli rimasero pi fedeli e non lo abbandonarono? Due valorosi albanesi che il suo amico Ali Pasc Tepelena aveva messo a sua disposizione. Essi amavano talmente Byron che, come l'ho letto in qualche parte, nel momento in cui egli era in preda ad un violento attacco d febbre, profondamente addolorati e preoccupati dissero al medico che avevano portato al suo capezzale:<<Guariscilo, se no ti uccidiamo>>.
Noi amiamo Byron e vorremmo che anche il popolo inglese amasse il popolo albanese, come l'ha amato lui.
- Mi avete conquistato? signor Hoxha -disse il generale. Sapevo che la letteratura francese vi era familiare, ma vedo che siete un perfetto conoscitore anche della nostra.
- Noi albanesi, signor generale, - gli risposi - siamo assetati di libert e di sapere. Per questi due beni ci siamo battuti nei secoli; ed per questo che ci battiamo oggi e ci batteremo ancora domani, in caso di bisogno - ed alzai il mio bicchiere di raki. Egli alz il suo pieno di whisky, ma anche Gjinishi, che s'intratteneva piacevolmente con il colonnello Nicholls, non rimaneva indietro quando si trattava di bere.
- Avete frequentato una scuola miltare? mi chiese il generale.
- si.
- Dove?
- Ho fatto la scuola di guerra del mio popolo, - gli dissi, - una scuola ricca di grande eperienza. Voi avrete sentito parlare di Gjergj Kastrioti Skanderbeg. Egli divenne famoso in tutto il mondo per aver combattuto, contro gli ottomani, contro due fra i pi grandi sultani di tutti i tempi. Condusse ventidue battaglie senza perderne nemmeno una. Il sultano Maometto, detto il Conquistatore, conquist Bisanzio, ma non riusci ad espugnare Kruja finch fu in vita Skanderbeg.
- Egli era dal Nord - disse il generale maliziosamente.
- Prima di tutto era albanese - ribattei, comprendendo la sua allusione* *( Allusione ad A. Zogu e A. Kupi che erano dal Nord.), - ed era un principe che poggiava sul popolo. Egli amava il popolo ed anche il popolo lo amava.
- E' veramente bello il vostro paese - osserv il generale cambiando discorso - ed e per questo che Byron l'ha amato. Noi abbiamo, in Inghilterra un suo ritratto in costume nazionale albanese. Quando avremo vinto la guerra,, spero bene, signor Hoxha, che m'inviterete a visitare il vostro paese - aggiunse il generale sforzandosi di dare alla conversazione un tono, gaio e intimo.
- Senz'altro dovrete venire e cercare di conoscerlo meglio, il nostro paese e il nostro popolo sono meravigliosi. Non dovrete limitarvi alle vecchie impressioni che avete ricavato leggendo i rapporti tendenziosi dei consoli inglesi, i quali, avendo altri scopi, riferivano al vostro Foreign Office cose inesatte, oppure i rapporti dei <<collezionisti>> di fiori o di farfalle, che in realt si occupavano di ben altro. Naturalmente io non intendo parlare di alcuni studiosi come Miss Durham, che ha percorso l'Albania e soprattutto il Nord, per studiarvi la vita dei montanari, e che non ha scritto male del nostro paese. Ma i tempi sono cambiati, generale. L'impero inglese ha perduto quella potenza che aveva un tempo. Anche da noi il potere dei bey e dei bayraktar sul declino, e la fine di questa guerra metter una pietra sulla loro tomba.
- Signor Hoxha, - disse il generale - vero che il nostro impero vittoriano non pi quello di un tempo, ma noi siamo una monarchia democratica, se posso esprimermi cos; da noi non esiste un solo partito ma due, uno quello dei laburisti, vale a dire degli operai e l'altro quello dei conservatori. Da noi ciascuno vota liberamente alle elezioni.
- Lo so, - gli dissi, - conosco il vostro sistema di democrazia, ma in questo sistema, per usare una espressione del nostro popolo, gli operai "non hanno che le chiavi del pagliaio". Da voi la democrazia esiste solo per i capitalisti, per i lords, ma non per gli operai. Quando avremo vinto, saremo noi ad instaurare la democrazia, ma una democrazia differente dalla vostra. Da noi la democrazia esister solo per il popolo, mentre i bey, gli ag e i bayraktar, che hanno sempre oppresso e tradito il popolo, saranno loro ad avere in mano - aggiunsi ridendo - le "chiavi del pagliaio".
- Come, signor Hoxha, confischerete tutti iloro beni?
- Sicuramente, generale, gli elementi nocivi i nemici, coloro che si sono macchiati le mani di sangue saranno deferiti ai tribunali dei popolo, mentre gli altri li faremo lavorare e sudare affinch possano vedere quanto sia saporito il pane guadagnato con il sudore della fronte.
- Questa la ragione per cui, signor Hoxha, essi non vogliono unirsi a voi, perch hanno paura di voi.
- Fanno bene ad avere paura. E se hanno paura, vuol dire che si rendono conto del male che hanno fatto al popolo. Malgrado tutto, il popolo e noi li abbiamo invitati ad abbandonare la via del tradimento. Essi non hanno voluto intendere ragione e dovranno quindi pagare. Nel Fronte di Liberazione Nazionale abbiamo anche elementi dei ceti abbienti, ma questi sono patrioti e il popolo e noi li rispettiamo per il loro atteggiamento patriottico e antifascista.
- Signor Hoxha- disse il generale - ho avuto una conversazione con il signor Lurno Skndo ed altri ed ho parlato loro apertamente, li ho biasimati per il loro atteggiamento e ho detto loro che, da quello che mi era dato di sapere, solo il Movimento di Liberazione Nazionale si batte contro i tedeschi, e loro no. Essi mi hanno contraddetto e ci manc poco che mi accusassero di essere comunista, ma io continuai ad insistere e a sostenere i miei argomenti e infine credo di averli convinti. Mi hanno promesso che avrebbero combattuto.
- Contro di noi?
- Oh, no, signor Hoxha, contro i tedeschi.
- Allora, permettetemi di assicurarvi che vi hanno ingannato, perch essi non hanno combattuto n combatteranno mai contro i tedeschi. Ricordatevi bene ci che vi dico. Essi andranno fino in fondo nel loro tradimento verso il popolo, con le armi e con ogni altro mezzo, e in stretta collaborazione con i tedeschi.
Il generale Davies ebbe l'occasione di constatare personalmente,* *( Di questo egli avrebbe scritto il 17 dicembre 1943 alla sua centrale quanto segue:
l. Ora io propongo un cambiamento. La situazione venutasi a creare ultimamente richiede in modo impellente che siano annunciati e smascherati il Consiglio di Reggenza collettivamente e ogni suo membro per nome. Cosi anche il BALKOM [Balli Kombtar] e gli zoghisti.
2. Tutti collaborano con i tedeschi, i quali, avvalendosi delle ingenti quantit di armi date loro, li stanno sfruttando largamente incaricandoli a controllare le vie principali, a compiere servizi di polizia e di pattuglie nelle citt , esentando da tali servizi le truppe tedesche.
3. In tutte le operazioni effettuate ultimamente dal MLN, i partigiani si sono scontrati con truppe miste di tedeschi e di ballist¡, bene armati e addestrati da istruttori tedeschi. I combattimenti di Peza e Dibra, soprattutto in quest'ultima zona, hanno pienamente confermato la stretta collaborazione fra tedeschi e ballisti.
