Discorso di
Enver Hoxha
nel centenario della nascita di Stalin
Il 21 dicembre di quest'anno si compiranno 100 anni dal giorno in
cui nacque
Giuseppe Stalin, l'uomo cosi caro al proletariato russo e
internazionale e
suo eminente dirigente, l'amico fedele del popolo albanese, l'amato
amico
dei popoli oppressi del mondo intero che lottano per la libertà,
l'indipendenza, la democrazia e il socialismo.
Tutta la vita di Stalin è stata caratterizzata da un'accanita e
incessante
lotta contro il capitalismo russo, contro il capitalismo mondiale,
contro
l'imperialismo, contro le correnti antimarxiste e antileniniste che
si erano
messe al servizio del capitale e della reazione mondiale. Sotto la
guida di
Lenin e al suo fianco, egli fu uno degli ispiratori e dirigenti
della Grande
Rivoluzione Socialista d'Ottobre, un indomabile militante del
Partito
Bolscevico.
Dopo la morte di Lenin, Stalin diresse durante trent'anni la lotta
per la
vittoria e la difesa del socialismo in Unione Sovietica. Proprio per
questo
l'amore, il rispetto e la fedeltà verso la sua opera e la sua
persona
occupano un posto di grande rilievo nei cuori del proletariato
mondiale e
dei popoli del mondo. Così si spiega anche l'avversione senza limiti
della
borghesia capitalista e della reazione mondiale nei confronti di
questo
fedele discepolo, insigne e risoluto compagno d'armi di Vladimir
Ilich
Lenin.
Con la sua lotta inesorabile e di principio per la difesa, la
coerente
attuazione e l'ulteriore sviluppo delle idee di Marx, Engels e
Lenin, Stalin
è annoverato tra i grandi classici del marxismo-leninismo. Grazie
alla sua
lungimiranza e alle sue insigni capacità, egli seppe orientarsi
correttamente anche nei momenti estremamente difficili, allorché la
borghesia e la reazione facevano di tutto per impedire la vittoria
della
Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre.
Enormi erano le difficoltà che stavano di fronte al proletariato
russo per
realizzare le sue aspirazioni, poiché il capitalismo dominava in
Russia e
nel mondo. Ma ormai il capitalismo aveva creato il proprio
affossatore, il
proletariato, la classe più rivoluzionaria, chiamata storicamente a
dirigere
la rivoluzione. Questa classe avrebbe assolto in Russia con successo
la
missione storica affidatagli attraverso una lotta spietata contro i
nemici,
avrebbe conquistato, grazie a questa lotta, i diritti e le libertà a
cui
anelava e avrebbe preso nelle sue mani il potere politico. Seguendo
infatti
questa via, il proletariato avrebbe poi strappato il potere politico
ed
economico alla borghesia capitalista che l'opprimeva e lo sfruttava,
per
costruire il mondo nuovo.
Marx ed Engels avevano creato la scienza proletaria della
rivoluzione e il
socialismo scientifico. Essi avevano fondato l'Associazione
Internazionale
dei Lavoratori, nota con il nome di Prima Internazionale. I principi
fondamentali di questa prima organizzazione internazionale dei
lavoratori
furono espressi nel suo Manifesto costitutivo, che indicò al
proletariato la
via dell'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione,
sanzionò la creazione del partito del proletariato per la presa del
potere
tramite la via rivoluzionaria e definì la lotta che il proletariato
doveva
condurre contro il capitalismo e contro l'opportunismo che si
manifestò
sotto varie forme "teoriche" nei vari paesi.
Basandosi sulle opere maggiori di Karl Marx e di Friederich Engels,
e
difendendole con rara maestria, Vladimir Ilich Lenin, il geniale
continuatore della loro opera, sviluppò la lotta contro le varie
correnti
dei revisionisti, degli opportunisti e degli altri rinnegati. I
traditori
gettarono via la grande bandiera della Prima Internazionale e
calpestarono
in modo del tutto palese la parola d'ordine del Manifesto del
Partito
Comunista "Proletari di tutti i paesi, unitevi!".. Questi rinnegati
del
marxismo votarono i crediti per la guerra imperialista, invece dì
opporvisi.
Lenin scrisse delle opere di importanza capitale per la difesa e lo
sviluppo
del marxismo. Egli arricchì in modo particolare le idee di Marx e di
Engels
sull'edificazione della società socialista e comunista. Tenendo
costantemente presente lo sviluppo materialistico della storia come
pure le
condizioni del paese e dell'epoca in cui viveva, Lenin condusse una
lotta
inflessibile per la creazione e il consolidamento del Partito
Bolscevico.
Nelle condizioni create dalla putrefazione dello zarismo e del suo
esercito,
Vladimir Ilich e gli altri bolscevichi, grazie ad un'intensa lotta
rivoluzionaria sia in Russia che all'estero, prepararono e
scatenarono la
Grande Rivoluzione proletaria socialista.
Così fu attuato il geniale piano di Lenin per il trionfo della
rivoluzione.
Dopo la conclusione vittoriosa della Grande Rivoluzione, che scosse
dalle
fondamenta il vecchio mondo e apri un'epoca nuova nella storia
dell’umanità,
l'epoca dell'abolizione dello sfruttamento e dell'oppressione, Lenin
proseguì la lotta per la costruzione del primo Stato socialista.
Assieme a
Lenin partecipò alla lotta ed agì col massimo impegno anche il suo
devotissimo collaboratore, Giuseppe Vissarionovich Stalin.
E' facile comprendere che la borghesia non poteva non opporsi alle
idee di
Marx, Engels e Lenin, alle loro azioni giuste, risolute e
inflessibili in
favore della classe operaia e dei popoli; ed infatti essa puntò le
sue
diverse armi contro queste idee, e lo fece senza la minima
esitazione,
ferocemente, tenacemente e senza sosta.
Ma la grande forza organizzata e invincibile del proletariato russo,
unita a
quella del proletariato mondiale, si oppose alla feroce ostilità
organizzata
del capitalismo e della borghesia reazionaria mondiale. Questo
confronto era
l'espressione di un'aspra lotta di classe all'interno della Russia e
fuori,
lotta che si concretizzò durante tutto quel periodo nelle battaglie
contro
le forze degli interventisti e i resti dello zarismo e della
reazione russa.
Questi nemici andavano combattuti senza pietà.
Nel corso di questa lotta di classe era necessario temprare il
Partito
Bolscevico, edificare lo Stato di dittatura del proletariato,
problema
questo essenziale della rivoluzione, e gettare le fondamenta
dell'economia
socialista. Era necessario quindi intraprendere delle riforme
radicali in
tutti i settori della vita, ma seguendo una via nuova, con uno
spirito nuovo
ed avendo in vista uno scopo nuovo; era necessario applicare in modo
creativo e nelle concrete condizioni della Russia zarista la teoria
di Marx
sul terreno della filosofia, dell'economia politica e del socialismo
scientifico.
Tutti questi obiettivi andavano realizzati sotto la guida del
proletariato,
in quanto la classe più avanzata e più rivoluzionaria, e basandosi
sull'alleanza con le masse contadine povere e medie. Dopo la
creazione del
nuovo potere, era necessario condurre una grande lotta, una lotta
eroica,
per migliorare la vita economica e culturale dei popoli affrancati
dal giogo
dello zarismo e dei capitali stranieri dell'Europa. In questa
titanica lotta
Stalin rimase incrollabile al fianco di Lenin, battendosi in prima
linea.
A misura che il nuovo potere sovietico si consolidava politicamente,
che
l'industria si sviluppava in tutti i suoi rami, che cresceva
l'agricoltura
colcosiana, e che la nuova cultura socialista fioriva in Unione
Sovietica,
tanto più accanita diventava la resistenza dei nemici esterni e
della
reazione interna. I nemici poi continuarono ad intensificare la loro
lotta
particolarmente dopo la morte di Vladimir Ilich Lenin.
E Stalin fece, davanti alla salma di Lenin, il giuramento di seguire
fedelmente i suoi insegnamenti, di attenersi alle sue
raccomandazioni al
fine di mantenere immacolato l'alto titolo di comunista, di
salvaguardare e
rafforzare l'unità del Partito Bolscevico, di preservare e cementare
senza
sosta la dittatura del proletariato, di consolidare costantemente
l'alleanza
della classe operaia con le masse contadine, di restare fedele fino
in fondo
ai principi dell'internazionalismo proletario, di difendere il primo
Stato
socialista dalle insidie dei nemici interni borghesi e latifondisti
e dei
nemici esterni imperialisti che puntavano alla sua distruzione, e di
portare
fino alla sua completa realizzazione la costruzione del socialismo
in una
sesta parte del mondo.