4. Il BALKOM e Abaz Kupi mi hanno promesso, l'uno e l'altro, che avrebbero combattuto attivamente i tedeschi, mentre nell'ultimo mese non hanno dato vita nemmeno ad un'azione di combattimento, bench abbiano avuto molte occasioni di opporre resistenza ai tedeschi...
5. Sia il BALKOM che gli zoghisti pubblicano ora dei giornali costosi e pretenziosi, evidentemente sovvenzionati dai tedeschi. Negli otto numeri gi usciti non si trova nemmeno un riferimento antitedesco. Entrambe le parti si vantano di voler collaborare con gli alleati una volta partiti i tedeschi. A questo proposito si rifanno al fatto che la Gran Bretagna non ha menzionato il Consiglio di Reggenza o qualche altro partito politico in Albania. Ne un esempio il messaggio del direttore della BBC rivolto all'Albania in occasione del 28 novembre.
6. Io preferirei darvi personalmente. spiegazioni su questo punto quando sar tornato, ma il mio ritorno pu tardare. Ci sono poche probabilit di potervi incontrare prima della met di gennaio.
7. Ritengo che l'atteggiamento degli alleati debba essere reso pubblicamente noto subito, dichiarando chiaramente che i collaborazionisti, i traditori e coloro che non combattono i tedeschi, saranno puniti come si deve al momento opportuno dagli alleati... Raccomando quindi che si faccia una dichiarazione aperta a favore del MLN. (Radiogramma N. 3 inviato allo SOR al Cairo per Londra. PO 371137145-3741 PRO. Dalla fotocopia dell'origirale depositata presso l'AIS, Tirana).
fino al momento che egli stesso cadde prigioniero nelle mani dei tedeschi, che i ballisti e gli zoghisti non avevano sparato un colpo di fucile contro il nemico. L'organizzazione traditrice di Lumo Skndo e di Ali Klcyra proseguiva su vasta scala la sua azione di tradimento, ed per questo che l'inglese poneva maggiori speranze nella banda di Abaz Kupi presso la quale furono distaccati ufficiali scaltri come McLean ed Amery. Quest'ultimo pi tardi, dopo la guerra, stato, se non sbaglio, pi volte ministro nei governi conservatori.
Cos trascorse quella serata dall'inglese Davies. Verso le 11 di sera, dopo averlo ringraziato per la sua ospitalit , ci congedammo dal generale e lasciammo Biza. Faceva freddo e il sibilo del vento sembrava ancora pi forte dallo stormire degli alberi della foresta. Mustafa Gjinishi era un po' brillo a causa dei bicchieri di whisky che aveva vuotato e certamente anche dalla conversazione probabilmente piacevole accanto alla stufa che aveva avuto con il colonnello Nicholls. Non mi disse nulla di quello che si erano detti, ma fui io a stuzzicarlo per farlo sbottonare.
- Mustafa - gli dissi - tu parli molto bene l'inglese; a quanto pare, hai perfezionato le cognizioni gi acquisite alla Scuola Tecnica. Io non capisco bene questa lingua, ma ho l'mpressione che tu ti esprimi pi correttamente e con maggiore disinvoltura di Frederik. Quando tu traduci, sono convinto che interpreti fedelmente i miei pensier. Questa sera ci hai lasciati con Frederik e ti sei intrattenuto con il colonello. Che ti ha detto?
- Ecco, mi ha parlato dei problemi della guerra; gli ho fatto delle domande sulla vita e la biografia di una serie di generali e di ministri inglesi come Montgomery, Beaverbrook, Eden ed altri.
- Sembrano persone per bene tanto il generale quanto il colonnello. Il generale ha l'aria un po' ingenua, ma trova il modo di esprimere bene quello che intende dire. Comunque sia, per noi l'importante che ci lancino delle armi e facciano cessare la loro propaganda attraverso Radio Londra che attribuisce i meriti della nostra lotta ai ballisti e agli zoghisti.
Camminavamo l'uno accanto all'altro nella foresta, scortati dai nostri partigiani. Il vento ci sferzava il volto e gli orecchi. Portavamo in spalla i mitra. Per conto mio, io avevo una "Thompson" americana, catturata nel corso di uno scontro con i tedeschi e i ballisti, e che uno dei miei compagni mi aveva regalato. Continuavamo a camminare in silenzio. Il whisky che aveva bevuto, l'esultanza interna e la marcia notturna in mezzo al monotono fragore della foresta - tutto ci presumibilmente spinse Mustafa a confidarmi una proposta che il colonnello gli aveva fatto a nome del generale inglese. Questi, aveva suggerito che una delegazione del Fronte di Liberazione Nazionale si recasse a Londra per intavolare conversazioni con il governo inglese. (Non mi dilungher su questo argomento, perch ne parler nel prossimo capitolo).
Le parole di Mustafa Gjinishi non facevano che gettare luce e confermare le mie supposizioni sulla natura della missione e sugli obiettivi del generale inglese. Inoltre mi convinsero maggiormente che egli era un agente dell'Intelligence Service infiltratosi nello Stato Maggiore Generale del nostro Esercito di Liberazione Nazionale.
Il compagno incaricato del collegamento fra il nostro Stato Maggiore e gli inglesi, mi aveva riferito alcune domande che il generale gli aveva rivolto qualche giorno prima: "Quanto forte il Partito Comunista? Ha dei legami con Mosca? Qual' la sua posizione nel Fronte di Liberazione Nazionale? I partigiani albanesi hanno dei legami con i partigiani jugoslavi di Tito?"
A tutte queste domande dell'agente dell'Intelligenee Service il nostro compagno aveva dato le risposte che si meritavano. Ecco dunquequello che voleva scoprire il "soldato" che <<non si occupava di politica>>!
Il nostro compagno mi mise al corrente anche delle liti che il generale aveva avuto con Baba Faja a proposito delle sue <<passeggiate>>. Baba Faja lo aveva esortato pi volte a non sconfinare dal suo territorio, poich poteva capitare in villaggi di ballisti e, se gli dovesse succedere qualche cosa, era su di lui, Baba Faja, che ricadeva la responsabilit . Ma il generale, incollerito, gli aveva risposto: "Ovunque io vada, lo faccio a mio rischio e pericolo, senza impegnare la vostra responsabilit ; io mi recher quindi anche nei villaggi che si trovano sotto l'influenza del Balli Kombtar e non mi capiter niente".
Il suo incontro con i dirigenti del Balli Kombtar e con Abaz Kupi, le domande che aveva rivolto e le "passeggiate" che cercava di fare, dimostravano chiaramente chi era questo inviato del <<leone britannico>>, che si dava delle arie di gran gentleman.
Raccomandai ai compagni di Elbasan di tenere bene d'occhio il generale Davies e il suo quartier generale. Dissi a Frederik di seguire attentamente i loro movimenti e i loro incontri. Ordinai al comandante e al commissario della zona, che conoscevano l'inglese, di aprire bene gli occhi e di recarsi ogni tanto dal generale per cercare di intuire i suoi pensieri, senza per lasciare trapelare nulla. Avvisai di nuovo i compagni di Mat, Dibra, Martanesh, Shrigjergj, che le istruzioni che avevo fatto pervenire loro a proposito degli inglesi restavano sempre in vigore. Mentre io stesso mi recai a Tirana e di l a Peza da babbo Myslim. Passai in rivista le forze della III' Brigata d'Assalto, m'intrattenni con i compagni del suo stato maggiore, raccomandai loro di sollecitare e rafforzare l'organizzazione della loro unit per essere pronti, appena ricevuto il mio ordine, a mettersi in azione nel settore che verrebbe loro assegnato.
Anche a Peza scarseggiavano le munizioni.
Il rappresentante della missione inglese in questa zona, un ufficiale col grado di maggiore, uno spilungone con certi baffi irti come i peli di un cinghiale, non faceva che ingannare i nostri compagni assicurandoli che le armi e le munizioni sarebbero state lanciate da un momento all'altro. Consegnai a babbo Myslim una somma di denaro affinch potesse acquistare un po' di granturco, del sale e delle armi. Tenni diverse riunioni con l'organizzazione e il comitato di Partito, mandai a chiamare Gogo Nushi e insieme con lui, Myslim e Shule, prendemmo tutt'e quattro la decisione di organizzare delle azioni armate pi aspre in direzione di Tirana e delle strade che vi conducevano, di studiare pi accuratamente la questione degli approvvigionamenti e l'invio di commissari presso le altre unit .
Terminato il mio lavoro nella zona di Peza, m'incamminai lungo la riva sinistra dell'Erzen, arrivai sotto Petrela, varcai il fiume e, attraverso il valico di Pllumbas, passai nella zona di Elbasan. Qui incontrai i compagni del comitato regionale del Partito che mi misero al corrente della situazione. Il morale era ovunque molto alto.
Il 28 novembre 1943 mi recai a Shrigiergj, nella zona di Tirana, per partecipare alla cerimonia di inaugurazione della IIø Brigata d'Assalto. Vi assisteva, su invito del nostro Stato Maggiore Generale, anche il generale Davies. Egli vide con i propri occhi come i nostri partigiani erano vestiti e armati, vide anche il loro entusiasmo, il loro slancio e la loro determinazione sulla via in cui li guidava il Partito. Ma questo borghese, dall'anima nera, rimase impassibile. Non riuscii a trattenermi e gli dissi:
- Guardate, signor generale, pochissimi sono quelli che hanno un cappotto, quasi nessuno di loro ha delle scarpe, tutti portano le opinghe di gomma o di pelle vaccina. Siamo sulla soglia dell'inverno e grandi battaglie li attendono. Anche il loro armamento, come potete constatarlo, insufficiente. Voi continuate a non inviarci nulla. Che fine hanno fatto tutte le vostre promesse?
- Ve l'ho gi detto, - mi rispose, - non vi forniremo n vestiario n armi finch continuerete a combattere fra di voi.
Al colmo dello sdegno non misurai pi le parole. Le cose giunsero al punto che lo ammonii: <<Se non mantenete le vostre promesse, non vi resta che andarvene!>>. La mia esplosione, che esprimeva lo sdegno di tutti i compagni e di tutti i partigiani, mise il generale in imbarazzo.
Lasciai la brgata appena formatasi e con alcuni compagni scesi verso la casa di Ali Shtpani, dove discutemmo della questione di Abaz Kupi. Questi era venuto, con un seguito di cento uomini, dal ballista Osman Mema. Il 7 dicembre avemmo un incontro con lui. Egli insistette affinch noi riconoscessimo il Legaliteti e il satrapo Zogu come re. Noi sapevamo bene chi fosse Abaz Kupi, ma eravamo preoccupati di tutti quelli che egli era riuscito ad ingannare. Qui ci convincemmo definitivamente che non c'era pi nulla da fare. Il Consiglio lo espulse formalmente dalle sue file. Questa fu una sferzata anche per i suoi amici inglesi. Da Shngjergj passai a Labinot e, da qui, alle capanne di Shmil.
Decidemmo di trasferirci nella regione di Kora insieme alla III^ Brigata, che doveva condurre delle operazioni offensive sulla strada di Bilisht e di Kolonja per la quale passavano i convogli tedeschi. Dovevo inoltre controllare la situazione delle forze partigiane di Kora, l'attivit dell'organizzazione del Partito in quel distretto ed anche discutere sul posto a proposito di un corso per i quadri del Partito che volevamo aprire nel villaggio di Panarit.
Cos, prima che fossero incominciate le grandi piogge e la neve, dovevamo attraversare lo Shkumbin, e, attaccando le forze tedesche sulla strada di Librazhd, passare in colonne attraverso Polis, Shpat e le regioni a Sud di Librazhd per arrivare a Opar e di l , a Voskopoja ecc. Fissammo l'ora della partenza. Mandai a dire alla III^ Brigata perch si mettesse in marcia in modo da trovarsi nel Basso Labinot il giorno fissato. Ordinai ai battaglioni della Dumrea e della ermenika perch si tenessero pronti la notte in cui le nostre forze avrebbero varcato te Shkumbin. Proposi anche al generale inglese e al suo stato maggiore di venire, se volevano, con noi nel distretto di Kora. Egli salt di gioia e mi rispose che sarebbe stato pronto a raggiungerci appena lo avessi avvisato.
La partenza al giorno fissato fu ostacolata dal comandante della III' Brigata, Hulusi Spahiu, che mostr di essere un avventuriero e che pi tardi, dopo la liberazione, fin per diventare un agente degli jugoslavi e fu condannato ad una pena detentiva. Il Comando della III^ Brigata non aveva preso alcuna misura organizzativa, le sue forze non si misero in marcia a tempo e strada facendo furono sorprese da una violenta tempesta, il segreto non fu mantenuto e finirono per scontrarsi con i tedeschi, cosi che quando giunsero nel luogo stabilito, erano in uno stato di scompiglio. I partigiani dovevano riposarsi e organizzarsi.
Il nostro passaggio al Sud fall anche perch le informazioni forniteci dal comandante di Stato maggiore del gruppo di Elbasan, Kadri Hoxha, erano del tutto inesatte. Sottovalutando l'importanza di quest'impresa, egli se ne stava indifferente, a Orenja, perdendosi in chiacchiere con Beg Balla e gli inglesi, proprio nel momento in cui il nemico agiva e uccideva i figli del popolo. Gli inviai una lettera* * (Enver Hoxha, Opere, vol. 2, p. 91) in cui gli dicevo apertamente che la zona di Elbasan continuava ad essere molto debole militarmente e che la responsabilit per la situazione creatasi e per il mancato passaggio dello Stato Maggiore al Sud, ricadeva, innanzi tutto, su di lui. In questa lettera gli dicevo che a pi riprese mi ero sdebitato nei suoi confronti aiutandolo e consigliandolo a prendere delle misure per mettersi in moto e che ora non mi restava altro che riferire la questione a chi di dovere, perch ogni volta che lo criticavo e gli raccomandavo di agire, egli ripeteva le stesse parole: "Non mi bene". Gli scrivevo:
"Dovrai rendere conto davanti a chi di dovere quando sarai chiamato perch o non sei all'altezza delle funzioni che ti sono state assegnate, oppure le trascuri e non vero quello che vai dicendo, su e gi che abbiamo fatto del tuo battaglione una stafetta". Pi tardi, dopo, la Liberazione, fin per screditarsi completamente. Egli mostr il suo, vero volto svolgendo un'attivit ostile allo Stato e al Partito, e fu espulso dalle sue file e condannato.