Giuseppe Stalin tenne fede alla propria parola. Alla testa del
Partito
Bolscevico, egli seppe dirigere l'edificazione del socialismo in
Unione
Sovietica e fare della grande patria del proletariato russo e di
tutti i
popoli dell'Unione Sovietica un sostegno poderoso della rivoluzione
mondiale. Egli dimostrò di essere un degno continuatore dell'opera
di Marx,
Engels e Lenin, e diede prove lampanti di essere un insigne
marxista-leninista, lungimirante e risoluto.
I nemici interni in Unione Sovietica, i trotzkisti, i bukhariniani,
gli
zinovievisti ed altri si erano strettamente legati ai capitalisti
stranieri,
di cui erano divenuti gli strumenti. Alcuni di loro erano rimasti
nelle file
del Partito Bolscevico al fine di impossessarsi della cittadella
dall'interno, di disgregare la giusta linea marxista-leninista di
questo
partito guidato da Stalin, mentre altri, pur restando fuori dei
ranghi del
partito, operavano nelle strutture dello Stato, ordivano complotti e
sabotavano palesamente o sottomano la costruzione del socialismo. In
queste
circostanze, Stalin attuò con fermezza una delle principali
raccomandazioni
di Lenin - quella di epurare senza esitazione il partito da
qualsiasi
elemento opportunista, dagli elementi che si arrendevano di fronte
alla
pressione della borghesia e dell'imperialismo e di fronte a
qualsiasi punto
di vista estraneo al marxismo-leninismo. La lotta condotta da Stalin
a capo
del Partito Bolscevico contro i trotzkisti e i bukhariani, fu il
proseguimento diretto della lotta di Lenin, una lotta profondamente
conforme
ai principi, per la salvezza, senza la quale non sarebbe stato
possibile né
costruire il socialismo, né difenderlo.
Giuseppe Stalin sapeva che le vittorie potevano essere conseguite e
difese
solo a prezzo di sforzi, di sacrifici, a prezzo di sudore versato e
con una
mano ferrea. Non manifestò mai un ottimismo non fondato dopo le
vittorie
conseguite; nemmeno cadde mai nel pessimismo di fronte alle
difficoltà da
superare. Al contrario, Stalin si rivelò una personalità
estremamente
riflessiva e ponderata nei giudizi, nelle decisioni e nelle sue
azioni.
Essendo egli un grande uomo riuscì a guadagnarsi il cuore del
partito e del
popolo, a mobilitare le loro energie, a temprare i militanti nella
battaglia
e ad elevare il loro livello politico e ideologico per realizzare
una grande
opera, che non aveva precedenti.
I piani quinquennali staliniani per lo sviluppo dell'economia e
della
cultura fecero del primo paese socialista al mondo una grande
potenza
socialista. Attenendosi all'insegnamento di Lenin sulla preminenza
dell'industria pesante nell'industrializzazione socialista, il
Partito
Bolscevico, con a capo Stalin, diede al paese una potentissima
industria per
la produzione di beni strumentali, una gigantesca industria
metalmeccanica,
capace di assicurare un rapido sviluppo all'economia nazionale nel
suo
complesso nonché tutti i mezzi necessari a tal fine, come pure in
grado di
garantire una difesa insuperabile. L'industria pesante socialista fu
edificata, come diceva Stalin, "con le forze interne, senza crediti
né
prestiti asserventi dall'esterno". Stalin aveva chiaramente indicato
che lo
Stato sovietico, nella creazione della sua industria pesante, non
poteva
seguire la via dei paesi capitalisti, non poteva quindi né ricevere
prestiti
dall'estero né depredare gli altri paesi.
In seguito alla collettivizzazione dell'agricoltura, in Unione
Sovietica
sorse un'agricoltura socialista moderna, dotata di un potente
equipaggiamento meccanico, prodotto dall'industria pesante
socialista,
risolvendo così il problema dei cereali e degli altri principali
prodotti
agricoli e zootecnici. Fu Stalin ad elaborare più a fondo il piano
di
collettivizzazione di Lenin, a dirigerne l'attuazione in un'aspra
lotta
contro i nemici del socialismo, contro i kulak e i traditori
bukhariniani,
contro le difficoltà e gli innumerevoli ostacoli derivanti non solo
dall'attività ostile, ma anche dalla mancanza di esperienza dei
contadini,
come pure dal senso della proprietà privata profondamente radicato
nella
loro coscienza.
Quest'ascesa economica e culturale contribuì al consolidamento dello
Stato
di dittatura dei proletariato in Unione Sovietica. Stalin, alla
guida del
Partito Bolscevico, seppe organizzare e dirigere con grande abilità
lo Stato
sovietico, perfezionarne il funzionamento; seppe sviluppare
incessantemente
la struttura e la sovrastruttura della società sulla via
marxista-leninista,
tenendo conto delle situazioni politiche e dello sviluppo economico
interni,
senza trascurare le situazioni esterne, cioè le mire di rapina e gli
abietti
intrighi degli Stati borghesi capitalisti che volevano mettere il
bastone
tra le ruote all'edificazione del nuovo Stato dei proletari.
Il capitalismo mondiale vide nell'Unione Sovietica il suo più
pericoloso
nemico, perciò da un lato si adoperò per isolarla all'esterno,
mentre
all'interno incoraggiò e organizzò complotti servendosi dei
rinnegati, delle
spie, dei traditori e degli uomini di destra. La dittatura del
proletariato
colpì senza pietà questi pericolosi nemici. Tutti i traditori furono
processati pubblicamente. La loro colpevolezza fu allora dimostrata
con
prove inoppugnabili e nel modo più convincente. I processi che si
svolsero
in Unione Sovietica, in base alla legislazione rivoluzionaria contro
i
trotzkisti, i bukhariniani, i Radek, gli Zinoviev, i Kamenev, i
Piatakov e i
Tukhacevski, furono oggetto di grande clamore da parte della
propaganda
borghese, che alzò ancora più il tono ed eresse a sistema il suo
baccano
calunniatore e denigratore contro la giusta lotta del potere
sovietico, del
Partito Bolscevico e di Stalin, che difendevano la vita dei loro
popoli, che
difendevano il nuovo regime socialista, instaurato con il sudore e
il sangue
degli operai e dei contadini, che difendevano la Grande Rivoluzione
d'Ottobre e la purezza del marxismo-leninismo.
I nemici esterni ricorsero ad ogni specie di calunnie in particolare
all'indirizzo di Giuseppe Stalin, il continuatore dell'opera di Marx
e di
Lenin, il geniale dirigente dell'Unione Sovietica; essi lo
tacciarono di
"tiranno", di "assassino" e di "sanguinario". Tutte queste calunnie
si
caratterizzavano in realtà per il loro cinismo. No, Stalin non fu un
tiranno, egli non fu un despota. Era un uomo attaccato ai principi,
giusto,
semplice e pieno di sollecitudine per gli uomini, per i quadri, per
i suoi
collaboratori. E' per questa ragione che il suo Partito, i popoli
dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e tutto il
proletariato
mondiale lo amavano molto. Così l'hanno conosciuto i milioni di
comunisti e
le insigni personalità rivoluzionarie e progressiste nel mondo.
Rievocando
la sua figura, Henri Barbusse, nel suo libro su Stalin, scrive fra
l'altro:
"Si è messo e resta in contatto con il popolo operaio, contadino e
intellettuale dell'URSS e con i rivoluzionari del mondo, che amano
con tutto
il cuore la loro patria - vale a dire molto più di duecento milioni
di
persone". E aggiunge: "Quest'uomo nitido e perspicace era un uomo
semplice…
Rideva come un bambino… Per molti versi rassomigliava allo
straordinario
V.I. Lenin; la stessa profonda conoscenza della teoria, lo stesso
senso
della pratica, la stessa risolutezza… E’ in Stalin, più che in ogni
altra
persona, che si trovano il pensiero e la parola di Lenin. E’ il
Lenin dei
nostri giorni".
Tutte le idee e le opere di Stalin, concepite e tradotte nella
realtà viva,
sono percorse in modo coerente da un filo rosso, dal pensiero
rivoluzionario
marxista-leninista. Nelle opere di questo illustre
marxista-leninista non si
può riscontrare alcun errore di principio. Egli soppesava ogni sua
azione
tenendo presente gli interessi del proletariato, delle masse
lavoratrici,
gli interessi della rivoluzione, del socialismo e del comunismo, gli
interessi delle lotte di liberazione nazionali e antimperialiste.
Non si
riscontra alcun eclettismo nelle sue idee teoriche e politiche,
alcuna
titubanza nelle sue azioni pratiche. Chi si fondava sull'amicizia
sincera di
Giuseppe Stalin era sicuro di vedere il suo popolo avanzare
rapidamente
verso un futuro luminoso. Chi tergiversava invece, non poteva
sfuggire alla
vigilanza e al giudizio acuto di Giuseppe Stalin. Questo giudizio
scaturiva
dalle grandi idee della teoria marxista-leninista, che si erano
cristallizzate nella sua mente acuta e nel suo cuore puro. Durante
tutta la
vita, egli seppe reggere fermamente ed orientare nella giusta via il
timone
del socialismo, e questo anche attraverso le ondate e le bufere
scatenate
dai nemici.