Ultimati i preparativi eravamo pronti ad attraversare il fiume a guado, presso il ponte di Haxhi Beqari, ponte che, come ho gi scritto, un ufficiale della missione inglese aveva fatto saltare in aria. Mandammo alcuni compagni a controllare lo stato del guado. Era in condizioni di poter essere attraversato. Il passaggio del fiume doveva essere fatto rapidamente, di notte. Scendemmo all'ora fissata, ma prima ancora di raggiungere la strada, le staffette dell'avanguardia vennero a dirci che lo Shkumbini era in piena. Andai di persona al guado e vidi che non si poteva attraversare. Rientrammo dunque alla base. Dovevamo restarvi fino a quando avremmo potuto raccogliere sufficienti informazioni per poterci mettere in cammino, nonch decidere in quale direzione e come. Approfittando del tempo a mia disposizione, ebbi un colloquio con il generale inglese. Gli parlai della nostra lotta. Egli m'interrompeva ogni tanto per farmi delle domande.
- Il vostro Movimento di Liberazione Nazionale comunista, signor Hoxha? - La volpe inglese aveva finalmente sparato il suo colpo. Sapevo che questa questione lo tormentava, e gli risposi quindi brevemente:
- Suo obiettivo quello di sconfiggere gli ccupanti e i traditori che si sono uniti ad essi, questo anche l'obiettivo degli alleati, non vero, signor generale?
Poco soddisfatto, egli mi fece un'altra domanda ancora pi insidiosa:
- Se prendete il potere dopo la Liberazione, avete l'intenzione d'instaurare in Albania un regime simile a quello di Mosca?
Era questa una domanda che trapelava da ogni azione o pensiero degli inglesi, sicch non mi fece alcuna impressione.
- Di questo decider il popolo libero - gli risposi - e glielo ripetei ancora una volta: - libero dall'occupante e dai suoi servi ballisti, zoghisti ed altri. Il popolo instaurer il regime che vorr , questo l'abbiamo dichiarato pubblicamente e mi meraviglio, signor generale, che non lo sappiate ancora. Ed ormai vicina l'ora in cui questo diventer una realt . Allora il nostro popolo potr vivere giorni felici. L'operaio lavorer senza essere sfruttato e il contadino avr la sua terra. La vita sar bella per loro. I loro figli andranno a scuola.
Il generale, per colmare il vuoto che si era creato dopo la mia risposta, disse fra i denti:
Istituendo dei commissari politici nell'esercito, il vostro Movimento di Liberazione Nazionale sta seguendo l'esempio dei russi.
Questa forma di organizzazione - ribattei ha dato buoni risultati in Unione Sovietica e sta dandoli anche in Albania. E poi perch non dobbiamo approfittare della sua esperienza, uno dei nostri grandi alleati, non vero?
Davies non disse pi nulla. E cosi, in silenzio, andammo a raggiungere i compagni che ci aspettavano. Intanto erano giunte nuove informazioni.
Era impossibile traversare il ponte di Murrash, perch sorvegliato dal nemico.
Nel frattempo i nazisti avevano ammassato ingenti forze tutt'intorno alle regioni di ermenika, Shngjergj e Martanesh e si apprestavano ad attaccarle. E di fatto non tardarono a farlo. Un serio pericolo ci minacciava. In queste condizioni non potevamo attraversare la strada Librazhd-Elbasan e neppure fermarci nel punto in cui ci trovavamo. Pensammo quindi di passare al Sud attraverso Golloborda, rmenika e Vogl e Hotolisht, poi raggiungere Mokra o Brzeshta e, di l , passare nella zona di Kora. E decidemmo di agire in tal senso.
Il generale inglese e il suo colonnello erano con noi. Davies, tutto sorridente, aspettava con impazienza il momento di arrivare a Kora. Mi ricordo che, durante una conversazione, egli mi aveva chiesto:
- Da Kora si pu facilmente passare in Grecia?
- Certo - gli avevo risposto - ma avreste fatto meglio a chiederlo a McLean, perch di l venuto con altri due suoi compagni, senza che ne sapessimo nulla.
Senza dubbio il generale era contento di avvicinarsi alla Grecia. Presurnibilmente i tedeschi si erano accorti del nostri movimenti in direzione di Elbasan, del fiume Shkumbin e del nostro ritorno. Prepararono quindi in fretta l'offensiva per annientarci nelle regioni di Labinot, Shmil ecc. Furono contrastati per dalle forze partigiane della II^ e III^ Brigata ed anche dei battaglioni territoriali di errnenika, di Dumrea ecc.
L'offensiva nemica del 19 dicembre ci trov a Orenja. Quella sera stessa partimmo da Orenja in direzione nord attraverso una foresta di faggi. Nella foresta ci separammo dal dott. Nishani e da Boshnjaku. Erano vecchi e la strada era lunga, difficoltosa e irta di pericoli. Furono sistemati a Guri i Muzhaqit, in una grotta allestita quasi come una stanza, con riscaldamento, letti, scorte di viveri ecc.
Non potevamo pi contare sul sostegno della III^ Brigata. Lo Stato Maggiore Generale doveva aprirsi la strada da solo, scortato dai partigiani incaricati della sua sicurezza. Ci facevano da guida Kadri Hoxha, capo di Stato Maggiore del Gruppo partigiano di Elbasan, e un comandante di reparto del battaglione di Baba Faja. Il primo era venuto <<personalmente>>, in quanto conoscitore del terreno per svolgere il ruolo di guida, ma nello stesso tempo anche per dare prova della sua <<capacit >>, che noi gli avevamo <<negato>>!
Camminammo tutta la notte nella foresta di Orenja in Mezzo alla neve e al buio. L'indomani proseguimmo il cammino e giungemmo a Kaptina di Martanesh. Qui ci sorprese la notte, ma non ci fermammo prima di giungere nella foresta di Okshtun. Qui, dopo molti sforzi, riuscimmo ad accendere un fuoco, intorno al quale passammo la notte. All'alba ci mettemmo di nuovo in cammino e cos giungemmo a Okshtun dove passammo la notte.
Da Okshtun, dopo esserci consigliati con i compagni dibrani, decidemmo di proseguire il cammino attraverso le foreste, di scendere nella piana di Stude e di raggiungere la zona di Librazhd passando per Letmi, dove le truppe tedesche non erano ancora entrate.
Ci mettemmo quindi in cammino verso la piana di Stude in mezzo alla neve e al freddo. Pensavamo con nostalgia alla deliziosa notte che avevamo passato in quella casa riscaldata di Okshtun. Erano rari per noi i momenti come quelli trascorsi quella notte. Ma eravamo in guerra e per i combattenti i momenti di riposo non sono mai lunghi. L'inglese avrebbe avuto cosi l'occasione di constatare la grande forza morale e fisica, la ferrea resistenza dei partigiani, avrebbe visto da vicino la forza dei comunisti che avevano fatto e stavano facendo fronte con abnegazione agli italiani e ai tedeschi, al freddo e alla fame.
Attraversammo la strada Librazhd-Dibra nella piana di Stude e prendemmo la salita del monte Letmi. La notte ci sorprese nella foresta e ci addormentammo stretti l'uno all'altro. Gli inglesi avevano una tenda, anche noi la nostra. Essi mangiavano del cioccolato e dei biscotti, noi del panedi granturco, un po' di formaggio e qualche testa di cipolla, ma anche quei pochi viveri stavano per finire. Essi bevevano del whisky per riscaldarsi, mentre noi facevamo sciogliere la neve per dissetarci. L'indomani ci movemmo verso Qarrishta, sempre battuti dalla neve e dalla tramontana. Spesso, strada facendo, cercavo di rincorare il generale che era divenuto rosso e ogni tanto estraeva da sotto il mantello una piccola borraccia e beveva del whisky. Non fece mai il gesto di dirmi: "Prendete anche voi un sorso per riscaldarvi, signor Hoxha!". Ogni tanto vedevo lui e il suo colonnello masticare qualche tavoletta di cioccolata. Gli dissi in tono scherzoso:
- Generale, non consumate tutti i vostri viveri in una volta; non s sa mai dove conduce la strada dei Partigiani, pu essere lunga. Fate come noi che non mangiamo nulla strada facendo
- In realt , noi non avevamo pi nulla da mangiare.
Una volta giunti alla foresta di Qarrishta, l'avanguardia ci mand a dire che non potevamo proseguire oltre Qermenika e Vogl, verso Mokra o Brzeshta, perch la reazione era al colmo della sua attivit . I gruppi ballisti di Aziz Biaku ed altri, armati fino ai denti, avevano bloccato tutti i passi, i valichi e i sentieri. Dovevamo assolutamente tornare verso Okshtun.
Avvisai il generale, che era rimasto indietro, che le forze reazionarie balliste e tedesche ci avevano sbarrato la strada e che dovevamo quindi cambiare direzione. A quanto pare egli aveva perduto la pazienza e la calma, ed aveva la tremarella. Mand la sua ordinanza a dirmi di aspettarlo, perch desiderava parlarmi.
- Venga pure, l'aspetto - gli dissi.
Ci fermammo e piantammo la tenda. Sopraggiunse il generale accompagnato da Frederik.
- Sta morendodi paura ed furibondo mi disse quest'ultimo.
- Che si faccia una doccia - risposi.
Quando entr nella tenda, gli spiegai con calma che non potevamo proseguire in quella direzione.
- Dobbiamo tornare sui nostri passi e tentare poi di proseguire in altre direzioni. Prenderemo tutte le misure necessarie e avviseremo anche Baba Faja.
- Sto perdendo la pazienza, signor Hoxha - -disse il generale che era divenuto rosso.
- Sembra che abbiate dimenticato - gli dissi - i consigli che Kipling d a suo figlio in una delle sue poesie: "Se puoi conservare il tuo sangue freddo e non perdere la testa quando tutti gli altri li avranno perduti, allora sarai un uomo, figlio mio". Perch mai avete perduto la pazienza? - gli chiesi.
- Sono tanti giorni e tante notti che stiamo vagando per monti e valli, nell'oscurit e la neve, senza poter trovare un varco; alle volte mi sembra di trovarmi nelle montagne di Scozia.
- Siamo in guerra, generale - proseguii. - La nostra strada non cosparsa di fiori.
Ma io voglio uscire di qui, trovare un varco.
Dove volete andare? - gli dissi. - Volete andare solo? Che cosa vi spinge a farlo?
Irritato il generale mi rispose:
Di quello che faccio non rendo conto a nessuno, tranne ai miei superiori.
Gli risposi con gran calma:
Non vi chiedo di rendermi conto, ma dovete sapere che siamo alleati, che siete stato inviato presso il nostro Stato Maggiore e che noi rispondiamo della vostra vita. Se ci dovesse capitare qualche cosa, siamo almeno insieme, ma vi assicuro che non ci succeder nulla.
No - disse con ostinazione il generale - io voglio andare a Kora senza di voi.
- Voi lo volete, ma io non ve lo permetter gli dissi.
Perch? Sono forse vostro prigioniero? egli replic alzando il tono della voce.
- No, non siete nostro prigioniero, ma nostro alleato e amico, e non vi lascieremo farvi uccidere dai tedeschi.
- Dal momento che non sono vostro prigioniero e che rappresento qui la Gran Bretagna, io me ne andr anche senza la vostra autorizzazione - rispose il generale.
- Calmatevi, signor generale - gli dissi. Se impostate la questione in questo modo, io non posso trattenervi, ma a condizione che ci rilasciate una dichiarazione con cui assumete voi stesso tutta la responsabilit di lasciare lo Stato Maggiore Generale dell'Esercito di Liberazione Naz¡onale contro il mio consenso e quello del nostro Stato Maggiore. Io sono sicuro che voi andate incontro alla morte o al pericolo di cadere prigioniero, non posso quindi farvi accompagnare n da Frederik e neppure da nessun altro partig¡ano, perch sono io che rispondo davanti al mio popolo della vita dei suoi figli.
Il generale rimase di stucco. Messo con le spalle al muro, sfog come un pazzo:
Signor Hoxha, io non rilascio document simili. Si vede bene che la vostra fine segnata. Siete perduti. I tedeschi hanno scatenato un'offensiva violenta e coordinata, e le vostre forze sono state sbaragliate. Ora a noi non rimasto altro che andarcene e a voi arrendervi. Ma voi avete perso il lume della ragione e non vedete pi nulla. Vi affaticate invano, perch avete perduto la guerra, siete circondati e non vi resta che un'unica alternativa: o farvi ammazzare, o arrendervi.
Questa volta fui io a perdere la calma. Saltai in piedi (si alz anche Frederik) e gli dissi:
- Ascoltate, signor generale! Quanto avete osato dire il colmo del tradimento e della vigliaccheria. Ma dovete sapere che noi non ci arrenderemo. E non pensate che abbiamo perduto la guerra. Vi abbiamo trattato come un alleato, ma, a quel che pare, non gradite avere come alleati quelli che si battono contro il fascismo.
Dal canto nostro noi proseguiremo la nostra lotta fino alla piena vittoria. Quanto a voi, dovrete rispondere di questo tradimento alla lotta del popolo albanese. Voi disertate il combattimento e sapete bene quale sorte viene riservata ai disertori nell'esercito. Tra l'altro, essi vengono considerati come traditori. Il vostro atteggiamento significa diserzione, tradimento.
Secondo voi, noi avremmo perduto la guerra? Dovremmo arrenderc¡? Mai e poi mail Voi, signor generale, siete un disfattista, un capitolazionista. I partigiani albanesi non hanno perduto e non perderanno mai nessuna guerra. Abbiamo sconfitto e messo in ginocchio gli italiani senza l'aiuto di nessuno. Stiamo attaccando senza sosta i tedeschi, noi li sconfiggeremo e li metteremo in ginocchio sempre senza l'aiuto di nessuno. Che l'albanese si renda al nemico? Questo non successo ne succeder mai. Abbiamo spezzato tutte le offensive del nemico. I loro attacchi si sono conclusi con delle sconfitte per loro e con delle vittorie per noi. Credete forse, signor generale, che i partigiani si perdano d'animo perch devono restare un po' pi a lungo nelle foreste? Vi sbagliate. Tutta la nostra vita stata un'incessante lotta contro il nemico, noi attacchiamo le citt e le strade, facciamo saltare i ponti e i depositi, uccidiamo i soldati dell'occupante e i suoi agenti. Noi siamo padroni di questi monti, di queste foreste, ma anche delle case nelle citt .
E voi ci consigliate di arrenderci perch avremmo "perduto la guerra?!". La resa un atto indegno per un esercito che non si mai piegato all'occupante. Signor generale, questa un'offesa che ci fate. E l'albanese non sopporta mai le offese. Scusatemi, ma ho l'impressione che abbiate perduto ogni logica.
Il generale abbass gli orecchi. Si alz in piedi, disse a Frederik che chiedeva scusa e che non aveva avuto intenzione di offenderci, poi se ne and salutandomi con un cenno della testa.. Anch'io lo salutai freddamente allo stesso modo.