Stalin sapeva quando e in quale misura conveniva scendere a
compromessi, a
condizione cioè che non recassero danno all'ideologia
marxista-leninista, e
quando al contrario fossero utili alla rivoluzione, al socialismo,
all'Unione Sovietica e agli amici dell'Unione Sovietica.
Il proletariato, i partiti marxisti-leninisti, gli autentici
comunisti e
tutti gli uomini progressisti del mondo consideravano giuste,
sensate e
necessarie le azioni salutarie del Partito Bolscevico e di Stalin in
difesa
dello Stato e del nuovo ordinamento economico e sociale socialista.
L'opera
di Stalin trovava il consenso del proletariato e dei popoli del
mondo,
perché questi vedevano come egli lottava contro l'oppressione e lo
sfruttamento, che pesavano gravemente sulle loro spalle. I popoli
sentivano
le calunnie diffuse contro Stalin proprio da quei mostri che
organizzavano
le torture e i massacri in massa nella società capitalista, da
coloro che
erano la causa della fame, della povertà, della disoccupazione e di
tante e
tante altre sciagure, ed è per questo che non credevano a queste
calunnie.
I milioni di proletari nel mondo si sollevavano contro questi nemici
organizzando scioperi e potenti manifestazioni di protesta nelle
strade
delle città e occupando le fabbriche dei capitalisti. I popoli
insorgevano
in lotta contro i colonizzatori per conquistare i diritti e le
libertà
democratiche. Queste proteste e questa lotta erano un sostegno
internazionale a favore dell'Unione Sovietica e di Stalin, e questo
sostegno
contribuì a rafforzare il giovane Stato dei Soviet, a dare maggior
rilievo
alla sua già notevole autorità nel mondo.
Tutti i comunisti che si battevano contro il capitalismo mondiale in
tutti i
paesi del globo, furono considerati dalla borghesia e dai rinnegati
del
marxismo-leninismo come "agenti" dell'Unione Sovietica e di Stalin.
Ma i
comunisti erano persone oneste, non erano agenti di nessuno, erano
semplicemente dei fedeli sostenitori della dottrina di Marx, Engels,
Lenin e
Stalin. Essi appoggiavano l'Unione Sovietica, perché vedevano nella
sua
politica un grande sostegno al trionfo delle idee comuniste, un
esempio
luminoso da seguire per condurre la lotta, la direzione su cui
bisognava
concentrare gli sforzi per vincere una battaglia dopo l'altra e
sgominare i
nemici, per scuotere dalle fondamenta il potere del capitale e
instaurare il
nuovo ordinamento sociale socialista.
Mentre il capitalismo mondiale, in quanto vecchio regime in fase di
imputridimento, andava indebolendosi, il socialismo in Unione
Sovietica, in
quanto ordine nuovo del futuro, trionfava e diventava un sostegno
sempre più
potente della rivoluzione mondiale. In queste circostanze, il
capitalismo
doveva assolutamente lanciare nella lotta i messi di cui disponeva
per
colpire a morte il grande Stato socialista dei proletari, che
indicava al
mondo la via per sottrarsi allo sfruttamento, ed è per questo che i
capitalisti prepararono e scatenarono la Seconda Guerra mondiale.
Essi mobilitarono, sostennero, incoraggiarono gli hitleriani per la
"guerra
contro il bolscevismo", contro l'Unione Sovietica e per realizzare
il loro
sogno di "spazio vitale" verso l'Est. L'Unione Sovietica avvertì il
pericolo
che la minacciava. Stalin teneva gli occhi bene aperti e sapeva bene
che le
calunnie di cui era oggetto da parte della borghesia capitalista
internazionale, secondo le quali egli non combatteva il nazismo e il
fascismo in ascesa, non erano altro che una ovvia parola d'ordine
che la
borghesia e la quinta colonna hitleriana avevano inventato per
trarre in
inganno l'opinione pubblica e realizzare così i loro piani di
aggressione
contro l'Unione Sovietica.
Nel 1935 il VII Congresso del Comintern definì a giusta ragione il
fascismo
come il più grande nemico dei popoli nelle concrete circostanze del
tempo.
Questo Congresso, per iniziativa diretta di Stalin, lanciò la parola
d'ordine della necessità di creare in ogni paese un fronte popolare
antifascista comune per denunciare i piani e l'attività aggressiva e
di
rapina degli Stati fascisti e per far insorgere i popoli contro
questi piani
e attività, al fine di scongiurare la nuova conflagrazione
imperialista che
minacciava il mondo.
Mai e in nessun momento Stalin dimenticò il pericolo che incombeva
sull'Unione Sovietica. Ad ogni istante egli lottò con fermezza e
impartì
chiarissime direttive affinché il partito fosse temprato in vista
delle
lotte future, affinché i popoli sovietici si fondessero in una
ferrea unità
marxista-leninista, affinché l'economia sovietica si consolidasse
sulla via
socialista, affinché la difesa dell'Unione Sovietica venisse
rafforzata con
mezzi materiali e quadri, e che fosse dotata di una strategia e di
tattiche
rivoluzionarie. Stalin sosteneva e dimostrava le sue affermazioni
con fatti
tratti dalla vita stessa, egli indicava che gli imperialisti sono
dei
bellicisti e che l'imperialismo è portatore di guerre di rapina;
perciò egli
consigliava agli uomini di non abbassare mai la guardia e di essere
costantemente preparati contro ogni azione dei nazisti hitleriani,
dei
fascisti italiani e dei militaristi giapponesi, come pure delle
altre
potenze capitaliste mondiali. Le parole di Stalin erano parole
d'oro, una
bussola di orientamento per i proletari e i popoli del mondo.
Stalin avanzò ai governi dei grandi paesi capitalisti dell'Europa
occidentale la proposta di concludere un'alleanza contro il flagello
hitleriano, ma questi governi rigettarono la sua proposta, spingendo
le cose
al punto di violare perfino le loro vecchie alleanze con l'Unione
Sovietica,
sperando così che gli hitleriani estirpassero il "germe del
bolscevismo",
cavando le castagne dal fuoco per conto loro.
Di fronte a questa situazione grave e carica dì pericoli, e
nell'impossibilità di convincere i governanti delle cosiddette
democrazie
occidentali a concludere un'alleanza antifascista comune, Stalin
ritenne
opportuno adoperarsi per ritardare la guerra contro l'Unione
Sovietica, al
fine di guadagnare il tempo necessario per rafforzare maggiormente
la sua
difesa. Per questo scopo, egli firmò il patto di non-aggressione con
la
Germania. Questo patto doveva servire da modus vivendi per
allontanare
temporaneamente il pericolo, poiché Stalin si rendeva conto dei
disegni
aggressivi degli hitleriani, quindi si era preparato e continuava a
prepararsi contro di loro.
Molti politici e storici borghesi e revisionisti dicono e scrivono
che
l'aggressione hitleriana avrebbe trovato l'Unione Sovietica non
preparata, e
ne riversano la colpa su Stalin! Ma i fatti smentiscono questa
calunnia. Si
sa che la Germania hitleriana, come Stato aggressore, violando
vilmente e in
modo piratesco il Patto di non aggressione, approfittò del fattore
strategico sorpresa e della superiorità numerica di forze
preponderanti,
circa 200 divisioni, proprie e dei suoi alleati, di cui disponeva,
per
lanciarle in una "guerra lampo", che doveva consentirle, secondo i
piani di
Hitler, di battere l'Unione Sovietica e di travolgerla in meno di
due mesi!
Si sa bene però come andarono le cose in realtà. La "guerra lampo",
vittoriosa su tutto lo scacchiere dell'Europa occidentale, fallì
all'Est.
L'Esercito Rosso, disponendo di retrovie solidissime e dell'appoggio
dei
popoli sovietici, riuscì, ripiegando, a logorare le forze del nemico
e a
inchiodarle sul posto; passando poi alla controffensiva, le
sconfisse con
reiterati attacchi costringendo infine la Germania hitleriana alla
resa
incondizionata. La storia ha ormai fissato per sempre il ruolo
determinante
svolto dall'Unione Sovietica nella sconfitta totale della Germania
hitleriana e nell'annientamento del fascismo in generale durante la
Seconda
Guerra mondiale.
Come si può spiegare il fallimento della "guerra lampo" di Hitler
contro
l'Unione Sovietica, come si può spiegare il grande ruolo da questa
svolta
per salvare l'umanità dalla schiavitù fascista, se l'URSS non si
fosse
preventivamente e accuratamente preparata per garantire la propria
difesa,
se il regime socialista, che dovette sostenere il peso maggiore
della
Seconda Guerra mondiale, non fosse stato dotato di una forza e di
una
vitalità di ferro? Come si possono dissociare queste vittorie dal
ruolo
straordinario che Stalin ebbe tanto nella preparazione del paese per
fronteggiare l'aggressione imperialista, quanto nella distruzione
della
Germania hitleriana e nella storica vittoria sul fascismo? Ogni
tentativo
diabolico dei revisionisti kruscioviani volto a dissociare Stalin
dal
Partito e dal popolo sovietici per quanto riguarda il ruolo decisivo
dello
Stato socialista in questa vittoria, si riduce in polvere di fronte
alla
realtà storica, che nessuna forza può contestare e offuscare e tanto
meno
cancellare.
La guerra dei popoli sovietici, diretta da Stalin, condusse alla
liberazione
di tutta una serie di paesi e di popoli dalla schiavitù nazista e
al1’
instaurazione della democrazia popolare in diversi paesi dell'Europa
orientale; diede un potente impulso alle lotte di liberazione
nazionale,
antimperialiste e anticolonialiste, portò allo sfacelo e al crollo
del
sistema coloniale, nonché alla creazione nel mondo di un nuovo
rapporto di
forze a favore del socialismo e della rivoluzione.
Nel modo più sfacciato Krusciov mosse a Stalin l'accusa dì essere
stato un
uomo "chiuso", che non conosceva, a suo dire, la situazione in
Unione
Sovietica e le situazioni nel mondo, che non sapeva nemmeno dove
fossero
dislocate le unità dell'Esercito Rosso, e di averle dirette
servendosi di un
mappamondo scolastico!
Gli innegabili meriti di Stalin sono stati costretti a riconoscerli
perfino
i capifila del capitalismo mondiale come Churchill, Roosevelt,
Truman, Eden,
Montgomery, Hopkins ed altri, indipendentemente dal fatto che questi
non
nascondevano la loro avversione alla politica e all'ideologia
marxista-leninista e alla persona stessa di Stalin. Ho letto le loro
memorie
ed ho visto che questi capi del capitalismo parlano con rispetto di
Stalin
come statista e stratega militare, lo considerano un grande uomo
"dotato di
uno straordinario senso strategico", di "un ingegno senza pari nella
rapida
comprensione dei problemi". Churchill ha detto di Stalin: " ...
Rispetto
questo grande ed eccellente uomo ... Assai pochi erano nel mondo
coloro che
potevano comprendere, in così pochi minuti, le questioni con le
quali ci
arrabattavamo da mesi. Egli aveva afferrato tutto in un lampo".
I kruscioviani hanno cercato di creare l'illusione di essere stati
loro e
non Stalin a guidare la Grande Guerra patriottica dell'Unione
Sovietica
contro il nazismo! Ma è un fatto notorio che i kruscioviani, in quel
periodo, stavano rannicchiati sotto l'ombra di Stalin, al quale
innalzavano
inni ipocriti, dicendo: "Tutte le nostre vittorie e i nostri
successi li
dobbiamo al !grande Stalin"ecc., mentre si preparavano a liquidare
queste
vittorie. I veri inni, quelli che scaturivano dai cuori, erano
cantati dai
gloriosi soldati sovietici, i quali, con il nome di Stalin sulle
labbra,
sostenevano tutto il peso delle storiche battaglie.
I comunisti e il popolo albanesi avvertivano profondamente e da
vicino
(sebbene fossero molto lontani dall'Unione Sovietica) il grande
ruolo di
Stalin nei momenti più gravi che stava attraversando il nostro paese
durante
l'occupazione fascista italiana e tedesca, quando si decidevano le
sorti
della nostra patria, quando si decideva se rimanere nella schiavitù
o vedere
la libertà e la luce. Nei giorni più angosciosi della guerra, Stalin
ci fu
sempre vicino. Egli rafforzava le nostre speranze, ci illuminava la
prospettiva, temprava i nostri cuori e la nostra volontà, accresceva
la
nostra fede nella vittoria. Spesso le ultime parole dei comunisti,
dei
patrioti, dei partigiani albanesi che offrivano la vita sul campo di
battaglia, davanti al capestro o al plotone di esecuzione del
nemico, erano
"Viva il Partito Comunista!-, "Viva Stalin!". Più di una volta i
proiettili
del nemico, trafiggendo i cuori dei figli e delle figlie del nostro
popolo,
trapassavano allo stesso tempo anche le opere di Stalin, che essi
custodivano in grembo come un prezioso tesoro.
Malgrado gli sforzi palesi o dissimulati dei nemici interni ed
esterni
dell'Unione Sovietica di sabotare il socialismo dopo la Seconda
Guerra
mondiale, era la giusta politica staliniana che dava il tono ai
grandi
problemi internazionali. Il paese dei Soviet, devastato dalla guerra
e che
aveva lasciato 20 milioni di uomini sui campi di battaglia, fu
ricostruito
con una rapidità sorprendente. Questo lavoro di grande impegno fu
portato a
compimento dal popolo sovietico, dalla classe operaia e dalle masse
contadine colcosiane, sotto la guida del Partito Bolscevico e del
grande
Stalin.
Negli anni della Seconda Guerra mondiale il revisionismo fece la sua
comparsa con il tradimento di Browder, ex segretario generale del
Partito
Comunista degli Stati Uniti, il quale, assieme ai suoi compari
revisionisti,
liquidò il partito e si mise al servizio dell'imperialismo
americano.
Browder era per l'abolizione di ogni confine fra la borghesia e il
proletariato, fra il capitalismo e il socialismo, era per la loro
fusione in
un solo mondo; egli era contro la rivoluzione e la guerra civile,
per la
coesistenza pacifica delle classi nella società. Con questa "linea
bianca",
con la sua politica di capitolazione, Browder fu, si può ben dire,
il
precursore di Tito, il quale, a causa dei suoi punti di vista e
delle sue
prese di posizione antimarxiste e antileniniste, era già in
conflitto
ideologico e politico con l'Unione Sovietica durante la guerra,
anche se
tale conflitto scoppiò alla luce del sole solo all'indomani di
questa
guerra. Dopo molteplici e pazienti sforzi per ricondurre il
rinnegato Tito
sulla giusta via, Stalin, il Partito Bolscevico e tutti i veri
partiti
comunisti del mondo, ormai convinti che egli era incorreggibile,
decisero
all'unanimità la sua denuncia e condanna. Apparve infatti
chiaramente che
l'operato di Tito giovava alla causa dell'imperialismo mondiale,
perciò egli
era sostenuto e appoggiato dall'imperialismo americano e dagli altri
Stati
capitalisti. Per meritare i crediti che riceveva dagli imperialisti
Tito si
unì al coro della propaganda borghese e, fra tante altre calunnie,
insinuo
che Stalin stava preparando un attacco contro la Jugoslavia. Il
tempo provò
che si trattava di una menzogna.
Nelle varie conversazioni che io ebbi il grande onore di avere con
Stalin,
egli mi disse che mai si era pensato né si poteva pensare ad un
attacco
dell'Unione Sovietica contro la Jugoslavia. Noi siamo comunisti,
diceva
Stalin, e non aggrediremo mai e poi mai un paese straniero, quindi
nemmeno
la Jugoslavia; denunceremo però Tito e i titisti, poiché questo è il
nostro
compito di marxisti. Se i popoli della Jugoslavia manterranno al
potere Tito
o lo rovesceranno, questa è, diceva, una questione interna che
spetta
esclusivamente a loro di sistemare; noi non dobbiamo ingerirci in
questa
vicenda.
Nelle sue calunnie contro Stalin la banda di Nikita Krusciov fu
incoraggiata
e sostenuta dal rinnegato Josip Broz Tito, che si era già espresso
apertamente in tal senso, e più tardi da Mao Tsetung e compari oltre
che da
altri revisionisti di ogni risma. In realtà, tutti costoro erano al
servizio
del capitalismo per distruggere dall'interno il socialismo in Unione
Sovietica, per impedire la costruzione del socialismo in Jugoslavia
e
ostacolare l'edificazione del socialismo in Cina e nel mondo intero,
ed è
per questo che essi contrastarono Stalin, in cui vedevano l'uomo
forte
contro il quale, mentre era vivo, non poterono mai agire sottobanco.
Questi traditori erano i successori dei rinnegati socialdemocratici,
dei
revisionisti e degli opportunisti della II Internazionale, i
continuatori,
in circostanze e condizioni differenti, della loro opera ingloriosa.