Radunai i compagni e li misi al corrente dell'incidente. "Gli hai dato una buona lezione", mi dissero tutti ad una voce.
Ci mettemmo di nuovo in cammino. Poco dopo fummo seguiti anche dal generale e dalla sua scorta.
La neve continuava a cadere a grossi fiocchi e faceva un freddo pungente. La tramontana ci sferzava il volto. Ogni tanto ci fermavamo. In mezzo alla foresta, facemmo una sosta pi lunga al riparo di un albero. Koleka, come al solito, cacci fuori una pagnotta, che tagli e diede a ciascuno una fetta ed anche una testa di cipolla. Dopo esserci ristorati ci mettemmo di nuovo in cammino. Cadeva una neve cosi fitta che a stento potevamo seguire la via che conduceva alla piana di Stude. Stavamo girovagando in vano da ore nella foresta quando improvvisamente, dalle foglie di cipolla, capimmo di trovarci di nuovo al posto in cui ci eravamo fermati per mangiare. La nostra "guida", che si era tanto vantata di conoscere ogni "palmo" del terreno, non sapeva pi che pesci pigliare, ma, come era suo costume, cerc di non darsi per vinto. Allora prendemmo noi stessi l'iniziativa, servendoci di una mappa e di una bussola. Dopo faticosi sforzi, riuscimmo ad orientarci. Finalmente trovammo la giusta strada, ma intanto continuava a nevicare abbondantemente. La notte ci sorprese prima di avere raggiunto la piana di Stude. Stavamo camminando da pi di dieci ore. Attraversata la piana cominciammo a salire il monte. Era una marcia spossante. Ci fermammo.
Non avevamo che una pagnotta di mais e due scatole di latte "Nestl" per tutti. Con molta fatica i partigiani accesero un fuoco che ci fece riprendere forza, vi posero sopra una pentola riempita di neve e poi vi versarono il latte in polvere. Mentre uno di loro stava mescolando il latte, sopraggiunse l'ordinanza del generale. Questi era abituato a masticare di solito dei cioccolatini e dei biscotti, ma ora aveva esaurito tutte le sue provviste.
- Potreste darmi, per favore, una porzione per il generale?
- Ma certo - rispose un compagno - che gli riempi una borraccia di latte e gli diede anche due buone fette di pane di granturco.
Trascorremmo la notte sul monte. All'alba, apparve lontano davanti a noi Okshtun. Allora capimmo che ci trovavamo sul monte che porta questo nome.
Nelle prime ore del mattino venne da noi il generale; ci stringemmo la mano ed io gli sorrisi con l'aria di chi ha dimenticato la lite dei giorno prima. Partimmo in direzione di Okshtun. Le discese e le salite erano faticose, i sentieri ricoperti di neve ghiacciata. La tramontana continuava a soffiare.
- Siamo quasi arrivati, signor generale gli dicevo strada facendo, per dargli coraggio. Ancora un po' di pazienza e saremo sul posto, non perdete il buon umore.
Ad Okshtun, le nostre basi erano state avvisate del nostro arrivo. Ci aspettavano, e vedendo che ci eravamo attardati, ci avevano mandato incontro alcuni uomini che s'imbatterono nella nostra avanguardia.
Verso sera giungemmo alla base in cui dovevamo fermarci. I padroni di casa stavano aspettandoci sulla soglia della porta in mezzo al buio e alla neve. Ci abbracciarono, poi ci invitarono ad entrare. Ci togliemmo i cappotti fradici, consegnammo i fucili al padrone di casa che li appese al muro. Nel vestibolo caldo provammo un senso di benessere. Il generale ci guardava soddisfatto e con curiosit come ci abbracciavamo con la gente di casa, come consegnavamo i fucili, come ci toglievamo gli stivali e le scarpe all'ingresso della stanza di soggiorno, e cercava anche lui di fare come noi.
Il padrone di casa apr la porta della stanza di soggiorno, dove ardeva un bel fuoco, e C'invit:
- Entrate, la mia casa vostra.
- Prego - dissi al generale. - facendolo passare per primo ed entrammo nella stanza. Era davvero un miracolo non solo per il generale Inglese, ma anche per noi che eravamo i figli di questo paese e di questo Popolo. Dopo un cammino estenuante in mezzo alla foresta, attraverso strade incerte, in mezzo alla neve e alla tormenta, ci trovavamo finalmente nella stanza di un campagnolo che fece dire all'inglese "Ma che meraviglia! Mi sembra un sogno!".
Il padrone di casa mi chiese di dove era il signore e quale Lingua parlava. Gli presentai il generale.
Dirimpetto alla porta, in un grande camino ardeva un bel fuoco che riscaldava e illuminava tutta la stanza. Due o tre lumi a petrolio erano stati accesi per l'illuminazione, sul pavimento c'erano delle pelli d montone candide come la neve e lungo le pareti dei cuscini rivestiti di federa di bucato per appoggiarsi. In mezzo alla stanza un grande tappeto di Dibra, mentre dalle travi del soffitto pendevano, schierati come soldati, grappoli di pannocchie di granturco. Non si vedevano n le travi, n il tetto, ma, solo le pannocchie di mais alle quali il bagliore del fuoco infondeva il scintillante colore dell'oro.
<<Ma stupendo! Un vero paradiso!>>,:mormorava il generale. "Neppure in sogno potevo immaginarmi una notte di Natale come questa>>.
- Ecco come sono, signor generale, i focolari e i cuori della semplice gente albanese, - gli dissi. - Questo il vero paradiso, senza Dio n Satana come nel "Paradiso perduto" del vostro Milton. Vi ricordate forse dei bei versi molto ispirati di lord Byron. Nel suo <<Childe Harold>>, dove canta le nobili virt degli albanesi, egli dice: Lo accolsero in casa festosamente. Accesero il fuoco e asciugarono i suoi panni. E poi apparecchiarono la tavola con quello che avevano. Questo si chiama amore umano.
- S ' signor Hoxha, - disse il generale, quello che Byron ha scritto di voi, albanesi, lo vedo nella realt , ed anche in questi tempi difficili che stanno travagliando il mondo.
- Per quanto mi riguarda - gli dissi - l'ambiente cosi ospitale di questa casa mi ricorda anche le mie letture sulla vita di Byron. Proprio in un ambiente come questo languiva sul letto di morte il grande poeta inglese, che si era recato in Grecia a battersi per la libert del popolo greco. Quando intorno a Missolungi combattevano gli, arvaniti dei valorosi capitani albanesi - Marko Boari, Kollokotroni ed altri - nella stanza dove era disteso il poeta, a servirlo e a montare la guardia erano degli albanesi originari del Suli.
- Quello che avete evocato, signor Hoxha, mi ha commosso - disse il generale.
- Byron, nei suoi scritti parla anche della generosit del popolo albanese. Una volta, racconta il poeta, viaggiando attraverso l'Albania, la notte lo sorprese in un villaggio ed egli fu costretto a chiedere riparo in una casa dove fu accolto nel modo pi generoso. L'indomani, prima di partire, egli fece il gesto di pagare, ma il suo ospite, sdegnato, gli disse: "No, l'albanese non vuole denaro, ma amici". E cosi Byron divenne un vero amico degli albanesi.
Il padrone di casa fece apparecchiare la tavola secondo l'usanza della regione di Dibra. Il generale si alzava in ginocchio, metteva la mano al cuore per ringraziare ogni volta che il padrone di casa gli offriva una sigaretta oppure brindava alla sua salute. La stanchezza scomparve come per incanto. Il generale sgranava gli occhi stupito:
- Non riesco a capire, - egli disse - se siamo qui in citt o in un villaggio?
. - Siamo in un villaggio i cui abitanti, di padre in figlio, hanno combattuto per la libert . Sono poveri, ma quando ricevono degli amici, fanno l'impossibile per trattarli degnamente. E' cosi che tutto il nostro popolo ha cura di conservare le tradizioni de suoi antenati.
- Che strana cultura la vostra, che affabilit !
Ascoltando queste parole del generale mi ricordai d un altro episodio che era accaduto in quei difficili giorni e che i compagni mi avevano raccontato per filo e per segno. Come ho gi detto, eravamo stati costretti a passare la notte nella foresta di Okshtun. Intorno a noi, da tutte le parti, il suolo era coperto di neve. Bench fossimo in mezzo alla foresta, non c'era modo di trovare nemmeno un ramoscello di legna secca. Con molta fatica riuscimmo ad accendere il fuoco strappando qualche brandello dalle nostre camicie. Un po' pi in l , anche il gruppo del generale riusc ad accendere un fuoco. Ed ecco quel che era successo. Una delle nostre guide si era avvicinata al fuoco degli inglesi per riscaldarsi. Il colonnello Nicholls, con grettezza d'animo, l'aveva cacciato con parole ingiuriose.
E cosi, in quella fredda notte d'inverno, in quella casa dibrane, dimenticammo per qualche attimo la grande prova della lotta, parlando di letteratura, di poesia, e di poeti, evocando anche gli insegnamenti della storia.
L'indomani, mentre stavamo mangiando un boccone, venne a trovarci uno dei nostri pi cari compagni, lo scrittore combattente Haki Strmilli, difficilmente riconoscibile sotto le sue logori vesti da contadino. Lo presentai al generale.
- Vedete quest'uomo, - gli dissi, - uno scrittore. Ha lasciato tutto: la casa, la famiglia, la sua tranquillit , per impegnarsi nella lotta. Non comunista, ma un ardente patriota, un democratico rivoluzionario. Dopo il rovesciamento del Governo democratico-borghese di Fan Noli nel 1924 ad opera delle forze reazio narie di Zogu, stato costretto a prendere la via dell'esilio ed ha girato per l'Europa come emigrato politico. In Jugoslavia fu arrestato dalla polizia e consegnato a Zogu, che lo mise in prigione. Nel suo diario intitolato "La mia prigione", egli ha descritto la sua vita in carcere, le sue sofferenze e le torture subite. Pi tardi ha scritto un romanzo, <<Se fossi nato ragazzo>>, che ha avuto molta risonanza. In esso egli tratta la duplice oppressione familiare e sociale che pesava sulle donne albanesi, ed anche la loro emancipazione, mentre ora, come avete avuto modo di vedere, esse hanno impugnato le armi e si stanno battendo valorosamente al fianco degli uomini. Questo compagno ha aderito in pieno alle decisioni della Conferenza di Peza; ora membro del Consiglio Generale di Liberazione Nazionale e si occupa dell'organizzazione della lotta di liberazione in queste regioni. Egli va di villaggio in villaggio, parla con i contadini, spiega loro l'importanza della nostra lotta, li organizza ed essi, ispirati dall'ideale patriottico, insorgono nella lotta contro i tedeschi. I nazisti e i capi della reazione nella regione di Dibra gli danno la caccia, ma non riescono a torcergli un capello poich legato al popolo, ai comunisti. Noi ci amiamo come compagni, come fratelli.
Trascorremmo con Haki delle ore deliziose. Egli parl al generale della vita squallida che i feudatari, i notabili e il clero avevano imposto al popolo; gli parl del regime sanguinario di Zog e gli fece un riassunto del suo romanzo "Se fossi nato ragazzo".
La sosta a Okshtun fu veramente piacevole. L'ospitalita e il patriottismo della gente di Dibra fecero scomparire ogni traccia della nostra estenuante fatica e dimenticare per qualche attimo le grandi preoccupazioni della guerra. Dormimmo e ci riposammo nel migliore dei modi. Ma dalle notizie che mi giungevano, risultava che l'offensiva tedesca, appoggiata dai mercenari di Fiqri Dine e di altri bayraktar, era tuttora in corso. Rimanere pi a lungo sul posto significava esporsi a gravi rischi. Quindi decidemmo di recarci a Kostenja. Incontrai il generale inglese e gli dissi che dovevamo raggiungere Kostenja, dove saremmo stati pi sicuri e avremmo avuto modo di riposare; e poi avremmo certamente trovato presto la strada per proseguire il nostro piano.
Salimmo cosi fino alle malghe di Kostenja. Sistemammo in una casa il generale e il suo stata maggiore mentre noi fummo ospitati da Qazim Peshku. comandante di compagnia presso il reparto di Martabesh. Qui ci fermammo qualche giorno, riposammo e ci rimettemmo in forze. Il generale non poteva pi lagnarsi di mancare di viveri, la nostra retroguardia lo riforniva bene di carne, patate, noci, cotogne, mosto e acquavite.
Ristabilimmo i collegamenti con i compagni del Partito e con le nostre forze dislocate a Shmil, Labinot e altrove. E da loro apprendemmo che l'operazione si era conclusa senza successo per i tedeschi. Avvisai i compagni del Partito perch dicessero alla I' Brigata di passare a Letini, Kostenja, Martanesh, Orenja e Shmil, di rastrellare queste zone dai tedeschi e dai ballisti e di venire ad incontrarsi con lo Stato Maggiore Generale. Decisi di passare con i miei compagni da Kostenja a Shmil, per tentare di trovare qui un varco verso la regione di Kora.
Misi al corrente il generale di questo progetto e gli chiesi se desiderava proseguire il cammino con noi; in caso contrario, gli avremmo trovato un riparo sicuro da dove avrebbe potuto muoversi, quando lo avrebbe ritenuto opportuno, in direzione di Kora. Egli mi rispose che, dopo averci pensato, mi avrebbe fatto sapere la sua decisione.
Nel frattempo, il compagno Sami Baholli ed altri compagni del Partito di queste zone avevano preparato a Shmil delle basi per tutti noi. E' da qui che avremmo iniziato il nostro nuovo itinerario. Sami ci fece sapere che tutto era pronto.
Una volta terminati tutti i preparativi per proseguire la nostra marcia, che avremmo intrapreso sotto la neve e con un vento glaciale, mi recai alla casa dove alloggiava il generale. Mi sedei. Egli mi offr una sigaretta e poi discutemmo del nostro piano. Era inquieto, guardava il colonnello e sembrava chiedere il suo parere :
- Lascio al colonnello decidere - mi disse. Questi era seduto su uno sgabello.
Gli dissi ridendo: - Che il colonnello lo voglia o no. . . - e con il palmo della mano diedi a quest'ultimo una pacca sul ginocchio. Non arrivai a finir la frase, che questi cacci un urlo, e si mise a gemere.
- Scusatemi - mi affrettai a dirgli. - Vi ho forse fatto male? Che cos'avete?
- Sto veramente male, signor Hoxha - rispose. - Riesco appena a muovermi. Temo che la mia gamba finir per cancrenarsi.