Essi
avevano la pretesa di applicare delle forme di organizzazione di
lotta
<<adeguate>> alle situazioni e di elaborare presunte idee nuove per
"correggere" e "completare" il marxismo-leninismo in sintonia con lo
"spirito dei tempi", ecc. Tutta questa marmaglia, nonostante le
irrilevanti
differenze formali che manifestava nei suoi giudizi e nei suoi
atteggiamenti, perseguiva lo stesso scopo: combattere il
marxismo-leninismo,
negare l'ineluttabilità della rivoluzione proletaria, minare il
socialismo,
soffocare la lotta di classe e impedire la distruzione totale della
vecchia
società capitalista.
Stalin era un vero internazionalista. Non dimenticò mai le
peculiarità dello
Stato sovietico in quanto Stato nato dall'unione di parecchie
repubbliche,
esse stesse composte di parecchi popoli, di parecchie nazionalità;
perciò
egli si impegnò per perfezionare l’organizzazione statale di queste
repubbliche rispettandone la parità di diritti. Grazie alla giusta
politica
marxista-leninista seguita circa la questione nazionale, Stalin
riuscì a
plasmare e a cementare l'unità combattiva dei vari popoli
dell'Unione delle
Repubbliche Socialiste Sovietiche. A capo del Partito e dello Stato
sovietici, egli diede il suo contributo e fece in modo che la
prigione dei
popoli, qual'era la vecchia Russia zarista, si trasformasse in un
paese
libero, indipendente e sovrano, dove i popoli e le repubbliche
vivessero in
armonia, in amicizia, in unità e parità di diritti. Stalin conosceva
le
nazioni e la loro formazione storica, conosceva le peculiarità della
cultura
e della psicologia di ogni popolo e trattava i problemi col metodo
marxista-leninista.
L'internazionalismo di Stalin si manifestava chiaramente anche nei
rapporti
che intercorrevano allora tra i paesi a democrazia popolare, che
egli
considerava come Stati liberi, indipendenti, sovrani, come stretti
alleati
dell'Unione Sovietica. Mai egli considerò questi Stati come dominati
politicamente o economicamente dall'Unione Sovietica. La politica
seguita da
Stalin al riguardo era una giusta politica marxista-leninista.
Nelle mie memorie ho scritto della proposta che feci a Stalin nel
1947 di
creare delle società miste albanesi-sovietiche per lo sfruttamento
delle
ricchezze del nostro sottosuolo. Egli mi rispose che essi non
costituivano
delle società miste con i paesi fratelli a democrazia popolare, anzi
mi
spiegò che ritenevano un errore i pochi passi compiuti in tal senso
con
alcuni di questi paesi e vi avevano quindi rinunciato. Ma è nostro
dovere,
egli aveva proseguito, fornire ai paesi a democrazia popolare la
tecnologia
di cui disponiamo e, nel quadro delle nostre possibilità, anche
l'aiuto
economico di cui hanno bisogno; saremo sempre pronti a sostenerli.
Ecco come
giudicava e agiva Stalin.
I kruscioviani non seguirono questa via, ma imboccarono invece
quella della
collaborazione criminale capitalista, creando con gli ex paesi a
democrazia
popolare un' "unità" militare, politica ed economica nel proprio
interesse e
a scapito degli altri.
Essi hanno fatto del Patto di Varsavia uno strumento destinato a
mantenere
sotto il loro giogo le nuove colonie, seguendo al riguardo forme e
metodi
pseudosocialisti. Hanno convertito il COMECON, da organizzazione di
reciproca assistenza economica qual era al tempo di Stalin, in uno
strumento
di controllo e di sfruttamento dei paesi aderenti a tale Patto.
La politica di Giuseppe Stalin era quindi diversa da quella dei
revisionisti
kruscioviani e altri a proposito di tutti i problemi politici,
ideologici ed
economici. La politica di Stalin era una politica di principio ed
internazionalista, mentre la politica dei revisionisti sovietici è
una
politica capitalistica tesa ad asservire gli altri popoli che sono
caduti o
cadono nella loro trappola.
Gli imperialisti, Tito, i kruscioviani e tutti gli altri nemici
accusarono
Stalin di aver proceduto all'indomani della Seconda Guerra mondiale,
alla
spartizione delle zone di influenza in comune accordo con i vecchi
alleati
antifascisti, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Il tempo ha
buttato nella
pattumiera queste come tutte le altre accuse. Dopo la Seconda Guerra
mondiale, Stalin con spirito di giustizia esemplare, ha difeso i
popoli, la
loro lotta di liberazione nazionale e i loro diritti nazionali e
sociali
contro le mire dei suoi vecchi alleati della guerra antifascista.
I nemici del comunismo, dalla reazione borghese internazionale fino
ai
kruscioviani e a tutti gli altri revisionisti, hanno tentato con
tutti i
mezzi di offuscare e distorcere tutte le qualità di questo grande
marxista-leninista, le sue idee luminose e le sue giuste azioni, di
screditare il primo Stato socialista creato da Lenin e dallo stesso
Stalin.
I kruscioviani, questi nuovi trotzkisti, bukhariniani, zinovievisti
e
seguaci di Tukhacevski, instillarono perfidamente degli uomini che
avevano
fatto la guerra il sentimento della presunzione e della superiorità;
incoraggiarono i privilegi a favore dell’élite, spalancarono le
porte del
Partito e dello Stato al burocratismo e al liberalismo, violarono le
autentiche norme rivoluzionarie e, un po' alla volta, riuscirono a
diffondere nel popolo lo spirito del disfattismo. Diedero ad
intendere che
tutti i misfatti frutto delle loro azioni erano dovuti invece
all'"atteggiamento brutale e settario, ai metodi e allo stile di
lavoro" di
Stalin. Con il diabolico metodo di gettar la pietra e di nascondere
la mano,
essi puntavano a ingannare la classe operaia, le masse contadine
colcosiane,
gli intellettuali, a mettere in moto tutti gli elementi dissidenti
fino ad
allora nascosti. Agli elementi dissidenti, carrieristi e degenerati
dicevano
che era venuto per loro la "vera libertà" e che questa "libertà" era
stata
portata a loro da Nikita Krusciov e dal suo gruppo. Questo era un
modo per
preparare il terreno alla liquidazione del socialismo in Unione
Sovietica,
all'abolizione della dittatura del proletariato e all'instaurazione
di uno
Stato di "tutto il popolo", che in realtà non doveva essere altro
che uno
Stato dittatoriale di tipo fascista, come è effettivamente oggi.
Queste infamie non tardarono a venire a galla dopo la morte di
Stalin, o
piuttosto dopo l'assassinio di Stalin. Dico l'assassinio, poiché lo
stesso
Mikoian ci disse che insieme a Krusciov e ai loro complici avevano
deciso di
ordire un "pokuchenie", un attentato, per uccidere Stalin, ma che in
seguito, come lui stesso lo ammise, avevano rinunciato a questo
piano. E' un
fatto notorio che i kruscioviani aspettavano impazientemente la
morte di
Stalin. D'altronde le circostanze della sua morte sono poco chiare.
Sotto questo aspetto anche l'affare dei "camici bianchi", il
processo cioè
contro i medici dei Cremlino, i quali, Stalin vivente, erano stati
accusati
di aver tentato di uccidere parecchi dirigenti dell'Unione
Sovietica, è un
enigma non ancora chiarito. Appena morto Stalin, questi medici
furono
riabilitati e l'affare archiviato. Ma perché mai l'affare fu
chiuso?! Fu
provata o no l'attività criminale di questi medici all'epoca in cui
furono
giudicati? L'affare dei medici fu archiviato perché se fossero
proseguite le
indagini, se si fosse rovistato più profondamente, sarebbero venute
a galla
molte sporcizie, molti crimini e complotti perpetrati dai
revisionisti
mascherati, guidati da Krusciov e Mikoian. In tal modo si sarebbero
spiegate
forse le morti improvvise in un periodo di tempo relativamente breve
di
Gottwald, Bierut, Foster, Dimitrov, e di qualche altro, che
soffrivano di
malattie guaribili, dirigenti che io ricordo nelle memorie inedite
"I
kruscioviani e noi". Forse ciò avrebbe chiarito anche la vera causa
della
morte improvvisa di Stalin.
Al fine di realizzare i loro vili disegni e i loro piani contro il
marxismo-leninismo e il socialismo, Krusciov e il suo gruppo
liquidarono
l'uno dopo l'altro, senza rumore e misteriosamente, un buon numero
di
principali dirigenti del Comintern. Così essi accusarono,
screditarono e
rimossero fra l'altro Rakosi, e lo deportarono nelle remote steppe
della
Russia.
Nel rapporto "segreto" presentato al loro XX Congresso, Nikita
Krusciov e i
suoi complici coprirono di fango Giuseppe Vissarionovich Stalin e
cercarono
di screditarne la figura nel modo più abietto, ricorrendo ai più
cinici
metodi trotzkisti. Dopo aver compromesso alcuni quadri della
direzione del
Partito Comunista dell'Unione Sovietica, i kruscioviani li
sfruttarono a
fondo poi li cacciarono via, liquidandoli come elementi antipartito.
I
kruscioviani, con Krusciov alla testa, che avevano condannato il
"culto di
Stalin" al fine di coprire i loro crimini contro l'Unione Sovietica
e il
socialismo in seguito commessi, portarono alle stelle il culto del
loro
capo.
Questi alti dirigenti del partito e dello Stato Sovietico
attribuirono a
Stalin la crudeltà, la furberia, la perfidia, la bassezza di
carattere che
erano loro proprie, come pure le carcerazioni e gli assassinii da
essi
stessi compiuti. Quando Stalin era vivo, erano proprio loro che gli
rivolgevano i più grandi ditirambi per nascondere il loro
carrierismo, i
loro disegni e le loro azioni infami. Nel 1949 Krusciov qualificava
Stalin:
"guida e maestro geniale", dichiarava che "il nome del compagno
Stalin è la
bandiera di tutte le vittorie del popolo sovietico, la bandiera
della lotta
dei lavoratori del mondo intero". Mikoian stimava le opere di Stalin
come
"un nuovo gradino storico oltre il leninismo". Kossighin, dal canto
suo,
diceva che "tutte le nostre vittorie e tutti i nostri successi li
dobbiamo
al grande Stalin", ecc., ecc. Dopo la sua morte però cambiarono
atteggiamento. Furono i kruscioviani che soffocarono la voce del
partito,
che soffocarono la voce della classe operaia e riempirono i campi di
concentramento di patrioti; furono loro che liberarono dal carcere
la feccia
del tradimento, i trotzkisti e tutti i nemici, che il tempo ed i
fatti
avevano svelato, così come oggi la loro attività di dissidenti sta
dimostrando che sono ostili al socialismo e svolgono il ruolo di
agenti al
servizio dei nemici capitalisti stranieri.
Furono i kruscioviani che, in segreto e in modo misterioso,
"giudicarono" e
condannarono non solo i rivoluzionari sovietici, ma anche
innumerevoli
persone di altri paesi. Nei miei appunti parlo di un incontro con i
dirigenti sovietici. fra cui Krusciov, Mikoian e Molotov. Dovendo
allora
Mikoian recarsi in Austria, Molotov. scherzando, gli disse: "Stai
attento a
non combinare qualche "pasticcio" in Austria come hai combinato in
Ungheria". Presi la palla al balzo per chiedere a Molotov: "Perché,
è stato
Mikoian a combinare il "pasticcio" in Ungheria?". Mi rispose
affermativamente, e proseguì dicendo che se Mikoian dovesse
recarvisi di
nuovo lo impiccherebbero. Mikoian, questo cosmopolita antimarxista
camuffato
rispose: "Se impiccano me, dovranno impiccare anche Kadar". Ma anche
se li
avessero impiccati tutt'e due i loro intrighi e la loro viltà nei
confronti
di un altro paese rimarrebbero pur sempre contrari ad ogni morale.
All'inizio Krusciov, Mikoian e Suslov sostennero il complottatore
Imre Nagy,
poi lo condannarono e lo mandarono segretamente davanti al plotone
di
esecuzione in qualche parte in Romania! In base a quale diritto
agirono in
questo modo con un cittadino straniero? Imre Nagy, pur essendo un
cospiratore, doveva essere sottoposto al giudizio del suo Stato e in
nessun
caso alla legge di un altro Stato o al giudizio di un tribunale
straniero.
Stalin non si abbassava mai a simili pratiche.
No, Stalin non agiva mai così. Ai suoi tempi. i processi contro i
traditori
del partito e dello Stato sovietico venivano celebrati
pubblicamente. I
crimini perpetrati dai traditori venivano portati a conoscenza del
Partito e
del popolo sovietici. In nessuna delle azioni di Stalin si
riscontrano
pratiche simili di stampo mafioso, come nel caso dei capifila
revisionisti
sovietici.
I revisionisti sovietici si sono serviti e si servono di simili
metodi anche
nella lotta che essi si fanno fra loro, per il potere, esattamente
come nei
paesi capitalisti. Krusciov si impadronì del potere con un putsch, e
con un
putsch fu detronizzato da Breznev.
Breznev e compari si sbarazzarono di Krusciov per difendere la
politica e
l'ideologia revisionista dal discredito e dalla denuncia di cui
erano
oggetto a causa dei suoi comportamenti e delle sue azioni insensate,
delle
sue stravaganze e dei suoi gesti poco opportuni. Breznev non rinnegò
assolutamente il krusciovismo, i rapporti e le decisioni del XX e
del XXII
Congresso, che sono un'incarnazione di questa corrente. Breznev però
si
mostrò molto ingrato verso Krusciov, che in precedenza aveva portato
alle
stelle, al punto che non gli trovò, alla sua morte, nemmeno un
posticino
nelle mura del Cremlino per deporvi le sue ceneri! D'altro canto, né
i
popoli sovietici, né l'opinione pubblica mondiale furono mai
informati delle
vere ragioni del siluramento di Krusciov. Ancora oggi la "causa
principale"
indicata nei documenti ufficiali revisionisti è "la sua età avanzata
e il
deterioramento del suo stato di salute"!!
Stalin non era assolutamente come i nemici del comunismo l'hanno
accusato e
l'accusano tutt'ora di essere. Al contrario, egli era molto
attaccato ai
principi e giusto. A seconda dei casi, egli sapeva aiutare o
combattere
coloro che commettevano degli errori, sapeva sostenere, incoraggiare
coloro
che servivano fedelmente il marxismo-leninisano e mettere in luce i
loro
meriti. E' noto il caso di Rokossovski e di Zukov. Quando questi
incorsero
in errore, furono criticati e destituiti sì, ma non allontanati come
incorreggibili; al contrario, essi furono premurosamente aiutati e,
quando
si ritenne che questi quadri si erano ravveduti, Stalin li promosse
marescialli; durante la Seconda Guerra mondiale assegnò a loro
incarichi
estremamente importanti sui principali fronti della guerra contro
gli
invasori hitleriani. Come Stalin poteva agire solo un dirigente che
aveva
una chiara concezione della giustizia marxista-leninista
nell'apprezzare il
lavoro degli uomini, con i loro meriti e i loro difetti, concezione
che
applicava nella pratica.
Dopo la morte di Stalin, il maresciallo Zukov divenne lo strumento
di Nikita
Krusciov e del suo gruppo; egli sostenne le azioni traditrici di
quest'ultimo nei confronti dell'Unione Sovietica, del Partito
Bolscevico e
di Stalin. Alla fine, dopo aver ben spremuto Zukov come un limone,
Krusciov
stesso lo gettò via. Allo stesso modo egli agì con Rokossovski e con
molti
altri quadri principali.
Molti comunisti sovietici furono ingannati dalla demagogia del
gruppo
revisionista kruscioviano e credettero che dopo la morte di Stalin,
l'Unione
Sovietica sarebbe divenuta un paradiso, come strombazzavano allora i
traditori revisionisti. Questi dichiararono pomposamente che il
comunismo
sarebbe stato instaurato in Unione Sovietica nel 1980! Ma in realtà
che cosa
accadde? Accadde precisamente il contrario, e non poteva essere
diversamente. I revisionisti presero il potere non per far fiorire
l'Unione
Sovietica ma, come fecero effettivamente, per restaurarvi il
capitalismo,
per sottometterla economicamente al capitale mondiale, per
concludere degli
accordi segreti o palesi con l'imperialismo americano, per
assoggettare,
sotto il manto dei trattati militari ed economici, i popoli dei
paesi a
democrazia popolare, per mantenere questi Stati sotto il loro giogo
e per
crearsi degli sbocchi e delle zone d'influenza nel mondo. Ecco di
che pasta
erano fatti i kruscioviani, che utilizzarono la riuscita
edificazione del
socialismo in Unione Sovietica e convogliarono questi successi su
una via
così nefanda, al punto di creare una nuova classe della borghesia
socialimperialista e fare del loro paese una potenza imperialista
mondiale,
che, di concerto con gli Stati Uniti, avrebbe dominato il mondo.
Stalin
aveva messo in guardia il partito contro un simile pericolo. Lo
stesso
Krusciov ci confidò che Stalin aveva predetto che essi avrebbero
venduto
l'Unione Sovietica all'imperialismo. E le cose andarono proprio
così; le sue
previsioni si sono avverate.
I popoli del mondo, il proletariato mondiale, gli uomini assennati e
di
cuore possono, nelle situazioni venutesi a creare, giudicare da sé
della
fondatezza delle opinioni di Stalin. Solo considerandole da un ampio
angolo
visuale politico, ideologico, economico e militare, essi possono
vedere
quanto era giusta la sua linea marxista-leninista.