- No, signor colonnello, com' possibile? dissi stupito. - Perch non me l'avete detto prima? Avremmo provveduto d'urgenza. Signor generale, dobbiamo salvare la vita al colonnello. ci permettete di agire?
Ma che potete fare?
Per cominciare lo faremo visitare daldott. Dishnica, poi penso di farlo trasportare quanto prima a Tirana dove abbiamo i nostri, medici.
- Ma siete in grado di farlo? - chiese stupito il generale.
- Nell'arco di pochi giorni possiamo farlo, entrare a Tirana, dove sar operato subito - gli dissi.
Consultato Nicholls, il generale mi disse che ci sarebbero stati riconoscenti se avessimo preso queste misure al pi presto. Nel contempo egli espresse il desiderio che il colonnello fosse ospitato da uno dei suoi amici, un bey degli Jella se non sbaglio.
Come volete - risposi - e senza perdere tempo spedii d'urgenza una staffetta ai compagni della regione di Mat e di Tirana affinch organizzassero al pi presto il ricovero e l'operazione del colonnello. Il generale mi ringrazi per la tollecitudine mostrata e per la rapidit con cui agivamo per salvare il colonnello. E poi aggiunse che nelle condizioni createsi e finch il colonnello non si sarebbe rimesso, non poteva allontanarsi dai dintorni di Tirana.
E' ovvio - gli risposi. - Allora voi resterete con Baba Faja. Se non gi venuto, non tarder ad arrivare. Con lui e con le sue forze potrete restare qui oppure passare in qualche altra zona vicina.
Venne Baba Faja e s'incontr con il generale. Noi prendemmo commiato da loro. Strinsi la mano al generale dicendogli: "Arrivederci nella zona di Kora". Ma non ci saremmo pi rivisti. In quei giorni, il tenente inglese Trayhorn si era reso ai tedeschi. Sembra che avesse raccontato loro tutto quello che sapeva del generale, il suo nascondiglio e i suoi piani. L'indomani della nostra partenza, 8 gennaio, i ballisti di Aziz Biaku e un reparto di soldati tedeschi fecero irruenza nelle malghe di Kostenja, dove si trovavano i partigiani e il generale inglese con quattro dei suoi uomini. I partigiani, al comando di Baba Faja, ingaggiarono battaglia da tutte le parti. Questi, pur sparando contro il nemico per rompere l'accerchiamento, e riparare in un bosco vicino, assicurava la protezione del generale e cercava di aprirgli la via. Gridando ai suoi uomini "abbiate cura del generale", egli si batteva in testa all'avanguardia per coprire la ritirata. Insieme con i partigiani si battevano per rompere l'accerchiamento anche Nicholls e un altro ufficiale inglese. Mentre i combattimenti erano in corso, i partigiani videro che il generale si era fermato. Alcuni di questi tornarono indietro per portarlo via, ma rimasero stupiti vedendolo appoggiato ad un tronco d'albero con una sciarpa di raso rosso sul petto. Egli li minacciava e faceva loro segno con la mano di allontanarsi. Nel frattempo Frederik, che stava combattendo accanto a Nicholls, aveva inteso il generale dire al suo colonnello:
- Go on, I'm hit. You take charge!* *(Proseguite, io sono ferito. Prendete il comando!)
- Very good, sir, goodbye!* *(Va bene, signore, arrivederci) - aveva risposto il colonnello.
Molti tedeschi e ballisti furono uccisi; presto la sparatoria cess. Il nemico si era ritirato. Dopo la battaglia i partigiani si accorsero che il generale non c'era pi. Stanco, scoraggiato, egli aveva gettato le armi e si era arreso senza sparare un colpo.
Il fatto mi fu referito a Shmil, quando avevamo gi provveduto a tutto ed ultimato i preparativi per iniziare la marcia in direzione della zona di Kora. Il generale, che ci aveva consigliato di arrenderci, progettava quindi da tempo il piano della sua resa e, trovatavi l'occasione propizia, lo aveva messo in atto.
Quanto al colonnello, pur sofferente dalla gamba, non si arrese ma ruppe l'accerchiamento ed entr nella foresta, perch ben sapeva quale sorte poteva riservare la Gestapo ad un ufficiale superiore dello SOE. Il generale stesso lo aveva confidato a Frederik durante una conversazione. Ma il colonnello non si era reso anche per un altro motivo. Secondo una tradizione dell'esercito inglese, quando un ufficiale comandante veniva fatto prigioniero, l'ufficiale di rango immediatamente inferiore prendeva il suo posto. Nicholls sarebbe quindi divenuto di ufficio generale e capo della missione inglese in Albania; e cosi fu. Ma egli assunse queste funzioni per soli pochi giorni. Con la gamba cancrenata e avendo perduto ogni contatto con il rappresentante dello Stato Maggiore del nostro Esercito di Liberazione Nazionale, egli fu ricoverato con la mediazione del Balli Kombtar e del Legaliteti da un Toptani, maggiore della Gestapo, nei pressi di Tirana, dove, come potemmo apprendere in seguito, mor e fu sepolto di nascosto.
Se i ballisti mostravano tanta cura per il colonnello, essi lo facevano per scagionarsi presso gli inglesi della colpa di aver consegnato il generale Davies ai tedeschi. Gli inglesi tuttavia, non volendo screditarli completamente, non li denunciarono pubblicamente e continuarono a.mantere rapporti con loro. Furono per i tedeschi a svelare la loro ignominia. Essi fecero ci per far vedere che i ballisti erano con loro, sparsero ai quattro venti la notizia della cattura del generale e conferirono ad Azis Biaku persino l'alta onorificenza della "Croce di ferro".
Pi tardi, quando mi trovavo al Sud, m'informarono che i compagni di Tirana avevano tentato, ma invano, di strappare il generale inglese dalle unghie della Gestapo, e che in quest'azione quattro di loro avevano perduto la vita.
Nel settembre 1944, il comando del Iø Corpo d'Armata dell'Esercito di Liberazione Nazionale m'inform che i partigiani avevano catturato, sulla strada Kuks-Prizren, tre donne tedesche, che erano delle spie pericolose. Con un radiogramma urgentissimo impartivo ai compagni l'ordine di tentare lo scambio di queste spie con il generale Davies. Il comando tedesco fece loro sapere che il generale inglese, consultato a questo proposito, aveva rifiutato.
Noi avevamo fatto il nostro dovere nei suoi riguardi, ma il generale inglese Davies aveva preferito la prigionia tedesca alla libert presso i partigiani sui monti albanesi, dove avrebbe dovuto sopportare innumerevoli sacrifici* *( Lo stesso Davies, nel suo libro <<Illyrian Venture>>, ammette che nel campo tedesco dei prigionieri di guerra il Natale <<era stato migliore dell'ultima volta, quando stavamo combattendo in cima ad un monte, senza viveri e senza via d'uscita>>. (Brigadier <<Trotzky>> Davies. "Myrian Venture", The Bodley Head, London, 1952, p. 219). insieme a loro.
Ecco quale fu la vergognosa fine di un ufficiale superiore inglese, agente dell'Intelligence Service, il generale Davies.
Sicuramente il generale inglese, catturato dai tedeschi e che si era rifiutato di essere scambiato, come avevamo proposto noi, aveva ricevuto da Londra istruzioni per discutere con loro sul futuro dell'Albania di cui Londra era tanto preoccupata. Descrivendo queste vicende, iuo ho evocato fatti che illustrano chiaramente questa preoccupazione.