Ancora fino a ieri la borghesia e i revisionisti, falsificando con
la loro
propaganda la storia, hanno annebbiato la mente degli uomini
sull'attività
di Stalin, ma ora che questi hanno imparato a conoscere i
kruscioviani, i
titisti, i maoisti, gli "eurocomunisti" e gli altri, ora che hanno
visto di
che pasta erano fatti gli hitleriani e chi sono gli imperialisti
americani e
il capitalismo mondiale, hanno capito anche perché si batteva
Stalin, perché
si battevano i bolscevichi, perché si battono i proletari e i
marxisti-leninisti autentici e, d'altro canto, perché lottano i loro
nemici,
le correnti al servizio del capitalismo, perché lottano i
revisionisti.
Tutti quelli che credono che il comunismo ha fatto "fiasco" sono e
saranno
sempre e immancabilmente delusi. Il tempo conferma ogni giorno di
più che la
nostra dottrina vive e rimane onnipotente.
Apprezzando l'opera di Stalin nel suo complesso, ognuno può
convincersi
della genialità e dello spirito comunista di questa insigne
personalità, che
possedeva una statura tale che il mondo moderno raramente ne ha
conosciuto
una simile.
La grande causa di Marx, Engels, Lenin e Stalin, la causa del
socialismo e
del comunismo rappresentano il futuro del mondo.
Noi comunisti albanesi abbiamo attuato con successo gli insegnamenti
di
Stalin innanzi tutto per avere un Partito forte, un Partito
d'acciaio sempre
fedele al marxismo-leninismo e severo con i nemici di classe, ed
abbiamo
badato a preservare l'unità di pensiero e di azione nel Partito e a
rafforzare l'unità fra Partito e popolo. Ci siamo ispirati agli
insegnamenti
di Stalin nell'opera di costruzione dell'industria socialista, di
collettivizzazione dell'agricoltura, ed abbiamo riscosso grandi
successi. Il
nostro Partito e il nostro popolo proseguiranno la lotta per
rafforzare
incessantemente la stretta alleanza tra la classe operaia e le masse
contadine, sotto la guida della classe operaia. Non ci lasceremo mai
ingannare dalle lusinghe e dalle astuzie dei nemici, interni e
esterni, ma
proseguiremo la lotta di classe sia nel paese che fuori, e staremo
sempre in
guardia verso le loro azioni malevoli. Se non avessimo dato prova di
vigilanza, se non avessimo applicato fedelmente gli insegnamenti di
Marx,
Engels, Lenin e Stalin, l'Albania sarebbe sprofondata nel pantano
del
revisionismo moderno, non sarebbe più indipendente e socialista, la
dittatura del proletariato non vi esisterebbe più, e il paese
sarebbe stato
asservito dalle potenze imperialiste e revisioniste.
Il nostro Partito e il nostro popolo continueranno a marciare sulla
via
tracciata da Karl Marx, da Friederich Engels, da Vladimir Ilich
Lenin e da
Giuseppe Stalin. Le generazioni future dell'Albania socialista
seguiranno
fedelmente la linea del loro amato Partito.
Gli albanesi, comunisti e patrioti senza partito, rendono omaggio
con
profondo rispetto alla memoria del loro glorioso educatore Giuseppe
Stalin.
In occasione del centenario della sua nascita, noi ricordiamo con
devozione
l'uomo che ci ha prodigato il suo aiuto, che ci ha consentito di
decuplicare
le forze del nostro popolo, ormai reso padrone assoluto dei suoi
destini dal
Partito. L’opera di liberazione e di edificazione del socialismo nel
nostro
paese va attribuita fra l'altro al sostegno internazionalista di
Stalin. La
sua ricca e preziosissima esperienza ci è servita da guida nella
nostra via
e nella nostra azione.
In questo anno celebrativo, il nostro Partito sta svolgendo una
vasta e
incessante attività per far conoscere ancor meglio la vita e l'opera
di
Giuseppe Stalin, di questo glorioso e grande marxista-leninista.
Tutta
l'attività del nostro Partito dalla sua fondazione ad oggi, è una
testimonianza di amore, di rispetto e di fedeltà verso la dottrina
immortale
dei nostri grandi classici, e conseguentemente anche verso le idee
di
Giuseppe Stalin. E così sarà da noi di generazione in generazione.
Quale militante del nostro Partito, come uno dei suoi dirigenti, che
ha
avuto l'onore di essere inviato molte volte dal Partito ad
incontrare il
compagno Stalin e ad intrattenersi con lui sui nostri problemi,
sulla nostra
situazione e per sollecitare i suoi consigli e il suo aiuto, ho
cercato di
scrivere i miei ricordi relativi a questi incontri, prendendo sin da
allora
degli appunti, secondo le impressioni del momento,
sull'atteggiamento di
Stalin verso il rappresentante di un piccolo partito e di un piccolo
popolo
come i nostri. Dando alle stampe questi ricordi nella loro
semplicità, sono
mosso dal desiderio di aiutare, per poco che sia, i nostri
comunisti, i
nostri lavoratori, la nostra gioventù, a conoscere la figura di
questo uomo
grande e immortale.
In questo glorioso anniversario. m'inchino con rispetto e fedeltà
davanti al
Partito e al popolo che mi hanno fatto nascere, che mi hanno
cresciuto e
temprato, m’inchino davanti al ricordo di Giuseppe Stalin, che mi ha
dato
tanti preziosi consigli per assicurare la felicità del mio popolo e
che ha
lasciato nel mio cuore ricordi indelebili.
Per noi marxisti-leninisti, per gli innumerevoli simpatizzanti dei
nobili
ideali della classe operaia nel mondo, questo centenario deve
servire a
rafforzare l'unità combattiva delle nostre file.
Ora, in occasione della celebrazione di questo grande anniversario
della
nascita di Stalin, è giunto il momento opportuno per la gente onesta
dovunque nel mondo di riflettere e trovare la giusta via, per
dissipare la
nebbia che la borghesia capitalista e quella revisionista hanno
creato nelle
menti allo scopo dì affievolire lo slancio rivoluzionario e di
appannare le
idee rivoluzionarie delle masse. Il pensiero e l'azione
rivoluzionari
condurranno gli uomini di buona volontà, gli uomini giusti, gli
uomini dei
popolo sulla via della loro salvezza dal giogo del capitale.
Celebrando la memoria di Stalin e la sua opera nel centenario della
sua
nascita, noi marxisti-leninisti non possiamo non rivolgerci ai
popoli
dell'Unione Sovietica e dire loro in tutta sincerità e apertamente:
Voi che con il nome di Stalin sulle labbra avete attaccato e vinto i
nemici
più pericolosi dell’umanità, che intendete fare, tacere forse in
occasione
di questo grande anniversario?.
I revisionisti kruscioviani, che ne hanno dette di tutti i colori
contro
Stalin, non potendo lasciare totalmente nell'ombra il suo nome e la
sua
brillante opera, scriveranno forse qualche parola sbiadita su di
lui. Ma
spetta a voi, che avete fatto la Grande Rivoluzione d'Ottobre, di
ricordare
con profondo rispetto la vostra guida illuminata. Voi dovete
abbattere il
regime dittatoriale fascista, che si nasconde dietro slogans
ingannatori.
Voi dovete sapere che coloro che vi fanno da guida sono fascisti,
sciovinisti e imperialisti. Vi stanno preparando come carne da
cannone per
una guerra imperialista accanita, per massacrare i popoli e mettere
a fuoco
e a sangue i paesi che fondavano grandi speranze sulla patria di
Lenin e
Stalin. I popoli del mondo non vogliono vedervi in questo ruolo. Se
continuerete a comportarvi in questo modo, essi non potranno più
rispettarvi, ma vi odieranno.
I popoli del mondo odiano i vostri attuali governanti
controrivoluzionari,
poiché le armi atomiche che fabbricano, le sfilate nella Piazza
Rossa e le
manovre militari che organizzano sono divenute una minaccia per i
popoli e
la loro libertà, allo stesso modo di quelle dell'imperialismo
americano e
del capitalismo mondiale. Le armi e l'esercito in Unione Sovietica
non sono
più in mano dei popoli sovietici, non servono più alla liberazione
del
proletariato mondiale, ma sono invece destinate ad opprimere i
popoli
sovietici e gli altri popoli.
Voi dovete comprendere e convincervi che da parecchio tempo i nemici
vi
hanno allontanato dalla via della rivoluzione. I revisionisti
kruscioviani
si sforzano di suscitare in voi il sentimento dell'arroganza e della
superiorità nei confronti degli altri. Pretendono di utilizzare la
vostra
grande forza per combattere l'imperialismo americano e il
capitalismo
mondiale, ma questa è una pretesa falsa. I vostri governanti sono in
contrasto e allo stesso tempo in alleanza con l'imperialismo
americano e il
capitalismo mondiale, e ciò non per gli interessi della rivoluzione,
ma
perché spinti dalle loro ambizioni e dalle loro bramosie
imperialiste per la
spartizione delle sfere d'influenza e per il dominio dei popoli.
I popoli del mondo si preoccupano di sapere se voi, i figli, i
nipoti e i
pronipoti dei gloriosi combattenti che hanno fatto la Grande
Rivoluzione
Socialista d'Ottobre, voi, proletari, colcosiani, soldati e
intellettuali
sovietici, proseguirete su questa via ostile ai popoli, in cui vi
hanno
cacciato i vostri oppressori, oppure, con il nome di Lenin e di
Stalin sulle
labbra, insorgerete nella lotta e vi lancerete all'attacco sulla via
della
rivoluzione. Il mondo desidera e auspica che voi marciate sulla via
della
rivoluzione e che procediate sempre avanti gridando come i vostri
padri: "Za
Lenin!", "Za Stalin!", per il vero socialismo e contro
l'imperialismo, il
socialimperialismo e il revisionismo.
La vostra direzione traditrice non vi dice la verità sulle
sofferenze degli
altri popoli, i figli dei quali si fanno uccidere per le strade
nelle
manifestazioni contro gli imperialisti e i capitalisti sanguinari.
Non vi
dice la vera ragione del perché in Iran il popolo assetato di
libertà e di
indipendenza si è sollevato ed ha rovesciato lo scià tiranno, lo
strumento
degli imperialisti americani. La cricca revisionista kruscioviana vi
mantiene nell'ignoranza a proposito delle sofferenze dei popoli
arabi, dei
popoli del continente americano e di tutti gli altri continenti,
poiché
queste sofferenze sono loro cagionate proprio dall'imperialismo e
dai vostri
dirigenti traditori. Essi non vi dicono nulla sul modo in cui i
popoli
dell'Africa sono oppressi dai vostri uomini e dai loro vassalli, voi
siete
all'oscuro degli intrighi che i nuovi zar del Cremlino ordiscono nel
mondo,
non vi dicono che gli amici dei kruscioviani, gli amici della vostra
direzione, ai quali Nikita Krusciov ed i suoi seguaci con alla testa
Breznev
hanno aperto la via del tradimento, fanno causa comune con i
capitalisti a
scapito della classe operaia e degli interessi dei loro popoli. Voi
ignorate
anche molte cose sulla maniera in cui la gente onesta soffre e viene
schernita nel vostro paese, poiché la banda che vi opprime mantiene
il
silenzio a questo proposito.
Voi dovete sapere che i popoli si sono impegnati nella rivoluzione,
che si
battono eroicamente, mentre voi, che siete una grande potenza, siete
oppressi, dileggiati e costretti all'inattività.
Una banda di oppressori ha convertito il vostro paese in una potenza
socialimperialista. La rivoluzione, che ci hanno insegnato Marx,
Engels,
Lenin e Stalin, è la via della salvezza. Breznev, Kossighin. Ustinov
e
Yakuboski, così come i Solgenizin e i Sakharov, sono dei
controrivoluzionari
e in quanto tali vanno rovesciati e liquidati.
Voi siete una grande potenza, ma dovete ritrovare la fiducia del
proletariato mondiale, la fiducia dei popoli del mondo, quella
grande
fiducia che Lenin e Stalin si erano acquistati con il loro impegno e
la loro
lotta. Voi dovete senza indugio riflettere profondamente sul vostro
futuro e
su quello dell'umanità. E' suonata per voi l'ora di ridivenire
quello che
eravate al tempo di Lenin e Stalin, questi gloriosi militanti della
rivoluzione proletaria; non dovete quindi più sopportare il giogo
dei nemici
della rivoluzione e dei popoli, dei nemici della libertà e
dell'indipendenza
degli Stati. Non dovete diventare gli strumenti di un imperialismo,
che
cerca di asservire i popoli, servendosi a tal fine dei leninismo
come di una
maschera.
Se voi seguirete la via della rivoluzione e del marxismo-leninismo,
se voi
stabilirete stretti legami con il proletariato mondiale, allora
l'imperialismo americano e in generale il capitalismo in fase di
imputridimento saranno scossi dalle fondamenta, il mondo muterà
volto, il
socialismo vincerà.
A voi popoli sovietici, operai, colcosiani, soldati sovietici,
incombono
grandi responsabilità e compiti rilevanti verso l'umanità. Per
assolverli in
modo onorevole, voi dovrete scuotere il giogo della barbara cricca
che grava
attualmente sul vecchio e glorioso Partito Bolscevico di Lenin e
Stalin e su
di voi.
Il partito, da voi, non è più un partito marxista-leninista. Voi
dovete
edificare, attraverso la lotta, un nuovo partito di tipo leninista e
staliniano. Dovete rendervi conto che l'Unione Sovietica non
costituisce più
un insieme di popoli uniti nella libertà, che vivono in totale
armonia fra
loro. E' stato il bolscevismo a creare l'unione fraterna dei popoli
dell'Unione Sovietica. Il revisionismo invece ha fatto il contrario,
ha
diviso i popoli del vostro paese, ha stimolato lo sciovinismo in
ogni
repubblica, attizzando l'ostilità fra di esse e seminando negli
altri popoli
l'odio verso il popolo russo, che aveva fatto loro da guida nella
rivoluzione sotto la direzione di Lenin e di Stalin.
Acconsentirete ad essere scherniti ancora da questa gente? Vorrete
permettere ancora che nel vostro paese sia ulteriormente
approfondito, sulla
scia dei revisionisti, il processo di imborghesimento in tutti i
campi?
Accetterete voi il giogo di un nuovo capitale, dissimulato sotto il
manto
del socialismo?
Noi, i comunisti e il popolo albanesi, come pure tutti i comunisti e
i
popoli amanti della libertà nel mondo, abbiamo nutrito un grande
affetto per
la vera Unione Sovietica socialista dell'epoca di Lenin e di Stalin.
Noi
procediamo risolutamente sulla via tracciata da Lenin e Stalin,
abbiamo
fiducia nelle grandi forze rivoluzionarie dei popoli sovietici, del
proletariato sovietico; perciò siamo convinti che questa forza
gradualmente
si manifesterà e che essa, con la sua lotta e a prezzo di sacrifici,
si
eleverà all'altezza delle esigenze dell'epoca e distruggerà dalle
fondamenta
il socialimperialismo sovietico.
La rivoluzione e i sacrifici, lungi dall'indebolire il vostro paese,
faranno
invece rinascere la vera Unione Sovietica socialista. La dittatura
socialimperialista verrà abbattuta e l'Unione Sovietica
moltiplicherà cosi
le sue forze. In questa gloriosa opera voi sarete sostenuti da tutti
i
popoli del mondo, dal proletariato mondiale. E' in questo
capovolgimento
rivoluzionario che si esprimono con forza le idee del socialismo e
del
comunismo e non nelle frasi vuote e nelle azioni malvagie della
cricca che
vi opprime. Solo così, procedendo su questa via, i veri comunisti, i
marxisti-leninisti ovunque nel mondo, saranno in grado di vincere
l'imperialismo e il capitalismo mondiale. Essi aiuteranno i popoli
del mondo
a liberarsi l'uno dopo l'altro, aiuteranno la grande Cina a
ritrovare la via
del vero socialismo affinché non diventi una grande potenza che
opprime
anch'essa il mondo né un terzo partner nelle guerre di rapina che
stanno
preparando l'imperialismo americano, il socialimperialismo sovietico
e la
cricca di Hua Guofeng e Deng Xiaoping, attualmente al potere in
Cina.
Noi, comunisti albanesi, da fedeli discepoli di Lenin e Stalin e da
soldati
della rivoluzione, vi invitiamo, in questo glorioso anniversario, a
riflettere su questi problemi di grande rilevanza per voi e per il
mondo
intero, poiché siamo i vostri fratelli, i vostri compagni nella
lotta per la
causa della rivoluzione proletaria e della liberazione dei popoli.
Se voi
procederete sulla via della guerra imperialista di rapina, in cui vi
conducono i vostri dirigenti rinnegati, senza dubbio noi
continueremo ad
essere i nemici dei vostro sistema e delle vostre azioni
controrivoluzionarie. Questo è chiaro come la luce del giorno. E non
può
essere diversamente.
Quando siamo convinti di essere nel giusto, noi comunisti albanesi,
che
siamo legati al popolo come la carne all'unghia, non ci lasciamo
fermare da
nessuna bufera, per quanto violenta sia. E siamo convinti che
supereremo le
bufere, come le avrebbero superate il Partito dei bolscevichi e il
potere
dei Soviet, come le avrebbero superate Lenin e Stalin, questi grandi
condottieri della rivoluzione.
http://utenti.lycos.it/nostalgici/hoxha.htm